Tutta la vita davanti #molisechetorni

"Mi chiamo Laura e sono laureata, dopo mille concorsi faccio l'impiegata"
È quello che cantava Antonello Venditti un po di anni fa, quando forse aveva già previsto cosa sarebbe successo di li a qualche anno più avanti.
Oggi voglio iniziare questa rubrica così. Con questa canzone.
Si,lo so, anche la scorsa volta ho iniziato con una canzone,e no non mi sto preparando a cantare sul balcone per eventuali lockdown. Questa canzone è semplicemente un imput per quello di cui vorrei parlarvi oggi.
L'altro giorno ero in macchina,e alla radio passano questa canzone… e allora lampo di genio,decido di farla diventare argomento per questa rubrica #molisechetorni.
Una realtà,una triste realtà. Una realtà fatta di rassegnazione. Vorrei parlarvi di questo oggi. Di questa realtà che anche nel nostro Molise è diventata una triste quotidianità.
A quanti di voi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di ritrovarsi a lavorare in un call center? Magari per mantenersi agli studi,o magari perché doveva essere solo una cosa momentanea in attesa di qualcosa di meglio,poi il meglio non è arrivato e allora quel telefono e quelle cuffie sono diventati quotidianità. Ci sarebbe tanto da dire su questo,forse troppo,e sono sicura che un po tutti,o almeno la maggior parte di noi,almeno una volta avremo detto " salve signora buongiorno,sono Rossella e la chiamo dalla Tim,abbiamo un'offerta per lei"  e un po tutti ci siamo sentiti sbattere il telefono in faccia ( questo nella migliore delle ipotesi).
Ecco questa è la realtà di un Molise che vedendosi sbattere porte in faccia,vedendo i propri sogni andare in frantumi in questa terra arida come il suolo delle nostre campagne,sceglie con più o mena rassegnazione,di abbandonare la propria laurea ed i propri sogni per indossare le cuffie e fare questo lavoro spesso mal pagato e senza contratto.
Avrei tantissime cose da dire,tantissime storie da raccontare che nella mia esperienza proprio in un paio di call center,ho avuto modo di ascoltare. Potrei dirvi di chi davvero sogna di andare di via da questa terra dopo la laurea,e allora quel telefono e quelle cuffie diventano solo un mezzo,un passaggio tra un esame e un test all'università in attesa di prendere in mano il proprio futuro e lasciare questa terra amara.
Potrei raccontarvi di padri e madri di famiglia,che superati i 40 anni,e non potendo permettersi, per un motivo o per l'altro,di andare via, dopo essersi sentiti dire tanti no vedono proprio in questo lavoro l'unica via di uscita per poter guadagnare quel poco che basta per vivere.
Potrei parlarvi della frustrazione letta negli occhi di uomini che per 8 interminabili ore sono attaccati ad una cornetta a ripetere sempre,meccanicamente,la stessa identica frase,in un modo talmente alienante da essere quasi triste.
Potrei dirvi di chi,invece,usa il lavoro nei call center perché questa terra li ha spento i sogni e le speranze. Gente laureata in medicina,economia,giurisprudenza… che ha dovuto,suo malgrado,appendere la laurea al muro ed indossare le cuffie.
Potrei parlarvi di chi, tra un contratto telefonico e l'altro ha davanti le mille e mille pagine da studiare, perchè tra una telefonata e l'altra sogna il giorno della sua laurea, di prendere il tanto agognato "pezzo di carta" ed andare via da questa terra in cerca di sogni,di speranze e di futuro.
Così come potrei parlarvi dell'uomo che oltrepassati i quaranta ed anche i cinquant'anni, dopo una vita piena ed intensa a fare mille e mille lavori in giro per'l'Italia, tornato a casa sua, nella sua terra ha visto chiudersi in faccia molte porte, ed allora anche a lui non resta che passare giornate intere attaccato al telefono, senza più futuro ne sogni. Ma con la speranza di un futuro migliore per i propri figli.
Posso parlarvi anche della tristezza letta negli occhi di una madre che, anch'essa non più giovanissima non le resta che consumare pacchetti e pacchetti di sigarette tra una pausa e l'altra. Ma sempre con una grande speranza nel domani.
Potrei anche parlarvi di chi, venuto in Molise per amore, dopo anni di ristorazione ha visto la sua attività in ginocchio, ed allora ha dovuto reinventarsi. Per lui, per la sua famiglia, per i suoi figli. Mettendosi al telefono sempre con il sorriso stampato sul volto, ma con un pò di tristezza nel cuore.
Potrei dirvi delle brevi pause tra una promozione e l'altra passata a smezzare sigarette e caffè, e a raccontarsi sogni,speranze, voglia di andare via e voglia invece di rimanere ma solo con un futuro più sicuro.
Potrei parlarvi di mille e mille cose, che solo chi ha avuto la sfortuna o la fortuna di lavorare in un call center in una terra come il Molise, conosce molto bene.
Del resto questa è in parte la alienante realtà di una terra come il Molise,che non permette di sognare tanto in grande. Che una volta compiuti i 18 anni,ti sbatte in faccia la realtà.
Questo è il Molise che se hai dei sogni devi abbandonare. Ed io che fino a qualche anno fa,passavo le mie giornate attaccata ad una cornetta del telefono, conosco molto bene gli sguardi di chi,con la pioggia o con il sole,doveva alzarsi alle 6:00 del mattino,per guadagnare quei pochi soldi,spesso e volentieri senza neppure un briciolo di contributo.
E conosco bene la stanchezza di chi,dopo un'esame all'università,che aveva dovuto preparare di notte,scappava al lavoro per non perdere le ore.
E persone dagli occhi stanchi e rassegnati che " ma tanto è solo per poco". E quel poco sono diventati anni.
E allora aveva ragione Venditti quanto cantava " quando penso che sia finita è proprio allora che comincia la salita" . Perché in Molise è tutto in salita. E nulla in discesa.
Ma come ho detto anche altre volte,ci vuole coraggio ed incoscienza anche a rimanere qui e scegliere di lavorare in un call center,che sia per sempre o solo in attesa di realizzare i propri sogni.
E allora a tutti quelli che ho lasciato anni fa alla scrivania con il telefono in mano,e dopo anni li ho ritrovati alle stesse,identiche postazioni,con le stesse identiche frasi ma con sempre una grande voglia di "volare via" un giorno. A quelli che invece ce l hanno fatta,ed il volo lo hanno preso davvero,mollando telefono e cuffie e andando via da questa terra. E soprattutto a chi,tra una telefonata e l'altra, tra una promozione e l'altra, non si dimentica mai dei propri sogni. E che sono a quel telefono davvero in attesa di un futuro migliore. Anche se spesso, la strada per un futuro migliore non passa per il Molise.
Buona fortuna allora,e buona lettura #moliseche...  quando torni a casa la sera,non perdi mai la speranza che domani sia il giorno giusto per andare via.
Rossella Ciaccia