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DIRETTA
Il presidente della Regione ha eliminato la surroga degli assessori ma ritiene immodificabile l'assetto della Giunta regionale

Toma cade sulla parità di genere, passa la mozione Fanelli sulla donna in Giunta.

di Viviana Pizzi


"Goda questo è il momento di godere".
E' stato il commento del presidente della Regione Donato Toma alla sconfitta della sua maggioranza in aula sulla parità di genere. E' passata infatti con 11 voti a 10 la mozione a firma della consigliera Pd Micaela Fanelli che richiede l'ingresso di una donna in Giunta. 

Nel particolare si impegna  il Presidente della Regione Molise: - a nominare un Assessore donna, revocando uno degli uomini presenti nell’attuale composizione della Giunta o nominando un quinto Assessore donna; - a conferire la delega alla parità di genere e alle diversità, al fine di garantire il pieno esercizio dei diritti sottesi ed eliminare le disuguaglianze di tutti i tipi, a partire da quelle di genere.

Toma ha motivato il voto contrario sostenendo che è impossibile in questo momento modificare uno Statuto messo a punto durante il Governo Iorio e non modificato da Frattura non si poteva farlo oggi. Peccato però che lo stesso presidente Toma nell'aprile scorso ha provveduto a cambiare in corso la normativa sulla surroga degli assessori regionali con i primi dei non eletti. Insomma la donna in Giunta no ma l'estromissione in corso d'opera di Scarabeo, Tedeschi, Matteo e Nico Romagnuolo è stata possibile. 

Fanelli dal canto suo ha dichiarato in aula di non aver messo in campo questa lotta durante il Governo Frattura (anch'esso senza donne in Giunta) perché poteva sembrare un mero esercizio di potere. Ha poi ricordato l'importanza della parità di genere per eliminare anche problemi atavici come quello della violenza sulle donne. Sarebbe stato bene fare questa lotta anche durante la Giunta Frattura da segretaria del Partito Democratico ma meglio tardi che mai. Ha votato a favore anche Patrizia Manzo sostenendo che qualora i diritti delle donne vengano negati è giusto prenderseli con le mozioni e con la forza. Iorio ha ricordato che durante le sue Giunte ha sempre nominato donne e ha annunciato quindi il voto favorevole. Il consigliere Andrea Greco, pur votando a favore, ha espresso dubbi sulla nomina del quinto assessore che potrebbe significare spreco di denaro pubblico. 

E' facile da capire che questa mozione, seppur passata, cadrà nel vuoto. Come quelle che chiedevano il Vietri centro Covid. Toma ha votato no sostenendo che i partiti del centrodestra non hanno mai proposto una donna, Il documento passa proprio grazie al voto delle consigliere Romagnuolo e Calenda escluse dalla Giunta per 3 anni parimenti a quanto avvenne per l'ex consigliera Nunzia Lattanzio quando il presidente era Frattura. 

"Non posso che essere fiera di come l'Aula abbia scelto di stare dalla parte dei diritti delle donne - ha dichiarato Fanelli in una nota-  e per questo ringrazio tutti i colleghi, di minoranza e maggioranza, che hanno espresso il loro voto favorevole.
 
Si tratta di un atto che arriva in un momento storico caratterizzato da una pandemia che sta amplificando ancora di più le distanze sociali ed istituzionali delle differenze di genere. Ce lo dicono i numeri drammatici emersi nel report Istat sull'occupazione dell'ultimo mese del 2020. Cifre queste, che hanno evidenziato come, solo nell'ultimo mese dell'anno, la crisi abbia colpito soprattutto le donne, che rappresentano ben il 98% di coloro che perso il lavoro. Così come, sempre l'Istat, ha certificato, come dal 2019 al 2020, ci sia stato un aumento del 75% delle chiamate al numero antiviolenza da parte delle donne.
 
Ed è proprio dinanzi agli effetti drammatici del Covid che hanno amplificato le richieste di aiuto e quel divario di genere, mai davvero colmato, abbiamo ora più che mai l'esigenza imminente di una maggiore tutela. Ecco perché dobbiamo continuare a lavorare per ottenere una maggiore presenza delle donne nei luoghi decisionali, nelle istituzioni. Affinché quei diritti possano essere davvero affermati.
 
E oggi voglio pensare che proprio l'approvazione della mozione relativa alla composizione della Giunta regionale avvenuta nel giorno successivo al 76esimo anniversario del diritto di voto che, nel 1945 venne riconosciuto alle donne, sia un simbolo di speranza e ottimismo per il futuro. Perché ora più che mai bisogna cambiare rotta.
 
In questi due anni e mezzo di legislatura targata Toma nulla è stato fatto in questa direzione. Non si è registrato alcun intervento di politiche attive in favore delle donne. In nessun campo.
 
Tutto questo non è più tollerabile.
 
Ecco perché l'approvazione di questa mozione diviene un segnale ben preciso che non può non essere considerato da chi guida la Regione. Un simbolo che ci indica come il Molise non abbia alcun desiderio di restare ancorata al palo dei diritti negati. L’Aula ha, infatti, espresso tutta la sua ferma volontà di garantire la piena attuazione della parità tra uomini e donne nella vita sociale, culturale, economica, politica ed istituzionale.


Perché, ricordiamo al Presidente Toma, che la politica è anche delle donne!  E lo sarà sempre, nonostante qualcuno, come lui, continui a imporre, in violazione della normativa vigente, una gestione del potere tutta al maschile.
 
Nemmeno questo può fermare una battaglia dei diritti che, prima o poi, trionfa. Ed è questo che Toma dovrà comprendere, perché davvero possiamo parlare di un successo storico, ottenuto nonostante la superbia che, ancora una volta, il Presidente ha inteso manifestare in Aula. Uno sforzo il suo, che però si è dimostrato del tutto inutile, dato che il Governatore ha di fatto registrato l'ennesima bocciatura da parte della sua stessa maggioranza.
 
Ora, perciò, al Presidente non resta che adeguarsi alla volontà espressa dal Consiglio. Perché noi davvero speriamo che, dopo aver incassato, l'ennesimo pessimo risultato, scelga con umiltà di fare un passo indietro.


Intanto, per questo importante risultato raggiunto, il mio grazie oltre ad andare a chi, insieme a me, ha scelto l'uguaglianza sostanziale dei diritti, va oggi alla Consigliera di Parità, Pina Cennamo, a Beatrice Matalone che insieme ad altre sottoscrisse il ricorso al Tar contro i decreti di nomina degli Assessori in violazione dell'articolo 51 della Costituzione e delle leggi europee, che appunto garantiscono la presenza delle donne negli organi esecutivi delle istituzioni. Grazie anche alle esponenti del Partito Democratico, Bice Antonelli, Bibiana Chierchia e Alessandra Salvatore, alla Conferenza delle Donne Democratiche, a tutte le consigliere della Commissione di Parità, nonché a tutte le donne e gli uomini che hanno sostenuto questa battaglia". .