IO MI VACCINO #etuchenepensi

di Cinzia Venditti

Anno nuovo, rubrica vecchia! Grazie innanzitutto per esserci e per darmi continuamente motivo di scrivere. Lo so, avevo anticipato che passate le feste e il 2020 avrei eliminato da #ETuCheNePensi Babbi Natali, anno che verrà, vigilia, San Silvestro e Covid. E così è ma, in questo articolo, non posso fare a meno di esprimermi in merito alla Befana ai tempi del virus. Ebbene sì, quella signora che va in giro di notte, con le scarpe tutte rotte e, di solito, porta cioccolato a chi è stato buono.

Quest’anno siamo stati tutti buoni.

Siamo stati buoni a gennaio, quando abbiamo sentito che c’era nel mondo un virus sconosciuto, partito dalla Cina, sperando che non facesse male a nessun cinese.

(“Se lo meritano i Cinesi, mangiano i pipistrelli”, ha detto qualcuno, ma la Befana lo perdona).

Siamo stati tutti buoni a febbraio, quando abbiamo acceso il telegiornale e abbiamo sentito che a Milano c’era il paziente uno e che quindi l’Italia era il primo paese in Europa a ospitare il virus, provando solidarietà per quelle persone che si sarebbero infettate.

(“Ci mancherebbe, in Italia ce li prendiamo tutti, pure i virus cinesi!”, ha detto qualcuno, ma la Befana lo perdona).

Siamo stati buoni a marzo, quando, in un’edizione straordinaria del tg, dopo aver visto i nostri connazionali piangere i primi morti da Coronavirus, il nostro Ministro dell’Istruzione ci ha comunicato che le scuole sarebbero rimaste chiuse fino al 2 aprile.

(“Brutta befana che non capisce nulla, cosa c’entrano le scuole coi cinesi”, ha detto qualcuno, ma la Befana – quella vera – lo perdona).

Siamo stati buoni sempre a marzo, quando, anziché festeggiare la festa delle donne, sempre continuando a piangere i morti che crescevano, il Presidente del Consiglio ha varato un decreto che stabiliva il lockdown: chiusi in casa fino a data da definirsi. Restare distanti era l’unico modo per poter sperare un giorno di riabbracciarci. E lo abbiamo fatto, cavoli se lo abbiamo fatto! Pur di rispettare un’unica e terribile regola, ci siamo inventati una vita virtuale ad immagine e somiglianza di quella reale. Social network, piattaforme e app. Messaggi, Whatsapp e Facetime. Scuola online, palestra online, corsi online. Canzoni e balli online. Chili su chili e capelli bianchi su capelli bianchi messi. Unghie doppie e triple e cerette dimenticate. Risate, su quei balconi. Colori, in quell’arcobaleno di un “andrà tutto bene”. Il sindaco di Lucera e l’aspirapolvere come unici grandi amori. La stampante come una suocera, alle calcagna, falla Conte un’altra autocertificazione!
E quanti angeli abbiamo visto, quanti eroi, quanti imbecilli (ma quelli, si sa, ci sono sempre, ma la Befana li perdona).

Siamo stati buoni ad aprile, quando sulla nostra regione cadevano i primi fiocchi di neve dell’anno e il bianco sapeva di speranza: magari ‘sta neve pulisce tutto e ricominciamo la vita di sempre.

(“Il virus non esiste, è un complotto”, continuava a ripetere qualcuno, ma la Befana lo perdona).

Siamo stati buoni a maggio, quando siamo usciti di casa e i nostri polmoni si sono riabituati a respirare, sempre in mascherina. Abbiamo imparato nuove regole, nuovi stili di vita, abbiamo imparato ad aspettare e siamo ripartiti, perché non c’era altro da fare.

(“Il virus non c’è più, riaprissero tutto e ci facessero tornare alla vita di sempre”, si sentiva dire in giro, ma la Befana li perdona.)

Siamo stati buoni pure a giugno, luglio e agosto, sì signori, quando, dopo mesi senza orizzonte, abbiamo ricominciato a viaggiare. Potevamo comportarci meglio, seguire di più le regole, evitare le vacanze, gli assembramenti… ma come si fa a dire “Grazie, no” alla vita  che torna e che ti chiama forte? Come si fa a non risalire dopo aver toccato e scavato il fondo? Come si fa se è estate e c’è il sole, il mare, il vento? Come si fa a non tornare all'esistenza di prima se questa è così preziosa e bella? Abbiamo sbagliato, ma non per cattiveria.

(“Restate a casa, dove ve ne andate girando”, gridava qualcuno. “Chiudiamo le frontiere, la colpa è degli stranieri e del Governo che non li caccia”, rispondeva l’altro. Ma la Befana, mentre arriva in sella alla sua scopa, sa quanto è bello viaggiare, e li perdona.)

Siamo stati buoni a settembre, quando abbiamo pagato lo scotto dei tre mesi di libertà che ci siamo presi in estate, quando abbiamo iniziato a vedere i numeri che risalivano, quando siamo tornati a scuola a mano armata, cercando di fare il miracolo.

(“Chiudete le scuole, così si abbassano i contagi”, urlavano in molti. Ma la Befana, a cui sarebbe tanto piaciuto studiare ma non ha potuto, li perdona.

Chiudiamo le scuole? E certo, così a parte i padri, saranno ciucci pure i figli. Ma la Befana mi perdona.)

Siamo stati buoni a ottobre, quando abbiamo rialzato la guardia, abbiamo fatto tamponi su sierologici, quarantene su isolamenti fiduciari e abbiamo atteso il seguente colpo del nemico.

(“Fate un nuovo lockdown, chiudete tutto”, gridava qualcuno, ma la Befana, che un po’ simpatizza per i 5 stelle, li perdona.)

Siamo stati buoni a novembre, quando ci siamo arresi. Alle scuole chiuse, alla vita senza bar e palestre, al tempo libero, al coprifuoco, a dimenticare. Perché non so voi, ma io voglio solo dimenticare. E ballare. Io voglio tornare a ballare.

(“………”, nessuno di noi ha detto più niente, è venuta meno anche la forza di criticare, siamo stanchi, tutti, ma la Befana ci perdona.)

Siamo stati buoni a dicembre, quando ci hanno chiuso in casa un’altra volta. A colori alterni, ma sempre chiusi. Se non puoi andare a mangiare una pizza, a ballare, che compri a fare un vestito? Se non puoi fare cene a casa perché alle 22 c’è il coprifuoco, che la fai a fare la spesa? Di nuovo. Minuti lunghi come ore. E poi Natale, Natale poi. Ma che ferie sono, se le devi passare davanti al tg? Guerre aperte chiusi tra pareti, combattiamo il nemico solo restando a casa. E che guerra è se non posso scendere in campo?

Marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, Natale, Capodanno, la Befana, un tunnel senza via d’uscita. E poi, lì giù in fondo, la luce.

Il vaccino. Altro che cioccolato! Grazie, Befana. E dopo tutto questo che abbiamo passato, davvero c'è qualcuno che dice che il vaccino non lo farà?

In breve, dato che abbiamo letto e ascoltato medici, infermieri, politici, giornalisti professionisti, esperti, e io non lo sono. Sottoporci al vaccino, quando sarà il nostro turno, è l’unico modo che abbiamo per combattere il Covid 19. Come in tutte le guerre, non si sa se si vincerà o si perderà, ma se non si combatte si è già perso in partenza. In questo caso, la nostra artiglieria è forte, dato che ci sono voluti mesi per metterla su. Paura? Certo, se no non si chiamerebbe guerra. Tutti abbiamo paura della guerra. Ma l’alternativa qual è? Dichiararci sconfitti senza neanche provarci? Il Coronavirus non firma armistizi, non concede tregue, non alza bandiere bianche. Si può solo combattere. E’ finito il tempo degli arcobaleni e degli slogan, delle pizze e delle canzoni, dell’effetto capanna e degli hashtag. Ora è tempo di scendere in trincea tutti, a nostro rischio e pericolo, ammesso che ce ne siano. Ora è tempo di vaccinarci non appena tocca a noi. Di cosa abbiamo paura? Cosa può essere peggio di quello che abbiamo passato, che stiamo passando e che passeremo se non ci vacciniamo? L’alternativa qual è? Una vita che non è vita: io rivoglio la mia vita e per riprendermela sono disposta rischiare tutti gli effetti collaterali di questo mondo.

Gli studi sui vaccini anti COVID-19 sono iniziati nella primavera 2020, perciò sono durati pochi mesi rispetto ai tempi abituali, ma hanno visto la partecipazione di un numero assai elevato di persone: dieci volte superiore agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini. Perciò è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni, sufficienti per dimostrare efficacia e sicurezza.”

Non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino: i tempi brevi che hanno portato alla registrazione rapida sono stati resi possibili grazie alle ricerche già condotte da molti anni sui vaccini a RNA, alle grandi risorse umane ed economiche messe a disposizione in tempi rapidissimi e alla valutazione delle agenzie regolatorie dei risultati ottenuti man mano che questi venivano prodotti e non, come si usa fare, soltanto quando tutti gli studi sono completati. Queste semplici misure hanno portato a risparmiare anni sui tempi di approvazione.”

I risultati di questi studi hanno dimostrato che due dosi del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) somministrate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra, possono evitare al 95% degli adulti dai 16 anni in poi di sviluppare la malattia COVID-19, con risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnie.”

Il 95% di riduzione si referisce alla differenza tra i 162 casi che si sono avuti nel gruppo degli oltre 18mila che hanno ricevuto il placebo e i soli 8 casi che si sono avuti negli oltre 18mila che hanno ricevuto il vaccino.”

Voi che affermate che non farete il vaccino, pensate di essere più intelligenti di tutti i medici ed esperti che vi hanno lavorato e di chi vi si sta sottoponendo in questi giorni?

IO MI VACCINO, #etuchenepensi ?