Campobsso: protesta degli operatori sanitari assunti a partita IVA da ASREM

di Cinzia Venditti

CAMPOBASSO - Questa mattina, venerdì 19 marzo, davanti all'ASREM, ha avuto luogo la protesta degli operatori sanitari assunti a partita IVA dall'Azienda Sanitaria del Molise per far fronte all'emergenza sanitaria nell'ultimo anno. Oss e infermieri a partita Iva che, dopo essere stati gli eroi che hanno lavorato in piena pandemia, si ritrovano in fondo alla graduatoria del primo bando, senza aver ricevuto alcun riconoscimento.
«Ci fu un avviso pubblico un anno fa - raccontano i protestanti ai microfoni di Moliseweb - per assumere operatori socio-sanitari a partita IVA: molti di noi, essendo disoccupati, avendo figli a carico, per senso civico e morale, non hanno avuto scelta e hanno risposto. In poche ore, quelli di noi che sono rientrati hanno aperto una partita IVA, accettando tale tipologia di contratto. Ad un anno, ci ritroviamo da qui a pochi giorni, forse massimo ancora un mese o due, senza lavoro. Purtroppo l'ASREM ha deciso di reclutare altro personale con i bandi in corso che ci sono sia per infermieri che per OSS e tecnici di laboratorio e radiologia.»
La graduatoria per infermieri è già stata pubblicata ad inizio del mese e sono state reclutate più o meno 120 persone, che prenderanno servizio a breve al posto degli infermieri che oggi stanno manifestando e che, invece, sono in coda alla graduatoria. Ciò che chiedono è proprio un riconoscimento per il lavoro svolto in termini di punteggio in graduatoria. Il bando per OSS, al contrario, ancora non è pubblico. «Doveva essere pubblicato a mezzanotte di ieri, così ci hanno detto, - spiega una di loro alle nostre telecamere - ma ad ora non c'è nulla. Quello che chiediamo non è una corsia preferenziale: noi non chiediamo di entrare senza concorso, come ci accusano i nostri colleghi di altre regioni, ma sono 20 anni che l'ASREM non fa avvisi pubblici concorsuali e ha bandito un concorso per soli titoli. Siamo circa 200, dall'oggi al domani ci ritroviamo senza lavoro. Abbiamo lavorato in piena pandemia, con turni massacranti di 60 ore, senza sosta, contraendo il virus, com'è successo a molti di noi, e vedendo persone morirci sotto gli occhi senza ricevere un supporto psicologico per affrontare tutto ciò. Siamo già formati e far subentrare altri lavoratori sanitari da "addestrare" in questa guerra crea anche un disservizio per il paziente. Non volete farci un contratto a tempo determinato ma almeno chiediamo che ci venga riconosciuto un punteggio per questo anno di servizio svolto affinché possiamo partecipare ad altri concorsi.»
Alcuni di loro hanno ottenuto in mattinata, nel corso della protesta, un incontro con il Direttore Generale, l'avv. Oreste Florenzano, da cui è risultato che i loro contratti saranno prolungati finché ce ne sarà necessità, nonostante una mozione approvata all’unanimità il mese scorso, attraverso cui il Consiglio Regionale impegnava l’Asrem a trasformare i contratti a Partitia Iva di infermieri e Oss a contratti a tempo determinato. «Florenzano ha completamente ignorato la mozione approvata un mese fa - afferma una di loro - ma non solo. Noi abbiamo lavorato senza indennità di rischio, non ci è stata riconosciuta indennità festiva o notturna. Lui ha dichiarato, durante una trasmissione televisiva, che noi eravamo coperti da malattia e infortunio ma non è assolutamente vero: nessuno di noi, tra cui chi si è ammalato di Covid o altro, ha un'assicurazione coperta. E ora faremo da tappabuchi finché non entrerà nuovo personale.» 
Tra le critiche rivolte all'ASREM c'è anche quella di mancata chiarezza, in quanto molti di loro hanno già inaugurato l'anno fiscale. Fra un mese o giù di lì vanno a casa ma con il regime fiscale aperto, tradotto: tasse da pagare senza lavorare.
Le accuse rivolte alla Direzione Sanitaria da parte dei manifestanti, purtroppo, non si fermano qui. Qualcuno di loro afferma che dei colleghi della Casa di Riposo di Venafro avrebbero lavorato senza dispositivi di protezione individuale. «Noi al Cardarelli abbiamo sempre avuto le mascherine, ma alcuni colleghi del venafrano, quelli della famosa casa di riposo dove hanno trasportato i nonnini di notte, hanno lavorato "a mani nude", senza mascherina e, pur senza DPI, hanno svolto il proprio dovere, ma per i propri pazienti, perché questa azienda non merita niente.»