Tutela dei lavoratori in tempo di Covid, le richieste di Rifondazione Comunista

Il PRC – SE del Molise è profondamente insoddisfatto per i contenuti dell’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale del Molise, con la quale si istituisce la zona rossa per i Comuni ricompresi nel Distretto Sanitario di Termoli, al fine di contrastare l’ulteriore diffusione del Coronavirus. 
Consideriamo l’ordinanza INSUFFICIENTE per l’assoluta mancanza di misure e iniziative volte alla protezione dei lavoratori. Si chiudono tante attività commerciali e si limitano le libertà individuali, ma le fabbriche devono continuare a produrre, come se i lavoratori risultassero “immuni” al virus o sacrificabili in nome del profitto. 
La proclamazione della Zona Rossa in tutto il basso Molise, come i drammatici bollettini serali dimostrano, non ha prodotto alcun effetto positivo per il contrasto alla diffusione del nuovo coronavirus Sars-cov2, al contrario, la diffusione dei contagi sta aumentando giorno per giorno ed è ormai fuori controllo, al gravissimo costo di tante vite perse. Peraltro, va pure osservato come la cosiddetta “variante inglese” si sta diffondendo rapidamente anche tra soggetti giovanissimi. 
I dati dimostrano che la proclamazione della zona rossa, senza la chiusura di tutte le attività produttive - garantendo i servizi utili essenziali - non sta apportando alcun beneficio nel contrasto alla diffusione del virus. Nel Basso Molise ogni giorno avvengono almeno 30 blocchi di spostamenti da parte di lavoratori pendolari per raggiungere i rispettivi luoghi di lavoro. Prevalentemente diretti alla Sevel, alla Honda e altre aziende minori nella Zona Industriale di Val Di Sangro in Atessa(CH), nella Zona Industriale di San Salvo presso la Pilkington SIV e verso altre medie e piccole attività. Gli spostamenti più massicci, però, si determinano nel raggiungimento del nucleo industriale di Termoli, dove sono occupati oltre 5.000 lavoratori tra FCA e indotto, industrie chimiche e molte altre attività minori.  Conseguentemente, senza la chiusura di tutte le attività produttive sopra citate, la diffusione della pandemia non si potrà arrestare.  
Il Prefetto di Campobasso, nonché Commissario di governo della Regione Molise, è l’autorità competente può decretare la chiusura di tutte le attività produttive del territorio di sua competenza, con esclusione dei servizi pubblici essenziali, in base alla proclamazione dello stato d’emergenza nazionale del 30 gennaio 2020 e con varie proroghe in vigore fino al 30 aprile p.v. 
Pertanto, invitiamo il Prefetto della Provincia di Campobasso affinché, con sua decretazione, provveda sollecitamente alla chiusura di tutte le attività produttive ricadenti nella zona rossa Basso Molisana, nonché emani il divieto di spostamento di tutti i lavoratori che si recano in provincia di Chieti, presso il posto di lavoro. A tal proposito, è utile precisare che la situazione dei contagi nel Vastese è ancora più preoccupante che nel Basso Molise. 
Per contribuire al debellamento della diffusione della pandemia, auspichiamo, inoltre, che anche i sindacati confederali CGIL-CISL-UIL e tutte le RSU e RSA aziendali si attivino sollecitamente e con senso di responsabilità, nei modi che la legge e i contratti permettono, per fare pressione sulle aziende site nella Zona Rossa, affinché queste ultime facciano richiesta di C.I.G. per Covid per tutte le maestranze, considerato che tale ammortizzatore sociale si può richiedere con scadenza al 31 marzo 2021. In caso di diniego immotivato delle aziende, potrebbe risultare opportuna e ineludibile la proclamazione dello stato di agitazione e, se occorre, arrivare all’indizione di uno sciopero generale.
Vista la drammaticità della situazione, auspichiamo che queste indicazioni possano essere prese concretamente in considerazione dai soggetti in indirizzo, e implementate con somma urgenza