Pieni poteri in tempi di pandemia, in 6 comuni molisani dicono no: ecco come e perchè sono caduti i sindaci del 2020

Di Viviana Pizzi

In tempi di pandemia non dovrebbero cadere governi e i sindaci dovrebbero restare al loro posto. Così la pensano i commentatori dei social, quelli avvolti in una cappa di populismo che non permette di muovere la minima critica a un Dpcm o a un Recovery plan che ci arrivano dal Governo nazionale in carica. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte, seppur con i suoi errori, dovrebbe essere una creatura mitologica intoccabile fino al termine della pandemia. Ma quando sarà possibile criticare? Non ci è dato saperlo perché nessuno di noi può conoscere la data di fine pandemia.  Il piano Ciao di Matteo Renzi sta ricevendo molte critiche mediatiche. Ci potrebbe volere anche un anno. E intanto sospendiamo la critica politica? Teniamo salde amministrazioni che non hanno più senso di esistere? Certo che no. 

Lo hanno pensato, a livello comunale, in cinque amministrazioni molisane in questo 2020. E visto che l'anno finisce dopodomani possiamo anche pensare che l'elenco non è ancora completo. Questo accade perché il ruolo di consigliere, ma anche quello di assessore, sono retribuiti molto meno rispetto a un parlamentare o a un esponente regionale. Quindi caduto in vincolo economico diventa più facile destituire un sindaco. 

E' della giornata di oggi la dimissione collettiva di tre esponenti di maggioranza e tre di opposizione che hanno portato alla caduta dell'amministrazione comunale di Casacalenda e della sindaca Sabrina Lallitto. Toccherà ora alla Prefettura di Campobasso nominare il commissario o la commissaria che porterà il Comune alle prossime elezioni, 

E' già accaduto in questo 2020. Il primo consiglio ad essere sciolto fu quello di Agnone quando era sindaco Lorenzo Marcovecchio. Era fine marzo, inizio pandemia e il primo cittadino era in vacanza in Trentino. Si mise in autoquarantena per evitare di contagiare il Paese. Ma le minoranze e tre consigliere di maggioranza non lo perdonarono e si dimisero in massa. Dopo sei mesi di commissariamento si è tornati alle urne a settembre. Il nuovo primo cittadino è ora Daniele Saia, uno dei consiglieri di opposizione dimissionari. 

Pochi giorni dopo stesso scenario a Santa Maria del Molise. E' il 27 marzo quando il primo cittadino Costantino Kniahynicki è stato messo alla porta da consiglieri dimissionari. Il nuovo sindaco Michele Labella è stato eletto a settebre dopo sei mesi di commissariamento parimenti a quanto accaduto nel centro simbolo dell'Altomolise. 

Siamo in estate ed arriviamo a Monteroduni. Qui il sindaco che è caduto è Custode Russo. In questo caso a far terminare tutto in maniera anticipata il 20 luglio scorso è stata una sentenza amministrativa che ha annullato le elezioni. Il sindaco aveva vinto per 696 voti a 695. Il ricorso di Nicola Altobello è stato patrocinato dallo studio legale di Pino Ruta, Margherita Zezza e Massimo Romano. Nel centro alle porte di Isernia non si è fatto in tempo a tornare alle urne a settembre. A reggere le sorti del comune è la commissaria prefettizia Giuseppina Ferri. La stessa che aveva governato anche Agnone e Santa Maria del Molise.

Il 23 settembre, a causa delle dimissioni di sette consiglieri, è caduto anche il primo cittadino di Pettoranello Andrea Nini. La scelta dei consiglieri è stata dettata da motivi economico finanziari. Anche qui c'è il commissario prefettizio a reggere le sorti del Comune. 

E sempre Giuseppina Ferri reggerà anche le sorti di Pizzone, il comune governato ormai da 9 anni dalla sindaca decadura Letizia Di Iorio. La prima cittadina è caduta perché non è stato approvato il bilancio del Comune. Non è come dimettersi ma quasi. Escludendo quindi Monteroduni come ovvio in 4 comuni su 5 i sindaci non sono riusciti a garantire il collante con la cittadinanza e con l'opposizione in consiglio. E niente da fare. Non c'è pandemia che regge quando le cose nei comuni non vanno. 

E a livello nazionale? Chiunque ipotizzi qualcosa di diverso dal Conte bis viene visto male. Certo che gli stipendi dei governanti sono ben più alti e quindi rimettere tutto in discussione non è facile. Ma sarebbe forse necessario evitare derive autoritarie proprio per il bene dell'Italia. I pieni poteri non vanno bene nei piccoli comuni ma soprattutto nel grande comune chiamato Italia.