Riequilibrio di genere, proposta del Pd regionale tardiva vi diciamo perché #unavoceperledonne

di Viviana Pizzi

Siamo in vista dell'8 marzo, giornata internazionale della donna, e mai come in questo momento dovrebbe essere attuale la questione della parità di genere. Anche se in questi giorni questi temi, già ritenuti secondari dalla politica in tempi di pace, restano ancor più in secondo piano tenendo presente che il Molise è in zona rossa e c'è l'emergenza Covid in corso. Tuttavia c'è il partito democratico, che proprio in questa occasione, tenta di cancellare il passato e presenta una proposta di legge per il riequilibrio di genere all'interno della Giunta Regionale. 

Peccato che il passato torna e c'è sempre chi è pronto a ricordarlo. Nonostante di recente, proprio il Pd, ha presentato una mozione votata da 11 consiglieri su 21 tra cui le quattro donne Filomena Calenda, Aida Romagnuolo, Micaela Fanelli e Patrizia Manzo, proprio per dare l'indirizzo a Toma di inserire almeno una donna in Giunta. Atto di un consiglio regionale svuotato del suo significato, che andrà ad accumularsi a tanti incompiuti tra i quali anche quelli in cui si chiedeva che l'ospedale di Larino diventasse centro Covid. Ma lasciamo la sanità ad altri spazi di scrittura, proviamo almeno qui a evitare di inquinare un discorso che vale sempre con la tragedia della pandemia. Che pur sta danneggiando le donne ma di questo ne discuteremo in un prossimo contributo. 

Torniamo a noi. Cosa propone il Partito Democratico?. I consiglieri Fanelli e Facciolla hanno presentato una proposta di legge  concernente: “Modifiche alla legge regionale 18 aprile 2014, n. 10 (Statuto della Regione Molise)”.

La pdl, operando un’opportuna modifica all’art. 6 dello Statuto regionale sulla parità, prevede che al fine di favorire ed attuare un’adeguata rappresentanza di genere nella vita sociale, culturale, economica, politica e istituzionale, venga garantita la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive e sia assicurata, parimenti, la rappresentanza di generi negli organi di governo della Regione  e nell’accesso agli organi degli enti e delle società partecipate, per i quali siano previste nomine e designazioni di competenza degli organi regionali.

Sarebbe perfetta se non fosse stata bocciata in passato proprio dal partito democratico di cui Micaela Fanelli era la segretaria e Vittorino Facciolla un rappresentante in Giunta Regionale a guida Frattura. Lo stesso primo esecutivo in Molise degli anni 2010 a non aver nessuna rappresentante femminile all'interno del suo consesso. Cosa è cambiato da allora? Che il Pd è alla ricerca di una identità politica per conquistare l'elettorato femminista ( pochi voti ma sono sempre buoni ndr) e lo fa con una proposta di legge che potrebbe passare solo qualora venga votata dalle consigliere di maggioranza Calenda e Romagnuolo e da Michele Iorio, lo stesso che aveva predisposto uno Statuto Regionale già pronto sul quale la maggioranza Frattura nel 2014 ha potuto  ben poco. 

Cosa è accaduto in seguito? E' presto detto. Il 15 novembre 2017 è stato modificato lo Statuto Regionale. In quella modifica all'articolo 6 venne aggiunta la possibilità di inserimento del quinto assessore. E anche quella della surroga dell'esponente di Giunta con il primo dei non eletti in consiglio regionale. La ex consigliera regionale Nunzia Lattanzio (unica donna eletta della undicesima legislatura per il centrosinistra ndr) presentò un emendamento all'articolo 6 proprio per prevedere all'interno dello Statuto il riequilibrio di genere. Ma quell'emendamento fu bocciato proprio dalla maggioranza di centrosinistra. Proprio quel Pd rappresentato in segreteria dalla consigliera Micaela Fanelli e in Giunta dall'attuale segretario Vittorino Facciolla. Cosa che portò Nunzia Lattanzio ad astenersi dalla votazione definitiva dello Statuto. 

Operazione demagogica quella del Pd? Lo vedremo in aula, soprattutto se cercheranno tutti i voti necessari per l'approvazione. Sicuramente dal 2017 ad oggi il dibattito sulle politiche di genere nel Partito Democratico si è evoluto. Sia in ambito regionale che nazionale. Ma ricordiamoci che si tratta dello stesso partito che nel Governo Draghi non ha nessuna donna ministra (superato anche da Lega, Forza Italia e Italia Viva) Ed è lo stesso che tramite il segretario nazionale Zingaretti ha fatto prevalere la logica di ministro - sottosegretaria. Come se il ruolo femminile debba essere sempre secondario. Facile quindi cavalcare la tigre quando si è opposizione.  Vedremo, anche in Molise, solo nel 2023 se dovesse vincere la coalizione di centrosinistra, quante donne saranno assessore. Ricordando che non basta nominarne una su 5 per avere la coscienza a posto. Ci si potrebbe anche distinguere nominandone 3 o anche 4. Meglio abbondare che non nominare. Non crediamo che sia difficile trovare 3 donne competenti in Molise. Basta cercare e dare gli spazi adeguati partendo dal basso. Con i circoli e con le nomine nei partiti. Attendiamo fiduciose. Per ora buon 8 marzo a chi crede davvero nella lotta per la parità di genere.