Sfiducia, i Portavoce M5S: “Dopo tre anni di lotte interne è ora di occuparsi di temi, non di poltrone”



La situazione drammatica in cui versa la nostra regione è il motivo che ci ha portati a ripresentare, a distanza di pochi mesi, un'altra mozione di sfiducia. Perché era l'unico modo per interrompere questa legislatura all’insegna del bivacco. Abbiamo visto di tutto, in questi tre anni: il presidente Toma ha smontato e rimontato la sua giunta a cadenze ravvicinate, a volte con pochi giorni o settimane di distanza. Ma, nel frattempo, ha dimenticato i veri problemi dei molisani, che nulla hanno a che vedere con le poltrone, tanto care alla sua ‘maggioranza’. La mozione di sfiducia, infatti, non era una richiesta delle sole minoranze in Consiglio, ma la ratifica di un dato di fatto: la maggioranza non c'è più. Ci era già chiaro a quattro mesi dalle elezioni, quando è andata sotto per la prima volta. La prima di una lunga serie, a memoria sono state una decina. Un record assoluto. Del resto, l'azione politica di questo governo regionale si riassume in un solo termine: rimpasto. Campioni di rimpasto, ci hanno costretti a subire ben undici provvedimenti in tre anni, tra azzeramenti, nomine e riassegnazione delle deleghe. Continui rimpasti, dunque, ma nessun provvedimento normativo davvero utile ai molisani.
Il voto sulla sfiducia ha dato un quadro chiaro dei numeri in Consiglio, dove la maggioranza si regge su un sostanziale pareggio e sul voto dello stesso presidente. Che, anche ieri, si è auto-promosso dando fiducia a se stesso. Non si può certo parlare di ‘vittoria’ quando il voto puzza di pesante bocciatura. 
Ora gli scenari che si prospettano non sono incoraggianti. La legislatura potrebbe tirare a campare, con una maggioranza così risicata da vacillare ad ogni assenza strategica. Con i singoli consiglieri che potrebbe reclamare premi sempre più prestigiosi pur di non far venire meno il proprio vitale supporto al governatore. Toma potrebbe, in sostanza, continuare ad indossare i panni del burattinaio con la 'maggioranza' e del burattino con i partiti della coalizione, tirato per la giacca dai crescenti appetiti politici dei suoi 'commensali'. Oppure potrebbe fare un bagno di umiltà e ridare centralità al Consiglio regionale, imparando ad ascoltare la voce dei molisani, rappresentata anche dalle opposizioni.
Ci hanno sempre tacciato di irresponsabilità, di cavalcare strumentalmente il dissenso fuori dall’aula. Ma noi rispondiamo che quel dissenso va ascoltato: non si può ignorare la crescente insoddisfazione dei cittadini, abbandonati da una politica distratta e indifferente. È chiaro che, qualora decidessero di dare un senso a questo scampolo di legislatura, portando in Consiglio atti davvero utili ai molisani, non troverebbero un veto a priori dell’opposizione. Soprattutto non ora che i molisani hanno un disperato bisogno di risposte. La vera irresponsabilità sarebbe, invece, continuare a bivaccare decidendo di non decidere. Non discutere su leggi e atti di varia natura, pur di non andare sotto. Purtroppo, gli ultimi tre anni non lasciano presagire un cambio di rotta su interventi urgenti e indifferibili, sui grandi temi come le politiche ambientali, il turismo, i rifiuti, i ristori per le aziende, le politiche sociali e del lavoro.
Continuiamo a sentire di possibili altri rimpasti, è lo stesso presidente a prometterli per non scontentare nessun alleato. Attenzione però, perché nel gioco della sedia prima o poi qualcuno resta in piedi. E staccare la spina, solo a sei mesi dalla scadenza naturale della legislatura, non basterà a ripulire le coscienze di chi non si è speso per dare risposte reali a questa regione sofferente. Allora ribadiamo: siamo pronti a presentare mozioni di sfiducia ad oltranza, se non la smettono di bivaccare ed iniziano a pensare ai molisani, più che alle poltrone.