“Voglio tornare a scuola!”, anche Montenero dice no alla Dad in zona arancione

di Valentina Gentile 

MONTENERO DI BISACCIA - Una parte di genitori e alunni delle scuole monteneresi non ha preso bene la scelta della sindaca Contucci di protrarre in via precauzionale la sospensione della didattica in presenza. La
protesta, iniziata sui social subito dopo l'arrivo dell'ordinanza domenica 21 marzo, è proseguita oggi con l'affissione di cartelloni realizzati dai bambini della scuola primaria di Piazza della Libertà sul cancello della stessa. “Voi ve la ricordate la scuola?”, “Basta DAD”, “Maestra non ti sento”,Voglio tornare a scuola” vi si legge, e non è difficile immaginare lo stato d'animo tanto di questi figli quanto dei loro genitori, sempre più in difficoltà nel tenere in equilibrio lavoro e un carico extra di accudimento.

L'evento si inserisce in una manifestazione di portata nazionale, indetta dal comitato “Priorità alla scuola”, che culminerà con lo sciopero della Dad del 26 marzo. Quella mattina non solo genitori e alunni ma anche i docenti stessi invieranno ai propri Istituti di riferimento un modulo di adesione allo sciopero e non parteciperanno alle lezioni tenute in modalità digitale.

Il Dpcm del 6 marzo, il primo firmato dal presidente Draghi, parla chiaro: nelle zone rosse sono sospese le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, mentre nelle zone gialle e arancioni la didattica si svolge in presenza al 100% nelle scuole materne, elementari e medie, e fra il 50% e il 75% nelle superiori. Questo fatte salve ulteriori strette adottate con provvedimenti locali in aree dove i contagi settimanali siano superiori a 250 casi ogni 100.000 abitanti, o per casi eccezionali di peggioramento del quadro epidemiologico.

Nessuno degli ultimi due scenari si presenta ad oggi in Molise (dove pure non va dimenticato lo stato di sofferenza in cui versano le strutture sanitarie). Ciò nonostante sono oltre 30 i sindaci che hanno scelto di prolungare la chiusura scolastica per precauzione. Le motivazioni addotte dalla prima cittadina montenerese, insieme alla dirigente scolastica Anna Ciampa con cui si è confrontata, sono in particolare:

- l’afflusso di studenti e docenti fuori residenza – punto che non convince i genitori, dato che la stessa condizione si verifica presso qualsiasi azienda o altro luogo di lavoro;

- la campagna vaccinale ancora in corso per il personale scolastico – che potrebbe comportare assenze, ma che al tempo stesso non sarà verosimilmente completata entro il rientro dalle festività pasquali (“non possiamo attendere i tempi di vaccinazione di tutti” dichiara una madre, “a questo punto si prendessero la responsabilità di dire che non riapriremo fino a giugno”);

- l’impossibilità di adeguarsi in tempi brevi ai nuovi protocolli di sicurezza dettati dall’Iss.

Il rapporto Iss del 13 marzo, del quale la professoressa Ciampa si avvale per supportare le sue perplessità sulla riapertura, recita però: “relativamente al distanziamento fisico, non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino la necessità di un incremento della distanza di sicurezza a seguito della comparsa delle nuove varianti virali; tuttavia, si ritiene che 1 m rimanga la distanza minima da adottare e che sarebbe opportuno aumentare il distanziamento fisico fino a 2 m, laddove possibile e specialmente in tutte le situazioni nelle quali venga rimossa la protezione respiratoria (come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo)”. Una raccomandazione, quindi, non una precondizione. E anche volendo seguire il consiglio “ci sono tanti modi”, spiega un’altra mamma: “così come fanno orario ridotto in Dad, i nostri figli possono farlo anche in presenza; oppure si possono organizzare ricreazioni scaglionate”. Quel che i genitori contestano, ancora, è che perfino nei mesi di ottobre e novembre con casi positivi le scuole fossero aperte; “addirittura in zona rossa fino alla prima media alcuni continuano in presenza”; “riaprono quasi tutte le attività, e siamo d’accordo e al loro fianco ci mancherebbe, ma perché la scuola che dovrebbe venire prima di ogni cosa no?”Questi ed altri interrogativi restano sospesi, e indigesti a quanti sembrano preferire chiusure a oltranza e ad ogni costo, così come indigesto a Montenero sembra essere il dissenso – ne siano esemplari i commenti eliminati dai social o le visite a casa ricevute da due madri da parte delle forze dell’ordine prima dell’affissione di oggi pomeriggio.