Giornata della memoria, anche in Molise i campi di internamento: ecco dove si trovavano

La giornata della memoria è una data storica per tutto il mondo. Ma anche in Molise abbiamo qualcosa da ricordare: si tratta dei campi di concentramento che proprio su questo territorio hanno contribuito alla Shoah. Una cosa che ci sembra lontanissima ma che, in realtà è stata a due passi da noi.  Ricordiamo ora  grazie a www.lager.it tutti i campi di concentramento in Molise.
 
Ad Agnone  durante il fascismo, in base a un ordine del settembre 1940 venne allestiro un “Luogo di detenzione” in cui, per il tempo della sua esistenza , dal 1940 al 1943 furono imprigionati specialmente rom e sinti di varie nazionalità rastrellati nei loro accampamenti. Era stata allestita una scuola “rieducativa”per bambini . Scarsa alimentazione , freddo , Non c'erano stufe - pidocchi e miseria regnavano in questo luogo . Diretto dal Commissario Giuseppe Cecere e dalla direttrice Amalia Vacalucci . La vigilanza è affidata ai Carabinieri, che allestiscono un posto fisso nell’edificio. Però, quando la CRI effettua una ispezione, il 21 giugno 1943, sia l’alimentazione che le condizioni igienico-sanitarie sono migliorate. 

Il Campo di concentramento di Bojano , allestito, nell’estate 1940 , era composto di quattro grandi costruzioni di un ex tabacchificio, di proprietà della società Saim, di fronte alla linea ferroviaria, circondate da un reticolato alto due metri. Secondo i dati ufficiali, il campo di concentramento di Boiano poteva accogliere “250 internati normali” oppure “300 zingari”. A Boiano vennero imprigionati 58 zingari, trasferiti dopo il 15 agosto 1941, nel campo di Agnone, che già ne aveva avuti in carico altri 57, dal luglio 1940. Nel settembre 1941, risultavano essere 76 gli zingari internati in questo campo, di nazionalità italiana, spagnola, croata, francese. Era diretto dal Commissario Mario Contardi . Il primo ottobre 1940 l'Ispettore di P.S DI P.S Panariello , disse su questo Campo. Le condizioni di vita sono alquanto precarie, tanto che il 3 febbraio 1941 un rappresentante degli internati si lamenta con l’Ispettore del Ministero dell’Interno per le condizioni antigieniche dei locali e per la qualità e la quantità del vitto.Iniziano quindi i lavori di ristrutturazione dei capannoni, in cui ci sono anche infiltrazioni di acqua piovana, ma poi si decide, anche su parere dell’Ispettore Generale del Ministero (Rosati) di chiudere il Campo; così, il 15 luglio 1941 i 58 Rom presenti sono trasferiti ad Agnone. 
 
Il 1940 vuol dire campo di concentramento anche a Casacalenda. Il tutto fu allestito ell’ex Convitto della Fondazione Caradonio-Di Blasio,ubicato vicino ad un Ginansio-Liceo, nel centro storico. L’edificio dispone di 3 stanze grandi e 9 piccole, con circa 160 posti. La mensa è autogestita.Vi sono internate solo donne, appartenenti alle categorie dei sudditi nemici (inglesi), degli ebrei stranieri (tedesche e polacche) e degli ex Jugoslavi (soprattutto dal 1942).
La Direzione è affidata ad un Commissario di Polizia Giuseppe Martone coadiuvato da una Direttrice Ezia Calogero, mentre la vigilanza è affidata ad alcuni Carabinieri e Poliziotti . All’assistenza sanitaria provvede un medico del paese e per le visite mediche specialistiche le internate si recano a Campobasso, con la scorta dei Carabinieri Le internate hanno 3 ore al giorno di libera uscita, nelle vicinanze del Campo.Il 22 giugno 1943, c’è una visita della CRI. Sono presenti 49 internate e quelle provenienti dalla ex Jugoslavia protestano per non poter ricevere pacchi viveri e di altri generi di conforto. La CRI invia al Ministero dell’Interno una copia del rapporto degli Ispettori, chiede maggiore omogeneità di trattamento tra le diverse categorie di internate e versa un assegno di 1.600 lire, da dare alle internate ex Jugoslave affinchè possano acquistare indumenti e supplementi di viveri.Dopo l’8 settembre, le internate straniere vengono liberate, in base alle disposizioni dell’Armistizio, in attuazione delle quali il Capo della Polizia emana il 10 settembre una Circola.
 
Isernia  , vi erano internati maschi di varie nazionalità; istituito nell'ex convento delle suore Benedettine detto "Antico Distretto", aveva una capienza di 190 posti in 4 camerate al piano terra ed altrettante al primo piano ed era diretto dal Commissario Guido Renzoni; -Dopo l’8 settembre, il Campo non fu chiuso ed alcuni internati muoiono in seguito al bombardamento della città del 12 settembre.
 
Nel 1941 un campo viene allestito anche a Vinchiaturo.  Si trova in un edificio privato nel centro storico, di proprietà della famiglia del maestro Carlo Nonno, antica dimora in pietra, come molte altre in Via Libertà, dalle ampie stanze e dagli alti soffitti i cui servizi igienici, come spesso accadeva a quel tempo, lasciavano a desiderare , senza riscaldamento (durante l’inverno sono messe alcune stufe a legna), con una capienza di cirva 50/60 posti . Vi sono internate solo donne. Pertanto, accanto al Direttore Gennaro Oriente Barone (che è il Podestà-Sindaco del Comune) vi è una Direttrice , inizialmente Rina Martino in seguito Amalia Vacalucci, una insegnante in pensione. La vigilanza è affidata ad alcuni Carabinieri ed all’assistenza sanitaria provvede il Medico Condotto del paese Nicola Martino. Le internate sono quasi tutte straniere (ebree, ex jugoslave, prostitute slave) ma ci sono anche alcune antifasciste italiane ed una Rom. Dopo l’8 settembre, le internate straniere vengono liberate, in base alle disposizioni dell’Armistizio, in attuazione delle quali il Capo della Polizia emana il 10 settembre una Circolare.