Unilever: parla l’azienda, la precisazione dell’autore dell’audio

L’Unilever comunica che la riconversione dello stabilimento di Pozzilli in un sito di produzione e riciclo di materiali plastici per il mercato delle batterie è praticamente alle battute finali. Infatti, lunedì 22 marzo alla presenza del Vice Ministro Alessandra Todde, in un incontro via Zoom, con i rappresentanti dell’Unilever, della Società acquirente, delle rappresentanze sindacali, della politica regionale, in occasione di un vertice organizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico, si procederà alla presentazione ufficiale del nuovo progetto di rilancio industriale dello stabilimento molisano della multinazionale anglo – olandese.
Un progetto valido, che vedrà una riconversione moderna e senza precedenti “ le parole del sindacalista Carlo Scarati, autore del vocale. “ Un progetto in cui crediamo fermamente e per il quale abbiamo lavorato giorno e notte per definirne le forme e le sostanze. Un’occasione che non si potrà ripetere e non accettare. Solo la società Seri si è fatta avanti e le somme in ballo valgono la vita dello stabilimento e dell’occupazione. Il mio audio è dovuto ad una giornata intensa, piena di adrenalina per le continue pressioni. Ero a 400 km di distanza e mi giungevano voci di sobillazioni. Non ho retto e mi sono lasciato andare. Parole forti ma che significano quanto abbia a cuore le sorti della fabbrica e degli operai. Caproni è stato un modo di dire. Rifarei e tornerei ad urlare se ve ne fosse ancora bisogno”, conclude Scarati che amareggiato dichiara di essere sempre pronto ad un confronto per smascherare chi è contro la fabbrica per motivi personali o di personalismo mediatico.
Nonostante ciò il futuro degli operai e degli uomini dell’indotto è davvero appeso ad un filo che ormai è logoro e non regge più la disperazione delle maestranze.
Si prospettano 2-3 anni di cassa integrazione, scivolo al prepensionamento dove Unilever garantirà l’accompagno alla pensione. Certezze? Ancora nessuna, però !
A febbraio dell’anno scorso inizia lo sconforto della classe operaia. Si susseguono voci di chiusura e di fuga al Nord. Incontri con i sindacati e la politica. Rassicurazioni mai messe penna su carta, poi la smentita da parte dell’azienda con la promessa del rilancio..
Il buio si infittisce, cominciano gli scioperi che sfociano nella grande manifestazione del 3 febbraio 2020 quando gli operai e politica scendono sulla statale 85. Lo sciopero convince la ditta a fare retromarcia e dichiararsi pronta a metter la parola fine al trasferimento.
“Finalmente la luce” – “ La politica quando scende in campo con ragione vince “ , le frasi ricorrenti e la soddisfazione dei sindacati fu palpabile.
Poi la pandemia e l’azienda che finta una difesa e torna all’attacco schierando le magliette del “ Covid “.  – “ Ci sono tre investitori pronti a rilevare l’azienda ed a convertirla “, dal comando generale. A luglio le proposte diventano ben cinque ma la produzione in quel di Pozzilli si ferma.
Pian piano le richieste si assottigliano ed una concatenata condizione finalizza la corsa della Seri che ha, nel suo DNA, il Litio. Ricordiamo, è la società che ha rilevato la Whirpool. Gli operai di essa, ancora oggi aspettano la  messa in atto della sua riconversione.
Fondata nel 1999 quotata sul mercato telematico azionario lavora per il mondo dell’automotive, nel settore idro-termosanitario e con la divisione Faam, si occupa di produzione e riciclo di batterie al piombo e al litio a fine vita.
L’Unilever lancia un monito e rilancia con un manifesto dal tenore, forse volontariamente,  parzialmente equivoco. “ Il progetto di rilancio industriale dello stabilimento di Pozzilli è uno dei più importanti ed innovativi. Il più ambizioso piano di rilancio e di investimenti mai realizzati in Italia progettato in stretto coordinamento con le istituzioni nazionali e locali e con le principali sigle sindacali, per assicurare prospettiva allo stabilimento e all’intera area “.
Dimentica che i lavoratori sono ancora all’ oscuro di tutto e che forse, un tantino di trasparenza non avrebbe fatto del male a nessuno.
Investimenti di 70/100 milioni di euro aspettando il superministero all’ambiente?
Qualche domanda è d’obbligo nella speranza che lunedì si chiarisca ogni cosa e che si torni a sperare.
  1. Quale sarà il vero piano di uscita dell’Unilever?
  2. La procedura sindacale è un obbligo e quindi quale saranno i tempi?
  3. Ci sarà esame congiunto?
  4. Resterà la competenza della RSU?
  5. La Unilever perché dismette se poi sarà lei l’unico acquirente, così pare, della produzione?
Ogni dubbio è certezza solo quando la certezza si contrappone al dubbio. Lunedì ci sarà modo di contrapporre la dignità dei lavoratori e le certezze delle maggiori sigle del sindacato che, eccetto la UIL non proprio si son mostrate presenti. Per i sindacati minori, esclusi dalla scelta, la Cisal, sigla maggioritaria in seno allo stabilimento, non lascia i dubbi nel cassetto anzi, raddoppia.
Il tempo è galantuomo, non ci resta che  aspettare! (redpol)