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Covid, la richiesta di Termoli Bene Comune: chiudiamo le fabbriche

Assistiamo al disastro acclarato del sistema sanitario regionale, che comporta di fatto specie nel Basso Molise l'impossibilità di accesso alle cure (Covid e non Covid), cui si aggiungono le difficoltà evidenti nel far partire in modo efficace ed esteso la macchina vaccinale. Eppure continuiamo ad assistere quotidianamente nel Nucleo Industriale di Termoli all’andirivieni di migliaia di persone provenienti non solo da tutto il Molise, ma dalle regioni limitrofe, dal Nord Italia e addirittura anche dall’estero. E contestualmente molti lavoratori molisani si spostano in Abruzzo, altra zona dove la variante inglese del virus dilaga.
Ciò crea situazioni di grave pericolo oggettivo per i lavoratori e per la cittadinanza tutta, considerato che il Basso Molise è attualmente zona ad alto rischio e ad altissimo tasso di contagio. Soprattutto se pensiamo che gli spostamenti di questa massa imponente di persone avvengono in buona parte grazie al trasporto pubblico locale, del quale più volte abbiamo segnalato le carenze, aggravate ora da ulteriori tagli delle corse.
Le attività industriali non strettamente indispensabili devono quindi essere chiuse, come chiedono da tempo diversi sindacati e formazioni politiche; e devono rimanere tali, provvedendo ovviamente con tempestività ad attivare le misure di compensazione economica, almeno fino a quando non si procederà ad una campagna di vaccinazione di massa degli addetti ai vari comparti, o fino a quando le ditte non garantiranno misure di prevenzione del contagio all’interno delle strutture molto più stringenti di quelle in atto finora.
Chiediamo in primis l'intervento del sindaco di Termoli, come autorità sanitaria locale diretta, in grado di esigere dal Prefetto un intervento immediato. Poichè poi la figura del Sindaco coincide attualmente con quella del Presidente della Provincia, non capiamo come mai non siano già stati presi provvedimenti in merito nel corso delle riunioni dell'unità di crisi della quale il Presidente della Provincia è componente.
Non si può considerare il diritto alla produzione di beni superiore al diritto alla salute.
Non intervenendo sulla problematica del Nucleo Industriale di Termoli il presidente Toma, già gravemente inadempiente su tutta la gestione dell’emergenza, aggiunge un altro tassello al quadro di un fallimento che grida vendetta davanti ai quasi 400 morti molisani.
E il sindaco Roberti prolunga il silenzio assordante sul collasso della sanità, e in particolare sulla situazione del San Timoteo (29 pazienti Covid oggi!) cui assistiamo da troppo tempo; silenzio non certamente controbilanciato dai comunicati recenti, nei quali si rallegra per i possibili segnali di interventi sul nostro ospedale, e promette che vigilerà.
Rallegrarsi e vigilare servono davvero a poco: suo dovere era intervenire subito, come altri sindaci hanno fatto, per denunciare in modo deciso nelle sedi opportune, regionali e nazionali, lo smantellamento del nostro ospedale, e degli altri, a vantaggio del privato, ed esigere il rispetto per il sacrosanto diritto dei cittadini del Basso Molise ad avere un ospedale pienamente funzionante, e di tutta la regione a vedere garantita una sanità pubblica di buon livello.
La voce delle istituzioni dovrebbe essere la voce di tutti i cittadini, e risuonare forte a tutela dei loro diritti, soprattutto quando è in gioco la vita. O abbiamo capito male il mandato costituzionale?