Cda Reggia di Caserta: Intervista al Professore Unimol Giovanni Cerchia

La redazione di Moliseweb ha intervistato il Professore di Storia contemporanea dell’Unimol Giovanni Cerchia, per via della sua nomina a componente effettivo del Consiglio di Amministrazione della Reggia di Caserta, avvenuta il 31 dicembre del 2020 da parte del Ministro della Cultura Franceschini.

 -Professore, quali sono i suoi doveri in questo prestigioso incarico?
“La Reggia di Caserta è un museo nazionale, ha grande autonomia di spesa per il perseguimento delle sue funzioni e quindi il consiglio di amministrazione fa il bilancio preventivo e consultivo. Il Cda ha voce in capitolo nelle principali decisioni amministrative e contabili di questo ente museale. Ovviamente la riforma, che ha introdotto questi importanti elementi di governance, ha dato molti poteri al presidente del consiglio di amministrazione, che sarebbe il direttore, il quale viene nominato attraverso un bando internazionale. Ruolo ricoperto attualmente dall’autorevole figura della dottoressa Maffei con cui è un enorme piacere collaborare.”

-Com’è la gestione della Reggia in tempo di covid?
“Come per tutte le altre attività, nel senso che bisogna stare attenti alla messa in sicurezza del luogo sia per i visitatori e sia per le attività del Cda. A breve ci sarà un consiglio di amministrazione e lo faremo in presenza. Il Cda, fortunatamente, è composto da sole cinque persone e i locali della Reggia sono molto ampi. Fino a febbraio si sono svolti sempre in video conferenza.”

-L’Italia possiede un patrimonio di primo piano per quanto riguarda la ricchezza culturale. Come sensibilizzare le nuove generazioni a usufruire di questo tesoro nazionale?
“Più che le nuove generazioni bisognerebbe sensibilizzare gli italiani, come far tornare l’Italia al centro dei flussi turistici internazionali. Adesso siamo il quarto paese più visitato, ma negli anni 70 eravamo il primo. Per poterlo fare bisognerebbe attuare una politica intelligente per quanto riguarda la recettività, le infrastrutture e la valorizzazione di questi beni. Non bisogna dare per scontato questo immenso patrimonio. Negli Stati Uniti ogni pietra risalente al XVIII secolo è tratta con un rispetto paragonabile alla loro religione civile, mentre in Italia ci sono cose che nemmeno riusciamo a vedere perché le buttiamo negli scantinati. Bisogna assolutamente investire su queste cose, soprattutto in professionalità perché il patrimonio culturale è un comparto che ha bisogno nuove assunzioni e quindi di opportunità per le nuove generazioni che, magari, potrebbero dare un’enorme mano nel settore. Mi riferisco non solo ai musei ma anche negli archivi dove mancano ormai addetti, funzionari, archivisti e impiegati, mentre non si effettuano assunzioni e il blocco del turn over sta devastando questo inestimabile patrimonio della nostra memoria.”

Di Simone d'Ilio