Sanità. Parla l'avvocato Iacovino: il Cardarelli è un lazzaretto, non il Vietri

di Cinzia Venditti

In una situazione sanitaria di caccia al colpevole e rimpalli di responsabilità a mo' di scaricabarile tra politica, direzione generale e commissariato, siamo stati con le nostre telecamere presso lo studio dell'avvocato Vincenzo Iacovino, legale del Comitato Verità e Dignità Vittime del Covid, il quale, tramite i suoi esposti, ha dato delle indicazioni precise circa le inadempienze che hanno avuto luogo e i soggetti che le hanno poste in essere.
«Abbiamo altri elementi sui fatti presentati in quegli esposti, dato che c'è stata una visita ispettiva da parte del Ministero, seppur carente rispetto ai fatti che avrebbe dovuto accertare. La visita ha riguardato congiuntamente il Direttore Generale dell'Asrem, Oreste Florenzano, ed il Commissario ad acta, Angelo Giustini. - dichiara Iacovino ai nostri microfoni - Conosciamo tale visita ispettiva in quanto riassunta dal DG con un atto, che documento di innocenza non è. La prima considerazione è la seguente: quando si dice che i percorsi ospedalieri presso il nosocomio Cardarelli sono "disciplinati da istruzioni operative e supporti tecnologici che dovrebbero rendere sicura la permanenza e il trasporto dei pazienti", il condizionale non garantisce la reale efficienza. Tanto è vero che a gennaio, nel reparti di Chirurgia, si sono infettati dei pazienti entrati per patologie tempo-dipendenti e pare che qualcuno di questi sia pure deceduto. Le carte ci sono ma sull'osservanza delle stesse non c'è contezza. Ci sono state delle vittime, ci sono stati dei medici che hanno denunciato una commistione di percorsi. Guardando l'esito ispettivo, - continua l'avvocato - non c'è nulla che non possa tecnicamente e giuridicamente essere ricondotto al Direttore Generale per quanto riguarda la gestione di nosocomi e strutture sanitarie. Inoltre, la nostra regione è commissariata da circa 12 anni, ma da quando è iniziata la pandemia, il decreto n°18 abilita il Presidente della Regione a individuare aree sanitarie dedicate a soggetti o pazienti Covid: sia il Commissario alla sanità che il Capo della Protezione Civile, che altri non è che il Presidente della Giunta Regionale, avrebbero dovuto individuare un centro Covid, che ad oggi non esiste».

Il 6 luglio 2020, Giustini presentava il progetto sul Vietri di Larino. «Il progetto è stato osservato, NON bocciato, quindi era valido ma andava rivisto. - riprende il legale - La Procura ha definito Larino un "Lazzaretto". Il Cardarelli è il vero Lazzaretto, perché 400 morti li abbiamo avuti nell'ospedale di Campobasso, non al Vietri, né altrove. Un'affermazione poco felice quella della Procura: il Vietri non sarebbe mai partito senza gli elementi essenziali individuati dalla Procura (laboratorio analisi, radiologia, terapia intensiva, personale) e il Ministero della Salute, che ha un potere correttivo su qualsiasi progetto, lo avrebbe approvato solo con il raggiungimento di tali caratteristiche, quindi non sarebbe mai diventato un Lazzaretto, lo è però adesso il Cardarelli. Quello che è stato definito Lazzaretto è un'eccellenza di architettura a livello europeo, andava semplicemente attrezzato per essere reso idoneo.»
Una lancia, quella di Iacovino, che sembra essere spezzata a favore del Generale Giustini. «Io sto difendendo il Comitato e le vittime, - aggiunge l'avvocato - se questi argomenti vanno a vantaggio di qualcuno, non lo so, sto solo esponendo i fatti. I capi di imputazione provvisoria che la Procura ha formulato, apparsi in rete, riguardano il soggetto attuatore della programmazione sanitaria, non altri. Si cerca di imputare al personale medico la responsabilità di una cattiva gestione dell'Asrem, ma, se anche fosse vero, quando un "dipendente" sbaglia, la colpa di chi è? Chi risponde della gestione del personale e dei locali è il "datore di lavoro", in questo caso il Direttore Generale. Chi dirige i vari presidi è Florenzano, sul quale abbiamo richiesto un accesso agli atti per verificare se i titoli dichiarati siano corrispondenti a quelli previsti dalla legge».

Il Commissario ad acta, secondo le parole di Vincenzo Iacovino, sarebbe il capro espiatorio della battaglia "io non sono stato". Il risultato? Ad oggi, a un anno esatto dall'inizio della pandemia, in Molise ancora non c'è un centro Covid. «E' passato, purtroppo un altro progetto: quello della famosa Torre Covid ex hospice, all'attuale stato "in alto mare". Si parla di nove mesi di attesa per vederne la realizzazione, intanto i posti di terapia intensiva sono saturi e la procedura Cross è scattata in ritardo. Il Presidente della Giunta, in quanto autorità della Protezione civile, ha potuto attivare la Cross, così come ha potuto proporre i famosi moduli temporanei, che, da fine gennaio che dovevano essere predisposti, tuttora non esistono. Toma ci dovrà spiegare perché ha ritenuto di fornire a noi molisani la possibilità di andare a finire nei container anziché sponsorizzare il Vietri di Larino, che con gli accorgimenti messi in atto dal Ministero, Lazzaretto non sarebbe mai stato, Centro Covid per i molisani sì».