#musicamente. Storia di un molisano sconosciuto al Molise - Parte II

1980, anno bisestile. 

Inizia con la mia partecipazione al Festival di Sanremo insieme ad Alberto Beltrami, Goran Kuzminac e Gaio Chiocchio con la canzone “Non ti drogare”.

È la prima volta nella storia che le prime due serate del festival non vengono trasmesse in televisione. Vince Toto Cutugno con la canzone “Solo noi”.

Rinnovo il contratto con la it/RCA per altri cinque anni, riuscendo anche ad aumentare la percentuale di guadagno sulle vendite.

Il singolo “Laura G.” Raggiunge i primi posti delle classifiche di Grecia, Spagna e Portogallo; “Ballerina” anche sta funzionando molto bene e col manager, Paolo Guidetti, iniziamo a preparare un tour europeo.

Entro in studio per registrare il nuovo brano per il Festival di Sanremo: il titolo è  “Figlio d’amore”; lo scrivo a quattro mani con Baldazzi e con l’ausilio di Gaio Chiocchio, Tony Cicco, Enzo Avitabile, un grande Carlo Pennisi alle chitarre e il più grande allievo di Jimmy Smith all’organo Hammond. Registriamo allo studio 4:1 che ci viene concesso gratuitamente da Claudio Mattone. Il pezzo non supera la selezione e si perde nel tempo.

All’inizio dell’estate, purtroppo, mi viene diagnosticata un’epatite che scomparirà, dicono, nel giro di un mese. 

Mi ricovero al Gemelli, ma, prima di essere guarito completamente, rispondendo all’invito di un mio amico, lascio l’ospedale e torno in Molise.

Mentre sono al Gemelli, viene a trovarmi il mio vecchio produttore, Toni Occhiello, di ritorno da Los Angeles, dove ha fatto l’aiuto regista a Steven Spielberg, il quale mi rammenta che nel ’77, a casa di Danilo Rustici a Napoli, avevamo avuto un contatto con la filosofia buddista e mi trasferisce la recitazione di “Nam Mio Ho Renge Kyò”.

In settembre, la malattia sembra non passare e, quindi, mi ricovero presso l’ospedale di Isernia, dove, dopo vari consulti con un grande medico di Roma, mi praticano una biopsia e, in seguito all’esame istologico, diagnosticano “Epatite cronico aggressiva in evoluzione cirrogena”: sei mesi di vita. Mi danno una terapia pesantissima e mi congedano.

Qualche settimana dopo, mi ritrovo a Londra, al cospetto della dottoressa Sheila Sherlock, considerata la maggior contributrice del XX secolo nel campo dell’epatologia, la quale, dopo avermi chiesto un disco, mi visita e sospende tutti i medicinali che mi hanno prescritto in Italia, annunciandomi che nel giro di qualche mese starò bene. 

Naturalmente mi chiede di recarmi da lei a cadenza regolare per le visite di controllo.

Quando tutto sembra andar bene, mi arriva la chiamata di leva: parto militare!

Un bel dì, salgo su un treno accelerato, alla volta di Fano nelle Marche.

Quando arrivo in caserma, mi consegnano divisa, scarpe e altro, ma, invece di indossare questa roba, trascorro una notte intera in bagno, in attesa di marcare visita il mattino seguente. Qui, incontro un altro dissidente, il Vanni di Venezia, che legge “Ecce homo” di  Nietzsche e dialogo con lui per tutta la notte su argomenti molto stimolanti.

Il mattino seguente, dopo aver superato qualche aspettata difficoltà, riusciamo a farci trasferire presso l’ospedale militare di Bologna, dove ci salutiamo, con l’intento di ritrovarci a breve.

Da quest’incontro nasce una bellissima amicizia che durerà nel tempo.

Torno a Roma, ma, il 2 giugno (1981) vengo svegliato di buon’ora da Baldazzi, il quale mi annuncia che Rino Gaetano, la notte, ha avuto un brutto incidente sulla Nomentana ed è morto.

Rimango sconvolto, scrivo convulsamente una lettera a Micocci, piena di improperi e risentimento, ritenendo lui, come tutti i discografici, responsabili della morte di Rino e della sofferenza di tutti gli artisti del mondo.

D’impeto, chiamo la mia ragazza, Chicco, e partiamo per Venezia.

Rimaniamo un po’ di tempo dal Vanni, il quale mi presenta ai membri della band Babylonia e, con loro, registro la canzone “In Savana”.

Tornato a Roma, entro in studio, con la produzione di Tony Evangelisti e Daniele Bombasaro, gli inventori del Pistoia Blues, per registrare “Nuovo Messico” e “In Savana”, con gli arrangiamenti di Fernando Fera. 

La cosa strana è che sono accompagnato dal gruppo Albero Motore, che si era sciolto nel ’78 dopo la registrazione del pezzo “Messico lontano” e ora si rimette insieme per eseguire “Nuovo Messico” con me.

L’anno seguente, il 3 giugno, mi sposo in Campidoglio e, il quattordici novembre nasce Lalla, la mia primogenita. 

Quando Lalla ha appena tre mesi, accade un fatto singolare. 

Sono ricoverato presso il Policlinico Umberto I, dove ho subito un piccolo intervento, quando ricevo la visita della “Commare d’anello”, Fiorella Gentile, accompagnata da un irriconoscibile Elio D’Anna (ex Showman, Osanna, Nova), il quale mi dice: “Sono appena tornato dal New Mexico, dove ero presso un Ashram del Guru Sri Chimnoy. Ho vissuto e suonato negli ultimi anni, con alcuni dei musicisti più forti del pianeta. Ora ho messo su una comune a Marina di Massa e vorrei montare un progetto di musica d’insieme che possa raccogliere un bel po’ di pubblico. Quando esci dall’ospedale, vieni a trovarmi!

Una volta uscito, io, mia moglie e nostra figlia di tre mesi appena, partiamo e raggiungiamo Elio a Marina di Massa.

Arriviamo in questa bella villa con parco sul mare, dove Elio ci assegna una stanza. 

Sul comodino la foto di Sri Chimnoy.

Si cena tutti assieme, ma, quando, all’improvviso, Elio tace, tutti tacciono trattenendo il respiro, poi, quando lui parla, tutti riprendono la normale conversazione.

Di notte proviamo le mie canzoni con i musicisti che Elio si è portato da Napoli, poi si va a dormire e il giorno dopo si ricomincia.

Questa tiritera dura una settimana, poi, non riuscendo a sostenere questo regime di disciplina troppo rigido, annuncio a Elio che noi ce ne andiamo.

Qualche tempo dopo, Elio tira dentro al progetto un altro artista scovato in Versilia: Zucchero Fornaciari.

Dopo vario girovagare, metto su un gruppo a Isernia, con alcuni vecchi amici di sempre, ottimi musicisti, gli “Hard Rock Cafè”, con cui faccio diverse serate suonando i pezzi che scrivo al momento. 

Monto diverse produzioni di vari artisti e realizzo diversi dischi, utilizzando uno studio di amici di Cassino, dove chiamo a suonare grandi musicisti quali Giancarlo Maurino, Karl Potter, Joy Garrison, ecc.

Il 22 luglio 1988 nasce il secondogenito Yuki.

Nello studio dei Cicero Bros, registro sempre nel 1988 il primo disco di Epic Dance, nuovo genere inventato da me, Toni Occhiello e Raduan DJ, dal titolo “Taki Naki Naki”. 

Il disco, che viene stampato e pubblicato con etichetta RCA, riscuote grande successo nelle discoteche di tutta Italia.

Il successivo Q Disk, pubblicato da A.C.V. edizioni musicali di Roma, “Profane Gotic”, scritto e prodotto da me per Raduan DJ e Giangy, riscuote un enorme successo in Europa, resta per tre mesi primo in classifica in Germania e viene trasmesso anche dalle radio americane. Questo brano è un costituito da un canto gregoriano su una base dance ed è l’antesignano del famosissimo “Sadeness” degli Enigma.

Giriamo anche un video, con la regia di Toni Occhiello, ambientato in una chiesetta di Miranda, sovrapponendo le immagini in studio, ma il clip, trovato oltraggioso dalla popolazione del posto, viene ritirato repentinamente dal mercato.

Intanto continuo a scrivere canzoni e registrarle, suonare, scrivere soggetti cinematografici, dipingere quadri, una vita a tutto tondo centrata sull’arte.

Diversi brani li invio alle edizioni della Polygram a Milano, altri li propongo da cantare a miei amici, così faccio circolare la mia musica.

Nel 1990 interpreto una piccola parte (l’assessore alla cultura) nel film di Toni Occhiello, “Majidas”, poi, nel ’92, svolgo l’attività di Direttore di Produzione a Roma e Aiuto Regista a Terrasini (PA) nel lungometraggio “Il gioiello di Arturo”, dello stesso regista.

Arriviamo a Terrasini qualche giorno dopo la strage di Giovanni Falcone a Capaci, a pochi chilometri da noi, e durante il set scoppia la tragedia di Borsellino.
Sul set viene a farmi visita un giovane Max Gazzè per chiedermi consigli sulla situazione discografica in Italia.

Dopo queste vicende, io e mia moglie partiamo per gli Stati Uniti, alla volta di Dallas, lasciando in Italia Yuki, che ha appena cinque anni.

Da Dallas facciamo un tour lunghissimo. 

Attraversiamo dapprima il Texas, tra Sant’Antonio ed Amarillo, transitiamo per l’Oklahoma ed entriamo in Colorado, dove sverniamo fra Boulder e Gold Hill, fino a stanziarci ad Aspen, dove ci prestano un ranch

Qui incontriamo anche, per un concerto, Buddy Miles.

Purtroppo dobbiamo metterci in viaggio per raggiungere Los Angeles, dal momento che il nostro amico George O’Hara ci telefona dicendoci che l’indomani mattina, il presidente  mondiale del Buddismo, Ikeda, sarà a Los Angeles e ci ha riservato tre posti.

Saltiamo sulla Izuzu Trooper e arriviamo di corsa a Grand Junction, Utah, giriamo verso sud e, dopo aver attraversato il Red Canyon e il Bryce Canyon, scorgiamo le luci a giorno di Las Vegas, dove giungiamo verso le quattro del mattino.

Dopo esserci sfogati con le slot machine del Golden Nugget, ci rimettiamo in macchina e attraversiamo il deserto del Nevada. Facciamo una sosta di un paio d’ore in un motel, esausti, e continuiamo. 

Ecco, finalmente s’intravede San Bernardino e poi Los Angeles! 

Arriviamo davanti all’auditorio di Santa Monica alle dieci in punto: ce l’abbiamo fatta.

Siamo ottanta da tutto il mondo. 

Tutta l’America ci guarda sui maxi schermi. 

Ci hanno riservato tre posti in prima fila. 

Seduti dietro di noi notiamo George Williams, Herbie Hancock, Tina Turner, Buster Williams e altri musicisti e grandi personaggi che non sto qui a enumerare.

Nel pomeriggio, e anche il giorno dopo, rivediamo il presidente Ikeda e ci scambiamo dei doni.

Ci ospitano in una villa a Point Dume, scogliera a picco su Malibu, accanto alle ville di Springsteen e Bob Dylan: un Paradiso.

Se questo è un sogno, vorrei non svegliarmi mai!

Il seguito alla prossima puntata.