La Molisana lancia la pasta dal sapore "littorio"? Ferro: nessuna volontà di celebrare il fascismo

Polemiche sui social per i nuovi formati di pasta de "La Molisana" con descrizione di Abissine e Tripoline, nati negli anni trenta e definiti "di sapore coloniale".

Qualche ora fa il web si infiamma dopo che un consumatore assiduo di pasta "La Molisana", nel recarsi al supermercato per acquistare della pasta a forma di conchiglia si imbatte in una etichetta che sembrerebbe non del tutto in linea con la democrazia. Il consumatore esprime tutta la sua amarezza sul web con un post: "non compererò più pasta 'La Molisana'. Ho scopeto che ha un tipo di pasta che si chiama 'Abbissina' un nome che è già uno storytelling ed è descritta come di sicuro sapore littorio".

Da qui in poi un putiferio che è arrivato all’orecchio della giornalista di Repubblica - Eleonora Cozzella - che, dopo aver contattato lo stabilimento molisano ha prodotto l’articolo di seguito riportato. 
"Maneggiare con cautela: l’avviso non dovrebbe campeggiare solo sulle confezioni di agenti chimici. Dovrebbe valere anche per la storia. Perché contestualizzare la nascita di nomi e oggetti è d’obbligo, specie se si riferiscono a situazioni politiche e sociali dolorose, per usare un eufemismo. Pena fraintendimenti gravi.

L'ultimo caso riguarda alcuni formati di pasta, descritti con parole politicamente scorrette. Si tratta delle Abissine e delle Tripoline, nate negli anni dell’occupazione italiana in Africa. Definite “di sapore littorio e di gusto coloniale”. Ebbene sì, anche l’innocua e amata pasta, può portare a seri malintesi.

Il fatto è che un prodotto così radicato nelle abitudini e tradizioni di un intero Paese, ne diventa spesso specchio. Così pare che gli strozzapreti derivino il nome dal fatto che gli appartenenti al clero, piuttosto benestante in tempi grami, potevano permettersene tanti da strozzarsene. E formati come i paternoster o le avemaria, che sono tubetti e anellini, derivassero il nome dal tempo di cottura: in epoca in cui non c’era il timer così si controllava la pastina nell’acqua bollente. “Mettila nella pentola e cuoci il tempo di tre avemaria!” si diceva. Poi ecco le mafaldine, ondulate come i capelli della regina Mafalda di Savoia e, in tempi (bui) di colonialismo, un insieme di formati che si rifacevano alle imprese del regime in Africa: via allora di Abissine, Tripoline, Assabesi, Africanini e Zuarini.

Fino a qui è la storia e non si cambia. Ma la descrizione di alcuni di questi formati sta destando qualche polemica, perché i toni rischiano di sembrare rievocativi. Ecco, come fa notare su Facebook il giornalista Niccolò Vecchia, conduttore del programma C’è di Buono su Radio Popolare, che l’azienda La Molisana, apprezzata per il lavoro di filiera corta, descrive le sue Abissine con parole che si prestano all’equivoco. Sul sito dell’azienda parlano di un “formato dal nome che è già storytelling… Negli anni Trenta l’Italia celebra la stagione del colonialismo con nuovi formati di pasta: Tripoline, Bengasine, Assabesi e Abissine.  La pasta di semola diventa elemento aggregante? Perché no! […] Di sicuro sapore littorio, il nome delle Abissine Rigate all’estero si trasforma in “shells”, ovvero conchiglie”.

Ugualmente imbarazzante la descrizione delle Tripoline n.68: “Il nome evoca luoghi lontani, esotici ed ha un sapore coloniale”. A parte la difficoltà di capire come possa essere un gusto littorio e un sapore coloniale, qualcosa nella catena di comunicazione è andato storto.

Lo ammette la stessa Rossella Ferro, che fa parte della famiglia titolare del pastificio e ne è la responsabile marketing. “Non abbiamo alcun intento celebrativo quando parliamo di questi formati storici, nati negli anni ’30. E infatti abbiamo appena provveduto a cambiare le schede descrittive dei prodotti. Siamo molto attenti alla sensibilità dell’opinione pubblica e in questo caso l’unico errore è stato non ricontrollare tutte le schede affidate all’agenzia di comunicazione. E invece è la conferma che non si può perdere di vista nemmeno un dettaglio. Ribadisco che per noi non c’è alcun sentimento di celebrare quel periodo storico”.

La Molisana è un nostro diamante e, dopo questa doverosa precisazione della “benemerita” a cui crediamo, saremo ancora pronti, e speriamo anche gli amici dei social, ad acquistare la pasta poiché, anche il palato vuole la sua parte.