Accadde Oggi 2 febbraio - #almanacco

Oggi 2 febbraio la Chiesa festeggia la Presentazione del Signore, detta anche Candelora

962 – Ottone I di Sassonia è incoronato da Papa Giovanni XII;
1119 – Elezione di Papa Callisto II;
1309 – Papa Clemente V viene trattenuto ad Avignone dal Re di Francia Filippo il Bello, inizia la Cattività avignonese;
1438 – Forte terremoto nel Lazio;
1703 – Un violento terremoto del X grado della Scala Mercalli colpisce L’Aquila e il suo circondario causando oltre 6.000 morti;
1797 – Si combatte la Battaglia di Faenza fra le milizie pontificie del generale Colli e la Grande Armata di Napoleone;
1808 – Papa Pio VII non aderisce al Blocco Continentale imposto da Napoleone a tutti gli stati europei per isolare l’Inghilterra. Per cui le truppe francesi occupano Roma;
1831 – Elezione di Papa Gregorio XVI;
1908 – Sándor Ferenczi, futuro pioniere della psicoanalisi, rende visita per la prima volta a Sigmund Freud: è l’inizio di un sodalizio amicale e scientifico che durerà tutta la vita;
1924 – Nel corso dei I Giochi olimpici invernali, a Chamonix-Mont-Blanc (Francia) viene fondata la Federazione Internazionale Sci;
1943 – Seconda guerra mondiale: con la resa delle ultime sacche di resistenza tedesca si conclude la Battaglia di Stalingrado con la vittoria completa dell’Armata Rossa;
1972 – L’ambasciata britannica a Dublino viene distrutta per protesta contro la Domenica di sangue;
1989 – Invasione sovietica dell’Afghanistan: l’ultima colonna blindata dell’Unione Sovietica lascia Kabul, ponendo fine a nove anni di occupazione militare;
1990 – Apartheid: in Sudafrica il presidente Fredrik Willem De Klerk permette all’African National Congress di tornare a funzionare legalmente e promette di liberare Nelson Mandela;
2003 – Václav Havel termina il secondo mandato come Presidente della Repubblica Ceca;
 

Giornata mondiale delle zone umide

Nati

Pietro Cascella (1921) – Scultore e pittore italiano
Ciriaco De Mita (1928) – Politico italiano
Paolo del Debbio (1958) – Giornalista italiano
Farrah Fawcett (1947) – Attrice statunitense
Valéry Giscard D’Estaing (1926) – 20° Presidente della Repubblica francese
James Joyce (1882) – Scrittore irlandese
Filippo Magnini (1982) – Atleta italiano di nuoto
Aldo Palazzeschi (1885) – Scrittore italiano
Alessandro Sallusti (1957) – Giornalista italiano
Antonio Segni (1891) – 4° Presidente della Repubblica italiana
Shakira (1977) – Cantante colombiana
Gerard Piqué (1987) – Calciatore spagnolo
Nina Zilli (1980) – Cantautrice italiana
Tullia Zevi (1919) – Giornalista e scrittrice italiana
Luigi Veronelli (1926) – Gastronomo, enologo e scrittore italiano

Morti

Philip K. Dick (1982) – Scrittore statunitense
Werner Karl Heisenberg (1976) – Fisico tedesco, Premio Nobel
Philip Seymour Hoffman (2014) – Attore statunitense
Gene Kelly (1996) – Attore e ballerino statunitense
Chris Kyle (2013) – Militare statunitense
Dimitri Mendeleev (1907) – Chimico russo
Bertrand Russell (1970) – Filosofo e matematico gallese
Sid Vicious (1979) – Musicista punk inglese, membro dei Sex Pistols

Oggi vi porteremo lungo le strade che ci portano a Nusco da Ciriaco De Mita

Luigi Ciriaco De Mita (Nusco2 febbraio 1928) è un politico italiano, ex Presidente del consiglio, più volte ministro e dal 2014 sindaco di Nusco.

Raggiunse l'apice del potere politico negli anni ottanta quando fu Presidente del consiglio dei ministri. È stato inoltre segretario nazionale e poi presidente della Democrazia Cristiana e quattro volte ministro. Deputato dal 1963 al 1994 e dal 1996 al 2008 ed europarlamentare dal 1999 al 2004 (è contemporaneamente deputato ed eurodeputato, analogamente a Franco Marini) e dal 2009 al 2014, dopo la DC ha fatto parte del Partito Popolare Italiano e della Margherita e dal 2008 al 2017 dell'Unione di Centro.

Ha inizialmente aderito al progetto del Partito Democratico. Non ricandidato alle elezioni politiche del 2008 per via dello statuto del PD che puntava a un rinnovo della classe politica, ha aderito all'Unione di Centro. Ultimo importante incarico ricoperto è stato quello di presidente della seconda Bicamerale per le riforme costituzionali tra il 1993 e il 1994. Fu soprannominato criticamente il padrino della DC e l'uomo del doppio incarico (segretario della DC e presidente del Consiglio).

Tra i principali esponenti della cosiddetta Prima Repubblica, ha avuto indirettamente una forte influenza su tutta la vita politica degli anni successivi. Fu De Mita a nominare Romano Prodi suo consigliere economico e poi presidente dell'IRI, dando inizio alla sua carriera politica. Sempre a De Mita si deve l'impegno in politica di Sergio Mattarella.

Figlio di un sarto e di una casalinga, nato e cresciuto a Nusco in provincia di Avellino, dopo aver frequentato il Liceo Classico nella vicina Sant'Angelo dei Lombardi, vince una borsa di studio nel Collegio Augustinianum e si iscrive all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove si laurea in giurisprudenza per poi cominciare a lavorare come consulente presso l'ufficio legale Eni di Enrico Mattei. La moglie, Anna Maria Scarinzi, è stata segretaria di Fiorentino Sullo.

Nel 1956 De Mita venne eletto consigliere nazionale della DC al congresso di Trento. In quella sede si fece notare perché criticò Fanfani e contestò i criteri organizzativi del partito. Eletto deputato per la prima volta nel 1963 per il collegio di BeneventoAvellino e Salerno, nel 1966 alla Camera lanciò l'ipotesi di un accordo con i comunisti a proposito dell'attuazione dell'ordinamento regionale. Nel 1968 entrò a far parte del governo come sottosegretario all'interno.

«Chi non è allineato con la base di certo non va avanti nel partito»

(Enzo Venezia)

Fu tra i fondatori della corrente di "sinistra" della DC, chiamata "Sinistra di base" o "la Base", sostituendosi a Fiorentino Sullo come capocorrente irpino negli anni in cui la DC irpina si andava affermando a livello nazionale. Vicini a De Mita c'erano in quegli anni Gerardo BiancoNicola MancinoGianni Raviele e il segretario della DC per la Provincia di Avellino dell'epoca, l'amico e collaboratore Attilio Fierro, della vicina Montella. Fu vicesegretario della DC durante la segreteria di Arnaldo Forlani, ma si dimise da quella carica nel febbraio del 1973 dopo il patto di palazzo Giustiniani. Ricoprì poi diverse cariche ministeriali tra il 1973 e il 1982.

Nel 1982 è De Mita a indicare al governo Romano Prodi, già suo consigliere economico, per la nomina ai vertici dell'IRI dove rimarrà fino al 1989.

Dopo essere riuscito a smantellare le correnti interne alla DC facendo prevalere la sua, De Mita venne eletto segretario nazionale della DC nel maggio 1982. Il suo partito subì un grave calo nelle elezioni politiche del 1983; nonostante ciò De Mita restò in carica, venendo ripetutamente confermato fino al congresso del 1989.

È in questo periodo che Gianni Agnelli disse di De Mita: "È un tipico intellettuale della Magna Grecia". Gli replicò Indro Montanelli, dicendo: "Dicono che De Mita sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c'entri la Grecia".

Nel 1985 nella classifica degli uomini più potenti d'Italia, compilata come ogni anno dal settimanale Il Mondo, De Mita risultò al terzo posto dopo Gianni Agnelli e Bettino Craxi

Per quanto l'esperienza politica di De Mita sia troppo recente per una valutazione storiografica, egli sarà ricordato indubbiamente per la sua rivalità con Bettino Craxileader socialista che negli anni ottanta occupò la carica di Presidente del consiglio per ben quattro anni. Craxi ha sempre rivendicato una sua spinta riformista contrapposta all'immobilismo della Democrazia Cristiana e nel 1987 entrò in rotta di collisione proprio con l'allora partito di maggioranza relativa per la rottura del cosiddetto "patto della staffetta", in base al quale il PSI avrebbe dovuto cedere alla DC la guida del Governo nell'ultimo anno di legislatura, così nel 1987 si determinò uno scioglimento anticipato delle Camere.

In questi anni De Mita spinse Sergio Mattarella a intensificare il suo impegno politico attivo con l'incarico di ripulire le liste siciliane della DC dagli uomini di Ciancimino. Nel 1984 De Mita azzerò i vertici palermitani della DC nominando Mattarella commissario straordinario.

Dopo la caduta del governo Craxi II, di cui De Mita fu in parte responsabile, e un breve incarico a Giovanni Goria, nell'aprile del 1988 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga affidò l'incarico di formare un nuovo governo a De Mita, che si trova alla guida di un pentapartito sostenuto dai democristiani, dai socialisti, dai repubblicani, dai socialdemocratici e dai liberali.

La nomina di De Mita a Presidente del consiglio, la prima di un segretario della DC in carica dai tempi di Amintore Fanfani, fu però funestata tre giorni dopo dall'assassinio di Roberto Ruffilli da parte delle Brigate Rosse, senatore della Democrazia Cristiana e consulente di De Mita per le riforme istituzionali. Ruffilli aveva contribuito a varare proprio il governo che stava allora entrando in carica. Nel volantino di rivendicazione le Brigate Rosse definirono Ruffilli "l'uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano".

I detrattori di De Mita parleranno del suo entourage come del "clan degli avellinesi", con riferimento alle varie personalità di spicco originarie della provincia di Avellino che ricoprirono incarichi di rilevanza politica e amministrativa, come Antonio MaccanicoBiagio AgnesNicola Mancino e Gerardo Bianco.

Il 22 febbraio 1989 Arnaldo Forlani venne nominato nuovo segretario della DC, ponendo fine al "doppio incarico" di De Mita. Un mese dopo il "Consiglio Nazionale della Democrazia cristiana" riunito a Roma nominò De Mita presidente della DC.

Nel maggio De Mita rassegnò le dimissioni dal suo primo governo. Riottenne l'incarico l'11 giugno, dopo il fallimento del mandato esplorativo affidato a Spadolini. Il 6 luglio 1989 De Mita rinunciò all'incarico di formare un nuovo governo, incarico che Cossiga conferì poi a Giulio Andreotti. Il Governo De Mita rimase in carica fino al 22 luglio 1989.

Nel 1989 De Mita fu sostituito alla segreteria della DC da Forlani, assumendo la presidenza del partito, carica mantenuta fino al 1992, eccezion fatta per un breve periodo nel 1990.

Nominato il 9 settembre 1992 presidente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, si dimise nel marzo del 1993 e gli subentrò Nilde Iotti.

Nello stesso anno, nel momento di trasformazione della DC, entrò a far parte del Partito Popolare Italiano.

Fu inserito tra i testimoni richiesti dalla difesa di Giulio Andreotti nel processo che vide quest'ultimo prosciolto dall'accusa di collaborazione con la mafia, ma riconosciuto come connivente con la mafia stessa fino al 1980.

De Mita in seguito si schierò con i Popolari di Gerardo Bianco, corrente di sinistra del partito, contro Rocco Buttiglione che, difformemente alle decisioni congressuali, aveva deciso di allearsi con Forza Italia, partito di centro-destra.

Nel 1996 sostenne la nascita della coalizione di centrosinistra, L'Ulivo.

Nel 2002 contribuì all'ingresso del Partito Popolare nella Margherita e alla nascita del nuovo partito centrista. Ribadì in più occasioni la propria contrarietà al progetto di "Uniti nell'Ulivo" (lista unitaria con DSSDI e MRE), tanto da convincere, con Franco Marini, il partito a presentarsi nella coalizione di centro-sinistra L'Unione alle elezioni politiche del 2006 con la propria lista al Senato e non con la lista unitaria.

Al secondo Congresso della Margherita De Mita comunicò nella sua lunga relazione la sua adesione al nuovo Partito Democratico raccogliendo moltissimi applausi dalla platea diellina. Durante l'assemblea costituente del PD è stato nominato membro della commissione statuto del nuovo partito. Questa decisione ha suscitato qualche contestazione da parte della platea. In quanto ex Presidente del consiglio iscritto al partito, è stato nominato componente di diritto del coordinamento nazionale del Partito Democratico.

Il 20 febbraio 2008 annuncia il suo ritiro dal PD, in polemica con lo statuto del partito che prevede un tetto massimo di tre legislature complete, in base al quale sarebbe stato escluso dalle candidature alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008. Il giorno prima Tino Iannuzzi, segretario regionale campano del PD, aveva sostenuto la candidatura di De Mita nelle liste presentate dalla formazione politica democratica in Campania. Ha quindi fondato i "Popolari per la Costituente di Centro" che ha fatto fondere al nucleo campano dell'UDEUR di Clemente Mastella per dar vita al Coordinamento Popolari - Margherita per la Costituente di Centro, movimento con cui è entrato nella Costituente di Centro di Pier Ferdinando Casini.

Si è candidato capolista al Senato in Campania per l'Unione di Centro alle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, ma non è stato eletto.

In totale è stato deputato ininterrottamente dalla IV alla XI legislatura, e dalla XIII alla XV.

Alle elezioni europee del 2009 è stato eletto al Parlamento europeo nell'UdC con 56.575 preferenze nella circoscrizione Sud

È stato commissario regionale dell'UdC in Campania assieme a Gianpiero Zinzi

Secondo VoteWatch a fine marzo 2011, dopo quasi due anni dalle elezioni del 2009, Luigi Ciriaco De Mita con il 67,37% di presenze in seduta plenaria risultava al 708º posto su 733 nella classifica complessiva delle presenze di tutti gli europarlamentari. 

De Mita ha continuato a esercitare una certa influenza sulla politica locale della Campania, e di riflesso sulla politica nazionale, grazie alla sua capacità di attrarre voti. In un'intervista del 2008 Vincenzo De Luca, allora sindaco di Salerno ed ex deputato de L'Ulivo, ha dichiarato:

«In Campania da 40 anni siamo alle prese con un problema politico che si riassume in un nome ed un cognome: Ciriaco De Mita»

Nel 2014 De Mita a 86 anni ha partecipato alle amministrative candidandosi a sindaco di Nusco: è stato eletto sindaco nella lista dell'Unione di Centro con 2 156 voti (77,35%) battendo Rosanna Secchiano, presentatasi con la Lista Civica Nusco Futura che ha ottenuto 631 voti, e s쳭endo al nipote Giuseppe De Mita. I votanti sono stati 2 903 su un totale di 5 917 elettori.

In occasione delle elezioni regionali in Campania del 2015 ha deciso di appoggiare Vincenzo De Luca, candidato del Partito Democratico, rompendo così l'alleanza con il presidente uscente Stefano Caldoro

Ha sostenuto il «no» al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, arrivando a sfidare in un dibattito televisivo su La7 condotto da Enrico Mentana il Presidente del consiglio e segretario del Partito Democratico Matteo Renzi.

Contrario al riavvicinamento del partito al centrodestra, il 5 novembre 2017 ha abbandonato l'UdC e ha fondato, assieme al nipote Giuseppe De Mita, il movimento L'Italia è Popolare, parte della lista Civica Popolare, alleata del PD in vista delle elezioni politiche del 2018

Ricandidatosi alla guida del comune di Nusco, De Mita è stato rieletto sindaco della cittadina il 26 maggio 2019 con il 60% dei voti contro il candidato del PD, l'avvocato Francesco Biancaniello. 

In vista delle elezioni regionali in Campania del 2020 insieme al nipote ha presentato la lista "Fare Democratico - Popolari", a sostegno del presidente in carica Vincenzo De Luca.

La ricostruzione dell'Irpinia dopo il tragico terremoto del 1980 fu caratterizzata da un'eccezionale mobilitazione, anche finanziaria (60 000 miliardi di lire). La destinazione dei fondi stanziati per la ricostruzione è stata oggetto di innumerevoli inchieste; essendo l'Irpinia la terra di origine di De Mita, in cui egli ha sempre goduto di grande influenza, il nome del politico democristiano ricorse spesso in queste inchieste.

Nel 1987 i giornali rivelarono che la Banca popolare dell'Irpinia aveva visto aumentare considerevolmente di valore le sue azioni grazie al flusso di fondi per la ricostruzione. Tra i soci che beneficiavano della situazione c'era la famiglia di De Mita, con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni, altri titoli erano posseduti anche da parenti. Il 3 dicembre 1988 il quotidiano del Partito Comunista Italianol'Unità, allora diretto da Massimo D'Alema, pubblicò un articolo in prima pagina dal titolo: «De Mita si è arricchito con il terremoto». De Mita rispose con una querela che però non ebbe seguito poiché venne accettata la spiegazione di D'Alema che sostenne la mancanza del punto di domanda finale alla frase, dovuto a un errore tipografico. Nel 2008 De Mita dichiarò che Massimo D'Alema si era scusato con lui ammettendo che i suoi sospetti erano sbagliati. 

Sulle presunte speculazioni di De Mita sul terremoto nel 1989 Goffredo Locatelli pubblicò un libro, Irpiniagate. Ciriaco De Mita da Nusco a palazzo Chigi.

Nel 1993 vicende giudiziarie legate allo scandalo dei finanziamenti della ricostruzione post-sismica in Irpinia coinvolsero il fratello Michele, provocando le dimissioni di De Mita dalla presidenza della Commissione bicamerale per le riforme elettorali. Michele De Mita venne in seguito prosciolto con formula piena con sentenza passata in giudicato .

Quando si aprì l'inchiesta Tangentopoli, De Mita fu accusato dei finanziamenti illeciti confessati da Severino Citaristi, il tesoriere del partito. Grazie all'amnistia del 1990, avendo lasciato la segreteria DC nel 1989, non dovette subire le conseguenze penali del processo e fu tra i pochi politici italiani di spicco a uscire senza condanne dall'inchiesta. A essere condannati per la maxitangente Enimont furono Forlani e Citaristi per il periodo non più coperto dall'amnistia.

Da più voci è stato accusato di aver applicato con disinvoltura la pratica delle raccomandazioni e del clientelismo politico, favorendo l'ingresso in aziende pubbliche di amici e clienti.

Su stessa ammissione di Clemente Mastella, la sua assunzione alla Rai fu agevolata da una raccomandazione di De Mita. La redazione locale ove Mastella prese servizio proclamò tre giorni di sciopero contro l'ingresso in ruolo di un giornalista assunto senza regolare concorso e per nomina politica diretta.

Sempre su segnalazione di De Mita entrò in Rai nel 1983 Francesco Pionati, oggi deputato. Nel maggio 2011 Antonia De Mita, figlia di Ciriaco, racconta sulla sua pagina facebook a proposito del deputato Francesco Pionati:

«Entrò in Rai con una pedata nel sedere atomica di mio padre, dal quale era sempre in coda a chiedere favori»

Sempre su segnalazione di De Mita entrò in Rai anche Gigi Marzullo. Quando nel 1988 Pippo Baudo restò fuori dalla tv, dopo la rescissione consensuale del suo contratto con la Fininvest, fu De Mita, legato al conduttore da amicizia, ad assicurargli il ritorno in Rai nonostante la contrarietà dell'allora direttore Biagio Agnes. Come lo stesso De Mita ha dichiarato, fu lui a chiedere a Biagio Agnes che Beppe Grillo rimanesse in Rai dopo il pezzo che il comico genovese aveva portato al Festival di Sanremo contro i vertici del Partito Socialista Italiano.

Di nepotismo fu accusato dopo la nomina del nipote Giuseppe De Mita a Vice Presidente della Giunta Regionale della Campania. Il nipote Giuseppe si è poi candidato alle elezioni politiche italiane del 2013 con la lista UDC, venendo eletto alla Camera.

De Mita è stato accusato di corruzione in un filone laterale dello scandalo Parmalat: De Mita, insieme con Calisto Tanzi, al presidente della regione Liguria Claudio Burlando, e all'ex presidente delle Fs Lorenzo Necci, è accusato per un presunto giro di tangenti pagate a politici dal gruppo di Collecchio per un progetto finalizzato alla costituzione di una joint venture fra la "Cit Viaggi" delle Ferrovie dello Stato e la "Parmatour". L'ipotesi degli investigatori è che si sia tentato di scaricare sul partner pubblico i debiti del gruppo turistico della Parmalat. De Mita, che si proclama innocente, è stato chiamato in causa da Calisto Tanzi, a cui lo lega una stretta amicizia.

Alla fine degli anni novanta De Mita venne rinviato a giudizio dal Tribunale dei ministri con l'accusa di avere utilizzato fondi neri del Sisde per ristrutturare l'appartamento in cui viveva in un palazzo settecentesco in via in Arcione a Roma, con vista sul giardino del Quirinale, ottenuto a equo canone dall'Inpdai quando era ancora segretario della Democrazia Cristiana e presidente del Consiglio.

Nel luglio 2010 nacque una polemica relativa all'acquisto da parte di Ciriaco De Mita, insieme con la moglie e i figli Giuseppe e Antonia, dell'appartamento in via in Arcione a un prezzo molto inferiore a quello di mercato. De Mita acquistò il superattico su due piani di circa 550 metri quadrati più 200 metri quadrati di terrazzo per 3 milioni 415 mila e 700 euro dall'Inps, proprietaria dell'immobile in cui De Mita viveva in affitto dagli anni '80Il Giornale stimò che in quella zona il prezzo al metro quadro delle abitazioni fosse di circa 15 mila euro, per cui l'ex Presidente del Consiglio avrebbe pagato l'appartamento un terzo del suo reale valore.