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Ispettori negli ospedali molisani, il Nursing Up: il Molise è una triste realtà di cui occuparsi

«C’è ben poco da dire, quando in un ospedale cardine di una Regione, punto di riferimento per un vasto bacino di utenza, in piena pandemia, si rende necessaria la presenza di ispettori del Ministero della Salute, coadiuvati addirittura dai militari dei Nas, per verificare il corretto andamento della gestione dell’emergenza sanitaria.

Mai avremmo voluto vedere i lampeggianti di quelle auto che hanno aperto la strada all’arrivo dei cinque ispettori incaricati di accertare quanto sta accadendo al Cardarelli di Campobasso».

lo ha dichiarato Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, nel commentare le visite dei Nas negli ospedali molisani. 

«Lo avevamo chiesto pubblicamente con un comunicato stampa lo scorso 16 dicembre, rispetto al riesplodere dei nuovi contagi degli infermieri, che da fine anno sono risaliti alla tragica media di 350 al giorno.

Come sindacato avevamo sollecitato l’invio di ispettori, perchè di ispettori c’è bisogno laddove la carenza cronica di personale, le deficitarie misure di sicurezza per i professionisti della salute, i turni massacranti e la discutibile organizzazione, delineano da mesi un quadro desolante, in cui gli infermieri sono sempre più le vittime sacrificali! 

Il Molise è solo una delle tristi realtà, tra quelle sulle quali troppo spesso siamo stati chiamati a soffermarci, e ben vengano allora questi accertamenti per far luce su ciò che sta accadendo da troppo tempo, senza che nessuno faccia concretamente qualcosa per invertire la rotta.

Ci auguriamo che dopo i recenti casi dei contagi nei reparti di chirurgia e medicina del Cardarelli, focolai di operatori infettati che probabilmente non saranno certo gli ultimi, gli ispettori possano individuare realmente le responsabilità e proporre, di conseguenza, alla Regione e al Governo, un piano strategico per fronteggiare le enormi carenze. Confidiamo che “visite a sorpresa” come questa, per la tutela della salute degli infermieri e dei pazienti, siano predisposte anche negli altri territori oggetto delle nostre denunce, dove da troppo tempo “i soldati al fronte” lottano a mani nude contro il nemico. La parola chiave è una sola: assunzioni a tempo indeterminato! Un tabù per la sanità pubblica italiana in tante, troppe Regioni!».