Unilever verso la chiusura. Ecco l'audio che zittisce i sindacati: a rischio 100milioni e 500 lavoratori

L’addio di Unilever al Molise è ormai un fatto conclamato. Lunedì il tavolo di lavoro, presieduto dalla vice Ministro Alessandra Todde, sarà l’anticamera al baratro. Circa 500 famiglie rischiano di perdere il lavoro, i sindacati, quelli della triplice, dichiarano guerra ai lavoratori con vocali che lasciano il segno.
 Vocale del sindacato

La speranza è davvero l’ultima a morire, ma la situazione è davvero drammatica e irreparabile. Incontri romani e molisani che vedevano urlare la soluzione, potrebbero riportare il sereno in quel di Pozzilli. Aggredito il problema, prima ancora della dichiarazione dello stato di crisi, non ancora sul tavolo del Ministero, grazie ad un’azione della filiera istituzionale con a capo l’on. Federico ed il Consigliere Regionale Vittorio Nola, si è riusciti ad ottenere un incontro, seppure in modalità telematica, al quale parteciperanno il Presidente della Regione Donato Toma, che ha avocato a se la pratica, il dirigente Gaspare Tocci, i Sindacati, i rappresentanti dell’Unilever e la ditta che ha rilevato lo stabilimento molisano, la società Seri.
Tutto questo mentre sul tavolo del Ministero pare ci sia un progetto di rilancio da parte dell’acquirente di circa 70/100 milioni di euro. Sembra una cifra tirata fuori da un cilindro di un ottimo illusionista, che viene accompagnata da un progetto di riconversione che sa di “irreale" condizione di attuazione. La riconversione è attinente a materiale plastico, e probabilmente, viste le attitudini della Società acquirente, di energia da litio. Una società che partecipa ad un rilancio sventolato dall’allora Ministro al lavoro Di Maio e che vede coinvolta la Wirpool, ex Indesit.
Una vertenza lunga anni che ha già visto svuotare lo stabilimento dei volumi sito a Castelpusterlengo.
Una nota dolorosa che non è assolutamente chiara, poiché non posta mai all’attenzione della popolazione, della stampa, di chi ha diritto di sapere che fine faranno i posti di lavoro, che pare non saranno garantiti.
Un grido di disperazione che non può essere sottaciuto ed imbavagliato da chi dovrebbe tutelare gli operai e che, si spera, non sia passato dalla parte del padrone.
Nel promettervi di tornare sull’argomento subito dopo il tavolo ministeriale che si terrà come da allegata convocazione lunedì 22 marzo alle ore 10,00 via zoom, vi alleghiamo la nota del sindacalista Antonio Martone che fa rabbrividire e rende giustizia ad una situazione di grave disagio.

«Il popolo molisano è semplice, ingenuo, onesto.
Siamo un popolo abituato a condividere le informazioni, abituato alla trasparenza. E quindi condividiamo... anche i messaggi vocali.
Senza vergogna, senza imbarazzo. Anche quei messaggi vocali che, provenendo dalla stessa fonte (sindacale), sembrano in contraddizione tra loro.
Due versioni diverse sulla vicenda della “trattativa” per chiudere Pozzilli, condotta da sindacati confederali, azienda, ministri e sottosegretari (e chi più ne ha, più ne metta).
 
Il primo messaggio con rabbia e sdegno definisce i lavoratori di Pozzilli che si sono riuniti in assemblea “pecoroni che adesso stanno a sbraitare”.
Il secondo messaggio corregge il primo, aggiusta il tiro e con suadenti parole ci chiede “positività e tranquillità” con la benedizione del segretario nazionale.
“Positività, e ciao ragazzi”. Appuntamento: lunedì mattina alle 10:00. Convocazione che arriva sabato. “Mistero del ministero”.
E chi ci capisce è bravo!

Una sola cosa è chiara e mette d’accordo tutti: dobbiamo stare zitti e ringraziare altrimenti il progetto da 100milioni non si fa. 100 milioni per sistemare la pratica Pozzilli, “incluso l’indotto”.
E allora, chiedendo scusa a strateghi e ben pensanti, ma con tutti questi soldi c’è davvero bisogno di fare una fabbrica per il riciclaggio della plastica? Una fabbrica che magari non si farà, perché non arriveranno mai le autorizzazioni per un simile scempio.
Una fabbrica di plastica che non serve a Unilever, perché i flaconi glieli soffia già Serioplast. Non serve al territorio, che non ha bisogno di altri veleni!
E non serve nemmeno ai lavoratori (indotto incluso), perché con 100milioni a disposizione ci campano loro e almeno altre due generazioni.
Tutta questa farsa, questa messa in scena dopo “un anno e mezzo di chiacchiere, di promesse” perché non si dica che Unilever sta scappando da Pozzilli?
100milioni perché i “pecoroni”, la cui unica colpa è fare domande in una assemblea, stiano zitti e positivi?
E intanto l’assemblea richiesta da tutta la RSU diventa nei messaggi vocali “chiacchiera da baraccone”, “caciara a tutti i costi”. Ebbene, questa assemblea avrebbe messo a rischio il grande piano da 100milioni al punto che l’azienda potrebbe non presentarsi. E tutto questo perché qualcuno ha osato chiedere spiegazioni?

Beh, sappiate che non ci pentiamo. Non ci dispiace aver messo a rischio un piano che ha portato i volumi di Pozzilli nelle fabbriche dei terzisti del Nord. Quei volumi di Svelto e Coccolino che per il 70% sono destinati al Sud Italia. Un piano che toglie (riduce nella migliore delle ipotesi) posti di lavoro nel Molise.
Ci dispiace, viceversa, che a quelle domande ancora oggi una parte del sindacato, quelli che dicono di sapere, non risponda e intanto però intima ai pecoroni di stare zitti... e positivi.

Stiano tranquilli lor signori che noi ci siamo rassegnati. Sappiamo bene che il tempo è scaduto.
Da lunedì inizierà il percorso ufficiale che segnerà la fine della nostra storia! Ne siamo consapevoli!
Ci teniamo però a dirvi che potete imporci la chiusura della fabbrica, potete imporci lo scivolo alla pensione per i più fortunati e la cassa integrazione con l’integrazione al 100% da parte di Unilever che così per due anni farà contenti quelli che sono lontani dalla pensione.
Ma con questo piano non comprerete la nostra coscienza. Non vi ringrazieremo mai per avere interrotto un sogno, per averlo tolto ai nostri figli e a questo territorio.
E non basteranno 100milioni a restituirci la gioia di questi anni passati insieme, partecipi della più grande realtà chimica produttiva del Molise.
Anche durante la distruzione (che chiamate conversione) della fabbrica, rimarremo l’unica voce critica. A difesa di quelli che oggi chiamate pecoroni.

Abbiamo un unico rimpianto: avremmo potuto cambiare questo destino, se solo fossimo stati uniti nell’interesse di quelli che oggi definite pecoroni.
Ma non ci pentiamo di aver agito come un sindacato degno di questo nome avrebbe dovuto fare in un simile frangente: fare domande, stimolare ragionamenti, cercare la verità, coinvolgendo lavoratori, azienda e istituzioni.
Siamo da sempre una coscienza civile libera che agisce nell’interesse dei lavoratori e del territorio. E non ci dispiace essere stati esclusi da un tavolo in cui 3 segretari nazionali si accordano già nel 2019 per la dismissione dello stabilimento più produttivo d’Europa e per favorire Casalpusterlengo e i terzisti a discapito di Pozzilli.
Il tutto all’insaputa di quei lavoratori che oggi chiamate pecoroni.
Noi siamo diversi! Noi non prendiamo ordini da “Capi” Nazionali”.
Noi siamo pecoroni, testardi, orgogliosi, liberi, molisani.
E anche ora che, stando a quello che ci dicono quelli bravi, stanno per arrivare 100milioni che chiuderanno la gloriosa Lever di Pozzilli, ci siamo e ci saremo per tutti i lavoratori, tesserati e non tesserati, pecoroni e non
».

Antonio Martone