Il Lupo e le sue mutazioni - #inizialmente

Il 2021 è l’anno di Dante Alighieri. La Divina Commedia la sua opera maestra. In essa si narra di bestie feroci

che si oppongono al cammino di Dante. Esse si differenziano per le loro peculiarità: la lonza agile ed elegante, il leone statuario che incute molta paura e la lupa inquietante per la sua magrezza, voracità e irrequietezza. Il significato prevalente però, è allegorico.
I commentatori più antichi identificarono le tre fiere rispettivamente con la lussuria, la superbia e l'avarizia. Alcuni commentatori moderni invece preferiscono identificare le fiere con "le tre faville che c'hanno i cuori accesi" (Inferno, VI, v. 75), cioè superbia, invidia e avarizia. Altri commentatori identificavano queste fiere con la frode, la violenza e l'incontinenza (vale a dire il non sapersi moderare) che sono le tre categorie del peccato proprie dell'etica di Aristotele, sulle quali Dante fonda i peccati nell'inferno.

Altri studiosi ancora hanno preferito un'interpretazione politica oltreché morale. Nella lonza quindi sarebbe da vedere Firenze, nel leone la Casa di Francia e nella lupa la Curia romana di Bonifacio VIII.

Ma perché parlare di Dante e delle sue narrate fiere? Cosa si vuol interpretare nella rubrica #inizialmente con esse? Beh, il gioco magico di una rubrica è poter essere disinibiti, parlare di ogni cosa possa essere connessa a ciò che si vuol esprimere. 

Oggi vogliamo iniziare la settimana parlandovi del Lupo.

Non un lupo qualsiasi ma di un Lupo che Dante raffigura come favilla dal cuore accesso, come fonte dell’essere peccatori, dell’essere magicamente “ umano “.

E proprio il Lupo, ma non quello dantesco mi accarezza la mente e mi porta, nel leggere i passi della Divina Commedia, ad ascoltare un disco magico, pieno di poesia, di storie vere. Storie che fungono da volano per un riscatto pieno di una vita vissuta senza inibizioni, come il Lupo di Dante, ma che alla fine ti porta ad essere quello che si è, a trovar il sol pensiero possibile che ti attanaglia la mente dopo aver navigato mari tempestosi e finalmente, ritrovar la pace e la felicità che prima o poi ti renderà quel che hai dato, quel che, se cercato con passione, amore e convinzione, ti ridona tranquillità serica e tranquilla.

Tutto ciò solo un tipo solitario come il Lupo può garantirci come può lo stesso, garantir al Mondo una pace che mai, senza morder la parte più nobile del corpo, si riesce a trovare. Il dolore per trovar lievitazione al lenir di esso.

Un cantautore molisano conosciuto in tutta Italia e non solo ma non profeta in Patria, ci riporta a percorrere, non Gironi Danteschi fatti di Fuoco o di soave spuma d’ora e argento, ma mutazioni che di senso hanno solo il capolavoro che l’animale può dipingere su ognuno di noi fermando il tempo e ridonando al Mondo, amore e solitudine mai silenziosa e sempre maestra di vita.

Lino Rufo, troneggia da “Lupo” e scende in strada tra la gente da cantore di storie che dalla vita traggono l’essenza per tornare ad essere mutante e trasformarsi in un lupo sempre dipinto e posto all’inferno ma che, mai così docile e buono, rassegnato ad un Mondo decisamente indegno di vivere, decide di cambiare e di scrivere pagine di storia sino a render il Mondo stesso : un Mondo migliore.

Tutto questo lo racconteremo in più fasi cominciando proprio dalla fine dell’album proprio dal titolo “ Le Mutazioni del Lupo “ che termina con un monologo, recitato magistralmente da Francesco Pannofino. Esso racchiude tutta l'essenza dell'intero lavoro musicale. Un lavoro che vede al centro l'uomo con le proprie angosce, i propri sentimenti, gli amori,le vittorie, le sconfitte, la vita. Un album fortemente autobiografico, dalla musica sublime e dalle parole che come macigni, ci riportan all'essere mortale che tutti siamo. Una concezione spazio tempo , che mina le menti, apre i cuori e soporifera, chi dalla notte, non trae bellezza ma vede solo buio e mostri maligni. Una musica , che premia la professionalità, l'armonia, il gruppo . Una voce, quella di  Lino, che fa fuoriuscire i colori ed il calore della felicità di un mondo che a volto può ritrovarsi. Coglie ogni attimo della vita, fugge lungo le vie dell'amore ritrovato, crea paradigmi, ma non contorce la passione. Sale con la scala delle note sino a domandarsi il perché,  e ne trova risposta nel mondo migliore. Il continuo parlare di sé diventa un algoritmo negativo poiché l'amore non è sinonimo di egocentrismo, ma di domande, a cui spesso non vale la pena rispondere. Ti guardi accanto, ti accorgi che il meglio è con te, e senza timore, accetti tutti e tutto : così come sei. La fortuna è l'uomo e l'uomo è nella fortuna di chi ,come il lupo, vive in solitaria ma ama il branco, crede di non poter convivere con chi è diverso , con chi vive di tristezze, di sentimenti ma poi, come per ogni persona o animale che sia, la cosa più bella è nel ritrovare " all'improvviso la felicità ".

 

IL LUPO 

- Il lupo , animale fiero e nobile,

dopo tanto tanto tempo

trascorso in solitudine,

decise di scendere a valle per verificare se

le sorti degli umani fossero mutate.

Percorrendo il declivio

che conduceva al centro abitato,

rifletteva sul motivo per cui avesse scelto

di vivere lontano dalle persone:

forse perché queste, ormai,

esprimevano parole vuote ed ingannevoli,

tese soltanto al proprio profitto,

in un mondo privo di valori?

Arrivato in paese

entrò in una taverna rumorosa

e piena di confusione.

L'ambiente era saturo di fumo,

maleodoranti esalazioni alcoliche e urla.

In fondo alla sala, una cantante blues

si affannava per ottenere un po' di attenzione.

Il lupo chiese all'oste qualcosa da bere,

ancora inconsapevole di ciò

che prendeva forma a lato dei suoi occhi :

persone allegre, spavalde, alticce,

silenziose e tristi, tutte

con lo stesso desiderio di fuga negli occhi,

impotenti a capire il senso della vita,

ognuna con la propria guerra nel cuore.

Iniziò a porsi delle domande,

concludendo che l'essere umano

è dominato da troppi mondi contrastanti,

dove l'oscurità, non si distingue dalla luce.

Intorno a lui solo un traboccante vuoto.

Decise, quindi, di fare ritorno

alla sua montagna.

Giunto nel luogo da cui era partito,

si fermò ad abbeverarsi a una sorgente

e sorrise a un mondo migliore :

in lui, un'improvvisa felicità -