Campomarino ai tempi della zona rossa. La storia di Mariangela alle prese con le altre patologie del padre: siamo abbandonati

di Viviana Pizzi 


A Campomarino la situazione relativa alla diffusione del Covid 19 è ormai fuori controllo. Il numero esatto dei contagiati non è dato saperlo anche se sommando quelli che arrivano tutte le sere da Asrem dovrebbero essere più di 200. Il Comune è zona rossa ormai dal primo febbraio e lo resterà per due settimane. Ma ci sono anche persone campomarinesi che stanno affrontando altre patologie e che si sentono abbandonate da tutti. E' il caso di Mariangela Pezzotta, donna che si occupa di logistica alla Fca- Fiat di Termoli e figlia esemplare. Vive a Campomarino ma le sembra di essere nella Bergamo dello scorso aprile. Ce lo racconta in questa intervista dove abbiamo ripercorso tutte le fasi del dramma che le ha "regalato" l'arrivo del 2021, quello che speravamo fosse l'anno della speranza e dei vaccini. 

Come state vivendo a Campomarino la situazione del Covid. Quali sono le difficoltà davanti alle quali vi trovate?

Stiamo vivendo una situazione peggiore di quella già vissuta a Bergamo . Abbandonati a noi stessi! Una sanità inesistente. Vivo a Campomarino , sulla costa, uno dei paesi più carini del Molise, un mare stupendo e persone di cuore. Qui stiamo vivendo l' inverosimile! Il paese è composto da 8000 persone e in una sola settimana siamo arrivati a tantissimi contagi , con tanti morti. La sanità regionale non ci aiuta. L' unico ospedale accessibile (il San Timoteo di Termoli ndr)  non ha personale e ti rifiuta anche per un tampone. Stiamo combattendo dalla prima pandemia , da marzo scorso abbiamo chiesto aiuti , ma il nostro governatore ha detto che non avevamo bisogno di nulla. I tamponi dobbiamo farli a pagamento , tutte le visite abitudinarie bisogna farle a pagamento , perché in ospedale , anche per un semplice prelievo , dobbiamo aspettare mesi.

Nel frattempo al dramma generale si aggiunge quello della sua famiglia. Cosa è avvenuto nello specifico? 

Le racconto la mia storia cominciata il 4 gennaio 2021. Porto al pronto soccorso il mio papà di anni 73, cardiopatico, trapiantato di cuore , perché aveva insufficienza respiratoria. Dopo una giornata buttato su una sedia , decidono di ricoverarlo nel reparto medicina interna. Senza darci notizia. Comincio in serata a chiamare tutto l'ospedale, fino a quando riesco a parlare con un sanitario che mi passa la dottoressa di turno. Mi dicono che papà stava meglio , che avrei dovuto aspettare il giorno successivo per avere degli aggiornamenti sul caso. Dopo due giorni l'ospedale mi chiama alle 23.30 , chiedendomi di recarmi al pronto soccorso per farmi fare il tampone.  Soltantocon esito negativo potevo e dovevo raggiungere papà in reparto, perché aveva avuto  una crisi e non accettava le terapie.

E' a questo punto che arriva il dramma? 

Dalla sera del 6 gennaio,sono stata fissa vicino a papà , per assisterlo. Affinché accettasse tutte le cure. Ma non è stato così. Dal 6 gennaio , fino al 20 ed oltre , ho dovuto imparare a cambiarlo. Compreso il pannolone. Ho dovuto imparare a sostituire le flebo, a gestire il ventilatore , la macchina per respirare , la cosiddetta CiPAP. Insomma ho dovuto sostituire gli infermieri e gli stessi medici. Io sono una semplice ragioniera , che si occupa di logistica in FCA. Ma  non fa nulla, per salvare la vita di papà , avrei fatto anche di più. Ho visto in quei giorni morire persone continuamente . Morire perché non avevano assistenza, morire soffocate, non per il virus, ma per altre patologie , come per papà. Che fortunatamente non ha avuto problemi di COVID , ma peggio. Tutto questo ,nell’ ospedale San Timoteo di Termoli. Non è un accusa a chi lavora in ospedale , anzi , loro fanno di tutto, ma non si può affrontare un reparto con soli due infermieri , dove ci sono malati gravi. Ora la situazione è drammatica. Ti lasciano morire in casa, perché non hanno neanche più le persone per le ambulanze. Ovvero 118. Non sappiamo più cosa fare. Di noi nessuno parla sui tg , perché la nostra regione è dimenticata da tutti. Soltanto perché è piccola e non tanto ricca. 


Qual è la situazione clinica di tuo padre ora. Ci sono segnali di miglioramento? 

Ora è a Salcito, al centro di riabilitazione della Neuromed, grazie a Dio abbiamo queste favolose strutture private che nessuno conosce , ma sono eccellenti. Ora sta bene e sta sempre più migliorando. Sta facendo riabilitazione cardiopolmonare. In tutto quello che è invece accaduto ci tengo a fare elogio al primario Milano e al dottor De Vescovo , del reparto di medicina del San Timoteo di Termoli. Loro , con papà sono stati bravi. Ma l ospedale è così sotto organico che è davvero difficile andare avanti.

 

Mariangela ha fatto un tampone, risultato negativo per casi verificatisi nell'ufficio dove lavora. Ora come sta fisicamente?

Io sto benissimo, infatti credo sarà un secondo tampone negativo, ma siccome ho mamma che sta da sola , faccio tutto io per lei, da quando papà è ricoverato. Quindi voglio avere la massima certezza.

 

 

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