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Lino Rufo. Storia di un molisano sconosciuto al Molise - #musicamente

Oh tu molisano, che guardi dall’alto in basso chiunque di questa terra capiti sul tuo cammino, che ne sai della mia vita? A nove anni, vivo a Castelnuovo al Volturno, paesino di trecento abitanti, compresi conigli e galline. Sono grassottello e mio fratello e i suoi amici non mi portano mai con loro perché li faccio sfigurare. 

M’immergo, quindi, nello studio da autodidatta di una chitarra primordiale, che mi è stata donata da uno zampognaro, il quale la tiene buttata in cantina.

Imparate le prime posizioni, in compagnia di una mia amica, Gianna, mentre tento di suonare “Ho in mente te” dell’Equipe 84, all’improvviso, m’interrompo di colpo e propongo alla mia amica: “Scriviamo una canzone? Se questi hanno scritto questa cazzata, noi possiamo metter su qualcosa di meglio!

Nasce “…ma non c’è più amore tra di noi!”, la mia prima canzone.

Continuo così a scrivere canzoni e suonare la chitarra, cantare, scrivere canzoni e suonare la chitarra, affidandomi a un mondo monocorde racchiuso in queste elementari procedure.

Ben presto, termino gli studi e parto per l’università: studente di Medicina presso La Sapienza di Roma, con già un bel patrimonio di canzoni originali nel cassetto.

Il primo anno, m’impegno un po’ nello studio, ma la sofferenza subita da infante mi segue e mi perseguita, per cui giro sempre con la chitarra al seguito e bevo per dimenticare, suonando dappertutto le mie canzoni.

Una sera, in quel della Prenestina, vado a cena da amici e, mentre già su di giri suono delle mie canzoni seduto sul pavimento, una voce con accento bolognese mi chiede: “Sono tue queste canzoni?

Lo guardo un po’ in cagnesco e gli rispondo: “Sì!

E lui: “Senti, verresti domani mattina con me, ché voglio farti conoscere un mio amico?

Gli rispondo che va bene, lo saluto e ci incontriamo il mattino seguente all’angolo tra la Nomentana e Viale Regina Margherita.

Arriva col suo maggiolone arancio, salgo e, mentre ci dirigiamo verso collinetta Fleming, mi racconta un po’ della sua vita.

Faccio il paroliere, mi dice, sono Gianfranco Baldazzi; ho scritto canzoni per Dalla, Ron, Mina, Mirelle Mathieu, ecc. Sono l’autore di “La casa in riva al mare”, “Piazza grande”, “Occhi di ragazza”, “Il cielo”, ecc…

Comincio a prendere coscienza di quel che sta accadendo, ma sono molto distaccato, anche perché io scrivo canzoni e le canto per sopravvivere interiormente, perché la vita mi ha spinto in questa direzione per salvarmi, ma non ho mai pensato che questa cosa possa diventare un lavoro, un mestiere.

Imbocchiamo via Guido Banti, parcheggiamo, entriamo a piedi dentro un comprensorio, poi in una villetta, dove una segretaria ci introduce al cospetto di Vincenzo Micocci, il più grande talent scout di tutti i tempi, scopritore di De Gregori, Venditti, Rino Gaetano, ecc. ecc. 

Sono nel quartier generale della it-RCA.

Micocci mi dice: “Mi fai ascoltare qualcosa?

Tiro fuori la chitarra e inizio: “…tu dove sei, non noti la mia tristezza, dimmi cosa vuoi perché ti possa amare…

Trenta secondi, poi il discografico pigia il tasto dell’interfono e chiama la segretaria: “Malvina, per cortesia, mi porta un contratto?

Firmo un contratto della durata di cinque anni, che impegna la casa discografica a realizzare almeno un mio disco all’anno. È il 19 maggio 1975.

Da quel momento, la mia vita cambia completamente. Lascio Medicina e m’iscrivo a una facoltà che mi dia meno impegno, Pedagogia.

Comincio a intensificare la composizione di canzoni, soprattutto insieme a Gianfranco: ogni pomeriggio sono a casa sua, coccolati dalla dolcissima moglie Miriam, e scriviamo ininterrottamente.

Arriviamo a scrivere anche cinque canzoni al giorno.

Vado spesso alla it, dove incontro altri miei colleghi, spesso Lucio Dalla, che abita lì dietro e ogni tanto mi ospita, ma anche Ivan Graziani, Antonello Venditti, Ron e, a volte, Lucio Battisti.

Un episodio: una mattina entro nell’edificio; sento dietro l’angolo della saletta dei provini strimpellare il piano scordato che è appoggiato alla parete. 

Mi avvicino e trovo Rino Gaetano che urla “Mio fratello è figlio unico perché è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone…”. 

Gli chiedo: “Rino, ma che significa?

Mi risponde: “Boh, non lo so, ma col tempo un significato o ce lo troveremo noi o ce lo troveranno gli altri!

Trascorre un anno, ma non s쳭e niente. 

Sto perdendo quasi la speranza, quando, un giorno di settembre, telefono a Micocci da piazza San Marco a Venezia (sono alla Biennale), chiedendogli notizie e lui, con mia grande sorpresa, mi chiede di tornare a Roma perché la settimana prossima entriamo in studio alla RCA.

Non sto in me dalla gioia! Entro in pompa magna alla RCA, studio D, al piano rialzato;  fonico Enzo Martella, molisano.

Registriamo due canzoni, “Ancora i nostri errori” e “Sonia”, di cui la prima farà parte di un nuovo format creato da Micocci: sei cantautori, una facciata ognuno. Ad accompagnarmi c’è un gruppo di Velletri, I Crash.

Nasce l’etichetta Una Sors Coniunxit.

Ho finalmente il piacere di ascoltare una mia canzone in RAI, suonata molto dai DJ dell’epoca e altrettanto apprezzata dalla critica.

Cominciano gli eventi promozionali, i viaggi, i concerti al Folk Studio la Domenica pomeriggio a al Convento Occupato nei giorni feriali.

Entro in amicizia con amici giornalisti musicali conosciuti sul campo e progettiamo di realizzare il mio primo album.

Questi si affiancano a Baldazzi nella produzione e sono Toni Occhiello, Franco Schipani e Giorgio Verdelli.

Nei mesi di ottobre e novembre 1977, ci trasferiamo tutti a Napoli, prendiamo possesso di un intero hotel a Fuorigrotta e inauguriamo i nuovi studi di Peppino Di Capri, gli Splash, registrando l’album “Notte chiara”, con i più grandi musicisti del Neapolitan Power, ormai dispersi, che in quest’occasione si ritrovano, rendendo il momento molto importante dal punto di vista storico.

Negli studi, sotto gli occhi disperati di Peppino, che non ha mai ha visto tanti scalmanati tutti assieme, si celebra un vero tripudio musicale con gli Osanna (Danilo Rustici, Massimo D’Angelo, Lello Petrone e Massimo Guarino), Ernesto Vitolo, James Senese, Enzo Avitabile, Patrizia Lopez, Jenny Sorrenti, Geremia Blu, Rosario Jermano e la presenza  di sostegno intorno di Tony Esposito, Eugenio e Edoardo Bennato, Pino Daniele, Sergio Tarallo e altri di cui ho perso traccia.

Contemporaneamente, nelle pause delle registrazioni, gli Osanna registrano il loro nuovo album, anche l’ultimo della loro storia, “Suddance”, con la hit “‘A zingara”.

Una volta tornati a Roma, scattano gli apprezzamenti della critica, del pubblico e nascono diverse occasioni di crescita artistica e visibilità.

Intanto vado ad abitare a casa di Toni Occhiello, con Franco Schipani, Tony Esposito e, temporaneamente, Ernesto Vitolo. È come un porto di mare: vi transitano musicisti da ogni parte del mondo, da Edoardo Bennato, Max Roach, Don Cherry, Chet Baker, Peppino Di Capri a tanti altri.

Si suona fino alle tre di notte, spesso arriva la polizia chiamata dai vicini, ma alla fine si risolve tutto “a tarallucci e vino” e continuiamo a suonare.

Faccio un tour promozionale, come ospite, per un concorso di cantanti “Cento città”. Altri ospiti sono PFM, David Bowie, Robert Gordon, Ramones, ecc.

Nell’ambito di quegli eventi, vengo intervistato, fra le altre emittenti, a “Punto Radio” da una giovane speaker, Chicco, che, qualche anno dopo, diventa mia moglie.

Subito dopo, parto per un tour negli stadi con i Pooh. Tante date e tanto successo, sono solo un supporter, ma il pubblico mi chiede spesso il bis

La mattina, poi, in viaggio, con i Pooh, spostandoci verso una città successiva, ascoltiamo la radio in macchina. Mina conduce una trasmissione e, molto spesso, annuncia che farà ascoltare la sua canzone preferita del momento: la mia “Laura G.

Intanto vanno molto forte anche altri pezzi dell’album, come “Fa’ che mi telefoni”, “Battello senza marinai” e “Amore in manicomio”, che viene incisa anche da Peppino Di Capri.

Nelle date al sud, un Pino Daniele agli esordi, accompagnato da Rosario Jermano, viene a chiedermi, con la chitarra e l’amplificatore in mano, se può suonare un paio di pezzi prima di me e io, fregandomene del management, lo accontento: in fondo siamo amici!

In autunno, la Trident di Milano mi chiede se voglio partecipare al tour invernale dei Pooh, visto il successo ottenuto in quello estivo, ma io rifiuto, con la scusa che sono pieno di lavoro fino ai capelli.

Lo stesso giorno, magicamente, mi telefona Bibi Ballandi, che mi propone una serie di  concerti nei più grandi locali del nord. L’evento si chiama “Primo concerto” ed è sponsorizzato dalla Muratti Ambassador e da Sorrisi e Canzoni TV. 

Gli altri artisti, tutti al primo album, sono: Vasco Rossi, Alberto Fortis, Marco Ferradini, Francesco Magni, Teresa Gatta, Vincenzo Spampinato e, in qualche data, Renzo Zenobi.

In questo periodo, dal momento che faccio il programmatore per la trasmissione radiofonica di RAI Uno “Radio anch’io”, registro la canzone “Ballerina” in coppia con la conduttrice Fiorella Gentile, che diventa la sigla della trasmissione.

All’inizio dell’anno successivo, 1980, partecipo al Festival di Sanremo per accompagnare Alberto Beltrami, insieme a Gaio Chiocchio e Goran Kuzminac, con la canzone “Non ti drogare”.

Nel maggio dello stesso anno, mentre mi sto preparando per registrare un disco con il chitarrista dei Jefferson Airplane, Peter Kaukonen, a causa di una diagnosi sbagliata, esco temporaneamente fuori di scena, interrompendo un tour europeo, prima rimandato e poi annullato.

Il resto della storia ve lo racconterò, per motivi di spazio, in una prossima puntata, anticipandovi soltanto che, appena arrivato in Molise, le persone fanno a gara per starmi accanto, fregiandosi di questa vicinanza, poi, dopo qualche tempo di “acclimatazione” alla mia presenza, mi cominciano a ignorare, come se non fossi mai esistito, tanto da indurmi a chiudermi in casa e a concentrarmi sulla mia musica, divenendo così “un molisano sconosciuto”.