Calenda: chiamatemi al maschile non mi piace assessora, così dimostro quanto valgo - #unavoceperledonne

di Viviana Pizzi

Torniamo a parlare anche in questo pezzo di rubrica  #unavoceperledonne, della neo assessora Filomena Calenda. Finalmente una donna nella Giunta Regionale? In altri tempi avremmo risposto di sì. Ma oltre al fatto di aver firmato prima una mozione di sfiducia al presidente Toma per poi accettare un assessorato con lui c'è anche altro che ci preoccupa. 

Come sa benissimo chi segue le battaglie di chi scrive, il linguaggio di genere è fondamentale per il riconoscimento dei ruoli apicali ricoperti da una donna. E quello di assessora regionale certo che lo è. Ma veniamo a noi. In una intervista realizzata da Maurizio Varriano, proprio nella parte iniziale fa una dichiarazione che ha fatto tremare i miei polsi ma anche quelli delle altre femministe del Molise. Poche o molte non sappiamo, è noto però che le altre donne molisane non hanno visto di buon occhio una sua partecipazione in Giunta con la premessa di votare la fiducia a Toma dopo la firma della mozione di sfiducia e non per rivendicare un diritto alla rappresentanza di genere.
"Neo assessore Filomena Calenda perchè mi piace la declinazione al maschile in quanto è importante poi vedere come una donna svolgerà il proprio ruolo in quella nomina e quindi non mi piace assessora". A lei le deleghe delle politiche sociali, del lavoro, dell'immigrazione e del terzo settore, le stesse che ricopriva l'assessore leghista Michele Marone. 

Insomma una frase quasi incomprensibile ai più. Non si capisce infatti come la declinazione al femminile possa ledere la bravura di una donna al potere. E' semplicemente l'affermazione di chi cancella con un colpo di spugna le lotte fatte negli anni anche in Molise. E' la giornalista Cecilia Robustelli nel libro "donne, grammatica e media" a dire che declinare al maschile una professione apicale che può essere svolta anche da una donna, significa negare la parità di genere. Chi scrive aggiunge che declinare al maschile significa pensare che dire assessora significa autosminuirsi. Ma lo può dire chi non ha mai fatto battaglie femministe ma solo per le donne in quanto soggetti da proteggere. Ossia soggetti "da politiche sociali" e non da "pari opportunità". Una assessora (perchè dopo 8 anni di duro lavoro su questo tema ci rifiutiamo di tornare indietro perchè lo chiede una donna evidentemente non femminista ndr) dovrebbe invece essere fiera di lavorare con il valore aggiunto della sensibilità femminile soprattutto nel campo delle politiche sociali. Anzi ci aspettiamo che Calenda rivendichi fortemente la delega alle pari opportunità, dalla quale potrebbe lavorare davvero per le donne. Ma quella, signori e signore, è una delega mai assegnata. 

La detiene ancora il presidente Toma, lo stesso che aveva nel suo piano elettorale dare soldi alle donne che decidono di rimanere a casa. Può rappresentare le donne una donna che pensa il femminile sia sminuente e crede che la parità di genere passi per il maschile universale per tutti? La parola alle donne.