Fca Termoli, la Fiom: la salute prevalga sul profitto, si chiuda o si riducano i tempi lavorativi


Lo stabilimento Fca di Termoli continua ad essere aperto ma i contagi proliferano in un territorio, quello bassomolisano, in zona rossa da ormai un mese esatto. Su questo tema è intervenuta la Fiom con una nota. 

"La Rsa Fiom, nell’ultimo incontro - si legge - ha posto diverse questioni sul tavolo per cercare di contrastare nel miglior modo possibile il contagio dal Covid che in poco più di un anno ha messo in ginocchio un intero pianeta. Si è chiesto il buon senso, che per una volta tralasci la logica numerica di produttività. In primis di valutare la chiusura dello Stabilimento, anche se il problema riguarda l'intero nucleo industriale, almeno fino a quando l’emergenza sanitaria molisana si fosse ridimensionata, facendoci tirare un sospiro di sollievo. Lavorare dal lunedì al venerdì, rimodulando l’orario di lavoro per programmare settimanalmente la sanificazione utile a scongiurare il diffondersi della pandemia all’interno dell’azienda e quindi la seria applicazione del protocollo. La nostra regione è in una situazione di estrema difficoltà dovuta ad una Sanità Pubblica già collassata da tempo. Ogni persona contagiata, è potenzialmente una persona che potrebbe non trovare un posto letto in grado di curarla. Si dice che la storia insegna, che l’esperienza è il nome che diamo ai nostri errori, ma, dopo 365 giorni di familiarità con questa pandemia, siamo tornati al punto di origine, inciampando ancora sullo stesso sasso. Si è ridotto tutto a cercare nuovamente un unico colpevole: la mensa. Come se lavorare spalla a spalla con il collega mentre si insegue un motore, facesse riflettere il virus facendogli cambiare direzione. La maggior parte delle persone rinuncerà alla refezione, aspettando 45 minuti sotto una pensilina che il suo bus lo riporti a casa dalla propria famiglia dopo aver passato 12 ore fuori casa. Dovremmo forse dotarci di un esoscheletro per reggere un turno di lavoro così lungo e senza la possibilità di un pasto caldo e di una pausa rigeneratrice con qualche battuta tra colleghi? E ancora: per quale insano motivo un impiegato può fare la sua pausa con tanto di pasto caldo e un “semplice operaio” no? Dove sta la differenza? Non si sceglie di ammalarsi, tutti possiamo essere colpiti in maniera indistinta, operai e impiegati, a prescindere dal livello di inquadramento e dal ruolo. La soluzione non è la mensa. Bisogna rafforzare l'azione di prevenzione con mascherine FFP2/3, maggiore distanziamento sulle postazioni di lavoro, screening di massa per rafforzare il tracciamento e piena applicazione e attenzione del protocollo. Non solo. Visti i ritardi regionali nella somministrazione dei vaccini, sarebbe opportuno che l'azienda, data la necessità di continuare a tenere aperti gli stabilimenti, si facesse carico della vaccinazione dei suoi dipendenti. Sono questi i punti da mettere in campo per cercare di prevenire i contagi sul posto di lavoro". .