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Le chiavi del Mediterraneo: Gli esordi del Colonialismo Italiano nel fine dell'Ottocento

Andrea Cotticelli ritorna in grande stile con il suo ultimo libro “Le Chiavi del Mediterraneo” che va a narrare, in maniera estremamente precisa e dettagliata, tutti gli step in che il neonato governo italiano di fine Ottocento ha fatto per poter avere il suo “posto al sole” tra le grandi nazioni dell’epoca, come Francia e Gran Bretagna, per quanto riguarda il possedimento delle colonie.
Lo scritto in primis illustra le difficoltà dell’Italia unificata dai Savoia, nell’imporsi nel grande scacchiere internazionale e dei primi attriti dovuti in alcune dispute per il controllo e gestione di colonie, offrendo uno speciale approfondimento nella storica “Conferenza di Berlino “ del 1878 e di come si ponevano i grandi politici dell’epoca come Bismark, per fare un autorevole esempio, nei confronti del nostro bel paese offrendo giudizi e opinioni di personaggi di quell’ elevatissima caratura. Non mancano i momenti di attrito profondo, come l’aspra disputa diplomatica contro la Francia per quanto riguarda la gestione di Tunisi e la tragedia di Marsiglia nel 1881 (dove avvenne un drammatico evento che coinvolse i cittadini italiani residenti nella città francese) e di come questi eventi hanno portato il governo italiano ad avvicinarsi agli Imperi centrali nel poi formare la famosa Triplice Alleanza, dove la prima ratifica avvenne nel 1882 e in questo episodio fu protagonista Pasquale Stanislao Mancini (in foto) , l’allora ministro degli esteri del Regno d’Italia. Proprio nelle azioni politiche e nelle scelte diplomatiche di Mancini sono dedicate gran parte dello scritto.
Molte narrazioni raccontano di come il Ministro degli Esteri abbia gestito nel bene o nel male tutte le campagne coloniali per il bene dell’allora Regno d’Italia. Ulteriori approfondimenti dedicati a ogni singolo episodio come l’acquisto della baia di Assab dalla Compagnia Rubattino, i continui tentativi con la Gran Bretagna per poter avere ulteriori possedimenti coloniali come Zeila e Harar. Vengono narrate anche le grandi occasioni mancate, come il non aver cooperato con la Corona Inglese in Egitto nel 1882 e di non sbarcare a Tripoli nel 1884 che possiamo considerare errori strategici non di poco conto  vista prospettiva futura. Non mancano gli attriti interni tra Mancini e il parlamento italiano che aveva ben diverse priorità legate all’irredentismo.
Tutto questo e altro ancora (come l’epilogo della spedizione Giulietti) sono trattate in questo affascinante libro il quale il coltissimo Cotticelli ha redatto con cura e dedizione eccezionale. Non solo è scritto con indubbia maestria ma quello che colpisce sono la qualità delle fonti riportate, come documenti e notizie ufficiali del tempo, arricchite ulteriormente con immagini relative e perfettamente attinenti all’argomento. Lo scrittore ha fatto per l’ennesima volta centro con il suo stile professionale ma dinamico il quale tiene vivamente coinvolto il lettore nelle vicende narrate. Le Chiavi del Mediterraneo è un essenziale must have per chiunque voglia comprendere nel migliore dei modi la storia della nostra della nostra nazione fin dai primi albori.

Di Simone d’Ilio