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Liberaluna: denunciare violenza sulle donne è un diritto. La drammatica storia di una di loro

LIBERALUNA ONLUS - "Troppo spesso le donne che hanno il coraggio di denunciare, vengono private della loro libertà. La violenza  sulle donne va combattuta in rete, al fine di offrire alle stesse tutte le possibili soluzioni per renderle libere di  poter vivere serenamente. La vittima deve poter uscire allo scoperto perché il silenzio fa il gioco dei carnefici.  Le conseguenze possono determinare per le donne isolamento, incapacità di lavorare, limitata possibilità di  prendersi cura di sé stesse e dei propri figli e anche se è difficile bisogna trovare il coraggio di chiedere aiuto.  La storia di cui oggi parleremo è la quella di una donna che ha avuto un grande coraggio: ha denunciato, ma  ad un certo punto si è sentita persa, abbandonata.  

Gloria, è questo il nome di fantasia della donna che ci ha chiesto di pubblicare la sua storia. Lui il suo uomo,  il padre dei suoi figli, autore delle violenze è ovunque, non l’abbandona mai: è nel telefono, nella sua stanza, nel suo caffè, nei suoi sogni…l’incubo non cessa; per Gloria non c’è risveglio. Ci racconta che sono tre anni  che vive chiusa in una Casa di accoglienza madre-bambino insieme ai suoi due figli, Stella di tre anni e Luca  di 1 anno, ciò in virtù di un programma di protezione disposto dal tribunale per i Minorenni a causa delle  violenze fisiche e psicologiche subite da lei e dai suoi bambini. Lei vittima, ma prigioniera, lei che sta pagando  un caro prezzo solo per aver amato e poi denunciato. E lui? 
Gloria racconta che quando ha conosciuto Sandro quest’ultimo appariva amorevole e protettivo. Era  innamoratissimo di una Gloria giovane e bella, reduce dal fallimento di una precedente unione da cui era nata  la primogenita, Carlotta, ormai più che adolescente. Ma nel tempo Sandro inizia a manifestare insofferenza ed  odio per la prima figlia di Gloria e per l’ex marito di quest’ultima, con cui la giovane donna mantiene un  rapporto civile ed equilibrato. L’insofferenza di Sandro inizia a manifestarsi con insulti, prevaricazioni,  minacce, imposizioni e, subito dopo, violenze fisiche
Nasce la prima figlia di Gloria e Sandro, ma il rapporto tra loro peggiora. Alla donna viene impedito di vedere  e sentire telefonicamente Carlotta, la sua primogenita. Gloria, però, non può stare senza la figlia e la cerca di  nascosto. Sandro la segue ovunque per impedirle di “disobbedire” ai suoi ordini; le controlla il telefono, le  centellina il denaro, le nasconde le chiavi dell’auto. A Gloria viene impedito anche di uscire di casa! 
Trascorre il tempo e Gloria resta nuovamente incinta. È il secondo figlio di Sandro. Forse uno spiraglio di  luce! Vuole dare la notizia a sua figlia Carlotta, le manca tanto, così un giorno Gloria, impavida, riesce a  sfuggire ai controlli del suo uomo e raggiunge la figlia. Ma lui è lì…la vede, la raggiunge e avanti a tutti la aggredisce, con calci, pugni e una spinta che, facendola rotolare a terra in malo modo, le provoca lesioni alla  colonna vertebrale. Gloria viene accompagnata in ospedale e lì sporge la prima denuncia. 
Da quel momento è un crescendo di eventi: la vendetta di Sandro arriva imminente, le violenze salgono di  tono, la magistratura dispone il collocamento di Gloria e della piccola Stella nella Casa di Accoglienza madre  -bambino. Nell’inverno 2019, Gloria, su consiglio di un amico, si rivolge al Centro Antiviolenza Liberaluna, è disperata, stremata dalla paura e dall’ansia, ormai ha perso ogni speranza di rientrare nella sua casa, di  ricominciare a lavorare e riprendere in mano la sua vita, perché la magistratura ancora non adotta alcun  provvedimento. Sì perché Sandro, nonostante venga dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale, non  lascia in pace la sua preda: le invia messaggi minatori sul suo cellulare; la insulta sui social e fa telefonate  intimidatorie ai responsabili della casa madre bambino; piantona la donna all’entrata della Casa di accoglienza  giorno e notte. Da quel momento Gloria, per motivi di sicurezza, può uscire solo accompagnata e per motivi  di necessità. L’operatrice del Centro Antiviolenza raccoglie il drammatico racconto di Gloria e la invita a  recarsi al Centro. Le viene offerta assistenza legale e già nel giugno 2020 arriva la sentenza penale di condanna  nei confronti di Sandro: questi viene sottoposto alla misura degli arresti domiciliari e Gloria, insieme ai due  figli può fare finalmente rientro a casa. La donna non ha più una casa, pertanto la responsabile del Centro  Antiviolenza, dott.ssa M. G. La Selva contatta l'Assistente Sociale che è stata assegnata alla donna che  si adopera per reperire un alloggio a Gloria ed ai suoi figli e un sostentamento economico. Finalmente nel  luglio 2020 Gloria può lasciare la Casa di Accoglienza e riprendere in mano la sua vita e contare sulla  collaborazione dei Servizi Sociali del territorio di residenza insieme all’equipe del centro Antiviolenza  Liberaluna. La presidente, dott.ssa M.G. La Selva le ha dato e continuerà a darle tutto il supporto sociale di  cui necessita, la psicologa, dott.ssa Emanuela Teresa Galasso la segue nel percorso di empowerment, l’avv.  Maria Calabrese l’affianca nella battaglia giudiziaria affinché possa affermare i suoi diritti e riappropriarsi  della propria esistenza, dignità e libertà.  
La magistratura circa 10 giorni fa, ha adottato un provvedimento di detenzione nei confronti dell’autore delle  violenze e, finalmente Gloria, ha finito di scontare la pena di una detenzione fuori casa che è durata oltre tre  anni. È difficile riuscire ad avere fiducia negli altri, ma questa vicenda ci insegna che, anche quando sembra  tutto perduto, il cambiamento può avvenire. Noi del Centro Antiviolenza siamo sempre accanto alle donne  vittime di violenza, e con grande impegno diamo loro tutto il sostegno di cui necessitano, aspettando che la  Regione ci possa riconoscere il giusto sostegno economico, come viene assegnato ai Centri Antiviolenza  pubblici."