Mozione di sfiducia, Fanelli: occasione mancata per liberare il Molise da Toma

"Come si può restare credibili? Come si può continuare a sedere in un Consiglio e in una Giunta regionale sviliti, immobili, improduttivi? Come si può continuare a dare fiducia ad un Presidente che, in tre anni di mandato, è stato unicamente capace di salvaguardare il proprio status, senza fare nulla, anzi, peggiorando le condizioni di vita e di speranza di tutti i molisani?"

Lo ha dichiarato a margine della votazione della mozione di sfiducia al presidente la capogruppo regionale del Pd Micaela Fanelli che aggiunge: "Domande, assolutamente non retoriche, che oggi pomeriggio ho indirizzato al Presidente Toma e a quel che resta della sua maggioranza di centrodestra. Nessuna capacità di leadership politica, 4 rimpasti di giunta, 4 assessori nominati e defenestrati, 4 consiglieri democraticamente eletti e poi cacciati dal Consiglio, nessuna capacità di tenere insieme una compagine politica sempre più sfaldata e spaccata al suo interno e all’interno degli stessi partiti…questi gli unici (de)meriti di Toma.
Sempre più solo, isolato, criticato dalla piazza, dai sindacati, dal partenariato, da tutti coloro che, seppur silenti, non possono nascondere la tragica realtà dei fatti.
Mai, in 50 anni dalla istituzione della Regione Molise, si sono mai visti un Presidente e una maggioranza abbandonati da tutti.
Perché non si sono mai ricercati e consolidati gli equilibri necessari alla governabilità, perché, soprattutto, Toma e il centrodestra non hanno saputo fornire le risposte necessarie. Come si può salvaguardare in questo modo la propria credibilità? Come meravigliarsi delle proteste del popolo? Come si può, in queste condizioni e con queste incapacità, proseguire altri due anni?
Toma non ha più forza politica, Toma è inadeguato, Toma non è la soluzione a nessun problema del Molise.
Da quelli legati al Covid (unica regione senza centro dedicato, incapace di programmare e controllare la campagna vaccinale, di tutelare i lavoratori della sanità – anche quelli a partita iva, prima osannati e oggi dimenticati – di salvaguardare la salute pubblica, di potenziare per tempo i posti letto e i presidi salvavita, di individuare persone competenti in questo momento di emergenza) fino a quelli che incidono, negativamente, sul sociale e sull'economia.
Quali sarebbero i traguardi di Toma, della sua Giunta e della sua maggioranza in tre anni di gestione politica e amministrativa?
Basta dare un'occhiata alla produzione legislativa per accorgersi del deserto amministrativo e politico: nel 2020 solo 20 leggi, di cui 12 obbligatorie perché legate al Bilancio, molte delle quali anche impugnate dal Governo, perché sbagliate. Dunque, il nulla. Anzi, il danno enorme provocato in tutti i settori, così come certificato e denunciato da tutti. Dalle persone malate e abbandonate, dai sindacati sfiduciati, dalle stesse organizzazioni datoriali mai ascoltate, dagli anziani senza vaccini, dai malati che non trovano posto negli ospedali regionali e devono essere trasferiti in elicottero.
Tutti i molisani hanno già sfiduciato da tempo Donato Toma ed oggi, compito, obbligo e dovere del Consiglio, era quello di attuare la volontà popolare, permettendo agli elettori di voltare pagina.
E invece, a prevalere è stata la peggiore politica, quella attaccata al potere, quella che si dimostra compatta solo quando viene messa in discussione la sua sopravvivenza e non altrettanto nel difendere gli interessi ed i diritti di tutti, non solo quelli del Presidente e dei suoi assessori e consiglieri.
“La miseria non coincide con la povertà. La miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà e senza speranza” ha detto Papa Francesco.
Oggi poteva essere un giorno importante per il Molise, per ridare a questa terra solidarietà e speranza.
Oggi, per volontà del centrodestra, questa possibilità è stata negata. Oggi…ma non domani, quando si tornerà al voto e i molisani giudicheranno nelle urne l'operato di Toma e di coloro che continuano a sostenerlo"