Sepino. "La Notte delle Campane” di Santa Cristina

Santa Cristina, a Sepino è la Santa che guardando dalla sommità del Campanile della sua Chiesa, unico campanile in ferro battuto lavorato del Molise, domina una delle più belle piazze Molisane e sovrintende alla incolumità die Sepinesi. La Santa gode di un fascino particolare, la sua figura è tra le più affascinanti dell’agiografia cristiana antica. Una Santa, martire, che ebbe a donar la sua vita per Amore di Gesù.

Cristina, figlia di Urbano, prefetto della Città di Bolsena, da bambina venne rinchiusa dal padre in una torre dove furono imprigionate altre dodici ancelle affinché si dedicasse al culto degli dei. Conobbe li il Vangelo, grazie ad una fedele ancella e, innamoratasi subito di esso, distrusse idoli d’oro donando i frammenti ai poveri e chiese il battezzo. Questo amore divenne il capro espiatorio e, fece si che suo Padre contrastandolo, ebbe a rinchiuderla in carcere. La fece percuotere ed addirittura distendere su di una ruota infuocata per poi essere gettata nel lago dopo aver cintato il collo con una macina.

Non si sa come ma, il miracolo avvenne. Santa Cristina galleggiò sulle acque come una ninfea.

Tornò dal padre che, nel vederla viva morì di rabbia. Dione, successore di Urbano nella figura del Prefetto, continuò a perseguitarla ma, mostrò tutta la sua impotenza grazie alla preghiera di Cristina che trascinata al tempio di Apollo per venerarne la divinità, continuò nella preghiera. Miracolosamente la statua cadde ed una scheggia uccise il folle Dione.

Anche il successore di Dione, Giuliano,  si scagliò contro Cristina. Prima si servì di serpi velenose che non intaccarono il suo corpo, poi la fece immergere in una fornace ma le fiamme si rifiutarono di bruciare il corpo di Cristina. Giuliano si alterò così tanto che fece condurre la ragazza nell’anfiteatro dove dopo aver reciso ella le mammelle la bersagliò con centinaia di frecce. Fu così che il 24 luglio degli inizi del IV secolo, Cristina salì in cielo. Sepolta nelle catacombe immediatamente divenne oggetto di venerazione e la sua storia fece il giro del Mondo. Si racconta che all’inizio dell’anno 1099, parte del suo corpo giunse a Sepino dove rimase sino al 1160 quando fu donato alla Cattedrale di Palermo. Ma, non tutto fu perduto. A Sepino rimase un frammento del braccio in segno di protezione dell’intera comunità sepinese.

Bolsena e Sepino così divennero sorelle e, il 1995, precisamente l’8 gennaio, le due cittadine si gemellarono in nome della Santa. Molte sono le tradizioni ultrasecolari che si manifestano a Sepino.

Una di esse è la tradizionale Notte delle Campane.

Già dal 6 gennaio, festa della invenzione del corpo della Santa, nel commemorare l’arrivo delle spoglie a Sepino, si avvia la festività con il suono della Campane che suonano ininterrottamente dalle ore 12,00 del giorno 5. Tutto si ferma, lavoro, sport, svago, attività domestiche. Ma il culmine lo si ha il 9 e 10 gennaio, festa della traslazione a ricordo dell’ingresso delle reliquie della Santa nella Chiesa che le ospita. I Sepinesi non vivono momento più intenso, emotivo, partecipativo. Infatti, l’8 gennaio, ci si prepara alla festa con una manifestazione che ha sa di patriarcato. I capofamiglia si riuniscono per compiere il gesto di gentilezza e riguardo dal nome del tutto significativo : la Crianzola. Un momento di grande partecipazione che modificata nel tempo, vede seduti ai tavoli i soli maschi, oggi serviti da donne a differenza di un tempo non troppo passato, quando le donne restavano a casa per prepararsi alla festa del giorno dopo ed accudire i loro mariti.

Il giorno 9, appena suona il Vespro, l’Amministrazione Comunale raduna a se, presso la Casa Comunale, le Verginelle del Paese per offrir loro il Cartoccio ( pacco dono di dolci ) ed una candela che le bimbe offriranno da li a poco, alla Santa. 

Tornano a suonare le campane. Ogni 15 minuti il suono accompagna i cittadini alla adunanza. Alla quarta, la massima autorità civile, il sindaco, si reca in Chiesa accompagnato da popolo e dalle altre Autorità. Le Verginelle in prima fila ai piedi dell’Altare offrono le candele alla Santa e così in corteo tutti gli altri a partire dal Sindaco e dalle Autorità. Dopo il discorso di rito ed aver donato incenso e mirra, si apre in sagrestia, il “ sorteggio delle campane “. Si proprio così… Durante la notte tra il 9 ed il 10 gennaio, infatti, le campane vengono suonate in modo manuale da fedeli sorteggiati e secondo turni ben definiti. Al sorteggio ci si commuove e si spera di essere li , estratti nel nome al fine formar le squadre e soprattutto la squadra che avrà l’onore di portare la Statua della Santa nelle 4 processioni annuali. 

Ma torniamo alle notte delle campane. 

Una notte dal sapore antico, non reale, piena di fascino, rispetto religioso, gioiosa e indiscutibilmente magica. Un giorno intero le campane suonano a distesa e lanciano al Mondo il messaggio della Santa, della Pace e dell’amore condiviso.

Il 10 gennaio sarà festa grande. Ogni suonatore è cosciente del suo operato e mette in moto una macchina adrenalinica che sovverte ogni ordine di addendi e di fisicità umana.

Non ci si stanca, il pianto e le mani sudate e rigate dalla corda segnano il tempo che vola. L’alba è vicina, ci si riscalda con la foga di suonar e far sentire al mondo che le campane di Sepino sono le più squillanti e ricettive. Cantano vita di santità che in ogni cuore significa “ Sepinesità pura “.

E’ festa grande. Il ricordo della traslazione “ intratio “, è forte. Ogni confessionale è preso d’assalto. Si spera nel miracolo della comunione, per lucrare l’indulgenza, quella concessa da Papa Clemente XII. Poi la celebrazione solenne e la processione sino alla Canala.

Le campane non smettono mai di accompagnare il sapore di un popolo che crede ancora nella sua Comunità, che esprime identità, passione ed orgoglio per quello che sente ancora vicino al proprio cuore e che Santa Cristina, nel miracolo del suo martirio, rende magico ed indissolubile : l’Amore per una Comunità mai doma alle vicissitudini negative del tempo. 

E così sarà ancora la prima domenica di maggio, il 24 luglio ed il 25 luglio quando Sepino ricorda gli emigranti, la prima domenica d’ottobre, quando Santa Cristina ancora li, presente tra la gente che senza la sua Santa non riesce proprio a vivere. 

Magia delle magie, le campane suonano sempre e sempre condurranno Sepino nell’olimpo dei paesi che della propria esistenza ne fanno bandiera e mai sfregio. 

Quest’anno la pandemia ha sovvertito le regole ma la Santa ha perpetrato un altro miracolo e, anche per questo le Campane suonano e continueranno a suonare sino a quando tutto il male del mondo non avrà capito che mai potrà sconfiggere il Bene. Alla fine non ci resta che soddisfare la nostra tensione e liberarci con un urlo che rimbomberà in eterno : Viva Santa Cristina!


di Maurizio Varriano

Foto di Domenico Vignone