Intervista alla Consigliera regionale Aida Romagnuolo: dimiettiamoci tutti

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La nostra malattia - Parte III #Inizialmente

Terza parte di una storia vera. “ Nelle gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia “.

Dall’altra parte 

Di fronte alla malattia della propria moglie, ci sono uomini che scappano via, aggiungendo dolore a dolore e ci sono quelli che decidono di restare ... 

E se lo fanno ti danno la loro anima per non vederti soffrire. 

Mio marito è uno di questi. 

È fedele alla promessa fatta il giorno del nostro matrimonio " Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia ". 

È attento, premuroso, amabile; sempre accanto a me . Se vede qualche piccola smorfia sul viso immediatamente mi chiede :" Tutto ok, hai bisogno di qualcosa?" Poi aggiunge: “Isa, tu devi guarire, i ragazzi ed io abbiamo bisogno di te". 

Il solo pensiero di lasciarli soli, mi fa diventare ancora più agguerrita contro il tumore. 

Davanti a noi si aprono distese sconfinate in cui potremo ancora correre insieme a piedi nudi felici e liberi e continuare a sognare. 

Un giorno al dh oncologico 

Di solito arrivo al Poliambulatorio “ Giovanni Paolo II” alle 7:15; vado nella cappellina, poi salgo a prendere il numero e, nell’attesa che arrivi il mio turno, riscendo in quella “piccola chiesa”, che nonostante le sue dimensioni è, per ogni cuore che cerca conforto, una sontuosa reggia. 

Mi siedo a pregare e sempre mi commuovo per quel via vai di dipendenti. 

C’è chi si ferma per un semplice segno di croce e chi sosta per una prece più lunga. 

Poi salgo al primo piano; nel frattempo la sala si è riempita; è certamente diversa da quella di un aeroporto o di una stazione ferroviaria, ma mi piace immaginare che in fondo anche noi siamo in viaggio, non per conoscere paesi lontani o per ammirare distese sconfinate e vette che si stagliano nel cielo azzurro, ma per esplorare i meandri del nostro essere e vedere come si cambia quando la malattia viene a farci visita. Se c’è ancora posto, mi siedo, altrimenti rimango in piedi e… guardo e…vedo. 

E vorrei non vedere quegli occhi parlare di sofferenza, quelle membra chiedere riposo, quelle labbra implorare la guarigione! Quanta gente ad aspettare! Giovani, anziani, persone ben vestite o un po’ trascurate nell’aspetto, sole o accompagnate da un parente o un amico.Persone tanto diverse tra loro, ma tanto simili al contempo.. 

Al di là di un ospedale ognuno corre per la propria strada; ognuno vive la vita a modo suo! Ma tra queste quattro mura, si indossa una stessa divisa, si vivono le stesse emozioni, si compiono le stesse azioni, si prega un unico Dio, anche se ha nomi diversi. 

Tra le stanze ed i corridoi, come angeli terreni , passano infermieri e dottori ad elargire un sorriso e a rassicurarci; questo vale più di ogni terapia…e loro lo sanno! Avanti e indietro, su e giù con fogli e provette; come api laboriose, senza sosta, svolgono la propria missione.

Una voce al microfono chiama: “ Uno, due…” , siamo solo numeri per la “sanità”, ma per chi lavora qui instancabilmente, siamo esseri fragili ai quali basta una parola per demoralizzarli e mezza per far rinascere la speranza! 

Com’è strana la vita! Chi si sognerebbe di raccontare di sé al primo sconosciuto? 

Eppure, quando ci si incontra in un ospedale viene naturale come respirare; si diventa parte di una nuova famiglia in cui tutti i membri sanno di te e tu di loro e, senza remore o pregiudizi alcuni, si instaura un mutuo soccorso.