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di Viviana Pizzi 


Più volte avevamo auspicato la nomina di una donna nella Giunta Regionale. Dopo tre anni di attesa quello che avevamo chiesto e sperato è arrivato. Ma non  è una vittoria delle donne ma di un apparato poltico che non vuole andare a casa. Ed è così che la nomina di Filomena Calenda ad assessora diventa dal sapore amaro. Perché chi si occupa della rubrica #unavoceperledonne sa bene che il Presidente Donato Toma non ha nominato Calenda perchè crede improvvisamente nella capacità delle donne al Governo, ma semplicemente per salvare la sua poltrona da una sfiducia, che almento fino alle 20 di questa sera sembrava cosa fatta. E' stata quindi proprio una donna a salvare il presidente Toma. Una delle due che in tre anni era stata completamente bistrattata da un sistema che non riteneva le donne in grado di entrare in un esecutivo. Ma ora magicamente questo voto diventava importante proprio perchè Iorio e Romagnuolo avevano firmato la sfiducia portando la squadra contraria al presidente a vincere per 11 voti a 10. 

Ma cosa è successo negli anni precedenti e che cosa ci spinge a dire che questa non è una vittoria per le donne? E' presto detto. Non c'è una donna in Giunta da quando Paolo Di Laura Frattura, dal 2013 al 2018 non nominò alcuna rappresentante femminile nella giunta della undicesima legislatura. Fino a ieri sera  anche Toma aveva seguito le stesse orme. Il presidente della Regione nella formazione della sua Giunta nel 2018, spinto da Matteo Salvini ha preferito prima nominare assessore Luigi Mazzuto e poi Michele Marone. Mettendo da parte due donne come Aida Romagnuolo e Filomena Calenda che invece i voti della Lega li avevano presi. Una eletta con circa 1700 preferenze e l'altra con 1300. 

Numerose sono state le volte in cui le due donne si sono dissociate dalle politiche di Toma ma fino ad oggi che si rischiava di andare a casa nessuno le aveva ascoltate. All'epoca questo non era bastato al presidente della Regione a sceglierne una per garantirsi una maggioranza. La mozione di sfiducia presentata nella giornata di ieri da 11 consiglieri, comprendevAida Romagnuolo e Filomena Calenda, la capogruppo del Pd Micaela Fanelli e la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Patrizia Manzo.  Fino al ripensamento di Calenda erabno state proprio le donne a mettere all'angolo Toma. Che è stato costretto a nominarne una per salvare la dodicesima legislatura. Ma ecco che cosa pensava delle donne Toma in occasione dell'8 marzo. 

Dopo aver sciorinato una serie di descrizioni ampiamente patriarcali sulla figura della donna ci vogliamo concentrare su questa frase:  "Le istituzioni - sostiene il Governatore Toma - hanno il dovere di fare di più e meglio per favorire la parità, il rispetto e la valorizzazione delle donne. Bisogna investire, inoltre, a partire dalle scuole, in campagne di sensibilizzazione contro ogni forma di violenza. In quest’anno così complicato caratterizzato dalla pandemia, tra gli operatori sanitari, tantissime sono le donne in prima linea. Con enormi sacrifici, sottraendo tempo alle rispettive famiglie, profondono il massimo impegno. A loro va il nostro doveroso ringraziamento e la nostra vicinanza: ci inorgogliscono. Così come sono motivo d'orgoglio i numerosi esempi di eccellenze al femminile che la nostra terra riesce a declinare in ogni campo.

Più volte avevamo chiesto al presidente Toma che ne pensasse della donna in Giunta. Ci ha risposto oggi con questa nomina arrivata a tre anni dall'inizio della legislatura e nel momento più buio, quello in cui rischiava di andare a casa prima del tempo. 


IGli avevamo posto questa domanda  anche sotto il post in cui si beava del dato in  cui le donne molisane sarebbero le prime, con un +37,5% in quanto a crescita del numero delle imprese agricole. Ricordandogli che spesso le donne in Molise non fanno altro che intestarsi le aziende che poi gestiscono i mariti proprio per l'imprenditoria femminile. 

Ma vogliamo ricordare la proposta che fece in campagna elettorale? Chi scrive la ricorda benissimo perchè venne dal popolo della famiglia: dare un reddito di sostegno alle donne che nei primi anni di vita del proprio figlio avessero deciso di rimanere a casa. Una promessa elettorale fortunatamente non mantenuta. Ora che il suo posto è a rischio ha nominato una donna per salvarsi. Una di quelle donne che non ha mai tenuto nella debita considerazione quando aveva il vento in poppa.  E la lotta per la parità di genere, la proposta di legge presentata dal Pd di Fanelli e Facciolla e la petizione di firme di Italia Viva Molise perdono quota con una nomina avvenuta in tempo di Covid per evitare le elezioni. Ma resteremo vigili per capire cosa verrà effettivamente fatto in questi ultimi due anni di legislatura in quanto a programmazione per le donne. Primo banco di prova il 25 marzo con l'elezione della presidente della Commissione pari opportunità. Vedremo quanto potrà dialogare con la nuova assessora per dare alle donne che in pandemia hanno pagato il prezzo maggiore dell'isolamento sociale. Che la nomina di Toma non resti solo un numero per salvare capre e cavoli.