Termoli. Consegna modulo di terapia intensiva al San Timoteo

DIRETTA

Miglior chef d'Italia: a tu per tu con Nicola Vizzarri

di Cinzia Venditti

Un vero fuoriclasse, uno chef executive di fama internazionale. Passione, esperienza, creatività. Innovazione e tradizione. Vive a Termoli e lo conosciamo tutti: Nicola Vizzarri.
Di recente ha partecipato al context di Sky, "Il miglior chef d'Italia", che ha visto gareggiare per dieci settimane 30 chef della nostra nazione, tra i quali Vizzarri si è aggiudicato la vittoria. Lo abbiamo incontrato questa mattina, sabato 13 marzo, presso la Villa Comunale di Campobasso, dove lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e sapere cos'ha da raccontarci del programma televisivo.

Ciao Nicola, grazie per esserci venuto a trovare fin qui. I tuoi piatti sono famosi in tutto il mondo e si distinguono perché uniscono innovazione e tradizione. Innovazione nella creatività, composizione, impiattamento e tradizione perché mantengono i prodotti locali.
Spiegaci un po' meglio questo concetto...

"Grazie a te e a tutti voi di Moliseweb. Bene, hai centrato l'argomento: tradizione nell'innovazione. Abbiamo scelto una parte di ingredienti di nicchia della nostra piccola regione partendo proprio dalla tradizione, ma ammodernando per quanto riguarda le tecniche di scrittura, i sistemi di lavorazione, l'impiattamento, l'assemblaggio, la preparazione: il giusto mix che viene valutato nel context."

Tu sei stato membro anche della Nazionale Italiana dei Cuochi. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
"Nel 2002 ho fatto parte della nazionale, composta da 20 mila chef selezionati e in 18 rappresentavamo il nostro tricolore durante tutte le competizioni gastronomiche. Sono stati dieci lunghi anni che mi hanno permesso di affinarmi e di imparare tanto, cosa che mi è stata di aiuto in tutte le manifestazioni e gare successive, come "Il miglior chef d'Italia"".

Sei stato nominato anche Custode della tradizione. Ma quanto, quindi, della tradizione molisana c'è nella tua cucina?
"E' il punto di partenza. Conoscenza e utilizzo dei prodotti nostrani per poi passare alla creazione: fantasia, lavorazione, preparazione e gusto. In questo programma di Sky, come in ogni esperienza professionale, ho cercato di far conoscere il Molise: soprattutto la pasta, La Molisana, nella fattispecie il Trighetto, e i tartufi del Centro Tartufi Molise, impareggiabili."

A proposito di esperienze professionali, tra le molteplici a cui hai partecipato, quale ricordi con più piacere e orgoglio?
"L'ultima, perché dopo dieci anni mi è stata affidata una parte della Nazionale Cuochi junior. Da componente sono diventato allenatore e ringrazio il manager Fabio Tacchella, componente principale responsabile delle nazionali senior e junior, che  mi ha dato questa grande opportunità. E' stato importante per me formare le nuove leve e vorrei adesso dedicarmi all'ambito della formazione sempre di più. Dopodiché ho avuto una mia squadra composta da quattro  ragazzi molisani, età media 20 anni, che lavoravano con me e con cui abbiamo vinto due medaglie d'oro (una con menzione) e altri premi speciali."

Gran belle soddisfazioni quindi. Parliamo proprio dell'ultima: "Il miglior chef d'Italia", il famoso programma di Sky. Come mai hai scelto di partecipare?
"Ho scelto di partecipare perché non era il solito context, ti dà l'opportunità di mettere in mostra le tue qualità ma anche la struttura dove lavori e tutti i prodotti di nicchia che adoperi propri della tua terra di origine. Sono venuti loro a Termoli, al Ristorante "Poggio Costantino", sala ricevimenti dove lavoro, per potermi vedere all'opera, come nel resto delle regioni di Italia. E' stato bello perché si sono viste le immagini di Termoli, che speriamo possano avere anche un risvolto pubblicitario per promuovere il turismo in Molise." 

Esperienza positiva quindi anche per la nostra regione, soprattutto in questo momento. Ma come mai ha vinto il Molise secondo te?
"Ha vinto perché dietro c'erano prodotti studiati, mirati, rigorosamente molisani, uniti e messi insieme in modo professionale, anche se sono di parte! Io parto sempre dai disegni, i miei piatti nascono sulla carta, a mo' di preogetti. Gli stessi disegni li ho presentati alla giuria per far conoscere come prende vita quel determinato piatto. Poi si porta in cucina e si inizia a vedere e testare se il risultato concide con l'idea."

Se non avessi fatto parte della gara, chi avresti fatto vincere?
"Chi è arrivato terzo, Giacomo Soleri perché mi piace la sua filosofia culinaria."

Parliamo invece di Nicola, qual è il tuo piatto preferito?
"L'amatriciana! Quando sono a casa è bello avere qualcuno che cucina per te e mia moglie è specializzata nei piatti tradizionali."

Vizzarri è un cognome non molisano, che ricorda la Sardegna, l'isola felice di cui sentiamo parlare in questi giorni. Ci vuoi parlare delle tue origini?
"Mi definisco un apolide quasi. Mio padre è sardo e mia madre abruzzese. Sono solo nato in Sardegna, a Cagliari, perché ad un mese dalla mia nascita ci siamo trasferiti a Termoli per motivi di lavoro. Ho frequentato l'Istituto Alberghiero "Villa Santa Maria" di Chieti, molto rinomato per i docenti che all'epoca venivano dai grandi alberghi e cucine italiane. Infatti non ho mai cercato io il lavoro, sono sempre stati loro a mandarmi."

Un'ultima domanda. Hai mai lavorato all'estero?
"No, mai. Volevo crecere professionalmente nella cucina mediterranea della mia nazione: l'Italia."