Termoli. Consegna modulo di terapia intensiva al San Timoteo

DIRETTA

Molise: i festival musicali - Part II #musicamente

Matese Friend Festival, Bojano dal 2009

Il Matese Friend Festival nasce dalla grande passione di un gruppo folk-rock dell’area matesina del Molise, i Riserva Moac, capitanato dal tastierista/fisarmonicista Roberto Napoletano e dal cantante “rastaman” Fabrizio Russo, di concerto con l’associazione musicale Il Pentagramma e col sostegno della Regione Molise. È uno degli eventi più importanti organizzati in regione. 

La piccola Woodstock del sud Italia ha ospitato in dieci anni circa 650 artisti e quasi 80mila spettatori proponendo musica, arte, contest, cinema, fotografia, sport, street-art e molto altro.

Questi alcuni degli artisti italiani e internazionali che sono saliti sul palco del festival: Francesco De Gregori, Daniele Silvestri, Simone Cristicchi, Elio e le storie tese, Giuliano Palma & The Blters, Africa Unite, Sud Sound System, Riserva Moac, Quintorigo, Bandabardò, Daniele Sepe, Cisco (ex Modena City Ramblers), Nidi D'Arac, Ratti della Sabina, Tonino Carotone, Rein, Folkabbestia, Krikka Reggae - Nando Citarella & Tamburi del Vesuvio, Khorakhanè, Enrico Capuano, Legittimo Brigantaggio Cappello a Cilindro, Wogiagia, Casa del Vento, Jolaurlo, Equ, Vega's, The Reggae Girls & Mama Marjas, Smoke feat. Zoe, Après la Classe, Ballet Kariboka (Brasile), Kisalfold (Ungheria), Dudhaim (Israele), Sotazero (Spagna), Otrora (Columbia), Ziggi (Olanda), Tagada (Francia), Polkaholix - Zoe (Germania), Penny Metal (Inghilterra), La Zurda (Argentina), Zoe (Germania), Jacinto Sarmiento(Spagna), Arabian Dream (Arabia), Frankie Hi Energie.

L'iniziativa rientra nell'ambito del progetto della Regione 'Turismo è Cultura’.

Indubbiamente una bella sfilza di nomi importanti del carrozzone musicale, dal cantautorato al rock, dal folk dal politico, dal qualunque al qualunque genere vi venga in mente. Luogo magico, in cui comunicano i centri sociali e l’aristocrazia della canzone d’autore, il popolare e il raffinato, l’ultramoderno e l’ultra-scontato, un’operazione notevole, che riesce laddove i Papi hanno sempre fallito, cioè a far lavorare insieme religioni e filosofie di vita agli antipodi fra di loro, sotterrando l’ascia di guerra e godendo di una due giorni di assoluta pace e spiritualità rumorosa.

Sicuramente il cast è degno di nota. Nomi importanti, spettacoli esilaranti, grande sfoggio di P.A. e dispositivi scenici. Dal punto di vista dell’organizzazione nulla da eccepire, anzi lode completa. 

Quello che non capisco di questo meraviglioso affresco è l’eccessiva eterogeneità, la ridondante promiscuità: è come se al di là della spettacolarità non s’intravedesse una mission, un trait d’union che colleghi tutti gli elementi, rendendoli omogenei e godibili come un novello “Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch, stracolmo di elementi in connessione armoniosa e in sequenzialità oltremodo perfetta tra di loro.

Certo non brillerà per l’aspetto stilistico, in quanto non sono i grandi nomi che creano qualità, parimenti ai grandi supergruppi del passato che, in tanta magnificenza, hanno sempre partorito “un topolino”, ma è innegabile che il festival meriti la palma di leader della migliore democrazia aggregante.
 

Noi… artisti  di questa terra, Montorio nei Frentani dal 1996

Il 12 agosto 2020 si è svolta a Montorio la 23esima edizione di “Noi… artisti di questa terra”, una delle manifestazioni più importanti del panorama artistico molisano, che valorizza il territorio e l’arte in tutte le sue sfaccettature.

A Montorio, dove l’aria è più fresca…”, asserisce Nino Ponte, il sindaco, parafrasando una nota canzone di Goran Kuzminac, il il Covid 19 per fortuna non è proprio arrivato.

Oltre ventiquattro anni di successi, durante i quali sono stati più di duemila gli artisti di fama nazionale e internazionale coinvolti grazie all’impegno e alla volontà del suo direttore artistico, il professor Antonio Molino, che cura personalmente l’evento, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio Regionale e dal Comune di Montorio nei Frentani.

Dal Quotidiano del Molise del 12 agosto 2020 cfr. “Sembra strano – racconta Nino Ponte, il vulcanico sindaco del paese –  ma in quei mesi abbiamo pensato  alla manifestazione e in che modo potevamo salvarla. Ci è apparso subito chiaro che la pandemia avrebbe portato con se oltre  ai lutti anche la disperazione derivante dalla perdita del lavoro e di conseguenza all’incertezza economica e la povertà assoluta per coloro che non hanno redditi garantiti né provvidenze da parte degli istituti sociali. Abbiamo compreso che tutto ciò che stava accadendo poteva aver un esito nefasto sulla nostra e su tante altre piccole realtà locali che d’inverno si spopolano  lasciando che solo i più anziani restino a guardia dei nostri focolari. Sembra strano ma abbiamo capito che la prima cosa da fare era quella di non interrompere questo nostro percorso e ci siamo messi sotto a rifinire ed organizzare quello che da mesi, già prima della pandemia, avevamo ipotizzato per questa XXIV  Edizione di “ Noi… Artisti di questa Terra”.

Sono stati veramente bravi a Montorio! Hanno creato un evento incentrato sulla celebrazione e valorizzazione delle risorse creative regionali. Non un’operazione di spettacolo in sé, ma un’esperienza culturale, forse addirittura antropologica, che tende a scavare in fondo ai tessuti magri e aridi di questa terra per trovarne le ricchezze nascoste… e queste sono tante, profonde eleganti, quasi insospettabili. 

Da quella che sembrerebbe una rassegna, forse anche apparentemente “sfigata”, viene fuori il più spettacolare evento che una realtà piccola come questa si possa permettere. Un evento che non ha nulla da invidiare ad Hide Park, al Madison Square Garden, a Woodstock vera, perché è costruito col sangue e con le unghie ed è talmente vero da diventare unico al mondo.

 

CVTà – Street Fest, Civitacampomarano dal 2016

Nelle note in calce al sito del “Cvtà-Street Fest” si legge: “Civitacampomarano è un piccolo centro dove storia, cultura e natura incontaminata rappresentano un immenso valore. Ai visitatori, data la sua attuale dimensione demografica, pare infatti impossibile che custodisca un patrimonio così ricco, ed è per questo che si resta stupiti. E’ adagiato a 520 metri sul livello del mare lungo un imponente sperone t龜o.

Dista circa 35 km da Campobasso, Civitacampomarano è raggiungibile in 30 minuti ancora mediante la Fondovalle del Biferno. A 130 km da Pescara vi si giunge da est lungo l'Autostrada Adriatica A14 uscendo a Vasto sud- San Salvo e risalendo la Fondovalle del Trigno.

Civitacampomarano è però anche cucina. Un insieme di gusti e sapori prettamente molisani che sapranno stregarvi. Scoprite dove degustare le specialità del posto mentre vivete il festival!

Eh già, il festival!

Questo evento è la cosa più bella e particolare che si possa incontrare in una terra dimenticata da Dio, come il Molise. 

Le strade del paese fanno da fondale per lo svolgimento del festival. Pittori da strada, e artisti che si vogliano cimentare, ridisegnano il paesaggio urbano riempiendo di colori e colpi di pennello le mura delle vecchie case del paese, facendone di volta in volta qualcosa di nuovo, da scoprire ed esplorare. 

Tanti grandi artisti concettuali da ogni parte del mondo.

Si rimane stupiti quando, entrando nel piccolo borgo a pochi chilometri da Campobasso, ci si trova all’improvviso in una dimensione da Greenwich Village.

Immaginate il festival in questi termini: l’artista Jan Vormann ha pensato a un muro su cui gli abitanti di Civitacampomarano possano scrivere qualunque cosa, dai desideri alle incazzature alle frustrazioni, sostanzialmente una valvola di sfogo. 

Non è forse il “concept” , questo, alla base di ogni creazione artistica?

L’organizzazione è potente e permissiva dal punto di vista della programmazione. 

Questo l’organigramma della prima edizione, partita alla grande: 

DIREZIONE ARTISTICA: Alice Pasquini

COORDINAMENTO EVENTI: Jessica Stewart

ORGANIZZAZIONE: Proloco di Civitacampomarano

PATROCINI: Comune di Civitacampomarano, Regione Molise, Polo Museale del Molise, Borghi Autentici d’Italia, MiBACT, Conservatorio di Musica Lorenzo Perosi Campobasso

CON IL CONTRIBUTO DI: Pro Loco “Vincenzo Cuoco”, Comune di Civitacampomarano

PARTNER: Pasta La Molisana

SPONSOR: Free Energia, Life SRL, Energy Mix

SPONSOR TECNICI: Clash Paint, IPD Sistemi Edili, Cortò factory image,

Grazie Zio Nicola per la foto e Tommaso Guerra per il logo festival.

Che volete, per un romantico come me, sapere che ci sono cose di questo genere nella mia terra, è come bere il nettare direttamente dai palmi delle mani degli Dei!


Festival della Canzone Dialettale Molisana, Gambatesa dal 1978

Il festival è sorto per iniziativa della Pro Loco di Gambatesa in un periodo insospettabile, il 1978, un periodo in cui imperversava il prog rock e le band folk tendevano a uno stile progressivo. Tutto il patrimonio tradizionale veniva bandito come antiquato e demodè.

Era impensabile che, nel giro di qualche anno, tutto il mondo della cultura, sulla scia della canzone “La canzone popolare” di Fossati, si sarebbe rivoltato all’incontrario, dichiarando questa forma tradizionale l’unica cultura vera in canzone.

Quindi rinasce tutto un mondo dimenticato, dal saltarello alla novena natalizia allo stornello.

Gambatesa rappresenta tutto ciò che riguarda il popolo, quel popolo che, mentre il mondo andava avanti, ha continuato a sollazzarsi con le solite musichette paesane, vuoi per diletto, vuoi per sopravvivenza (vedi le “novene” di Natale ad opera degli zampognari).

Per declinare la significanza di tutto questo subalterno rivoltarsi ci vorrebbe il Cirese con i suoi postulati antropologici…

Una cosa è certa, comunque, quando si è iniziato a parlare della scoperta e valorizzazione del canto popolare e del dialetto inteso come forma poetica, Gambatesa già era matura rispetto alle nuove realtà che cominciavano a mostrare il capo e quindi, rispetto a queste , non aveva perso l’integrità, ma, addirittura l’aveva rafforzata.

In questa rivoluzione ci ha messo mano anche l’Accademia della Crusca, dichiarando che “dialetto è un termine offensivo”; “parlata” è il termine giusto per definire una lingua autoctona, e con questo ha conferito ancora più credibilità alla “nuova-antica” forma culturale.

Il coinvolgimento della comunità in questo evento è palese nel manifesto stesso del festival che recita: “tutti i soggetti che vogliano essere coinvolti in una diretta partecipazione, sia come autori di testi e di musiche, sia come cantanti, come soggetti pubblici e privati delegati e preposti a compiti inerenti, o semplicemente come cultori di canto dialettale, ponendosi a disposizione in ruoli utilmente significativi”.

Tanti artisti, sia improvvisati che professionali, hanno preso parte negli anni a questa cerimonia che si sforza disperatamente di creare una musica, una canzone, di matrice realmente molisana che, al momento, non esiste. 

I propositi, comunque, sono buoni e la veracità fa sì che l’evento continui a vivere e dare speranza a tanti individui che sentono brillare la scintilla dell’arte dentro i loro cuori e la portano a Gambatesa, dove il Molise cerca spasmodicamente se stesso in una canzone o, forse, nell’illusione che, anche solo per un attimo, si possa colorare la vita e dimenticare gli affanni!