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100 anni di PCI: la storia Politica nel centenario della fondazione

Baluardo della Democrazia, in Italia da quando scellerate alleanze e trasformismi hanno fatto si che esso sparisse per far posto a gente che della sinistra non ha mai avuto neanche una volta la mano sul cuore, si è manifestata la deriva politica. Da allora la Democrazia è diventata una sorta di tritacarne di urlatori, di mediocri che hanno creato solchi incolmabili e corrisposto ai cittadini solo " schiaffi e politichese ". Oggi nasceva il PCI e, nella considerazione massima che la sua fine è l'oblio della Politica alziamo i calici, chiudiamo gli occhi e suoniamo la fanfara per tributar esso, la bandiera della vittoria. Auguri PCI, auguri Falce e Martello.

Il Partito Comunista d'Italia (PCd'I) è stato un partito politico italiano attivo dal 1921 al 1926 e clandestinamente fino al 1943, quando riprese l'attività legale come Partito Comunista Italiano (PCI),[9] il più grande partito comunista dell'Europa occidentale.

Venne fondato il 21 gennaio 1921 a Livorno come sezione italiana dell'Internazionale Comunista in seguito al biennio rosso, alla rivoluzione d'ottobre e alla separazione dell'ala di sinistra del Partito Socialista Italiano guidata da Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Bruno Fortichiari, Antonio Gramsci e Umberto Terracini al XVII Congresso Socialista.

Avente sede a Milano nella palazzina di Porta Venezia, il PCd'I ebbe come organo di stampa quotidiano centrale Il Comunista fino al 1922 e dal 1924 l'Unità. Durante il regime fascista, che dal 1926 lo costrinse alla clandestinità e l'esilio, ebbe una storia complessa e travagliata all'interno dell'Internazionale Comunista negli anni venti e trenta fino alla ripresa legale nel 1943.

Il II Congresso dell'Internazionale Comunista fra luglio e agosto del 1920 decide che i suoi membri avrebbero dovuto sottoscrivere ventuno condizioni che prevedevano in particolare l'espulsione di ogni riformista e il mutamento di nome dei partiti in «Partito Comunista». In particolare il documento stabiliva: «La stampa periodica e non periodica e tutte le pubblicazioni di partito debbono essere completamente subordinate alla direzione del partito, è necessario bollare a fuoco, in modo sistematico e implacabile, non soltanto la borghesia ma anche i suoi complici, i riformisti di qualunque sfumatura. [È] assolutamente necessario combinare l'attività legale con quella clandestina. Il partito comunista sarà in grado di compiere il proprio dovere soltanto se sarà organizzato il più possibile centralisticamente, se in esso dominerà una disciplina ferrea». Alla fine del Congresso il 27 agosto il presidente del Comintern Grigorij Evseevič Zinov'ev con Nikolaj Ivanovič Bucharin e Vladimir Lenin inviavano al Partito Socialista Italiano (PSI) e a «tutto il proletariato rivoluzionario» italiano l'invito a discutere al più presto in un Congresso le ventuno condizioni. L'appello è pubblicato in Italia solo il 30 ottobre su L'Ordine Nuovo, quindicinale socialista torinese diretto da Antonio Gramsci.

Il 15 ottobre 1920 a Milano ha luogo una conferenza di tutti coloro che accettano senza riserve le ventuno condizioni dell'Internazionale Comunista. Si incontrano così gli astensionisti vicini ad Amadeo Bordiga, gli ordinovisti di Gramsci e massimalisti terzinternazionalisti come Egidio Gennari, Bruno Fortichiari e Francesco Misiano. La conferenza si conclude con l'approvazione del manifesto Ai Compagni e alle Sezioni del Partito Socialista Italiano. Il manifesto si conclude con la proposta del cosiddetto programma di Milano in dieci punti sottoscritto da Gramsci, Bordiga, Fortichiari, Misiano, Umberto Terracini e Luigi Polano, segretario della Federazione Giovanile Socialista Italiana (FGSI). Nasce così la frazione comunista del PSI.

Pochi giorni dopo inizia a circolare la cosiddetta circolare Marabini-Graziadei che prova a far da ponte tra la frazione comunista e i massimalisti più anziani e titubanti a cambiare nome al PSI, proponendo il compromesso di Partito Socialista Comunista d'Italia. Si arriva così a Imola, dove la frazione comunista e il gruppo vicino a Marabini e Graziadei tengono un convegno pre-congressuale il 28 e 29 novembre. Nonostante frizioni e distanze che rischiano di far naufragare l'incontro si redige la mozione comunista per il XVII Congresso socialista. La mozione è approvata all'unanimità grazie a una serie di reciproche rinunce in cui gli astensionisti bordighiani rinunciavano alla pregiudiziale anti-elezionista promettendo al contempo il proprio autoscioglimento e si stabiliva che la mozione di Imola era immodificabile e quindi al riparo da accordi dell'ultim'ora.

Da questo momento in poi iniziano due mesi non di semplice battaglia congressuale, ma di vera e propria costruzione di una corrente nazionale pronta a trasformarsi in partito, se come ci si aspetta il centro vicino al massimalista Giacinto Menotti Serrati non espelle i riformisti di Filippo Turati riuniti nella corrente detta di concentrazione.

Nel comitato della frazione comunista troviamo Gramsci, Bordiga, Fortichiari, Misiano, Polano, Repossi e Terracini.

I dieci punti su cui si formò il programma politico del partito sono i seguenti:

«Il Partito Comunista d’Italia (Sezione dell'Internazionale comunista) è costituito sulla base dei seguenti principii:

1. Nell'attuale regime sociale capitalistico si sviluppa un sempre crescente contrasto fra le forze produttive ed i rapporti di produzione, dando origine all’antitesi ed alla lotta di classe tra il proletariato e la borghesia dominante.

2. Gli attuali rapporti di produzione sono protetti dal potere dello Stato borghese, che, fondato sul sistema rappresentativo della democrazia, costituisce l'organo per la difesa degli interessi della classe capitalistica.

3. Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione, da cui deriva il suo sfruttamento, senza l’abbattimento violento del potere borghese.

4. L'organo indispensabile della lotta rivoluzionaria è il partito politico di classe. Il Partito comunista, riunendo in sé la parte più avanzata e cosciente del proletariato, unifica gli sforzi delle masse lavoratrici, volgendoli dalle lotte per gli interessi di gruppi e per risultati contingenti alla lotta per la emancipazione rivoluzionaria del proletariato; esso ha il compito di diffondere nelle masse la coscienza rivoluzionaria, di organizzare i mezzi materiali d’azione e di dirigere nello svolgimento della lotta il proletariato.

5. La guerra mondiale, causata dalle intime insanabili contraddizioni del sistema capitalistico, le quali produssero l'imperialismo moderno, ha aperto la crisi di disgregazione del capitalismo in cui la lotta di classe non può che risolversi in conflitto armato tra le masse lavoratrici ed il potere degli Stati borghesi.

6. Dopo l'abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell’apparato statale borghese e con la instaurazione dello Stato basato sulla sola classe produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese.

7. La forma di rappresentanza politica nello Stato proletario è il sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini), già in atto nella rivoluzione russa, inizio della rivoluzione proletaria mondiale e prima stabile realizzazione della dittatura proletaria.

8. La necessaria difesa dello Stato proletario, contro tutti i tentativi contro–rivoluzionari, può essere assicurata solo col togliere alla borghesia ed ai partiti avversi alla dittatura proletaria ogni mezzo di agitazione e di propaganda politica, e con l'organizzazione armata del proletariato per respingere gli attacchi interni ed esterni.

9. Solo lo Stato proletario potrà sistematicamente attuare tutte quelle successive misure d'intervento nei rapporti dell'economia sociale con le quali si effettuerà la sostituzione del sistema capitalistico con la gestione collettiva della produzione e della distribuzione.

10. Per effetto di questa trasformazione economica e delle conseguenti trasformazioni di tutte le attività della vita sociale eliminandosi la divisione della società in classi, andrà anche eliminandosi la necessità dello Stato politico, il cui ingranaggio si ridurrà progressivamente a quello della razionale amministrazione delle attività umane.»

Primo Congresso Baluardo della Democrazia, in Italia da quando scellerate alleanze e trasformismi hanno fatto si che esso sparisse per far posto a gente che della sinistra non ha mai avuto neanche una volta la mano sul cuore, si è manifestata la deriva politica. Da allora la Democrazia è diventata una sorta di tritacarne di urlatori, di mediocri che hanno creato solchi incolmabili e corrisposto ai cittadini solo " schiaffi e politichese ". Oggi nasceva il PCI e, nella considerazione massima che la sua fine è l'oblio della Politica alziamo i calici, chiudiamo gli occhi e suoniamo la fanfara per tributar esso, la bandiera della vittoria. Auguri PCI, auguri Falce e Martello.

Il Partito Comunista d'Italia (PCd'I) è stato un partito politico italiano attivo dal 1921 al 1926 e clandestinamente fino al 1943, quando riprese l'attività legale come Partito Comunista Italiano (PCI),[9] il più grande partito comunista dell'Europa occidentale.

Venne fondato il 21 gennaio 1921 a Livorno come sezione italiana dell'Internazionale Comunista in seguito al biennio rosso, alla rivoluzione d'ottobre e alla separazione dell'ala di sinistra del Partito Socialista Italiano guidata da Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Bruno Fortichiari, Antonio Gramsci e Umberto Terracini al XVII Congresso Socialista.

Avente sede a Milano nella palazzina di Porta Venezia, il PCd'I ebbe come organo di stampa quotidiano centrale Il Comunista fino al 1922 e dal 1924 l'Unità. Durante il regime fascista, che dal 1926 lo costrinse alla clandestinità e l'esilio, ebbe una storia complessa e travagliata all'interno dell'Internazionale Comunista negli anni venti e trenta fino alla ripresa legale nel 1943.

Il II Congresso dell'Internazionale Comunista fra luglio e agosto del 1920 decide che i suoi membri avrebbero dovuto sottoscrivere ventuno condizioni che prevedevano in particolare l'espulsione di ogni riformista e il mutamento di nome dei partiti in «Partito Comunista». In particolare il documento stabiliva: «La stampa periodica e non periodica e tutte le pubblicazioni di partito debbono essere completamente subordinate alla direzione del partito, è necessario bollare a fuoco, in modo sistematico e implacabile, non soltanto la borghesia ma anche i suoi complici, i riformisti di qualunque sfumatura. [È] assolutamente necessario combinare l'attività legale con quella clandestina. Il partito comunista sarà in grado di compiere il proprio dovere soltanto se sarà organizzato il più possibile centralisticamente, se in esso dominerà una disciplina ferrea». Alla fine del Congresso il 27 agosto il presidente del Comintern Grigorij Evseevič Zinov'ev con Nikolaj Ivanovič Bucharin e Vladimir Lenin inviavano al Partito Socialista Italiano (PSI) e a «tutto il proletariato rivoluzionario» italiano l'invito a discutere al più presto in un Congresso le ventuno condizioni. L'appello è pubblicato in Italia solo il 30 ottobre su L'Ordine Nuovo, quindicinale socialista torinese diretto da Antonio Gramsci.

Il 15 ottobre 1920 a Milano ha luogo una conferenza di tutti coloro che accettano senza riserve le ventuno condizioni dell'Internazionale Comunista. Si incontrano così gli astensionisti vicini ad Amadeo Bordiga, gli ordinovisti di Gramsci e massimalisti terzinternazionalisti come Egidio Gennari, Bruno Fortichiari e Francesco Misiano. La conferenza si conclude con l'approvazione del manifesto Ai Compagni e alle Sezioni del Partito Socialista Italiano. Il manifesto si conclude con la proposta del cosiddetto programma di Milano in dieci punti sottoscritto da Gramsci, Bordiga, Fortichiari, Misiano, Umberto Terracini e Luigi Polano, segretario della Federazione Giovanile Socialista Italiana (FGSI). Nasce così la frazione comunista del PSI.

Pochi giorni dopo inizia a circolare la cosiddetta circolare Marabini-Graziadei che prova a far da ponte tra la frazione comunista e i massimalisti più anziani e titubanti a cambiare nome al PSI, proponendo il compromesso di Partito Socialista Comunista d'Italia. Si arriva così a Imola, dove la frazione comunista e il gruppo vicino a Marabini e Graziadei tengono un convegno pre-congressuale il 28 e 29 novembre. Nonostante frizioni e distanze che rischiano di far naufragare l'incontro si redige la mozione comunista per il XVII Congresso socialista. La mozione è approvata all'unanimità grazie a una serie di reciproche rinunce in cui gli astensionisti bordighiani rinunciavano alla pregiudiziale anti-elezionista promettendo al contempo il proprio autoscioglimento e si stabiliva che la mozione di Imola era immodificabile e quindi al riparo da accordi dell'ultim'ora.

Da questo momento in poi iniziano due mesi non di semplice battaglia congressuale, ma di vera e propria costruzione di una corrente nazionale pronta a trasformarsi in partito, se come ci si aspetta il centro vicino al massimalista Giacinto Menotti Serrati non espelle i riformisti di Filippo Turati riuniti nella corrente detta di concentrazione.

Nel comitato della frazione comunista troviamo Gramsci, Bordiga, Fortichiari, Misiano, Polano, Repossi e Terracini.

I dieci punti su cui si formò il programma politico del partito sono i seguenti:

«Il Partito Comunista d’Italia (Sezione dell'Internazionale comunista) è costituito sulla base dei seguenti principii:

1. Nell'attuale regime sociale capitalistico si sviluppa un sempre crescente contrasto fra le forze produttive ed i rapporti di produzione, dando origine all’antitesi ed alla lotta di classe tra il proletariato e la borghesia dominante.

2. Gli attuali rapporti di produzione sono protetti dal potere dello Stato borghese, che, fondato sul sistema rappresentativo della democrazia, costituisce l'organo per la difesa degli interessi della classe capitalistica.

3. Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione, da cui deriva il suo sfruttamento, senza l’abbattimento violento del potere borghese.

4. L'organo indispensabile della lotta rivoluzionaria è il partito politico di classe. Il Partito comunista, riunendo in sé la parte più avanzata e cosciente del proletariato, unifica gli sforzi delle masse lavoratrici, volgendoli dalle lotte per gli interessi di gruppi e per risultati contingenti alla lotta per la emancipazione rivoluzionaria del proletariato; esso ha il compito di diffondere nelle masse la coscienza rivoluzionaria, di organizzare i mezzi materiali d’azione e di dirigere nello svolgimento della lotta il proletariato.

5. La guerra mondiale, causata dalle intime insanabili contraddizioni del sistema capitalistico, le quali produssero l'imperialismo moderno, ha aperto la crisi di disgregazione del capitalismo in cui la lotta di classe non può che risolversi in conflitto armato tra le masse lavoratrici ed il potere degli Stati borghesi.

6. Dopo l'abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell’apparato statale borghese e con la instaurazione dello Stato basato sulla sola classe produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese.

7. La forma di rappresentanza politica nello Stato proletario è il sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini), già in atto nella rivoluzione russa, inizio della rivoluzione proletaria mondiale e prima stabile realizzazione della dittatura proletaria.

8. La necessaria difesa dello Stato proletario, contro tutti i tentativi contro–rivoluzionari, può essere assicurata solo col togliere alla borghesia ed ai partiti avversi alla dittatura proletaria ogni mezzo di agitazione e di propaganda politica, e con l'organizzazione armata del proletariato per respingere gli attacchi interni ed esterni.

9. Solo lo Stato proletario potrà sistematicamente attuare tutte quelle successive misure d'intervento nei rapporti dell'economia sociale con le quali si effettuerà la sostituzione del sistema capitalistico con la gestione collettiva della produzione e della distribuzione.

10. Per effetto di questa trasformazione economica e delle conseguenti trasformazioni di tutte le attività della vita sociale eliminandosi la divisione della società in classi, andrà anche eliminandosi la necessità dello Stato politico, il cui ingranaggio si ridurrà progressivamente a quello della razionale amministrazione delle attività umane.»

Primo Congresso

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: XVII Congresso del Partito Socialista Italiano e I Congresso del Partito Comunista d'Italia.

Dopo sei giorni di discussioni il 21 gennaio 1921 al teatro Goldoni di Livorno il presidente del Congresso socialista Giovanni Bacci comunica l'esito della consultazione:

Votanti 172 487 su 216 337 (79,28%)

Astenuti 981

Mozione di Firenze o dei comunisti unitari 98 028 (57,16%)

Mozione di Imola 58 783 (34,27%)

Mozione di Reggio Emilia o di concentrazione 14 695 (8,57%)

Particolare della prima tessera del Partito Comunista d'Italia

A nome della mozione comunista Bordiga dichiara che così il PSI si è posto fuori dal Comintern e invita chi ha votato la mozione di Imola a confluire al teatro San Marco per costituire il Partito Comunista d'Italia e avviene così la scissione di Livorno.

Il I Congresso del PCd'I non dura molto, ma è più la passerella di comunisti italiani e stranieri (come Jules Humbert-Droz per la Svizzera) e vede Fortichiari proporre lo scioglimento della frazione comunista perché «ha esaurito il suo compito», Ortensia Bordiga portare il saluto delle donne comuniste e Polano annunciare che la FGSI aderisce al nuovo partito. Il 27 gennaio seguente al Congresso di Firenze la FGSI quasi all'unanimità muta nome in Federazione Giovanile Comunista Italiana. Nel pomeriggio del 21 gennaio è poi approvato il nuovo statuto che introduce la disliplina ferrea e centralizzata di partito come sempre auspicato da Lenin. Il nuovo Comitato Centrale conta quindici membri, di cui cinque costituiscono il Comitato Esecutivo che risiede a Milano e continua a pubblicare il bisettimanale Il Comunista, dall'11 ottobre successivo quotidiano del partito.

Nel Comitato Esecutivo del Pcd'I il lavoro è collegiale, ma è evidente che il capo indiscusso è Bordiga, che con Terracini e Ruggero Grieco costituisce il nucleo politico e organizzativo vero e proprio mentre Repossi dirige il Comitato Sindacale e a Fortichiari va il cosiddetto «Ufficio 1°» o lavoro «illegale».

Dal 26 al 28 febbraio si tiene sempre a Livorno anche il V Congresso della Confederazione Generale del Lavoro (CGL) dove l'ordine del giorno Tasca-Repossi-Misiano per i comunisti ottiene 432 558 voti pari al 23,15%. I comunisti pertanto si costituiscono in corrente di un sindacato che resta in maggioranza a riformisti e massimalisti. Fino al gennaio 1926 la carica di segretario generale del partito non esisteva e il potere centrale del partito era in mano a un Comitato Esecutivo collegiale. Tuttavia tra il 1921 e il 1926 alcuni di questi membri fecero funzione di capo del partito. La guida politica del PCd'I fu ricoperta da i seguenti membri:

Amadeo Bordiga (gennaio 1921 – marzo 1923)

Comitato Esecutivo collegiale composto da Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, Mauro Scoccimarro, Bruno Fortichiari e Giuseppe Vota (giugno 1923 – agosto 1924)

Antonio Gramsci (14 agosto 1924 – 26 gennaio 1926)

Con l'istituzione nel gennaio 1926 della carica di segretario generale del partito questo ruolo fu ricoperto dai seguenti membri:

Antonio Gramsci (26 gennaio – 8 novembre 1926)

Palmiro Togliatti e Camilla Ravera ad interim (8 novembre 1926 – 1934)

Ruggero Grieco (1934 – aprile 1938)

Giuseppe Berti (aprile – maggio 1938)

Palmiro Togliatti (maggio 1938 – 15 maggio 1943)del Partit

Il simbolo elettorale del Partito Comunista d'Italia non venne ripreso dal Partito Comunista Italiano, che preferì una canonica bandiera rossa. Si trattava di un simbolo molto semplice, falce e martello sovrapposte (in modo diverso da quello ormai iconico, ossia con i manici sovrapposti) circondate da una ghirlanda di spighe di grano simbolo di pacifismo e di lavoro. Dietro alla falce e al martello sorgeva il sol dell'avvenir. Non si tratta comunque di una novità visto che lo stesso identico simbolo era stato uno dei primissimi del Partit

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: XVII Congresso del Partito Socialista Italiano e I Congresso del Partito Comunista d'Italia.

Dopo sei giorni di discussioni il 21 gennaio 1921 al teatro Goldoni di Livorno il presidente del Congresso socialista Giovanni Bacci comunica l'esito della consultazione:

Votanti 172 487 su 216 337 (79,28%)

Astenuti 981

Mozione di Firenze o dei comunisti unitari 98 028 (57,16%)

Mozione di Imola 58 783 (34,27%)

Mozione di Reggio Emilia o di concentrazione 14 695 (8,57%)

Particolare della prima tessera del Partito Comunista d'Italia

A nome della mozione comunista Bordiga dichiara che così il PSI si è posto fuori dal Comintern e invita chi ha votato la mozione di Imola a confluire al teatro San Marco per costituire il Partito Comunista d'Italia e avviene così la scissione di Livorno.

Il I Congresso del PCd'I non dura molto, ma è più la passerella di comunisti italiani e stranieri (come Jules Humbert-Droz per la Svizzera) e vede Fortichiari proporre lo scioglimento della frazione comunista perché «ha esaurito il suo compito», Ortensia Bordiga portare il saluto delle donne comuniste e Polano annunciare che la FGSI aderisce al nuovo partito. Il 27 gennaio seguente al Congresso di Firenze la FGSI quasi all'unanimità muta nome in Federazione Giovanile Comunista Italiana. Nel pomeriggio del 21 gennaio è poi approvato il nuovo statuto che introduce la disliplina ferrea e centralizzata di partito come sempre auspicato da Lenin. Il nuovo Comitato Centrale conta quindici membri, di cui cinque costituiscono il Comitato Esecutivo che risiede a Milano e continua a pubblicare il bisettimanale Il Comunista, dall'11 ottobre successivo quotidiano del partito.

Nel Comitato Esecutivo del Pcd'I il lavoro è collegiale, ma è evidente che il capo indiscusso è Bordiga, che con Terracini e Ruggero Grieco costituisce il nucleo politico e organizzativo vero e proprio mentre Repossi dirige il Comitato Sindacale e a Fortichiari va il cosiddetto «Ufficio 1°» o lavoro «illegale».

Dal 26 al 28 febbraio si tiene sempre a Livorno anche il V Congresso della Confederazione Generale del Lavoro (CGL) dove l'ordine del giorno Tasca-Repossi-Misiano per i comunisti ottiene 432 558 voti pari al 23,15%. I comunisti pertanto si costituiscono in corrente di un sindacato che resta in maggioranza a riformisti e massimalisti. Fino al gennaio 1926 la carica di segretario generale del partito non esisteva e il potere centrale del partito era in mano a un Comitato Esecutivo collegiale. Tuttavia tra il 1921 e il 1926 alcuni di questi membri fecero funzione di capo del partito. La guida politica del PCd'I fu ricoperta da i seguenti membri:

Amadeo Bordiga (gennaio 1921 – marzo 1923)

Comitato Esecutivo collegiale composto da Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, Mauro Scoccimarro, Bruno Fortichiari e Giuseppe Vota (giugno 1923 – agosto 1924)

Antonio Gramsci (14 agosto 1924 – 26 gennaio 1926)

Con l'istituzione nel gennaio 1926 della carica di segretario generale del partito questo ruolo fu ricoperto dai seguenti membri:

Antonio Gramsci (26 gennaio – 8 novembre 1926)

Palmiro Togliatti e Camilla Ravera ad interim (8 novembre 1926 – 1934)

Ruggero Grieco (1934 – aprile 1938)

Giuseppe Berti (aprile – maggio 1938)

Palmiro Togliatti (maggio 1938 – 15 maggio 1943)

Il simbolo elettorale del Partito Comunista d'Italia non venne ripreso dal Partito Comunista Italiano, che preferì una canonica bandiera rossa. Si trattava di un simbolo molto semplice, falce e martello sovrapposte (in modo diverso da quello ormai iconico, ossia con i manici sovrapposti) circondate da una ghirlanda di spighe di grano simbolo di pacifismo e di lavoro. Dietro alla falce e al martello sorgeva il sol dell'avvenir. Non si tratta comunque di una novità visto che lo stesso identico simbolo era stato uno dei primissimi del Partito Socialista Italiano, usato durante le elezioni politiche del 1919. Lo stesso simbolo viene ripreso dal Partito Comunista Internazionalista che lo conserva tuttora.

di Maurizio Varriano