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Accadde Oggi 16 febbraio #almanacco

Oggi 16 febbraio la Chiesa festeggia, Sant’Archinrico di Montmajour, abate
889 – Guido da Spoleto dopo aver sconfitto il rivale Berengario del Friuli, viene incoronato re d’Italia a Pavia.
1106 – Appare nel cielo della Gran Bretagna la luminosa cometa X/1106 C1.
1742 – Spencer Compton, conte di Wilmington, diventa Primo ministro del Regno Unito.
1804 – Stephen Decatur guida una incursione per bruciare la fregata Philadelphia catturata dai pirati
1862 – Guerra di secessione americana: il generale unionista Ulysses S. Grant cattura Fort Donelson, nel Tennessee
1923 – Howard Carter, lo scopritore della tomba di Tutankhamon, toglie i sigilli alla camera funeraria del faraone

1936 – A Garmisch-Partenkirchen, in Germania, si chiudono i IV Giochi olimpici invernali
1937 – Wallace Carothers ottiene il brevetto per il nylon
1943Seconda guerra mondiale: L’Unione Sovietica riconquista Kharkov
Seconda guerra mondiale: i soldati italiani della 24ª Divisione fanteria “Pinerolo” compiono il Massacro di Domenikon.
1952 – L’abetonese Zeno Colò conquista la medaglia d’oro per la discesa libera ai VI Giochi olimpici invernali

1959 – Fidel Castro diventa Premier di Cuba dopo il rovesciamento del presidente Fulgencio Batista avvenuto il 1º gennaio
1961 – Viene lanciata la sonda Explorer 9
1972 – Il giocatore di pallacanestro dell’NBA Wilt Chamberlain segna il suo 30.000 punto
1980 – Eclissi di Sole, totale.
1987 – Il processo di John Demjanjuk, accusato di essere la guardia nazista soprannominata “Ivan il terribile” del Campo di sterminio di Treblinka, inizia a Gerusalemme
1989 – Volo Pan Am 103: Gli investigatori annunciano che la causa dello schianto fu una bomba nascosta all’interno di un apparecchio radio
1991 – Prima guerra del Golfo: Aerei da guerra statunitensi e britannici bombardano la periferia di Bagdad, causando la morte di 3 civili e il ferimento di altri 11
2005 – In Italia entra in vigore il trattato di Kyoto, con l’obiettivo di ridurre le quote di emissione dell’CO2 del 6,5% rispetto al 1990 entro il 2010. A fine 2003, queste erano aumentate del 7%
2019 – In Albania dei manifestanti del centro-destra tentano l’assalto al palazzo del parlamento venendo però respinti dalla Guardia repubblicana

Nati
Claudio Amendola (1963) – Attore italiano
Achille Castiglioni (1918) – Architetto e designer italiano
Kim Jong Il (1942) – Leader politico e dittatore nordcoreano
John McEnroe (1959) – Tennista statunitense, ex campione mondiale
Valentino Rossi (1979) – Pilota motociclistico italiano

Morti
Giosuè Carducci (1907) – Poeta italiano, Premio Nobel
Andrei Chikatilo (1994) – Serial killer russo
Félix Faure (1899) – 7° Presidente della Repubblica francese
Keith Haring (1990) – Artista neo-pop statunitense

Oggi facciamo gli auguri a Valentino Rossi.
Valentino Rossi (Urbino16 febbraio 1979) è un pilota motociclistico e dirigente sportivo italiano.
Tra i piloti più titolati del motociclismo, in virtù dei nove titoli mondiali conquistati (cinque dei quali vinti consecutivamente tra il 2001 e il 2005), è l'unico pilota nella storia del motomondiale ad aver vinto il titolo in quattro classi differenti:125 (1), 250 (1), 500 (1) e MotoGP (6). È inoltre proprietario dello SKY Racing Team VR46.
Figlio di Graziano Rossi, a sua volta pilota motociclistico a cavallo degli anni 1970 e 1980, nasce a Urbino per poi crescere a Tavullia, in provincia di Pesaro e Urbino. Grazie alla passione motociclistica del padre, Valentino vive fin dal suo primo anno di vita a contatto con i motori:
«Andavamo sul piazzale della Berloni, legavo con una corda la sua macchinina dietro al mio motorino e lo trainavo mentre faceva i traversi e il controsterzo. [Quanti anni aveva?] Forse manco due, me lo ricordo perché a due anni e mezzo ha avuto in regalo un motorino con le rotelle. Che ha tolto quasi subito.»
(Graziano Rossi, 2015)
Nel corso della sua carriera professionistica ha sempre usato il 46 come numero di gara, anche nelle annate in cui ha avuto la possibilità di sfoggiare l'1 di campione in carica, poiché questo era il numero precedentemente utilizzato nel motomondiale sia dal padre, sia successivamente da un pilota giapponese di cui era molto appassionato, NorifumiAbe; da quest'ultimo Rossi trasse inoltre spunto per il suo primo soprannome agli esordi in classe 125Rossifumi, cui seguì Valentinik con il passaggio in classe 250 e infine The Doctor dopo il primo titolo conseguito nella classe regina.
Ha un fratello minore da parte di madre, Luca Marini, anche lui pilota motociclistico.
Tavullia, Valentino Rossi prende confidenza con i motori fin da piccolo grazie al padre Graziano, il quale corse nel motomondiale tra gli anni 1970 e 1980, e mostra subito il suo talento. Comincia con i go-kart prendendo la licenza con un anno di anticipo, a soli 9 anni, ma passa presto alle più economiche minimoto, che al tempo non avevano ancora avuto lo sviluppo odierno, e prende la prima licenza come pilota del Moto Club Cattolica, sodalizio pioniere delle gare di minimoto. Fa le sue prime esperienze e gare presso la pista Motorpark a Cattolica, la prima omologata FMI.
A 13 anni prova per la prima volta la Aprilia AF1 125 Futura, ed esordisce poi nel campionato Sport Production del 1993 in sella a una Cagiva Mito 125 gestita da Claudio Lusuardi. L'anno seguente partecipa contemporaneamente ai campionati Sport Production e GP italiani, riuscendo a vincere il campionato delle derivate di serie e a fare esperienza sui prototipi da GP. Nel 1995 vince il campionato italiano della classe 125, e si classifica terzo nell'europeo della stessa categoria.
Nel motomondiale, dall'esordio in classe 125 nel 1996, al Gran Premio del Mugello 2010 in MotoGP, Rossi non ha mai saltato una gara.
La stagione 1996 sancisce l'esordio di Rossi nel motomondiale, in sella a un'Aprilia RS 125 R del team privato AGV. Dopo alcune prestazioni di rilievo, conquista la sua prima vittoria nel Gran Premio della Repubblica Ceca, a Brno,gara in cui mette a segno anche la sua prima pole position; ottiene inoltre un terzo posto in Austria, e conclude la stagione al nono posto della classifica generale.
Nel 1997 passa alla squadra ufficiale Aprilia Racing e, in sella a una ottavo di litro sponsorizzata Nastro Azzurro — destinato a divenire suo sponsor di riferimento per il successivo decennio —, vince il suo primo titolo mondiale con 321 punti, respingendo nettamente la pattuglia di rivali giapponesi capeggiata da NoboruUeda. Nel corso di una stagione dominata su tutti i fronti ottiene ben 11 vittorie su 15 prove (MalesiaSpagnaItaliaFranciaOlandaImolaGermaniaBrasileGran BretagnaCatalogna e Indonesia), oltreché un secondo posto in Austria, un terzo posto in Repubblica Ceca e quattro pole position (Malesia, Paesi Bassi, Imola e Germania). A questo punto per Rossi si profila il passaggio alla quarto di litro.
La stagione 1998 è quella del debutto nella classe 250, sempre con Aprilia.Trascorre il primo anno all'interno del team privato Nastro Azzurro; il cambio di cilindrata segna anche il passaggio dalla squadra del capotecnico Mauro Noccioli a quella di Rossano Brazzi. L'anno non comincia bene, cadendo nelle prime due gare della stagione, nonostante ciò si riprende nel corso dell'annata e conclude il campionato al secondo posto con 201 punti, 23 in meno dell'iridato e compagno di marca Loris Capirossi; nel corso della stagione ottiene cinque vittorie (Olanda, Imola, Catalogna, Australia e Argentina), tre secondi posti (Spagna, Italia e Francia) e una terza piazza in Germania.
Il 1999 lo vede promosso a unico pilota della squadra ufficiale di Noale, anche per via del controverso licenziamento di Capirossi a seguito del convulso epilogo del campionato precedente. Rossi si laurea abbastanza agevolmente campione del mondo della quarto di litro con 309 punti,non trovando una seria resistenza né in TōruUkawa né nel succitato Capirossi; ottiene nove vittorie (Spagna, Italia, Catalogna, Gran Bretagna, Germania, Repubblica Ceca, Australia, Sudafrica e Brasile), due secondi posti (Olanda e Imola), un terzo posto in Argentina e cinque pole position (Malesia, Francia, Paesi Bassi, Germania e Argentina).
Il 2000 è l'anno del passaggio alla classe 500 nonché del cambio di moto. Honda gli prospetta il salto nella classe regina con una struttura gestita dalla filiale italiana della casa di Tokyo e supportata dallo sponsor personale Nastro Azzurro che lo segue nell'avventura nella mezzo litro; inoltre, pur non essendo ancora un pilota ufficiale del team interno, riesce a ottenere dalla HRC l'assistenza dell'esperto capotecnico australiano Jeremy Burgess e della sua plurititolata squadra, precedentemente al servizio degli iridati Freddie SpencerWayne Gardner e Michael Doohan.
Nel campionato di esordio, in cui inizialmente bada soprattutto a fare esperienza, fa suoi due Gran Premi (Gran Bretagna e Brasile) e, uscendo alla distanza, nella seconda parte di stagione riesce a inserirsi nella lotta mondiale piazzandosi alla fine secondo in classifica generale con 209 punti, dietro solo all'iridato Kenny Roberts Junior; a corollario ottiene tre secondi posti (Germania, Repubblica Ceca e Pacifico) e cinque terzi posti (Spagna, Francia, Catalogna, Portogallo e Australia).
Durante la pausa estiva del motomondiale, nel luglio 2000 chiede e ottiene di partecipare alla 8 Ore di Suzuka, la gara più importante del mondiale endurance per le case nipponiche e tra quelle che più appassionano il pesarese in questi anni, stupendo gli stessi vertici HRC che solitamente faticano non poco nel convincere gli occidentali a cimentarsi con la maratona motociclistica giapponese. Schierato in coppia con l'allora compagno di marca e pilota ufficiale Superbike, lo statunitense Colin Edwards, la prima esperienza di Rossi in una gara di durata, in sella a una VTR1000SPW del team Castrol, termina con un ritiro.
Quella del 2001 è ultima stagione prima dell'avvicendamento tra le vecchie 500 e le nuove MotoGP. Con un anno di apprendistato alle spalle, e presentatosi al via con l'obiettivo dichiarato di puntare al titolo,Rossi si laurea iridato per la terza volta in carriera, la prima in top class: ottiene undici vittorie (Giappone, Sudafrica, Spagna, Catalogna, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Portogallo, Pacifico, Australia, Malesia e Brasile),un secondo posto in Olanda, un terzo posto in Francia, quattro pole position (Sudafrica, Spagna, Italia e Catalogna) e 325 punti.
Sempre nel 2001, in agosto bissa la partecipazione alla 8 Ore di Suzuka, stavolta imponendosi — primo e fin qui unico italiano a farlo —, ancora assieme a Edwards, con una VTR1000SPW del team Cabin.
L'edizione 2002 del motomondiale è la prima ad adottare i regolamenti della classe MotoGP, caratterizzata dai nuovi motori a quattro tempi da 990 cm³. Rossi, nel frattempo migrato con tutta la sua squadra sotto le insegne del factory team Repsol Honda, alla guida della nuova RC211V a cinque cilindri ottiene undici vittorie (Giappone, Spagna, Francia, Italia, Catalogna, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Germania, Portogallo, Brasile e Australia), quattro secondi posti (Sudafrica, Pacifico, Malesia e Comunità Valenciana), sette pole position (Giappone, Sudafrica, Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi e Gran Bretagna) e 355 punti, che gli consentono di vincere il quarto titolo mondiale: diventa il primo motociclista della storia a laurearsi campione in quattro classi differenti.
Nell'anno successivo vince nuovamente il titolo con 357 punti, nove vittorie (Giappone, Spagna, Italia, Repubblica Ceca, Portogallo, Brasile, Malesia, Australia e Comunità Valenciana), cinque secondi posti (Sudafrica, Francia, Catalogna, Germania e Pacifico), due terzi posti (Olanda e Gran Bretagna) e nove pole position (Giappone, Francia, Italia, Catalogna, Repubblica Ceca, Brasile, Malesia, Australia e Comunità Valenciana). Per la prima volta in carriera, riesce ad andare a podio in tutte le prove della stagione, ben 16: una netta superiorità che si palesa al massimo a Phillip Island quando, dopo essersi visto infliggere 10 secondi di penalizzazione a causa di un sorpasso effettuato su Marco Melandri in regime di bandiere gialle, impone un ritmo insostenibile agli avversari e domina la gara rifilando 15 secondi di svantaggio al secondo classificato Capirossi, annullando così la penalità.
Il campionato 2003 è però anche quello in cui si logora definitivamente il rapporto tra Honda e Rossi, il quale, in scadenza di contratto, rifiuta il rinnovo proposto dalla casa di Tokyo; il pilota appare ormai insofferente verso il trattamento riservatogli da HRC, sentendosi relegato costantemente in secondo piano quanto a considerazione, nei numerosi successi e record inanellati nel precedente quadriennio dal binomio italo-giapponese, rispetto al mezzo.Il tutto sfocia in uno dei trasferimenti più clamorosi nella storia del motociclismo: sul finire dell'anno Rossi scende dalla RC211V, all'epoca moto di riferimento della categoria, e che ha egemonizzato la stagione appena chiusasi con quindici vittorie su sedici, per accettare la scommessa della rivale Yamaha.
Per la stagione 2004 l'iridato uscente Rossi, alla ricerca di nuovi stimoli,lascia a sorpresa la Honda campione in carica per passare a una Yamaha tuttavia in piena crisi tecnica,lontana dal titolo in classe regina dal 1992, e reduce da un fallimentare 2003 in cui ha ottenuto come massimo risultato appena un podio. Una sfida, quella di risollevare la moto di Iwata, che appare ardua se non persa in partenza, tant'è che per accettarla, oltre alla voglia di rivalsa verso HRC, il pesarese accetta per la prima volta una sponsorizzazione tabaccaia, quella di Gauloises, che contribuisce al suo ingaggio-record da 15 milioni di euro all'anno — che ne fa, all'epoca, lo sportivo italiano più pagato di sempre. Viene seguito in Yamaha da quasi tutti gli elementi chiave della vecchia squadra, in primis il capotecnico Burgess con lui sin dalla prima stagione in 500, facendo sì che l'avvicinamento al via del campionato finisca preda di tensioni e ripicche; Honda arriva persino a negare a Rossi una prassi consolidata dell'ambiente, ovvero la possibilità di provare la nuova moto prima della scadenza formale del suo precedente contratto.
Nonostante ciò, pur con pochi mesi di messa a punto alle spalle, e sovvertendo repentinamente i pronostici della vigilia, Rossi riporta la YZR-M1 davanti a tutti già al debutto stagionale in Sudafrica, trionfando sull'asfalto di Welkom in una gara subito entrata nella storia delle due ruotee ricordata a posteriori dallo stesso Rossi come la più significativa della sua carriera— anche per il serrato duello, fatto di sorpassi e controsorpassi al limite, col rivale di sempre, Max Biaggi. Nel corso dell'annata ottiene altre otto vittorie (Italia, Catalogna, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Portogallo, Malesia, Australia e Comunità Valenciana), due secondi posti (Repubblica Ceca e Giappone) e cinque pole position (Sudafrica, Spagna, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Malesia), rintuzzando le ambizioni dei principali rivali al titolo, dapprima Biaggi e poi l'outsider Sete Gibernau entrambi in sella proprio alla sua ex Honda, e vincendo il campionato 2004 con 304 punti in classifica:Rossi s쳭e così dopo dodici anni allo statunitense WayneRainey, il precedente yamahista capace di conquistare il titolo della top class.
Anche nel 2005 Rossi vince la competizione con 367 punti, divenendo campione del mondo con quattro gare di anticipo a Sepang, il 25 settembre. Conquista 11 vittorie su 17 gare (Spagna, Cina, Francia, Italia, Catalogna, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Germania, Repubblica Ceca, Qatar e Australia) e 16 podi complessivi, di cui tre secondi posti (Portogallo, Malesia e Turchia) e due terzi posti (Laguna Seca e Valencia). In questa stagione ritrova come compagno di box Edwards, con il quale aveva trionfato quattro anni prima nella gara endurance di Suzuka, e che sarà al suo fianco anche nel biennio successivo.
La stagione 2006 non ha inizio nel migliore dei modi: alla prima gara a Jerez de la Frontera, cade al primo giro e, pur rimontando, chiude solo quattordicesimo. In Cina è costretto a ritirarsi per dei problemi alla gomma posteriore,mentre in Francia a causa della rottura del motore. Ottiene comunque 5 vittorie (Qatar, Italia, Catalogna, Germania e Malesia) e, dopo la piazza d'onore conquistata all'Estoril, si presenta al via dell'ultima e decisiva gara della stagione, a Valencia, in testa alla classifica: tuttavia qui, dopo una caduta in avvio, non riesce ad andare oltre il tredicesimo posto, venendo definitivamente superato dal nuovo campione del mondo, Nicky Hayden, al quale basta chiudere la gara sull'ultimo gradino del podio per violare l'imbattibilità quinquennale di Rossi, secondo in classifica generale con 247 punti.
Nel 2007 comincia la stagione con un secondo posto in Qatar, dietro alla Ducati di Casey Stoner. In Spagna torna sul gradino più alto del podio precedendo il compagno di squadra Edwards, mentre con la successiva vittoria del Mugello, la sua sesta consecutiva in Toscana, raggiunge i 60 successi in MotoGP ed eguaglia il record di podi nella classe regina (95) detenuto fino ad allora da Doohan.
Ottiene altre due vittorie in stagione, ad Assen e all'Estoril (dove dedica la vittoria a Colin McRae, scomparso il giorno precedente), non riuscendo tuttavia a riconquistare l'iride, classificandosi al terzo posto finale, dietro al nuovo campione del mondo, Stoner, e all'alfiere della HondaPedrosa; arriva inoltre secondo a LosailShanghai e Montmeló, e ottiene un altro podio a Phillip Island arrivando terzo. Durante l'ultimo fine settimana di Valencia avverrà la comunicazione ufficiale del suo passaggio alle gomme giapponesi Bridgestone, dopo diversi anni con le francesi Michelin.
Nel 2008 è ancora in sella alla Yamaha e il suo compagno di squadra diventa Jorge Lorenzo, campione del mondo in carica della classe 250, che sostituisce Edwards; la diversa fornitura di pneumatici tra i due piloti, Bridgestone per Rossi e Michelin per Lorenzo, porta tuttavia a una problematica convivenza, addirittura con il box della scuderia nipponica che viene "diviso a metà" nel tentativo di evitare il passaggio di dati tecnici fra le due squadre.Nelle prime tre gare, Stoner, Pedrosa e il debuttante compagno di squadra Lorenzo si alternano sul gradino più alto del podio. Successivamente Rossi riconquista la prima posizione in classifica mondiale con tre vittorie consecutive nei Gran Premi di CinaFrancia e Italia; in particolare, a Le Mans raggiunge le 90 vittorie in carriera, al pari di ÁngelNieto.
A partire dalla tappa di Laguna Seca, Rossi inanella una serie di vittorie: BrnoMisano AdriaticoIndianapolis e Motegi. Il 22 giugno 2008 corre a Donington Park il suo 200º Gran Premio, giungendo secondo alle spalle di Stoner; sullo stesso circuito, nel 2002, Rossi aveva raggiunto il traguardo dei 100 GP e, curiosamente, la vittoria numero 46, come la sua tabella di gara.
A Indianapolis, dove il 14 settembre 2008 le moto gareggiano per la prima volta, Rossi conquista la vittoria che gli consente di superare, con 69 vittorie tra 500 e MotoGP, il record assoluto detenuto in precedenza da Giacomo Agostini. Infine a Motegi, con tre gare di anticipo rispetto alla fine del campionato, torna a laurearsi campione del mondo, arrivando a 8 titoli iridati.Come appendice stagionale, ottiene un'ulteriore vittoria a Sepang. Tra i dati statistici, da segnalare i 373 punti in campionato e 7 ulteriori piazzamenti sul podio: i secondi posti in Spagna, Catalogna, Gran Bretagna, Germania e Australia, e i terzi posti in Portogallo e a Valencia; ottiene anche due pole position al Mugello e a Indianapolis.
La stagione 2009 inizia con due secondi posti, in Qatar (dietro a Stoner) e in Giappone (gara in cui parte dalla pole, ma giunge alle spalle di Lorenzo), e la vittoria in Spagna. Ritorna sul podio con un terzo posto al Mugello, dove fallisce il successo dopo sette edizioni, e ottiene l'affermazione in Catalogna, dopo una gara combattuta con Lorenzo e un sorpasso all'ultima curva passato agli annali del motociclismo. Il 27 giugno 2009, in occasione del Gran Premio d'Olanda ad Assen, Rossi raggiunge le 100 vittorie in carriera. A Laguna Seca arriva secondo, alle spalle di Pedrosa e davanti a Lorenzo e Stoner,mentre in Germania conquista dapprima la partenza al palo sul bagnato, e poi la vittoria in gara dopo un duello col compagno di squadra.
In quel periodo la stampa sportiva annuncia erroneamente che il 19 luglio 2009, al Sachsenring, Rossi avesse eguagliato il record assoluto di Giacomo Agostini, conquistando il podio numero 159 della sua carriera; tale equivoco scaturì dal mancato computo dei risultati ottenuti dal campione bergamasco nella Formula 750 che, dal 1977 al 1979, era compresa nelle classi del motomondiale: su 190 Gran Premi disputati, Agostini ha conquistato 162 podi e 123 vittorie. Rossi conquisterà poi il 163º podio, alla 223ª gara disputata, arrivando terzo nella stessa stagione in Malesia.
In Repubblica Ceca ottiene pole e vittoria davanti a Pedrosa, con i due principali rivali per la lotta iridata fuori causa: Lorenzo cade in gara, mentre Stoner è stoppato in questa e nelle successive due prove da problemi fisici. Dopo un passaggio a vuoto a Indianapolis, la settimana successiva, nel Gran Premio di San Marino, Rossi fa pole position e vince, precedendo i rivali diretti per il titolo Lorenzo e Pedrosa. Nel Gran Premio del Portogallo è relegato al quarto posto dai tre succitati rivali al titolo, rifacendosi a Phillip Island dove giunge secondo, dietro a Stoner, con Lorenzo fuori nelle prime fasi della gara; la sua giornata viene tuttavia condizionata da un lutto familiare: infatti era da poche ore a conoscenza del suicidio del patrigno.
Il cospicuo vantaggio guadagnato sul secondo in classifica Lorenzo, consente a Rossi di laurearsi per la nona volta campione del mondo nella gara successiva, in Malesia:in una giornata caratterizzata dal maltempo, conclude al terzo posto, dopo esser partito dalla pole, dietro a Stoner e Pedrosa ma davanti a Lorenzo. Il 25 ottobre 2009, dopo la conquista del suo nono alloro mondiale, Rossi eguaglia Carlo Ubbiali e Mike Hailwood, conseguendo un numero di titoli mondiali inferiore solo a quelli vinti, fin lì, da Giacomo Agostini e ÁngelNieto. La stagione si conclude con la piazza d'onore, alle spalle di Pedrosa e davanti al compagno di squadra, a Valencia.
La stagione 2010 inizia con una vittoria in Qatar, davanti a Lorenzo e ad Andrea Dovizioso del team ufficiale HRC; una vittoria favorita anche dalla caduta di Stoner, che sino ad allora era al comando della gara. In Spagna si classifica terzo, mentre in Francia arriva secondo dopo essere partito dalla pole position. Questo ruolino s'interrompe il 5 giugno, durante le prove del Gran Premio d'Italia al Mugello, in cui Rossi viene disarcionato dalla sua Yamaha, riportando la frattura scomposta ed esposta di tibia e perone, infortunio per il quale subisce un intervento chirurgico presso il CTO di Firenze: nonostante si prospettino lunghi tempi di recupero (la prognosi iniziale era di almeno due mesi), Rossi torna in sella alla moto, sebbene ancora claudicante e costretto all'utilizzo delle stampelle, già dopo poco più di un mese.Tuttavia l'infortunio non gli consente di prendere parte a quattro Gran Premi (in cui è sostituito dal collaudatore WataruYoshikawa), perdendo così punti preziosi in classifica generale.
Il ritorno alle competizioni avviene il 18 luglio al Sachsenring, dove ottiene un quarto posto, dopo un'accesa lotta con Stoner, negli ultimi giri della gara, per il gradino più basso del podio; quindi la settimana successiva, nel Gran Premio degli Stati Uniti, riesce a ottenere un terzo posto. Al termine della pausa estiva, Rossi ritorna sul podio con il terzo posto di Misano, al termine di una gara funestata dalla morte di ShōyaTomizawa a seguito dei gravi traumi riportati in un incidente di Moto2.
Al debutto assoluto nel Gran Premio d'Aragona, disputato in sostituzione della prova ungherese, giunge sesto.Nella gara successiva, a Motegi, Rossi, dopo un duello serrato con Lorenzo, riesce a salire sul gradino più basso del podio, mentre la settimana seguente in Malesia torna a vincere, precedendo sul traguardo Dovizioso e Lorenzo, quest'ultimo laureatosi matematicamente campione del mondo. È terzo in Australia una settimana dopo, mentre in Portogallo occupa la piazza d'onore. Conclude il motomondiale 2010 conquistando il gradino più basso del podio al Gran Premio della Comunità Valenciana, piazzamento che gli vale il terzo posto nella classifica iridata dopo Lorenzo e Pedrosa, e immediatamente davanti a Stoner.
Il 2010 segna, soprattutto, la fine della prima esperienza in Yamaha: nel corso dell'anno, infatti, sono andate ad acuirsi sempre più le frizioni, sia verbali sia in pista, col compagno di team Lorenzo, portando i rispettivi staff tecnici a vivere in pratica da separati in casa all'interno del box Yamaha, come fossero due rivali di marca. Ritrovatosi scalzato dallo spagnolo anche nelle gerarchie della casa giapponese, già in piena estate, nel dopo-gara di Brno, era stato ufficializzato il prossimo passaggio di Rossi alla Ducati.
Approdato a Borgo Panigale con la prospettiva di dare vita a «un accoppiamento tutto italiano» e vittorioso «come lo era stato quello fenomenale tra Agostini e la MV Agusta», tali aspettative saranno però seccamente smentite dal verdetto della pista: nel biennio trascorso in Ducati, decisamente tribolato e avaro di soddisfazioni, il pesarese non ottiene alcuna vittoria, collezionando come massimo bottino appena tre podi. Rossi non riesce ad adattarsi allo stile irruento della Desmosedici, una moto che non permetteva di essere guidata in una maniera che fosse all'altezza delle rivali, costringendo l'italiano e il compagno di squadra Hayden ad adottare rischiose e spesso infruttuose condotte di gara. Nonostante il pesante rinnovamento apportato alla moto bolognese per il 2012 — molto discusso tra il popolo ducatista poiché mette da parte uno dei tratti distintivi del marchio, ovvero il telaio a traliccio —, la cosa non sortisce effetti sul feeling di guida; a parere di Rossi, anche per l'atteggiamento del gruppo dirigente e tecnico di Borgo Panigale, restìo ad accogliere le richieste dei piloti.
La prima stagione inizia con un settimo posto in Qatar, mentre per il suo primo podio con la Ducati, che rimarrà l'unico dell'anno, Rossi deve attendere Le Mans dov'è terzo al traguardo, alle spalle di Stoner e Dovizioso. Le grandi difficoltà che Rossi incontra nel cercare di domare l'irruenza della Desmosedici, ne falcidiano anche il corpo: su tutte, in Giappone cade e si ritira, subendo una frattura parziale al quinto dito della mano. A corollario di un anno negativo, il 23 ottobre 2011, durante il secondo giro del Gran Premio della Malesia, rimane coinvolto con Edwards nell'incidente che porta alla morte di Marco Simoncelli, suo amico, abituale compagno di allenamento oltreché rivale in pista. Due settimane dopo, chiuso con l'ennesimo ritiro dell'anno anche l'ultimo appuntamento di Valencia, conclude il campionato a un anonimo settimo posto; per la prima volta da quando gareggia nel motomondiale, inoltre, non riesce a vincere neanche una gara in stagione.
L'avvio del campionato 2012 non mostra cambi di passo nel rapporto tra Rossi e la Ducati, con l'unica eccezione del Gran Premio di Francia dove, perlopiù sfruttando le particolari condizioni di gara bagnata, riesce ad artigliare un'insperata seconda posizione superando Stoner all'ultimo giro, ottenendo il primo podio della stagione, che dedicherà all'amico Simoncelli recentemente scomparso. Preso atto di un fallimentare matrimonio, di fatto mai nato e ormai avversato da entrambe le parti,nell'estate 2012 la casa di Borgo Panigale ufficializza la fine del rapporto con Rossi al termine dell'anno; poco dopo la Yamaha comunica di aver trovato un accordo col pilota italiano per un suo ritorno alla casa giapponese. Prima di scendere dalla Desmosedici, Rossi trova il tempo di ottenere il secondo e ultimo podio stagionale a Misano, dove chiude secondo, terminando infine la stagione al sesto posto. Durante questo difficile biennio, si afferma comunque quale migliore ducatista quanto a risultati.
Dopo l'incolore biennio in Ducati, il 2013 vede Rossi di nuovo in sella alla Yamaha, casa dove riesce a tornare, nonostante il burrascoso addio del 2010 e conseguente, iniziale veto posto dai vertici di Iwata, grazie soprattutto all'opera di mediazione del direttore tecnico LinJarvis; qui va nuovamente a far coppia con Lorenzo, campione in carica.
Al debutto stagionale, il 7 aprile in Qatar, ottiene il secondo posto proprio dietro al compagno di squadra, e davanti all'esordiente Márquez. Non è tuttavia fortunato negli appuntamenti seguenti, ritornando tra i primi solamente ad Assen dove trova quella che rimarrà l'unica vittoria della stagione, imponendosi su Márquez e Crutchlow. Chiude le successive tappe al Sachsenring e a Laguna Seca entrambe al terzo posto, prima di essere relegato a un'altra serie di piazzamenti a punti. Torna sul podio solo sul finire del campionato, in Aragona e in Australia, concludendo l'anno al quarto posto finale, a 237 punti in classifica; il piazzamento rispecchia l'andamento globale della stagione, con Rossi spesso lontano dalla lotta al vertice che vede protagonista il trio spagnolo Lorenzo-Márquez-Pedrosa.
Nella gara d'esordio del 2014 giunge secondo in Qatar, dietro al campione del mondo Márquez. Infila poi una serie di quattro podi consecutivi che permettono a Rossi d'issarsi al secondo posto della classifica generale; in particolare, con la terza piazza in Italia, taglia il traguardo dei 300 Gran Premi in carriera. Sale sul terzo gradino anche a Indianapolis, a Brno e a Silverstone, prima di tornare al successo, dopo un anno, a Misano dove trionfa davanti al compagno di squadra e a Pedrosa.
Vince per l'ultima volta in stagione in Australia, dopo nove anni dal suo ultimo successo a Phillip Island, piazzandosi davanti a Lorenzo e a Bradley Smith nel suo 250º Gran Premio in classe regina; un'affermazione, questa, arrivata tra un terzo posto in Giappone e una piazza d'onore in Malesia. Il secondo posto a Valencia con cui conclude il campionato, è anche quello finale in classifica generale, a quota 295 punti.
Rinfrancato da un'annata che lo ha visto tornare ai suoi giorni migliori, la stagione 2015 si apre per Rossi col successo in Qatar, al termine di una gara che vede il podio completato dai connazionali Dovizioso e Andrea Iannone:un risultato che non capitava dalla gara giapponese del 2006, quando Rossi arrivò secondo dietro a Capirossi e davanti a Melandri. Nel Gran Premio delle Americhe giunge terzo,ottenendo il suo primo podio in carriera su questo tracciato, quindi in Argentina, dopo una rimonta dall'ottava casella della griglia, trionfa avendo la meglio su Márquez dopo un serrato duello nei giri conclusivi. Si conferma sul podio giungendo, nelle quattro successive prove, secondo in Francia e Catalogna, e terzo in Spagna — festeggiando nell'occasione il podio n. 200 in carriera — e Italia.Torna davanti a tutti ad Assen conquistando pole position e gara, davanti a Márquez e Lorenzo. Segue un filotto di terzi posti in Germania, Indianapolis e Repubblica Ceca; in particolare, il podio al Sachsenring gli permette di stabilire, con 18 anni e 342 giorni, il record per il più lungo intervallo di tempo trascorso tra il primo e l'ultimo podio nel motomondiale, superando il precedente primato che ÁngelNieto deteneva dal 1986.
Torna alla vittoria in Gran Bretagna, davanti agli altri due piloti italiani Danilo Petrucci e Dovizioso: coglie nell'occasione la sua prima affermazione a Silverstone, che porta a 23 i circuiti della MotoGP dove il pesarese ha trionfato almeno una volta in carriera. Chiudendo quinto a Misano, per la prima volta in stagione non sale sul podio, interrompendo una striscia positiva che durava da sedici gare. Riprende la marcia ad Aragona dove chiude terzo: un piazzamento che contribuisce a dare alla Yamaha il titolo mondiale destinato alle squadre, successo che mancava al team giapponese dal 2010. In Giappone giunge secondo dietro al solo Pedrosa, mentre a Phillip Island chiude a ridosso del podio, quarto; in Australia disputa nell'occasione il suo 328º Gran Premio nel motomondiale, eguagliando il record appartenuto fino ad allora a Capirossi.
In Malesia giunge terzo dietro Pedrosa e Lorenzo, ma dopo essere stato protagonista di un serrato e aggressivo duello con Márquez, al termine del quale quest'ultimo cade, in un contatto sospetto con l'italiano: a fine gara la Direzione sanziona Rossi il quale è di conseguenza costretto, nella gara conclusiva di Valencia, a partire dalla 26ª e ultima posizione.Benché con ancora sette punti di vantaggio sul più diretto rivale al titolo, Lorenzo, questo handicap compromette fortemente la possibilità per Rossi di portare a casa il mondiale: partendo dal fondo, riesce a recuperare ventidue posizioni e a tagliare il traguardo al quarto posto, tuttavia insufficiente stante la contemporanea vittoria di Lorenzo, iridato per appena cinque punti sull'italiano.
In avvio della stagione 2016 giunge secondo in Argentina e trionfa a Jerez, dove scatta dalla pole position e vince la gara mantenendo la testa del Gran Premio dal primo all'ultimo giro, conseguendo un hattrick che mancava dalla gara di Misano del 2009.In Francia parte dalla settima casella ed è autore di una rimonta fino alla seconda posizione, firmando il giro più veloce della gara.Prima della pausa estiva trova il tempo di vincere anche in Catalogna, conquistando la decima vittoria personale a Montmelò. Per tornare sul podio deve attendere le tappe di Brno e Misano, dove si piazza al secondo posto, e quelle di Silverstone e Aragona, chiuse in terza posizione.
Motegi ottiene la terza e ultima pole stagionale, ma in gara incappa nel quarto ritiro stagionale: un negativo ruolino che non gli permette d'insidiare seriamente il capoclassifica Márquez. Dopo due ulteriori piazze d'onore a Phillip Island, dov'è artefice di una rimonta dal quindicesimo posto in griglia, e a Sepang, raggiunge a fine campionato la seconda posizione in classifica generale.
Inizia la stagione 2017 con un terzo posto in Qatar, dopo essere scattato decimo dallo schieramento, e un secondo posto in Argentina, peraltro festeggiando a Termas de Río Hondo i suoi 350 Gran Premi nel motomondiale. Ottiene la piazza d'onore anche ad Austin, risultato che gli consente di tornare temporaneamente in testa al mondiale, cosa che non gli accadeva dalla tappa malese di due anni prima. Tuttavia, le prove opache inanellate nei successivi tre appuntamenti, fanno perdere a Rossi la leadership iridata. Si riscatta ad Assen, tornando alla vittoria dopo un anno e conquistando nell'occasione la sua 115ª affermazione internazionale, a quasi 21 anni dal primo successo: a 38 anni e 129 giorni, diventa inoltre il più anziano vincitore nella storia della MotoGP, scavalcando dopo undici anni Troy Bayliss il quale aveva trionfato a Valencia a 37 anni e 213 giorni; è anche il più vecchio italiano a ottenere un successo nella top class, scalzando Nello Pagani il quale, nella classe 500, aveva primeggiato nel Gran Premio delle Nazioni 1949 a 37 anni e 328 giorni.
Dopo la gara olandese, non riesce ad andare al di là della zona punti, tornando sul podio solo a Silverstone dove festeggia le 300 partenze in classe regina arrivando terzo al traguardo. L'ultimo piazzamento della stagione matura in Australia, dove chiude secondo.Il quinto posto di Valencia, nell'ultima gara stagionale, è anche quello con cui conclude il campionato.
Il 2018 vede Rossi in risalita nella classifica generale, chiusa al terzo posto grazie a una buona costanza di rendimento, tuttavia rimanendo lontano dall'insidiare la lotta al titolo fra Márquez e Dovizioso. Torna suo malgrado a chiudere una stagione senza vittorie, ottenendo come massimo risultato la piazza d'onore al Sachsenring, più una serie di terzi posti in Qatar, Francia, Italia — dove ottiene anche la pole position, cosa che non gli accadeva dal Gran Premio del Giappone 2016 —e Catalogna. Degno di nota anche il quarto posto di Brno, piazzamento che gli permette di diventare il primo pilota a superare i 6 000 punti in carriera nel motomondiale.
Inizia in maniera positiva la stagione 2019 con due secondi posti in Argentinae in Texas, ma prima che sopraggiunga la pausa estiva non riesce ad andare al di là di qualche piazzamento in zona punti, incappando anche in un filotto di tre ritiri consecutivi tra il Mugello, Montmeló e Assen. Incapace di trovare il bandolo della matassa circa lo sviluppo della sua moto, si ritrova a vivere una seconda parte di campionato deludente, lontano da qualsivoglia ambizione di vittoria o podio, a differenza dei più giovani compagni di marca Fabio Quartararo e MaverickViñales capaci di ottenere il meglio dalla Yamaha in stagione; in questa fase, Rossi si segnala solo per raggiungere, in occasione della trasferta in Australia, il traguardo dei 400 Gran Premi in carriera. A fine campionato replica il suo fin lì peggiore piazzamento della carriera in top class, risalente alla stagione 2011 in Ducati, chiudendo al settimo posto della graduatoria.
Con la stagione 2020, disputata in un format d'emergenza a causa della sopraggiunta pandemia di COVID-19, Rossi ha ormai perso la leadership tecnica all'interno del box giapponese in favore dei più giovani e veloci compagni di marca, Quartararo, Viñales e Franco Morbidelli, quest'ultimo un prodotto della sua academy. Comincia discretamente con un terzo posto in Andalusia che però rimarrà del tutto episodico nel corso del suo campionato, ben presto avviatosi su di anonimi piazzamenti a punti; una situazione che vede il pesarese ultimo degli yamahisti in griglia, al contrario degli altri alfieri di Iwata che a fine campionato porteranno la YZR-M1 a totalizzare più vittorie di tutte le moto rivali. Ancora peggiore si rivela la seconda parte di stagione, in cui Rossi non riesce mai a entrare nella top ten e per giunta incappa in una serie nera di quattro Gran Premi conclusi con un ritiro (cosa mai accadutagli prima in carriera), ulteriormente inframezzata dalle assenze forzate negli appuntamenti d'Aragona e di Teruel per la positività al SARS-CoV-2. Quello del 2020, che segna peraltro il suo secondo e stavolta definitivo addio al team ufficiale Yamaha, si rivela un vero e proprio annushorribilis per Rossi il quale scivola in classifica generale fino al quindicesimo posto, suo peggiore piazzamento di sempre nel motomondiale.
Nel corso della sua ventennale carriera motociclistica Rossi ha avuto modo di gareggiare con due diverse generazioni di piloti, circostanza che l'ha portato ad affrontare numerosi avversari e ad essere protagonista di varie rivalità, talvolta semplicemente sul piano sportivo, altre volte spintesi a livello personale.
Durante la prima parte della carriera, a cavallo degli anni 1990 e 2000, Valentino si è ritrovato spesso a dar battaglia in pista con i connazionali Loris Capirossi e Max Biaggi, formando un trio di piloti al tempo ai vertici della disciplina: «i tre moschettieri», come li soprannominerà la stampa nazionale, daranno vita a una rivalità che culmina nella stagione 2001, quando il trio monopolizza i primi tre posti della classe 500, e con Rossi a cogliere il suo primo titolo nella classe regina. Tuttavia, mentre la rivalità con Capirossi si mantiene sempre sul piano della correttezza in gara e della cordialità fuori dai circuiti, quella con Biaggi — l'altro principale pilota italiano dell'epoca — deflagra immediatamente in un acceso dualismo dentro e fuori la pista, finendo per anni al centro dell'attenzione degli appassionati e della stampa specializzata internazionale (che la definisce presto uno «spaghetti duel»), contribuendo non poco a tener viva la popolarità del motomondiale a cavallo di II e III millennio.
La rivalità Biaggi-Rossi — la più importante delle rispettive carriere — è caratterizzata nei primi anni da grande acredine nonché forti scontri, sia verbali attraverso la stampa, sia fisici durante lo svolgimento delle gare, con comportamenti anche piuttosto duri da parte dei due piloti. Un dualismo nato alla vigilia della stagione 1998, in cui la scintilla viene fatta ricondurre a una frase proferita dal pilota romano a Suzuka — «prima di parlare con me, sciacquati la bocca» — e indirizzata al pesarese il quale aveva appena ereditato l'Aprilia 250 guidata negli anni precedenti dal connazionale, e che raggiunge l'apice a Barcellona nel 2001, al termine della gara della mezzo litro, quando i due piloti vengono alle mani (coinvolgendo membri dei rispettivi entourage nonché addetti del circuito) nei momenti precedenti la cerimonia del podio; in precedenza, sempre in quel 2001, in Giappone era avvenuto uno degli episodi più famosi nella querelle tra Biaggi e Rossi, quando nel corso della gara dapprima il romano aveva superato il rivale allargando scorrettamente e vistosamente il braccio, facendo rischiare al pesarese una caduta agli oltre 200 all'ora, e pochi giri dopo lo stesso Rossi aveva restituito a Biaggi il sorpasso mostrandogli nell'occasione, in diretta televisiva, il dito medio.
Da qui in avanti, pur continuando a esistere, i dissidi tra i due si affievoliscono sempre più in una sorta di «tregua armata»,[118] anche in coincidenza con l'entrata di Biaggi, di otto anni più anziano, nel tramonto della carriera (nonché con il passaggio di questo ultimo nel Mondiale Superbike); dopo il ritiro agonistico del pilota romano, addirittura, entrambi gli ex duellanti si sono lasciati alle spalle gli attriti del passato rendendosi protagonisti di una certa distensione nei rispettivi confronti.
Nei primi anni 2000 emerge poi il fugace dualismo con Sete Gibernau, con il quale l'italiano si contende i primi mondiali della neonata Classe MotoGP. Una rivalità nata quasi per caso, tanto che inizialmente i due paiono, se non «amici», comunque in buoni rapporti; questo sin quando lo spagnolo, con le sue sempre più frequenti vittorie nel corso della stagione 2004, comincia a insidiare la leadership di Rossi fino ad arrivare alle qualifiche del Gran Premio del Qatar, con i due in piena lotta per il titolo, quando una «spiata» dello spagnolo alla direzione gara costringe il pesarese a retrocedere all'ultima fila della griglia, dopo che il clan di questi aveva in precedenza cercato di "gommare" la piazzola di partenza di Rossi dopo una scialba qualifica.
Il breve scontro tra i due si chiuderà di fatto all'ultima curva del Gran Premio di Spagna 2005, gara inaugurale della stagione, in cui Rossi conquista la vittoria grazie a una controversa «spallata» che gli vale il sorpasso sullo spagnolo l'episodio finisce per essere fatale più a livello psicologico che non fisico a Gibernau, il quale da lì in avanti non vince più una gara né riesce a rimanere ai vertici della categoria, chiudendo così un dualismo sportivo mai davvero radicato.
Più accesa è invece la contrapposizione tra Rossi e Casey Stoner nella parte centrale del decennio, arrivata a un punto di non ritorno in occasione della gara di Laguna Seca 2008, anche stavolta per via di un sorpasso del pesarese ai limiti del regolamento, sfruttando la parte esterna della pista (una furbizia che sarà in seguito vietata dai regolamenti): già critico in passato nei confronti delle condotte di gara del rivale, da qui in avanti l'australiano aumenterà ancor più lo scontro mediatico con l'italiano, che prosegue anche dopo il suo ritiro dalle corse.
A cavallo degli anni 2000 e 2010 il principale rivale in pista di Rossi diventa per la prima volta un compagno di scuderia, Jorge Lorenzo. All'inizio della loro coabitazione nel team Yamaha, nel 2008, i due piloti non nascondono una reciproca insofferenza — acuita dal ritrovarsi spesso, negli anni seguenti, in lotta spalla a spalla per il titolo mondiale —: una situazione che porterà i vertici di Iwata alla decisione di «alzare un muro di separazione nel box», come se l'italiano e lo spagnolo corressero per due case concorrenti. In pista il dualismo si mantiene invece sui binari di una sostanziale correttezza, come l'anno seguente a Barcellona quando il pesarese, all'ultima staccata, con un'entrata al limite compie ai danni del maiorchino un «sorpasso considerato impossibile», rimasto negli annali della disciplina.
Nel triennio 2010-2012, dapprima per l'infortunio in cui incappa il pesarese, e poi per il suo passaggio a una poco competitiva Ducati, questo dualismo va a scemare. Con il ritorno di Rossi in Yamaha nel 2013 i rapporti personali tra i due vanno a migliorare, mostrandosi più avvezzi a una collaborazione all'interno dello stesso box, pure se continuarono a non mancare scaramucce in pista come nel convulso epilogo della stagione 2015.
Ultima, e per certi versi più imprevedibile, è la rivalità sorta a metà degli anni 2010 con Marc Márquez. Lo spagnolo, di quattordici anni più giovane rispetto a Rossi, durante l'infanzia aveva proprio nell'italiano il suo mito sportivo: una volta approdato nel motomondiale, il giovane pilota catalano era stato subito preso in simpatia dal plurititolato Rossi, tanto che nei primi tempi i due non nascondevano la stima reciproca e più volte il pesarese aveva trovato modo di definire Márquez come il suo «erede» in pista.
Come già accaduto anni addietro con Gibernau, i rapporti tra l'italiano e lo spagnolo sono andati a guastarsi una volta che i due si sono ritrovati a duellare alla pari, con un conseguente crescendo di scontri sui circuiti nonché verbali, via via sempre più aspri. Una situazione degenerata nel Gran Premio della Malesia 2015, quando un aggressivo corpo a corpo fra i due si è risolto nella caduta di Márquez: ritenuto colpevole dalla direzione gara, Rossi si è visto così retrocesso all'ultimo posto della griglia per la successiva e ultima gara del campionato a Valencia, vedendo svanire le sue possibilità di conquistare un titolo mondiale andato all'altro rivale Lorenzo; Rossi accuserà poi Márquez di non aver mai provato a sorpassare Lorenzo nell'ultimo appuntamento stagionale, favorendo così volutamente la vittoria del titolo da parte del connazionale. Un altro screzio tra i due avverrà nel Gran Premio d'Argentina 2018, in cui Márquez, con una manovra azzardata, farà cadere il pesarese.
Già durante la parte finale della sua carriera agonistica, Rossi amplia il suo raggio d'azione nel motociclismo intraprendendo l'attività dirigenziale. Dal 2014 è fondatore e proprietario dello SKY Racing Team VR46, nato in partnership con Sky, che si divide tra una squadra ufficiale nel motomondiale — dalla stagione 2014 in Moto3, cui si affianca dalla stagione 2017 l'impegno in Moto2 —, e un junior team presente nel Campionato Italiano Velocità e, in passato, nel Campeonato de España de Velocidad. In questa veste, Rossi può vantare la vittoria del titolo mondiale Moto2 nella stagione 2018 grazie al suo pilota Francesco Bagnaia.
Legata allo SKY Racing Team VR46 è anche la VR46 Riders Academy, progetto nato anch'esso nel 2014 con l'obiettivo di formare nuovi piloti. Da questa scuola motociclistica sono usciti vari piloti arrivati nelle tre classi del motomondiale: su tutti il succitato Bagnaia e Franco Morbidelli, quest'ultimo iridato Moto2 nella stagione 2017, oltreché, tra gli altri, il fratello minore di Rossi, Luca Marini.
Appassionato di automobilismo, Rossi ha gareggiato in una prova del campionato del mondo rally 2002, a bordo di una Peugeot 206 WRC, in occasione del RAC Rally in Gran Bretagna, senza però terminare la gara a causa di un'uscita di strada nella seconda prova speciale. Al secondo tentativo di partecipazione a una tappa del mondiale rally, nel 2006, è giunto 11º in Nuova Zelanda a bordo di una Subaru Impreza WRC. Nel dicembre 2008 ha preso parte all'ultima prova del campionato mondiale, ancora il RAC Rally, riuscendo a concludere la gara 12º su una Ford Focus RS WRC.
Dalla seconda metà degli anni 2000 partecipa regolarmente al Monza Rally Show, di cui ha vinto le edizioni del 2006, 2007 (su Focus RS WRC), 2012, 2015, 2016, 2017 e 2018 (su Ford Fiesta RS WRC); ha inoltre ottenuto quattro secondi posti nel 2008 (tanto nel rally quanto nel Master Show, alle spalle rispettivamente di Dindo Capello e di Piero Longhi), nel 2011 (nel Master Show, battuto da SébastienLoeb), nel 2013 (dietro a Daniel Sordo) e nel 2014 (dietro a Robert Kubica) — seppure i risultati conseguiti da Rossi sull'asfalto brianzolo, in una manifestazione più attenta allo spettacolo che non all'agonismo, sono stati generalmente ridimensionati da vari rallisti. Ha anche preso parte al Memorial Bettega del Motor Show di Bologna.
Tra il 2004 e il 2008 si è parlato concretamente del possibile passaggio di Rossi in Formula 1, in particolare nelle file della Scuderia Ferrari con la quale, nel succitato periodo, ha effettuato diversi test sulle piste di Fiorano e del Mugello: i progressivi miglioramenti palesati del pesarese al volante di una monoposto sorpresero positivamente anche l'allora pilota di Maranello, Michael Schumacher, e lo stesso Rossi ammetterà anni dopo di essere stato molto vicino a un accordo con il Cavallino per migrare definitivamente nell'automobilismo. L'11 dicembre 2019, in un test congiunto a Valencia, Rossi ha provato la Mercedes AMG F1 W08 EQ Power+ del 2017 di Lewis Hamilton, con l'inglese che a sua volta ha testato la Yamaha YZR-M1 dell'italiano.
Il 14 dicembre 2019 partecipa, insieme al fratello minore Luca Marini e all'amico Alessio "Uccio" Salucci quali compagni di squadra, alla 12 Ore del Golfo, vincendo nella categoria PRO AM alla guida di una Ferrari 488 GT3.
Nell'estate 2007 l'Ufficio di Pesaro dell'Agenzia delle entrate ha contestato a Rossi compensi non dichiarati per 58.950.311 euro, relativi al periodo 2000-2004; considerando IRPEFIRAP e IVA, l'evasione fiscale sarebbe pari a 43,7 milioni di euro. Il fisco chiedeva anche il pagamento delle sanzioni e degli interessi, per un totale complessivo di 112 milioni di euro. Secondo l'agenzia, per i cinque anni in questione, il pilota aveva presentato una dichiarazione IRPEF con un reddito inferiore a quello reale; lo stesso dicasi per l'IRAP e l'IVA del 2000, mentre per il quadriennio 2001-2004 non aveva presentato alcuna dichiarazione circa queste ultime due imposte. Rossi si è difeso affermando di essersi affidato per la propria gestione fiscale a dei professionisti, che gli avevano assicurato di aver rispettato la legge avendo pagato tutte le imposte dovute nel Regno Unito, dove all'epoca risultava residente; secondo le indagini del fisco italiano, al contrario, il cosiddetto «centro degli interessi» di Rossi era in realtà ancora in Italia.
Nel febbraio 2008 il pilota ha raggiunto un accordo con l'agenzia delle entrate patteggiando il pagamento di 19 milioni di euro per il periodo 2000-2004, e 16 per il periodo 2005-2006: 30 milioni legati ai guadagni del periodo e 4,8 legati alla mancata dichiarazione. Per eliminare le pendenze nei confronti della magistratura circa il reato di omessa e parziale dichiarazione dei redditi, nel maggio 2009 Rossi ha chiesto alla Procura pesarese un patteggiamento a sei mesi di reclusione: in virtù della sospensione condizionale, l'illecito si è poi estinto e, quindi, non ha più avuto luogo l'esecuzione della pena e la condanna non è stata menzionata nel casellario giudiziale.
Rossi gode di grande popolarità tra gli appassionati di motociclismo e tra i giornalisti per il suo carattere estroverso. Famose sono le sue trovate per festeggiare le vittorie assieme ai membri del fan club, un gruppo di storici amici che lo accompagnano nelle gare del mondiale.
Nel 2002 ha ricevuto delle minacce da un movimento anarchico italo-spagnolo, che in quei giorni aveva inviato pacchi bomba contro importanti obiettivi iberici tra i due paesi, perché "reo" di avere stampato, su moto e tuta, il nome dell'azienda petrolifera Repsol per la quale aveva girato uno spot in Spagna.
Il 31 maggio 2005 ha ricevuto una laurea magistrale honoris causa in comunicazione e pubblicità per le organizzazionidall'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo". Alla fine dello stesso anno la Arnoldo Mondadori Editore ha pubblicato Pensa se non ci avessi provato, autobiografia del pilota, scritta con il giornalista Enrico Borghi.
Nel marzo 2010 il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale italiano, Franco Frattini, ha consegnato a Rossi il primo WinningItaly Award per il suo contributo alla valorizzazione dell'immagine dell'Italia nel mondo.
È stato protagonista di due fumetti a lui dedicati: Quarantasei, realizzato da Milo Manara, e Fast 46, disegnato da Astrò; dall'opera di Manara è stato inoltre tratto un omonimo film d'animazione, uno speciale video-fumetto in cui Rossi presta la voce al suo alter ego d'inchiostro.
Tra il 2010 e il 2011 il regista Mark Neale ha diretto Fastest - Il più veloce, un film documentario dedicato alla MotoGP e incentrato in particolare su Rossi, con la voce narrante dell'attore Ewan McGregor. Nel 2015 lo stesso Neale ha diretto Fino all'ultima staccata, altro film documentario dedicato alla classe regina, narrato nonché prodotto da Brad Pitt: la pellicola racconta la vita, dentro e fuori la pista, di sei tra i motociclisti più veloci di tutti i tempi, tra i quali Rossi.
In ambito videoludico, il videogioco Valentino Rossi: The Game (2016) è un omaggio ai vent'anni di carriera del pilota. In precedenza, nel videogioco GrandTheft Auto: San Andreas (2004) era presente un omaggio a Rossi: infatti la moto NRG-500 recava il numero 46 usato dal pilota nelle gare ufficiali.