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Approvazione bilancio di previsione. Fanelli: non approvabile, mancano 21 mln di euro

«Domani in Consiglio regionale la prima questione che porrò è: dove si rinvengono 21 milioni di Euro che il Consiglio dei Ministri evidenzia che mancano, come avevamo segnalato noi. - a porre la questione è il Capogruppo del Pd in Molise, Micaela Fanelli - Si legge nell’impugnativa del Cdm pubblicata oggi e relativa a una delle ultime sedute: “L’ulteriore disavanzo di euro 21.740.555,10 può essere ripianato negli esercizi considerati nel bilancio di previsione, ovvero nel triennio 2020-2022 (salvo terminare prima, nel caso in cui la legislatura regionale abbia durata inferiore), contestualmente all’adozione di una delibera consiliare avente ad oggetto il piano di rientro dal disavanzo nel quale siano individuati i provvedimenti necessari a ripristinare il pareggio. Il piano di rientro è sottoposto al parere del collegio dei revisori (articolo 42, comma 12, del D.lgs. n. 118/2011)."
Tuttavia, essendo, ad oggi, l’esercizio 2020 ormai concluso e non essendovi traccia della delibera consiliare di approvazione del piano di rientro, né tanto meno del recupero sostanziale, tale quota dovrà essere interamente applicata all’esercizio 2021, in aggiunta alle quote del recupero previste dai piani di rientro per tale esercizio (euro 19.822.650,66). - continua Fanelli - Ci mancano dunque, per chiudere il 2019, 21 milioni, vanno corrette le tabelle di previsione e di rendiconto 2020, la cui chiusura con copertura della quota di ripiano annuo deve essere ancora verificata, vanno individuate nel bilancio 2021/2023, in approvazione nelle prossime settimane, le risorse aggiuntive.
In queste condizioni la Regione non può approvare il bilancio di previsione. Quell’esame che dovevamo avviare oggi, lunedì 1’ marzo, nella Commissione prima, che doveva partire con l'inutile esame del DPEF aggiornato. Un libro dei sogni che si trasforma in un libro degli incubi.
Venti milioni sono, infatti, di più delle risorse che abbiano “libere”. Significa purtroppo che non avremo un euro per fare nulla in più, se non andare a passi spediti verso un “fallimento”.