Intervista alla Consigliera regionale Aida Romagnuolo: dimiettiamoci tutti

DIRETTA

Accadde Oggi 12 febbraio #Almanacco

Oggi 12 febbraio la Chiesa festeggia Sant’Antonio Cauleas, Patriarca di Costantinopoli
1049 – Papa Leone IX è consacrato papa dopo l’elezione del precedente dicembre.
1621 – Papa Gregorio XV è consacrato dopo l’elezione di tre giorni prima..
1825 – I Creek cedono l’ultimo dei loro territori in Georgia al Governo federale degli Stati Uniti d’America ed emigrano ad ovest.
1854 – Un fortissimo terremoto sconvolge la Calabria.

1892 – Il giorno del compleanno dell’ex presidente statunitense Abraham Lincoln viene dichiarato festa nazionale negli Stati Uniti.
1912 –L’ultimo Imperatore Cinese, Xuantong (Pu Yi), abdica in favore della Repubblica, ponendo fine alla millenaria monarchia cinese.

1924 –Esce il primo numero de L’Unità, organo del Partito Comunista Italiano, fondato da Antonio Gramsci.
1941 – Benito Mussolini invita a Bordighera il Caudillo Francisco Franco e tenta di indurre la Spagna ad allearsi con l’Asse.
1944 – Il piroscafo Oria, con a bordo circa 4200 soldati italiani prigionieri dei nazisti, naufraga nei pressi dell’isola di Patroklou in Grecia. Si salvano in 37.
1973 – L’Ohio diventa il primo stato degli USA a usare le misure in unità SI sui cartelli stradali.
1974 – Lo scrittore Aleksandr Solženicyn viene deportato dall’Unione Sovietica in Germania Ovest e si ritrova revocata la cittadinanza sovietica.
1994 – Si aprono i XVII Giochi olimpici invernali a Lillehammer, Norvegia.
1999 – Il presidente statunitense Bill Clinton viene prosciolto dal Senato nel suo processo per l’impeachment.
2002 –Inizia il processo dell’ex presidente jugoslavo Slobodan Milošević, davanti al Tribunale delle Nazioni Unite per i crimini di guerra dell’Aia.
2010 – Iniziano i XXI Giochi olimpici invernali a Vancouver, in Canada.
2016 – Papa Francesco ed il Patriarca di Mosca Cirillo I si incontrano a L’Avana segnando così il primo ritrovo fra i leader della Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa dal grande scisma del 1054.
2019 – L’ex Repubblica jugoslava di Macedonia assume ufficialmente il nuovo nome di Macedonia del nord.

Darwin Day
Nati
Rosy Bindi (1951) – Politica italiana
Charles Darwin (1809) – Scienziato e naturalista inglese
Francesco II del Sacro Romano Impero (1768) – Monarca austriaco
Vittorio Emanuele di Savoia (1937) – Reale italiano
Abraham Lincoln (1809) – 16° Presidente degli Stati Uniti d’America

George Meredith (1828) – Scrittore e poeta inglese
ElliMichler (1923) – Poetessa tedesca
Claudia Mori (1944) – Attrice, cantante e produttrice italiana
Lou Von Salomé (1861) – Scrittrice e psicoanalista tedesca

Franco Zeffirelli (1923) – Regista italiano
Morti
Vittorio Bachelet (1980) – Giurista e politico italiano
Julio Cortàzar (1984) – Scrittore argentino
Auguste Escoffier (1935) – Cuoco francese
Al Jarreau (2017) – Cantante statunitense
Immanuel Kant (1804) – Filosofo tedesco
Antonio Labriola (1904) – Filosofo italiano
Nikolai Lobachevsky (1856) – Matematico russo
Tiberio Mitri (2001) – Pugile e attore italiano
Friedrich Schleiermacher (1834) – Teologo e filosofo tedesco
Charles M. Schulz (2000) – Fumettista, padre dei Peanuts, Snoopy e Charlie Brown

Elio Vittorini (1966) – Scrittore
Oggi ripercorriamo le fasi del giornale più importante della Sinistra Italiana.
l'Unità è stato un quotidiano politico italiano, fondato il 12 febbraio 1924 da Antonio Gramsci, storico quotidiano comunista italiano e giornale del PCI. Successivamente ha abbracciato gradualmente posizioni più moderate e riformiste in seguito alle evoluzioni del partito di riferimento.
È stato dal 1924 al 1991 organo ufficiale del Partito Comunista Italiano e poi del Partito Democratico della Sinistra (1991-1998), dei Democratici di Sinistra (1998-2007) e, infine, del Partito Democratico (2015-2017)
I primi numeri de l'Unità - Quotidiano degli operai e dei contadini sono stampati a Milano, su una proposta di Antonio Gramsci fatta il 12 settembre 1923 al Comitato Esecutivo del Partito Comunista d'Italia. La prima sede de l'Unità era in Via Santa Maria alla Porta nei pressi di Corso Magenta.
«Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l'Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale»
(Antonio Gramsci, lettera per la fondazione de l'Unità, 12 settembre 1923)
Il giornale ha una tiratura media di 20 000 copie e giunge alle 34 000 copie nelle settimane successive al delitto Matteotti. Il 4 gennaio 1925, con l'inizio dei poteri dittatoriali di Benito Mussolini e con il suo discorso del giorno precedente, il quotidiano uscì con questo titolo dato che era stato sequestrato per un giorno dal prefetto della provincia di Milano Vincenzo Pericoli:
«Il fascismo non si salverà con il terrore
La prossima riscossa si organizzerà intorno al Partito Comunista nei Comitati degli operai e dei contadini»
Inoltre la notizia del sequestro del giorno prima:
Sequestro N.3 - II Serie (totale 35)
PREFETTURA DI MILANO - Gabinetto

IL PREFETTO
DELLA PROVINCIA DI MILANO


Visto il giornale l'Unità in data 3 gennaio 1925 N. 3, edito in Milano dalla Tipografia "Stige" sita in via Settala 22;
Ritenuto che detto giornale pubblica diverse notizie di pura cronaca e sport mettendo in sarcastico rilievo che esse sono tratte da altri giornali che non sono stati sequestrati;
Ritenuto che ciò, dato i noti precedenti del giornale, ha condotto una violenta denigratoria campagna contro l'attuale ordinamento, costituisce evidente provocazione, e negli attuali momenti pericolo di reazione e conseguente turbamento dell'ordine pubblico:
Visto gli art. 4 del R.D. 15-7-1923 n. 3288 e R.D. 10-7-1924 n. 1081;

DECRETA
il sequestro del giornale l'Unità in data 3 gennaio 1925 N. 3 edito in Milano dalla Tipografia "Stige".
Il signor Questore di Milano è incaricato dell'esecuzione del presente decreto da notificarsi per iscritto all'interessato.
Milano, lì 3-1-1925
Il Prefetto: f.to Pericoli
A quasi tre anni dall'apertura, con 261 numeri pubblicati, in seguito al fallito attentato contro Mussolini da parte del quindicenne Anteo Zamboni, avvenuto il 31 ottobre 1926, il regime fascista reprime ogni opposizione rimasta e il successivo 8 novembre la distribuzione del giornale viene sospesa dal prefetto di Milano Vincenzo Pericoli, congiuntamente all'organo del Partito Socialista Italiano, l'Avanti!. L'ultimo numero de L'Unità esce con la notizia del sequestro con uno scarno comunicato:
«I sequestri dell'Unità
Il Prefetto della provincia di Milano ha ieri ordinato il sequestro del nostro giornale con la seguente motivazione:
"Considerato tutto il suo complesso è tale da eccitare gli animi con pericolo di turbamento dell'ordine pubblico decreta" ecc. ecc.
Il sequestro è avvenuto in macchina.»
Il 27 agosto 1927 esce il primo numero dell'edizione clandestina del giornale dopo solo sette mesi dalla chiusura, la sede è a Lilla (Francia) in 40, Rue d'Austerlitz grazie al nuovo direttore, l'avvocato Riccardo Ravagnan. In seguito verrà pubblicato anche in Italia a TorinoMilanoRoma. Il 1º luglio 1942 l'Unità ritorna in Italia, seppure in clandestinità. La diffusione clandestina de l'Unità prosegue per tutta la seconda guerra mondiale e con l'arrivo degli alleati dal 6 giugno 1944 riprende a Roma la pubblicazione ufficiale del giornale. Il nuovo direttore è Celeste Negarville.
Il 2 gennaio 1945 il giornale esce dalla clandestinità dopo quasi vent'anni e sposta la sua sede in via IV Novembre a Roma, nella parte d'Italia da poco liberata dagli alleati e il nuovo direttore è Velio Spano, iscritto al PCI da vent'anni e combattente partigiano e direttore dell'edizione meridionale del quotidiano. Dopo la Liberazione, escono nel 1945 l'edizione genovese, quella milanese e quella torinese. Nei primi mesi del 1945 i responsabili dell'edizione di Torino del quotidiano sono Ludovico Geymonat e Amedeo Ugolini; tra i collaboratori del quotidiano ci sono Davide LajoloAda GobettiCesare PaveseItalo CalvinoElio VittoriniAldo TortorellaPaolo SprianoLuigi CavalloAugusto MontiMassimo MilaRaimondo LuraghiMassimo RendinaRaf ValloneArmando Crispino. Nel 1945 si tiene a Mariano Comense la prima festa di diffusione del quotidiano, la Festa de l'Unità. Il giornale crea una vasta rete di diffusione casa per casa della sua edizione domenicale; nei giorni "speciali" (25 aprile, 1º maggio) la tiratura supera il milione di copie.
Dal 1º agosto 1957 si fondono le edizioni de l'Unità di GenovaTorino e Milano dando origine ad un'unica edizione per l'Italia settentrionale. A partire dal 9 marzo 1962 vengono unificate le direzioni di Roma e di Milano; il direttore è Mario Alicata, mentre condirettori sono Aldo Tortorella per l'edizione settentrionale e Luigi Pintor per quella centro-meridionale. Dopo la scomparsa di Mario Alicata nel 1966, la direzione del giornale è affidata a Maurizio Ferrara.
Nel 1969 i membri del comitato centrale del PCI Lucio MagriLuigi Pintor e Rossana Rossanda sono espulsi dal partito e nel 1971 trasformano in quotidiano il mensile Il manifesto: l'Unità in un suo articolo pone polemicamente l'interrogativo "chi vi paga?". Dal 1967 l'ex-deputato della Democrazia Cristiana Mario Melloni diviene corsivista de l'Unità e viene ricordato per i suoi interventi graffianti e satirici firmati con lo pseudonimo di Fortebraccio.
Nel 1974 la tiratura de l'Unità è di 239.000 copie giornaliere. Nel 1975 Pier Paolo Pasolini spiega dalle colonne del quotidiano il suo voto al PCI per le elezioni regionali.
Il 18 settembre 1977 il redattore de l'Unità Nino Ferrero viene ferito a Torino da un attentato di Azione Rivoluzionaria. Nei giorni del rapimento di Aldo Moro del 1978 l'Unità condanna duramente le Brigate Rosse, definite "nemici della democrazia", e proclama lo sciopero generale.
Nei primi anni ottanta, periodo del cosiddetto riflusso, il giornale ha una forte flessione di vendite: si passa dai 100 milioni di copie annue del 1981 ai 60 milioni del 1982. Il 17 marzo 1982 l'Unità accusa il ministro democristiano Vincenzo Scotti di collusioni con la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Il documento che denuncia i membri del governo (fornito dai servizi segreti), però, si rivela falso: è il caso Maresca; il direttore Claudio Petruccioli deve dimettersi e al suo posto viene nominato Emanuele Macaluso.
Sotto Macaluso, nel 1986 si dà il via libera all'allegato Tango, settimanale satirico che creerà non poche frizioni fra il quotidiano e il PCI, ma aiuterà il giornale a risalire nelle vendite. Nel 1988 Tango chiude e un paio di mesi dopo (1989) viene sostituito da Cuore a cura di Michele Serra. Dal 1991 Cuore diverrà settimanale a sé.
La prima pagina de l'Unità dell'11 novembre 1989, il giorno seguente alla caduta del Muro di Berlino, si apre con Il giorno più bello d'Europa. Il direttore del giornale è Massimo D'Alema, che nel luglio 1990 lascia l'incarico a Renzo Foa, primo direttore giornalista del foglio, e non quindi dirigente di partito. Nel 1991 l'Unità cambia sottotitolo, da "organo del Partito Comunista Italiano" a "Giornale fondato da Antonio Gramsci". La tiratura è di circa 156.000 copie al giorno.
Dal 1992 al 1996 la direzione è affidata a Walter Veltroni, che rilancia il giornale come luogo di dibattito del centrosinistra e dà il via a una serie di iniziative editoriali abbinate al quotidiano: supplementi a pagamento come audiocassette, videocassette di film rari e fuori catalogo, album completi delle figurine Panini, e decine di libri – saggistica, poesia, ma soprattutto narrativa – in collaborazione con Einaudi, Mondadori (per i gialli), Sellerio (Sciascia) e altri editori.
Il 25 gennaio 1994 nasce l'Unità 2, quotidiano di cultura e spettacoli, che durerà fino al 18 settembre 1998. Al prodotto lavorano il condirettore Piero Sansonetti insieme con il redattore capo Pietro SpataroAlberto CorteseRoberto Roscani. Un anno dopo l'Unità è il primo quotidiano nazionale in Italia ad aprire un proprio spazio su Internet (www.mclink.it/unita).
Veltroni fu l'ultimo direttore “politico” del quotidiano: nessuno dei successori fu parlamentare durante l'incarico, quindi con lui terminò la prassi dell'Unità – e di tanti giornali di partito – dei due direttori, quello d'indirizzo e quello responsabile davanti alla legge.
Nel 1997 prende il via il processo di "privatizzazione" che permette agli imprenditori Alfio Marchini e Giampaolo Angelucci di entrare nel giornale. In conseguenza di ciò, nel gennaio 1998 viene chiamato a dirigere il giornale l'editorialista de la Repubblica Mino Fuccillo, cioè un esterno. L'operazione durerà appena 7 mesi e in agosto arriva il vicedirettore de Il Messaggero Paolo Gambescia. Le vendite crollano a 60.000 copie e a gennaio 1999 si decide l'immediata chiusura delle redazioni di Bologna e Firenze. La situazione si fa drammatica proprio paradossalmente quando per la prima volta il PDS è al governo ed esprime come presidente del consiglio un ex direttore de l'Unità, Massimo D'Alema: inevitabili gli scioperi e le manifestazioni sotto palazzo Chigi.
Nel 1998, per salvare il posto di lavoro, 123 giornalisti si autoriducono lo stipendio. Nel settembre 1999 viene richiamato Giuseppe Caldarola, già direttore dal 1996 al 1998, ma il quotidiano continua a perdere copie e nel giugno del 2000 si scende sotto le cinquantamila copie. Il 13 luglio 2000 il quotidiano è in liquidazione e si tenta una disperata rinascita con l'editore Alessandro Dalai (Baldini &Castoldi), ma non se ne fa nulla e il 28 luglio 2000 il quotidiano cessa le pubblicazioni. In quel periodo il quotidiano arriva a tirare circa 28.000 copie. Il giorno della chiusura la notizia rimbalzò su tutti i mezzi di comunicazione mentre in edicola c'era l'ultimo numero.
La ripresa delle pubblicazioni grazie alla cordata di finanziatori guidata da Alessandro Dalai fu solo un'ipotesi. La chiusura del giornale, che Michele Serra definì quasi un "delitto perfetto" sulla prima pagina de la Repubblica non riguardò solo il giornalismo e la politica nazionale. Il quotidiano è stato uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento e ha ospitato sulle sue pagine gli interventi di intellettuali italiani e stranieri di primo piano, tra cui Pier Paolo PasoliniElio VittoriniSalvatore QuasimodoItalo CalvinoMassimo BontempelliCesare PaveseAlfonso GattoPaul ÉluardLouis AragonFederico García Lorca ed Ernest Hemingway. Dal 29 luglio al 23 agosto 2000 l'Unità esce solo on-line.
Il 24 agosto l'Unità è chiusa.
Nel gennaio 2001 un gruppo di imprenditori coordinati da Dalai si organizza come Nuova Iniziativa Editoriale, rileva la storica testata e l'Unità torna in edicola il 28 marzo 2001, e si decide di far dirigere la testata a Furio Colombo, coadiuvato da Antonio Padellaro e da Pietro Spataro che è il vicedirettore de l'Unità e garantisce una sorta di continuità. Dal 27 dicembre 2004 direttore de l'Unità è Antonio Padellaro, a seguito di una forte polemica che ha coinvolto Furio Colombo e che ha visto la proprietà costretta a chiederne le dimissioni. Vicedirettore vicario è Pietro Spataro. L'altro vicedirettore è Rinaldo Gianola.
La tiratura del 25 agosto 2006 è stata di 131 856 copie. A fine 2007 incomincia ad affacciarsi seriamente l'ipotesi di acquisto del quotidiano da parte della Tosinvest, società legata alla famiglia Angelucci, editrice di Libero e del Riformista. Nonostante il parere fortemente critico della redazione del quotidiano, la trattativa è stata a lungo a un passo dall'essere conclusa, ma poi è sfumata. Un altro imprenditore interessato era Francesco Di Stefano (da tempo impegnato nella battaglia giudiziaria per Europa 7).
Il 20 maggio 2008 Marialina Marcucci, presidente di Nuova Iniziativa Editoriale, annuncia che la testata fondata su proposta del sardo Gramsci è stata acquistata dal sardo Renato Soru, allora presidente della Regione Sardegna e patron di Tiscali. Il contratto di acquisto è firmato il 5 giugno 2008 ed è seguito il giorno successivo dall'assemblea dei soci. Il comitato di redazione commenta favorevolmente: «In tutti questi mesi ci siamo battuti perché i nuovi assetti de L'Unità fossero coerenti con la sua storia e il suo radicamento e garantissero prospettive di sviluppo certo al giornale. La soluzione che si è determinata risponde a queste richieste e ci soddisfa appieno». Il 22 agosto la direzione del giornale è affidata dalla nuova proprietà a Concita De Gregorio, che lascia la Repubblica, firmando il suo primo numero lunedì 25 agosto 2008. Il 25 ottobre 2008 il giornale cambia formato, riducendo drasticamente le dimensioni delle pagine, fino a diventare metà tabloid.
La campagna pubblicitaria che annunciava questa rivoluzione grafica, curata da Oliviero Toscani, ricalca una nota immagine dello stesso autore, creata nel 1973 per i jeans Jesus e raffigura il sedere di una ragazza in minigonna con in tasca una copia del giornale. L'Unità diventa pian piano un quotidiano generalista dando molto spazio alla cultura, allo spettacolo e allo sport, arricchendosi di firme prestigiose. La rivoluzione editoriale continua l'11 novembre 2008 anche sul web, con il restyling del sito del giornale. A maggio 2009, a parere del comitato di redazione, il destino del quotidiano è a rischio.
Il 7 luglio 2011 Concita De Gregorio torna alla Repubblica e lascia la carica di direttore a Claudio Sardo, proveniente dal Messaggero. L'Unità assiste ad alcuni cambiamenti: a partire dal febbraio del 2012 chiunque può creare un blog personale sul sito del giornale nella sezione ComUnità (la community de l'Unità). A inizio maggio viene annunciata la modifica del formato della testata: a partire dal 7 maggio, giorno in cui i giornali annunciano la vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali francesi, l'Unità esce in edicola in formato berlinese. A partire dal 12 maggio il quotidiano è presente in edicola ogni sabato col settimanale left, con il quale era già uscito tempo prima con due numeri a scopo promozionale. Le vendite continueranno a scendere anche nel resto dell'anno, durante il quale il PD acquista una piccola quota dell'azionariato del quotidiano.
A partire dal giugno 2012 Soru inizia a vendere il suo pacchetto azionario nella NIE, scendendo progressivamente dal 98% al 5%.
Il 17 ottobre 2013 Luca Landò, vicedirettore dal 2001 e responsabile dell'edizione web, subentra a Sardo nella direzione del quotidiano, che rimane nel giornale come editorialista. L'11 giugno 2014 la proprietà annuncia di aver messo in liquidazione la casa editrice del quotidiano, a rischio fallimento, per fine luglio.
Dal 1º agosto 2014, a causa della grave situazione debitoria, cessano le pubblicazioni del quotidiano L'Unità. Il numero di mercoledì 30 luglio 2014 esce in biancoe si fermano gli aggiornamenti del sito Internet.
Il 1º agosto 2014 Nuova Iniziativa Editoriale s.p.a. in Liquidazione - società proprietaria de L'Unità - ha proposto domanda di concordato preventivo avanti al Tribunale di Roma – sezione fallimentare, che con provvedimento del 26 settembre ha nominato giudice delegato la dr.ssa Luisa De Renzis e commissario giudiziale il prof. avv. Antonio Maria Leozappa.
L'insolvenza del quotidiano l'Unità si è tradotta in una massa di debiti per 125 milioni di euro con le banche creditrici, di cui 107 già versati dallo Stato in base alla Legge 11 luglio 1998, n. 224, varata dal governo Prodi, che ha introdotto la garanzia statale sull'esposizione dei giornali di partito. La Presidenza del Consiglio prima di versare il denaro alle banche ha provato a rivalersi sul patrimonio immobiliare del Partito Democratico, ma senza successo.
Il 30 giugno 2015 l'Unità, completamente rinnovata, riprende le pubblicazioni grazie a un notevole afflusso di capitale pubblico (107 milioni di euro), su carta e online, con la direzione di Erasmo D'Angelis. La proprietà del quotidiano è divisa tra alcuni soci privati ed EYU srl, emanazione della fondazione del Partito Democratico EYU (Europa-Youdem-Unità), che ne detiene una quota del 19,05%; cambia anche la stilizzazione della testata, l'apostrofo diventa verde e la scritta "l'Unità" diventa bianca su sfondo rosso. La crisi non si arresta, con perdite annunciate di 250 mila euro al mese e con solo 8 mila copie vendute contro le 60 mila stampate. Nell'autunno 2016 Erasmo D'Angelis viene sostituito da Sergio Staino e da Andrea Romano, come co-direttore.
La situazione del quotidiano all'inizio 2017 è la seguente: sono 29, compreso il direttore, i giornalisti impegnati nella redazione del quotidiano (cartaceo). Il Partito Democratico (tramite la Fondazione Eyu) risulta socio di minoranza al 20% di Unità srl mentre Pessina Costruzioni risulta socio di maggioranza con l’80% del patrimonio azionario. La crisi economica del quotidiano rispetto a un anno e mezzo dal ritorno in edicola si è molto aggravata: con vendite (secondo un dato comunicato in via ufficiosa durante la conferenza stampa convocata dal CDR) di circa 7.000 copie giornaliere (abbonamenti esclusi), con perdite intorno ai 400.000 euro al mese e con una raccolta pubblicitaria quasi inesistente.
L'11 gennaio 2017 alla vigilia dell'assemblea dei soci (poi rimandata) l'amministratore delegato (Guido Stefanelli) ha comunicato ai giornalisti del quotidiano cartaceo l’Unità che bisogna “Procedere immediatamente con una riduzione del personale senza percorrere la strada degli ammortizzatori sociali" (licenziamenti). Nel comunicato si fa anche riferimento a un aumento di capitale oppure alla necessità di aprire le procedure per il fallimento. I costi della ricapitalizzazione dovrebbero avvicinarsi ai 5 milioni di euro (1 milione a spese del PD e 4 milioni a spese del gruppo Pessina).
Nei giorni successivi alla comunicazione dei licenziamenti i giornalisti dell'Unità hanno deciso di entrare in assemblea permanente e di indire scioperi (con il conseguente stop delle pubblicazioni del quotidiano).
Nel febbraio del 2017 l'Unità è stata parzialmente ricapitalizzata. Pessina Costruzioni si è occupata della ricapitalizzazione con un versamento di 1.5 milioni di € (dei 4 necessari). Questo ha comportato un aumento relativo alla sua quota azionaria pari al 10% (dall’80 al 90%), con il conseguente calo della quota appartenente al PD (dal 20 al 10%).
Il 29 marzo 2017 Andrea Romano viene sollevato dalla carica di co-direttore dell'Unità e il 4 aprile Sergio Staino lascia la direzione a favore di Marco Bucciantini per poi tornare il 23 maggio dello stesso anno.
Dal 30 maggio, il giornale esce solamente in versione online (PDF) a causa dei pesanti debiti, che si protraggono da alcuni mesi, con lo stampatore. Il 3 giugno, si interrompe definitivamente la pubblicazione comportando la chiusura della testata per la terza volta; decisione quest'ultima, già annunciata principalmente da parte dell'editore nella tarda serata di giovedì 1º giugno e poi comunicata al comitato di redazione. Dal 1º agosto viene chiuso anche il sito unita.tv, poi rimpiazzato dalla rivista online Democratica.
Nell'aprile 2018 il Tribunale di Roma dispone la messa all'asta della testata, lasciando invece la proprietà dell'archivio storico al gruppo Pessina.
Il 25 maggio 2018 il giornale torna nelle edicole di Roma e Milano per un giorno, pubblicando un numero per evitare la decadenza della testata. Per l'occasione la carica di direttore è assunta da Luca Falcone, mentre la realizzazione del numero unico è ad opera di quattro giornalisti della vecchia redazione.
Il 25 maggio 2019 il giornale torna in edicola per un giorno, pubblicando un numero per evitare la decadenza della testata. Per l'occasione la carica di direttore è assunta da Maurizio Belpietro, fatto che genera molte polemiche.
Il 10 aprile 2017 la trasmissione televisiva Report, attraverso il servizio "L'Unità immobiliare"[48], ha accusato Massimo Pessina di avere rilevato il quotidiano con la sola finalità di trarne un tornaconto politico. Questo tornaconto sarebbe da ricercarsi in un rapporto privilegiato con il governo (all'epoca costituito dal PD) e le istituzioni. Una della prove, secondo l'inchiesta, consisterebbe in una serie di appalti dati in modo diretto dal governo al gruppo Pessina Costruzioni, mettendo tale azienda in una posizione privilegiata rispetto alla concorrenza. In seguito alla trasmissione dell'episodio il Partito Democratico annuncia querela nei confronti della trasmissione, della RAI e de Il Fatto Quotidiano (che aveva riportato la notizia), mentre il direttore de l'Unità Sergio Staino definisce il programma "un abile costruttore di fake news".
Il 1º novembre 2018 La Stampa riferisce in un articolo dell'intenzione di Michele Santoro di acquistare l'Unità. Il 27 aprile 2019 Michele Santoro afferma in un'intervista al Corriere della Sera di avere presentato un'offerta di acquisto per il giornale presso l'editore Pessina.
Il 7 aprile 2020 torna online il sito unita.tv (di proprietà della Fondazione EYU), sebbene esso mostri solo una schermata che informa che "il servizio riprenderà a breve".
Il 23 maggio 2020 il quotidiano esce con un numero speciale in versione cartacea, diretto per un giorno da Primo Di Nicola, in concomitanza con la strage di Capaci. Il giornale aveva un inserto di quattro pagine dedicate a Falcone.