La nostra malattia - Parte IV #Inizialmente

Siamo alla penultima tappa di un racconto struggente, pieno di voglia di vivere ma, che ha segnato una via senza ritorno : “ la Morte “. 
A chi non c’è più e a chi prosegue il cammino con me 

Ho incontrato tante donne su questa strada. 

T. era una di quelle veramente speciali, che lasciano un segno indelebile nel tuo cuore. 

La conobbi durante un ricovero in oncologia nel dicembre 2016. 

Non è affatto un bel reparto quello, ma gli addobbi di Natale, le luci, l'atmosfera di festa rendevano la degenza meno pesante. 

T. aveva già metastasi alle ossa e al cervello. Si era accorta troppo tardi del tumore al seno. Per camminare usava un tutore; i dolori erano insopportabili, mi diceva. 

C’erano istanti in cui sul suo viso le smorfie della sofferenza si mescolavano a sorrisi contratti.In alcuni momenti piangeva, in altri sembrava non avesse nulla. Ridevamo e scherzavamo e lei ironizzava su tutto. 

Dopo le dimissioni, ogni giorno ci sentivamo per telefono. Ci rivedemmo a febbraio al dh. Lei aveva perso tutta la sua bella e riccia chioma e indossava un cappellino. Era un po' enfia per effetto dei farmaci, ma la sua risata era sempre la stessa: vivace e contagiosa. 

Passammo parecchie ore insieme a raccontare di noi, delle nostre paure e dei nostri progetti. Poi continuammo solo a messaggiare; scambi di pensieri, di ricette, di idee, di consigli… 

Un giorno mi inviò una sua foto; era gonfia come una mongolfiera! 

" Vedi come mi sono ridotta? Non riesco neppure a camminare". 

" Non preoccuparti, sono i farmaci, solo per un po' poi ritornerai come prima", risposi. 

Ma in cuor mio sapevo che la situazione era grave. Infatti dopo qualche giorno non ricevetti più nemmeno un saluto. 

Provai a chiamarla, ma il cellulare non era raggiungibile. Andai al dh e chiesi di lei. 

Una psicologa mi disse che il giorno prima l'avevano dimessa perché era entrata in uno stato precomatoso; a casa l'avrebbero assistita i volontari di una associazione. 

Scoppiai a piangere e a pregare. 

Controllavo sempre il cellulare; ma il suo ultimo accesso era fermo a quel 13 aprile. 

Poi un bel giorno cambiò. 

" O mio Dio! Le hai fatto il miracolo! È guarita! " 

Ricevetti un messaggio; ero trepidante! 

Mi aspettavo mi dicesse che si era ripresa! 

Invece... 

Era sua figlia. 

" Isabella, sono B. Mamma è nelle braccia del Signore ". 

Diventai algida, come se tutto il ghiaccio dei Poli mi avesse ricoperta e piangevo mentre una lancia appuntita mi trapassava il cuore. Non sapevo cosa rispondere; scrissi semplicemente, con mano tremante:" Aveva un cuore grande. Lassù l’accoglieranno i cori degli Angeli, Il buon Dio e la Signora Celeste e troverà la pace vera". 

Un'altra amica era partita per il lungo viaggio, lasciando sulla terra la sua valigia piena di sogni mai più realizzabili. 

Come lei, anche su altre il drago del cancro ha sputato fiamme indomabili, che insieme al corpo, hanno incenerito pure l'ultima speranza di guarire. 

Poi c'è l'esercito delle impavide guerriere, che bardate di tutto punto, ogni giorno scende in campo per riprendersi ciò di cui il terribile mostro vuole a tutti i costi impossessarsi. 

C' è M. che diventa sempre più magra per le chemio e gli interventi chirurgici, ma che conserva intatta la bellezza dei lineamenti, come se la malattia avesse paura di sfiorare il suo volto. 

Ci sono C., V. e M. che si alzano all'alba per raggiungere il poliambulatorio e sottoporsi alla chemio. 

C'è A. che ha lasciato i suoi figli per fare la radio in un ospedale molto lontano da casa. 

P., invece, ha dovuto subire un intervento al seno al quinto mese di gravidanza e poi far nascere una bimba prematura, che purtroppo ha qualche problema. 

...E ci sono anch'io che, come il più feroce dei rapaci, continuerò a tirare fuori gli artigli affilati ed appuntiti, per lanciarmi in picchiata e far fuori la preda.