Ridiamo una voce alle donne: rudimenti di femminismo radicale #unavoceperledonne

di Viviana Pizzi

Spesso in Molise, quando ti presenti come femminista, ti guardano con sospetto. Il pensiero più frequente è: volete dominare gli uomini, volete essere superiori. Quando va tutto bene. Spesso le offese sui social sono anche più forti. Ma la cosa più comune è che si confondano le varie correnti di femminismo.

Le macrocorrenti sono così suddivise: femminismo radicale, femminismo della differenza e femminismo liberale. Spesso le varie correnti vanno anche a scontrarsi tra loro sui social network ma hanno una base comune sulla quale si sviluppano poi le differenze sostanziali. Questa base, lo ricordiamo per chi sul tema si trova alle prime armi, è una società in cui i diritti delle donne e quelli degli uomini vengano posti sullo stesso livello. Senza nessuno dei sessi che sovrasti l'altro. 

L'articolo di oggi non ha nessuna pretesa, se non quella di demarcare i confini a grandi linee, per avvicinare al tema anche chi ne è a digiuno. Per fare questo partiamo dalla descrizione del femminismo radicale, quello meno conosciuto in Molise e anche meno praticato. Sono quasi assenti le adesioni alle pagine social radfem. E la regione è praticamente a secco di circoli che seguono queste teorie che spesso vengono definite veterofemministe. 

Il nemico numero uno del femminismo radicale ha un solo nome: patriarcato. E' nella decostruzione di esso che si basano le lotte delle radfem. Secondo questa corrente di pensiero il genere non è altro che un costrutto sociale di cui si nutre la società patriarcale e dal quale prende linfa vitale per non schiodarsi dal modo di vivere comune. La vera uguaglianza dei sessi si può ottenere soltanto abbattendo questi costrutti sociali e di conseguenza tutta la struttura su cui si fonda il patriarcato. Per le femministe radicali, che pur non restano insensibili alle altre differenze sociali, è comunque basilare combattere l'oppressione delle donne. 

Nel sentire comune il femminismo radicale viene confuso con l'essere "estremamente femminista". Non significa essere "militanti" a tutti gli effetti ma combattere l'oppressione femminile sradicando il problema. Il patriarcato viene visto come una pianta con radici profonde nel terreno. L'oblettivo è estipare quell'albero facendolo morire definitivamente. La causa radice resta il sessismo. 

Le femministe radicali portano avanti la teoria del separatismo: gli uomini non fanno parte dei loro gruppi social ma sono dei semplici sostenitori della causa. Vengono spesso accusate di sessuofobia perché tra le cause principali di lotta ci sono quelle contro la pratica dell'utero in affitto (accettata invece dal femminismo liberale), contro la pornografia e contro la prostituzione. Battaglie che prendono il via dalla madre di tutte: quella contro lo sfruttamento del corpo femminile visto come causa di oppressione delle donne stesse. Il  femminismo radicale si pone quindi come anticapitalista sostenendo quindi che il patriarcato, pur avendo avuto origine in epoca pre capitalista, si sia ulteriormente rafforzato andando in parallelo con l'affermarsi del capitalismo stesso. 

Come si pongono le femministe radicali sul mostare il corpo da parte di una donna? Ve lo spieghiamo in poche righe. Non parlano di una donna che non si rispetta o si degrada, esponendosi alle violenze sessuali. Sostengono però, che si tende a  interiorizzare gli stereotipi imposti dal patriarcato, secondo i quali una donna debba essere per forza bella e disponibile sessualmente nei confronti degli uomini. Proprio per questo motivo il  femminismo radicale lotta contro il cosiddetto doppio standard imposto alle donne dal patriarcato. Ovvero, da un lato le “sante”, ovvero pure, vergini, che si sposino e mettano su famiglia e dall’altro lato, le “puttane”, donne pronte a soddisfare sessualmente gli uomini.

Questi i primi rudimenti di femminismo radicale.  Le donne che si identificano con queste idee e vorrebbero aderire  a questo movimento possono entrare in contatto con la sottoscritta inviando una mail all'indirizzo vivpiz@gmail.com o a moliseweb@gmail.com

Nelle prossime puntate illustreremo a grandi tratti le altre correnti femministe citate all'inizio del testo.