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Ma quale femminismo, le consigliere di parità Cennamo e Lembo contro la nomina di Calenda assessora

di Viviana Pizzi

La prossima nomina dell'assessora in pectore Filomena Calenda continua a scatenare un vespaio di polemiche anche nel mondo femminista. Quello che in tempi "normali" avrebbe potuto gioire di un risultato auspicato da 8 anni: la nomina di una donna in Giunta Regionale. Un fatto che non è stato preso bene nemmeno dalla consigliera di parità regionale Giuseppina Cennamo e dalla consigliera di parità delle province di Campobasso e Isernia Giuditta Lembo. 

"Non esulto per la donna nella.giunta regionale - ha sostenuto Giuseppina Cennamo-  È frutto di una logica di potere che non c'entra nulla con la parità di genere."
Le fa eco Giuditta Lembo : Non simpatizzo per le quote rosa, figuriamoci quando diventano oggetto di baratto!

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Prima di decidere se intervenire sulla questione che nelle ultime ore ha acceso il dibattito sulla quota rosa nella giunta regionale del Molise, ho atteso un giorno (non sono una che prende facili decisioni, partorite in poche ore!). Ho prestato molta attenzione a quello che la neo-assessora Filomena Calenda ha pubblicamente e convintamente dichiarato. Nella sua nota si legge che lei rappresenterà e si impegnerà a tutelare gli interessi di ogni cittadino e cittadina molisani mettendosi a disposizione di tutti. Proprio alla luce di queste affermazioni, chiedo pubblicamente alla neo-assessora Calenda di motivare a tutti i molisani e le molisane il suo gesto repentino, al momento incomprensibile e per questo oggetto di tanta indignazione, spiegando quali sono i motivi che l’hanno indotta a ritirare la firma apposta al documento di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione e della Giunta regionale. La risposta a questa domanda certo non potrà essere la generica ed effimera affermazione del cambio di passo che avverrà da ora in poi, ossia la presenza finalmente di una donna in giunta, con la certezza che il suo apporto garantirà la risoluzione di tanti problemi, anche perché lei è la stessa persona che aveva chiesto pubblicamente scusa ai molisani ammettendo l’inadeguatezza di tutta l’Assise regionale (riconoscendo quindi, implicitamente, anche la propria?). Ciò è definitivamente testimoniato proprio dalla firma posta in calce al documento di sfiducia! Ci dica, neo-assessora Calenda, cos’è accaduto in quelle poche ore da convincerla a ritrattare tutto, a ritenere di buttarsi alle spalle tutto quello da lei denunciato sui social e in Tv? Mi riferisco, nel caso proprio non lo ricordasse, a quello che lei stessa ha denunciato alzando la voce in Consiglio regionale, ossia i tanti morti di Covid-19, la paralisi sanitaria, l’inerzia politica sotto tanti aspetti! Queste cose le ha denunciate proprio lei! Le donne che credono nella meritocrazia e competenza, quando rivendicano la loro presenza negli esecutivi, nei ruoli apicali, lo fanno con dignità e assertività. A volte premia più una mezza verità che una triste bugia, ma dire la verità significa avere coraggio, perché, come diceva Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.
Insomma nessuno ha visto nella nomina futura della consigliera Filomena Calenda una vera possibilità di riscatto delle donne. Nemmeno chi da anni si batte in Molise per l'ottenimento della parità di genere proprio sui luoghi di lavoro e sappiamo bene che la politica è uno di essi, forse quello più importante perché è qui che si decidono le sorti delle donne comuni, di quelle che non ce la fanno a tenere i figli durante lo smartworking da pandemia e di quelle che subiscono anche molestie da un sistema maschilista che non ce la darà vinta facilmente.