Vittime del Covid, intervista a Iacovino: "in una Regione di deficienti dobbiamo rivoltare il tavolo della Sanità"

Intervista a tutto campo all'avvocato Vincenzo Iacovino e al presidente del Comitato Vittime del Covid Francesco Mancini. Toccati tutti gli aspetti della battaglia che si sta tenendo sia a colpi di esposti alla Procura della Repubblica, passando per la storia personale di Francesco e arrivando alle proposte politiche per fare in modo che quanto avvenuto a chi è morto di Covid all'ospedale Cardarelli di Campobasso non avvenga mai più. 

Sono più di 200 infatti le vittime del virus della seconda ondata. Tra questi proprio il padre di Mancini ricoverato all'ospedale il 25 ottobre 2020 e deceduto nello stesso il 16 novembre dello stesso anno.

Ma cosa sta avvenendo all'interno del Tribunale di Campobasso? Sono stati accolti gli esposti presentati dai familiari delle vittime e si parte da una denuncia presentata il 2 aprile scorso in cui si preannunciava quanto sarebbe avvenuto mesi dopo, una chiusura dei reparti del Cardarelli perché raggiunti dalla pandemia in corso. E che l'ospedale Cardarelli non sarebbe stato in grado. come struttura, di  tenere in piedi il sistema di cura dei malati. 

"L'eccezione al progetto del centro Covid di Larino - spiega Iacovino - è stata sollevata perchè al Vietri mancano le terapie intensive e non è possibile mettere in campo quell'assistenza di tipo complesso che invece poteva essere garantita a Campobasso. Ora però non mi pare che ci sia questa garanzia proprio al Cardarelli. Anzi si assiste a una grave mancanza perchè i molisani non hanno l'assistenza adeguata". 

Tra le carte che la Procura è chiamata a esaminare ci sono esposti dettagliati e documentali. Alla procura si chiede di stabilire il nesso di causalità tra la morte dei pazienti e il Covid stesso e si chiede anche di accertare se nelle morti c'è stato errore umano. 

"Se il virus sia stato la causa diretta di un decesso- continua Iacovino - lo deve stabilire la Procura. Hanno acquisito tutte le cartelle cliniche dei pazienti dove si potrà stabilire se c'è stato errore umano o se i decessi sono arrivati a seguito delle altre patologie di cui erano affetti i ricoverati". 

A Iacovino è stato anche chiesto se si sente di dare la colpa al Commissario Giustini di quanto è accaduto. 

"La responsabilità morale è un fatto etico - rimarca l'avvocato- quella giuridica va accertata. Siamo in piano di rientro sanitario da oltre dieci anni. E ci troviamo di fronte a una programmazione che continua a favorire i privati accreditati. Non mi sento quindi di addossare la responsabilità al Commissario ma gli chiedo di rimettere in gioco il piano Covid che vedeva al centro l'ospedale di Larino. Quello presentato il 17 luglio 2020, prima osservato e poi fatto decadere per essere sostituito dall'altro, quello della torre Covid al Cardarelli, scritto da chi non ha alcuna legittimazione a scrivere. Ora se vuole salvare il Molise ci deve dire chi lo ha costretto a firmare un progetto che altrimenti non avrebbe mai firmato". 

L'avvocato Vincenzo Iacovino chiede di far saltare il banco. Perchè il progetto dell'ospedale di Larino come centro Covid era stato firmato da 118 sindaci e avallato dal Consiglio Regionale del Molise. Per Larino sono stati stanziati 9 milioni e 200mila euro, di cui 7 milioni servono per sistemare l'attuale Hospice. 

"Stiamo andando a piedi in questo momento - sbotta - mentre si sceglie ancora quale macchina comprare. Sollecito quindi Giustini a revocare il progetto della Torre Covid e mi chiedo soprattutto perchè i ministri del centrosinistra (Roberto Speranza di LeU ndr) possano ancora imporre i container quando abbiamo un ospedale che potrebbe essere utilizzato benissimo. Questo avviene perchè abbiamo una classe politica incompetente. Vediamo dove ci vogliono portare queste capre. Non ci devono ricevere perchè si incatenano ma lo devono fare perchè dovremmo avere politici competenti. 

Ma alla domanda su una sua eventuale discesa in politica  (quindi provare a sostituire quelli che lui definisce incompetenti ndr) risponde con una dicniarazione interlocutoria: "Sono 30 anni che faccio l'avvocato. Se decido di entrare in politica lo preannuncerò. Per ora non strumentalizziamo le battaglie legali per tali fini. Voglio sottolineare che in questa regione non c'è il partito del Covid ma un partito di deficienti che governa" .

Accanto all'avvocato c'era anche Francesco Mancini. Il papà ammalatosi il 25 ottobre e arrivato al Cardarelli per un problema di bassa saturazione è deceduto il 16 novembre.

"Nei primi giorni sembrava andare tutto bene - ha dichiarato Mancini- dopo la situazione è precipitata. I medici e gli infermieri erano pochi e passava delle giornate completamente da solo e lui chiedeva di essere tirato fuori da quel reparto. I primi giorni lo spronavo a resistere. Ma dopo ho capito che quel che raccontava era la pura e semplice verità e che rimanevano per ore intere senza un bicchiere d'acqua e senza adeguata assistenza. Il giorno prima della morte parlai con il medico che lo curava e ci ha detto che lì era la terza guerra mondiale. Non lo avevano trasferito in terapia intensiva perché lo dichiaravano non gravissimo. Muore il giorno dopo alle 9.30 del mattino. Ho raccontato la mia storia sui social e così sono entrato in contatto con altre persone che hanno vissuto lo stesso dramma. Si è formato il Comitato e abbiamo iniziato a presentare gli esposti che ci portano fino a questo punto".