Ridiamo voce alle donne, il femminismo liberale dell'uguaglianza #unavoceperledonne

di Viviana Pizzi

Concludiamo oggi con questo terzo capitolo il viaggio nelle macrocorrenti femministe che insistono sull'Italia. Questa tappa è dedicata al femminismo liberale, quello più seguito anche in regione. Ci sono circoli in tutta la regione. A Termoli il circolo si chiama proprio con il nome che ha deciso nella contemporaneità di seguire questa corrente: non una di meno. Nome che si associa all'argentino niunamenos nato per denunciare lo stupro contro l'attrice Thelma Fardin. E usato poi per difendersi dal fenomeno del femminicidio. Peccato che poi gli obiettivi delle femministe argentine, contrarie al pari delle radicali al sex work, si siano discostati da quelli delle femministe italiane, che nella loro lotta hanno incluso anche i temi della lotta Lgbt, del razzismo e dell'uguaglianza in genere. 

Da un lato lotta intersezionale mirava a ritrovarsi in più persone nelle piazze del 25 novembre e dell'8 marzo. Ma successivamente però ci si è trovati a litigare con gli uomini sugli spazi. Con episodi in cui gli oppressori hanno chiesto di essere a capo dei cortei organizzati per difendere le donne dallo stupro, dal femminicidio e dalle disuguaglianze sociali come il diverso guadagno dal punto di vista lavorativo e la maggiore disoccupazione femminile.

Ma veniamo a un po' di storia per avvicinare le donne che non hanno ancora contatto col mondo femminista. La corrente liberale nasce negli ultimi anni dell'ottocento e nei primi decenni del novecento. Nasceva come prima ondata del femminismo e si basava sulla parità politica e giuridica dei sessi.   Il femminismo liberale non vuole modificare la società capitalista, ma solo migliorarla.  Si batte per la libertà e l’autodeterminazione dell’individuo, lottando quindi contro la cultura dello stupro e in favore della libera scelta di ciascuno su ogni campo. Il femminismo liberale ha storicamente lottato per far sì che alla donna fossero concessi gli stessi diritti che ha l’uomo. La sua parola chiave è uguaglianza.

Come dicevamo il femminismo liberale affronta anche il tema del genere. Seguendo la teoria queer sostiene che sia una qualità individuale innata di ogni individuo, che si manifesta in determinati atteggiamenti e nel rapporto con il mondo esterno.  Le femministe liberali e queer criticano questo modello binario, ce optano per una liberazione individuale della persona, che può e, anzi, viene spinta a rigettare il binarismo di genere, abbracciando una nuova individualità: l’essere queer, ovvero non sentirsi né uomo né donna (dunque privo di genere), oppure sentirsi sia uomo che donna (bigender) e così via.

Per quanto riguarda l'aborto si sono unite anche alle lotte delle radicali sostenendo il pieno diritto di praticarlo. Sono favorevoli alla libera scelta per quanto riguarda la prostituzione da loro chiamata sex work e anche alla scelta della donna di concedere il suo corpo alla Gpa per permettere a coppie etero e omosessuali di essere genitori anche senza averne la possibilità fisica. C'è una lotta tra femminismo liberale e radicale in merito a questi temi. Le liberali appellano con il termine inglese Swerf le radicali che escludono la possibilità di scegliere di vendere il proprio corpo per farne un guadagno. E le chiamano Terf per sottolineare l'odio delle radicali per il transattivismo. Il movimento liberale, al contrario di quello radicale, non si chiama più solo femminista ma transfemminista.  Per continuare sulla sessualità il femminismo liberale, al contrario di quello radicale sulla pornografia pensa che non abbia un impatto negativo sulla società, ma che, al contrario, valorizzi la donna, mostrandola talvolta in posizioni di dominanza sull’uomo. Vuole combattere lo stigma associato al fatto che una donna non possa usufruire del porno e crede che non ci sia nulla di male nel mostrare il proprio corpo durante atti sessuali.


Le femministe liberali si sono incontrate nelle piazze con il movimento non una di meno. Hanno aderito anche al metoo per protestare contro i fenomeni di molestie soprattutto nel luogo di lavoro.
Il viaggio è finito. Quello sulle correnti femministe sicuramente. Dalla prossima volta iniziamo quello nei diritti delle donne che vengono violati nella società eteropatriarcale italiana,