SAN GIULIANO DI PUGLIA 19 ANNI DOPO IL TERREMOTO, IL DOLORE RESTA E NESSUNO HA PAGATO - Molise Web giornale online molisano
Ore 11.32 del 31 ottobre 2002: il Molise intero si ferma. Una scossa del grado 5.3 Richter ha sconvolto tutti. Si avverte indistintamente in tutti i comuni. Nei piani alti della città di Campobasso è panico. I meno informati sul terremoto scappano per le scale, lo fece anche la sottoscritta all'epoca studentessa universitaria. Ma il dolore era altrove: a San Giuliano di Puglia a pochi km dall'epicentro del sisma che venne collocato nei pressi dei Monti frentani a Colletorto. Una scuola era crollata. Si trattava del plesso che ospitava all'epoca le scuole materne, le elementari e le medie di San Giuliano. Il plesso intitolato a Francesco Jovine. Solo per un caso non ci fu una carneficina: gli alunni delle materne erano all'asilo insieme a quelli delle medie e dovevano scendere alle elementari per festeggiare tutti insieme hallowen. Cosa che volevano fare pure i bambini delle elementari. Le piccole vittime di quel sisma che, in altre zone, non avrebbe ucciso proprio nessuno. E invece li fu l'inferno. Ma il terremoto fu, come leggiamo nella sentenza definitiva sul crollo della Jovine, soltanto la concausa di quello che accadde. L'edificio crollato era stato da poco inaugurato. Solo 40 giorni prima era stato aperto un nuovo padiglione. Si tratta dell'area sopraelevata. Una struttura di cemento armato su una struttura di sabbia e ciottoli. Come sostenne il procuratore di Larino Nicola Magrone, "quella scuola poteva cadere anche con una nevicata pesante". Non abbiamo modo di saperlo perchè il fato ce ne ha tolto la possibilità. San Giuliano di Puglia non era un comune a rischio sismico. Per questo sono stati permessi scempi dal punto di vista delle costruzioni. Ma ormai alle 11.33 del 31 ottobre 2002 quella scuola era un cumulo di polvere e macerie. I vigili del fuoco corsero subito sul posto: si scavava a mani nude insieme ai genitori. Ma per 27 bambini e per la maestra Carmela Ciniglio non ci fu nulla da fare. I primi 26 furono estratti già morti così come la loro insegnante. L'ultimo morì all'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma dopo aver sperato per circa un mese. Altri sono rimasti sulla sedia a rotelle, come Pompeo Barbieri, il bambino con il sogno di diventare calciatore e che oggi si impegna per aiutare gli altri più sfortunati. Come Pia Antignani, la ormai 23enne che vive ora a Padova con la famiglia. Pia studia geologia e nei suoi sogni c'è quello di evitare che simili tragedie si ripetano ancora. San Giuliano si ferma come ogni anno. Ma il Comune ora, dopo i tanti aiuti che arrivarono nell'immediato, ha dichiarato dissesto. Non riesce a coprire le spese per i risarcimenti alle vittime ai quali è stato condannato. Si parla ormai solo di risarcimenti monetari. Finanche i genitori hanno rinunciato, quando intervengono in tv, a chiedere quella giustizia penale di cui i figli morti hanno diritto. 
Quella giustizia che ha condannato a 5 anni di reclusione in via definitiva il progettista della sopraelevazione Giuseppe La Serra, il tecnico comunale Mario Marinaro, il costruttore Giovanni Martino e il subappaltatore Carmine Abiuso. Due anni e dieci mesi ha ottenuto anche l'ex sindaco Antonio Borrelli, che nel crollo della Jovine perse sua figlia Antonella. Uno dei nove angeli della classe del 1996, quell'anno completamente cancellato a San Giuliano di Puglia. Era tra quei bambini che avevano fretta di imparare perchè tra i banchi di scuola ci sono stati solo per un mese. 
I cinque condannati però hanno avuto modo di non scontare mai un giorno di carcere. Le loro sentenze sono rimaste lì come se i reati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose fossero equiparabili a un furto di caramelle. Ma la giustizia ha deciso così e tutti si sono ormai rassegnati.
Non ci si rassegna però a chiedere scuole sicure.  Lo fanno tutti i molisani che ancora sono costretti a studiare in edifici precari. Ce ne ricordiamo ogni anno il 31 ottobre. Ma chi dovrebbe farlo tutti i giorni lo fa solo oggi con una commemorazione in Consiglio Regionale. Dove l'unica cosa che si dovrebbe ricordare è : il dovere di costruire scuole sicure e il dovere di ricostruire quelle zone distrutte. Anche la morte di 27 bambini e della maestra Carmela, di Annantonia e di Luisa (le due donne che abitavano nella casa vicina alle macerie della scuola) sembra un sacrificio inutile davanti a tanta inerzia. Ma soprattutto un sacrificio  per cui nessuno sta effettivamente pagando. 
Viviana Pizzi