18 marzo, Giornata internazionale delle vittime del Covid

di Cinzia Venditti

Sono tante le cose che non vanno nel nostro paese. Come una lavatrice, ogni tanto abbiamo bisogno di un tecnico che aggiusti il governo. In regione, poi, non ne parliamo. Ogni tanto ci crediamo, ma poi, in cambio di una poltrona, restano sempre lì. E intanto un anno è passato e oggi, 18 marzo, si celebra la Giornata Internazionale delle vittime del Covid. 
2020. Immagini da Wuhan. Dichiarazione dello stato di pandemia da parte dell'OMS. Il paziente 1 in Italia. Scuole chiuse fino a quello che doveva essere il 2 aprile. Un DPCM che decreta il lockdown per tutta la nazione. Il resto dell'Europa che finisce per trovarsi nelle nostre stesse condizioni. Il 18 marzo le bare di Bergamo trasportate dai camion dei militari, in un'immagine scalfita nel cuore di ogni italiano più dell'istituzione di qualsiasi giornata internazionale di commemorazione e di qualsiasi minuto di silenzio da osservare in luoghi pubblici e privati.

Non c'è solo questo, però, impigliato nei nostri ricordi. E, forse, il modo migliore per ricordare chi non c'è più e 360 giorni ormai passati dall'inizio della guerra è, come sempre, ancora lei, imperterrita a darci la forza di combattere ancora: la speranza.
Ci siamo scoraggiati, abbiamo pianto, ci siamo lamentati e criticati, a volte con ragione, ma siamo anche stati grandi.
I medici, paramedici e afffini, angeli bianchi, eroi che hanno rischiato e rischiano la loro vita per il loro lavoro.
Insegnanti e collaboratori scolastici, tutto il mondo dell'Educazione, che si sono reinventati un'intera scuola, perché è grazie alla scuola che un dottore può diventare un eroe. Studenti, piccoli e grandi, che hanno sacrificato la vista appiccicati per ore ai dispositivi elettronici, ma hanno continuato ad apprendere a distanza, perché ognuno ha fatto il proprio e questo era il loro.
Negozianti che hanno aperto anche senza guadagnare, per non venir meno al loro dovere in quella lunga Resistenza che continua tuttora.
Partite Iva che invece non hanno potuto lavorare, con il primo articolo della Costituzione Italiana affisso nel cuore, ma hanno tirato la cinghia per non mollare.
L'informazione, che non si è fermata mai. 
Personaggi dello spettacolo, che in ogni modo e maniera hanno recitato, condotto, cantato e ballato per noi chiusi in casa.
Gli stilisti, Berlusconi, Ferragnez, tutti i ricchi che hanno preso un po' della loro ricchezza per donarla al loro paese, che è la ricchezza più grande.
Mascherine coi fiori, canzoni sul balcone, promozioni di compagnie telefoniche e app, battute di ogni tipo, risate dentro al pianto, manifestazioni più svariate di arti culinarie, streaming di balli, yoga, letture, pulizie, work out. Lievito di birra e pigiami, cuscini e sorrisi, preghiere e silenzio, arcobaleni e lacrime.

Tutti abbiamo messo un pezzetto di noi in questa guerra. Tutti noi, con il tricolore appeso alla finestra e stampato nel cuore, abbiamo combattuto. All'italiana però. Come solo noi sappiamo fare.
E continuiamo a lottare. Ad un anno esatto dall'inizio di tutto, stanchi, non ci arrendiamo, per vedere la fine, che dopo tutto ciò, sarà un nuovo inizio.

Così, scrivendo e rileggendo queste mie parole, io celebro il mio personale minuto di silenzio in questo #18marzo. 

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