Regione, la crisi di governo nazionale fa galleggiare Toma: i probabili cambi di fronte che gelano le critiche locali

di Viviana Pizzi 


Conte sì Conte no e la possibilità di dimissioni per avviare un Conte ter. Al Senato i numeri sono risicatissimi: 156 a favore tra cui  3 senatori a vita e due di Forza Italia. Contro i 16 astenuti di Italia Viva e i 140 contrari. Il Governo è in minoranza al Senato in tredici commissioni, si rischia a qualsiasi momento di andare sotto e quindi a casa. Il presidente del Consiglio è a lavoro per creare una maggioranza di governo più solida di quella che c'è ora. Nel frattempo c'è l'ex ministra Marianna Madia che chiede al Pd di tornare a ragionare con Italia Viva (partito che ha di fatto causato la crisi stessa), mentre Andrea Orlando chiude definitivamente al dialogo con i renziani. 

E in Molise cosa potrebbe accadere se lo strappo della maggioranza Pd- 5 stelle con Italia Viva diventasse definitivo? Di certo si andrebbero a rimescolare le tante carte che sembravano condurre a scenari facilmente individuabili. Si dice sempre che la politica è velocissima e quel che appare oggi potrebbe non essere vero domani. Ma di sicuro vediamo che un'alleanza Pd- 5 stelle con Italia Viva fuori potrebbe dare forza alla figura dell'ex segretaria del Pd e ex renziana di ferro Micaela Fanelli. 

Che poco dopo l'esplosione della crisi ha così dichiarato nella sua pagina facebook qualche giorno fa: "Le scelte di Iv sono un errore politico grave. Nessuna divisione può essere accettata in un momento in cui la condivisione deve essere, invece, la base stabile per superare l'incertezza determinata dall'emergenza. Nonostante gli ego, i torti e le ragioni, oggi va cercata una strada unitaria di centrosinistra per affrontare la pandemia e la drammatica crisi socioeconomica che stiamo vivendo. Troppo grave è il momento per non garantire un Governo al Paese. Tocca al PD che sarà all'altezza".

Certo è che anche l'attuale segretario del Pd Vittorino Facciolla si è espresso contro la crisi di governo. Ma voci insistenti parlano di un incontro romano pre crisi di Governo con a bordo pezzi del centrodestra riconducibili a Salvatore Micone e Andrea Di Lucente. Dati proprio in estate in posizione critica nei confronti di Toma e pronti a sostenere una candidatura Facciolla nel 2023 magari entrando proprio nei partiti di centrosinistra Italia Viva e Azione di Carlo Calenda. Ma se il Pd si dovesse allontanare da un'alleanza così strutturata a livello nazionale, in un futuro anteriore anche questi patti potrebbero venir meno.

Con un Pd alleato con il Movimento Cinque Stelle a livello regionale potrebbe saltare anche una candidatura a presidente di Andrea Greco. Il quale continua a sostenere il Governo Conte ma  durante le elezioni comunali di Agnone dello scorso settembre ha fatto saltare l'alleanza con il centrosinistra di Saia portando proprio il Movimento alla sconfitta e a collocarsi all'opposizione con la lista di Vincenzo Scarano denominata "Identità e futuro". Ci vorrebbe a quel punto una candidatura di sintesi che sappia tenere insieme il partito di Crimi con quello di Zingaretti che, fino a qualche mese prima veniva definito proprio dai 5 stelle "il partito di Bibbiano". I nomi potrebbero essere tanti tra cui l'area moderata del Movimento Cinque Stelle che potrebbe entrare nel partito del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. 

Da queste teorie ai fatti però ci passa un treno. Quello per cui tutti sono contro Donato Toma, tutti lo attaccano sui social e alcuni anche con i comunicati stampa. Ma la maggioranza a Palazzo D'Aimmo è ancora granitica. Nella riunione del 28 dicembre scorso il rendiconto e il bilancio consolidato della Regione, seppur in perdita, sono stati approvati con i voti di tutto il centrodestra, anche dei critici di Toma, con i soli voti contrari di Pd- Movimento Cinque Stelle e l'astensione di Michele Iorio in quota Fratelli d'Italia, quindi lontanissimo da coloro che potrebbero davvero mettere fine alla dodicesima legislatura in Molise. In realtà nessuno è pronto per il voto quindi tutti tengono Toma a bagnomaria nonostante lo accusino di aver gestito malissimo la pandemia. Con la crisi di Governo a livello nazionale i consiglieri regionali sono ancora meno pronti, perché potrebbe essere a rischio anche un eventuale ricollocamento e la conseguente rielezione per la tredicesima legislatura.