Dal Molise un olio che combatte la violenza sulle donne, il caso finisce su Repubblica

UN ULIVO di circa cento anni con una voragine arsa al centro del tronco per colpa di un fulmine. Lo chiamano "Fausto" - fortunato - perché è tornato a dare frutti grazie a cinque donne di un centro antiviolenz, che hanno partecipato al progetto ASPEm - Agricoltura Sociale per la Promozione dell'Empowerment di donne e famiglie monoparentali con minori. Accade in Molise, tra Campobasso, Termoli e Isernia, dove la cooperativa sociale Be Free - che da anni, anche in altre Regioni d'Italia, gestisce centri che contrastano la violenza di genere - e Kairos cooperativa sociale onlus, lavorano grazie a un finanziamento di 30.000 euro dal Fondo sociale europeo 2014-2020. "I livelli di occupazione femminile in Italia sono bassissimi - spiega Oria Gargano, presidente della Cooperativa Befree - siamo tra gli ultimi in Europa. L'autonomia economica è la base per poter uscire da una situazione di violenza. E anche la realizzazione professionale non conta meno. Nel Lazio abbiamo vinto un bando: un progetto agroalimentare per contrastare la violenza maschile sulle donne, che coinvolge Slowfood e Eataly. Pianteremo dei semi, piante che favoriscono la riproduzione di microrganismi e batteri e rendono la terra viva e ospitale. Questo contribuisce anche alla costruzione di un ambiente ospitale per gli insetti. Insomma, un progetto agroalimentare, ma anche green, per contrastare la violenza sulle donne".  Ad ASPEm hanno collaborato psicologhe, assistenti sociali, avvocate, agronome, esperte di olio, imprenditori e imprenditrici, gestori di agriturismi, esperti di marketing. Un team che ha lavorato in sinergia, ma anche nei diversi livelli del progetto. Le cinque donne infatti hanno avuto accesso a un percorso di formazione sulle metodiche e sulla filiera della produzione dell'olio e, nel mese di luglio, hanno supervisionato i campi, lasciati in usufrutto da proprietari che non sono più in condizione di prendersene cura. I terreni sono stati ripuliti e i rami che avrebbero potuto ostacolare la raccolta rimossi, apprendendo sul campo quel che c'è da sapere su queste piante e consentendo agli ulivi di maturare più frutti. Le donne hanno poi applicato le reti anti-moschini, curato la raccolta in ottobre e spremuto le olive al frantoio e imbottigliato l'olio EVO. "Il doppio delle bottiglie dello scorso anno - dice Nicola Malorni, presidente di Kairos - , e le analisi di laboratorio hanno riscontrato che la vitamina E supera la media delle caratteristiche nutrizionali, arrivando a 266 milligrammi per kilogrammo". Un olio così buono non ha tardato a farsi conoscere quando le donne lo hanno lanciato sul web e organizzato degustazioni, una di queste il 25 novembre - la giornata internazionale per il contrasto della violenza di genere presso il centro anti violenza di Campobasso. Le vendite sono schizzate, i ristoranti di zona lo hanno acquistato e ASPEm è diventato un progetto autosostenibile. Alcune delle donne sono partite per altre vite, altre sono ancora impiegate nel progetto e stanno pensando di ampliarlo coinvolgendo altre persone svantaggiate o in difficoltà, come detenuti o disabili. Si tratta insomma di progetto integrato di formazione e lavoro, che coinvolge pubblico e privato e che punta a creare occupazione femminile. Una manciata di parole che si decifrano a stento nelle carte degli uffici pubblici locali che distribuiscono i fondi europei. Se invece la dicessimo così: cinque donne che hanno scelto di uscire da una situazione di violenza, hanno incontrato altre donne e un centro che le ha accolte. Lì, da esperte e esperti, hanno imparato a curare 600 ulivi di cui non si poteva più occupare nessuno. È nato un olio, si chiama ASPEm. Dentro ci sono anche le olive spremute di Fausto, l'albero fortunato che è tornato a fare frutti. La gelateria di zona ne ha fatto un gusto di gelato gourmet,  da assaggiare anche al cucchiaio. Il progetto è realizzato con il contributo della Commissione Europea. Dei contenuti editoriali sono ideatori e responsabili gli autori degli articoli. La Commissione non può essere ritenuta responsabile per qualsivoglia uso fatto delle informazioni e opinioni riportate.
(LaRepubblica)