Musicisti del Molise - #musicamente

Qualche tempo fa, ho visto che un giornalista, credo di Campobasso e, per quel che mi riguarda, non mi ricordo neanche il nome, ha pubblicato una scriteriata lista di nomi, anche sconosciuti e alle prime armi, mischiati ad altri storici e famosi, intitolandola “45 nomi della musica legati al Molise”.

Siccome il giornalismo è verità, mi accingo ad esprimere la verità, in tutta coscienza, rispetto a questo delicato, almeno per me, argomento.

Essere musicista e comprendere a fondo il mondo musicale è cosa ben complessa, dal momento che, come dice un mio amico di Caserta, “Una cosa è morire e un’altra cosa è parlare di morte”. 

Io dico, secondo le parole dell’eccelso siciliano Leonardo Sciascia, “A ciascuno il suo!

Taluni, solo per il fatto di aver ascoltato un po’ di musica e, magari, aver acquistato pochi dischi, “piratandone” tanti altri su internet, ritengono di capire la musica e di aver diritto di giudicare chiunque capiti all’altezza del loro orecchio (ascoltano chiaramente in mono perché lo stereo li confonderebbe).

Di conseguenza, si affidano ai generi, così da avere un appiglio a cui aggrapparsi nel mare immateriale delle emozioni, e quindi “questo è un pezzo jazz, questo è blues, questo è folk e questo dove lo metto?”

Se poi devono valutare il valore creativo, ahi mamma, s’inventano parole senza senso, rifacendosi a luoghi comuni, pur di esprimere un qualcosa che si vergogni persino di avvicinarsi lontanamente al vero… ma il colore rosso della vergogna si trasforma in un rosso politico e quindi, in modo automatico, il concetto espresso viene legittimato… 

E dire che parlo da persona di sinistra!

In Molise ci sono stati e ci sono tanti musicisti veramente bravi e di autentico talento, che si sono massacrati giorno e notte sulla tastiera di uno strumento per trovare un suono e far risuonare la propria voce interiore attraverso la vibrazione di una corda o la pressione di un tasto.

Alcuni sono rimasti in questa terra bella ma infame; altri, che sono andati a bussare attenzione altrove, hanno avuto soddisfazione per il loro talento e sono stati ripagati con la realizzazione di un sogno o con tonnellate di lavoro, il che non guasta mai.

Vorrei qui, per amore della giustizia e per appartenenza al campo musicale più onorato, ricordarne alcuni che hanno ben d’onde di essere ascritti al settore Musica con la emme maiuscola.

Mi viene in mente Primiano Di Biase, ad esempio, di Larino, Pianista, fisarmonicista, compositore e producer

Lavora da anni anche come tastierista dei Dire Straits Legacy (quelli originali senza Mark Knopfler): Phil Palmer, Mel Collins, Jack Sonni, John Illsley, Danny Cummings e  Steve Ferrone.

Primiano, che ha un curriculum di tutto rispetto, ha girato il mondo in lungo e in largo, suonando in ogni genere di situazione, dal grande stadio al piccolo locale, sempre al livello emotivo giusto per la situazione.

È versatile in vari stili, dal classico al jazz al blues.

Ha prodotto diversi dischi di giovani artisti nel proprio studio a Grottaferrata e collaborato con il Forward Studio per le grandi produzioni.

Mi preme segnalare l’ultima operazione artistica proposta da Primiano. 

Si chiama “Io suono nell’orto” e mette l’improvvisazione musicale al servizio della natura.

Il concept è: “Cosa accadrebbe se piante, arbusti e frutti della terra divenissero d’un tratto un nuovo pubblico, nuova fonte d’ispirazione artistica? 

Il progetto mette l’improvvisazione musicale al servizio della natura. Che si tratti di un orto, di un bosco o di un vigneto, la musica suonata per le piante richiede solo ascolto, empatia, cura, esercizio della percezione.

In questo caso è la musica che coltiva e, dal momento che le piante hanno il loro gusto musicale, cresceranno col sapore di quelle note e avranno un po’ del sapore di Primiano che le ha annaffiate col suo feeling.

Piero Ricci, musicista di prestigio mondiale, partecipa alla Scala e nel Ravenna Festival Internazionale all'opera Nina del Paisiello, su invito del maestro Riccardo Muti. 

Diventa un Solista dell'orchestra "I Solisti Aquilani" e suona con l'Orchestra del Conservatorio della Regione Molise, dopo una ventennale esperienza con il gruppo etnico il Tratturo

Nel corso di una decina d'anni di studio e di lavoro, modifica la zampogna tradizionale, creando uno strumento vero e proprio, accordato e con rinnovata dignità. 

Modifica il bordone creando altri due buchi, distanzia i fori con un particolare canneggio interno, aumenta la capacità armonica dello strumento, rende, in tal modo, la zampogna completamente accordata e densa di possibilità inaspettate. 

Piero suona la fisarmonica dall’età di sei anni, poi studia flauto traverso in Conservatorio, ma il successo e il riconoscimento mondiale gli arrivano grazie allo strumento delle sue origini: la zampogna (è originario di San Polo Matese). 

Nella sua carriera mette su diversi gruppi, tra i quali mi piace ricordare “Trio Archè”, “Ecletnica Pagus”, "Novamusa"; con tutti interpreta composizioni proprie.

È più volte ospite del Piping Live International Festival a Glasgow dal 2008.

Nel Febbraio 2010 tiene seminari sulla zampogna molisana presso l'Università di Edimburgo - Dipartimento di Studi Scozzesi e Celtici, presso la Royal Scottish Academy of Music & Drama di Glasgow e presso il National Piping Centre di Glasgow.

È, recentemente, ospite della BBC inglese in alcuni concerti in Scozia.

Marcello Rivelli, da Venafro, è chitarrista classico riconosciuto dall’ambiente internazionale della musica.

Vari chitarristi da tutt’Italia gli inviano composizioni scritte per lui pur di avere la soddisfazione che Marcello le esegua.

Ha studiato presso i Conservatori di Campobasso, L’Aquila e Avellino e si è perfezionato con Angelo Gilardino.

Specializzato in esecuzioni di J. S. Bach, si dedica anche alla chitarra contemporanea, sostenendo master class e seminari un po’ dappertutto.

Difficile enumerare tutti i traguardi accademici e i riconoscimenti ottenuti a livello internazionale, ma, a titolo esplicativo è utile citare alcuni concorsi prestigiosi vinti dal virtuoso Marcello: Mondovì, Loreto, Castel S. Angelo (Roma), Milano, Lagonegro, ecc.

Fra i ricordi più belli, l’onore di suonare in ensemble con David Russel, uno dei più prestigiosi chitarristi al mondo.

Ci sono tanti musicisti molisani in giro che non giocano a fare bella mostra di sé, ma s’impegnano a migliorare giorno dopo giorno il loro linguaggio al fine di conseguire risultati sempre più importanti.

Io citerei a questo punto il grande chitarrista jazz Nicola Cordisco, discreto e riservato, enormemente professionale, docente per la celebre scuola Berkley a Umbria Jazz in estate, attualmente docente di chitarra jazz presso il Conservatorio Perosi di Campobasso. 

Suo figlio Daniele Cordisco, interessante chitarrista jazz, già titolare di un disco molto interessante, “This Could Be The Start” (per l’etichetta discografica Nuccia) che vede la partecipazione di numerosi ospiti, tra cui: Fabrizio Bosso, Sandro Deidda, Dario Rosciglione, Pietro Lussu ed altri.

Nonostante sia del 1988, ha già ricevuto diversi riconoscimenti importanti: la borsa di studio per il “Berklee College of Music di Boston”, il 1° premio al concorso “Chicco Bettinardi” (Piacenza 2011, conseguito con Daniele Basirico e Giovanni Campanella), il 1° premio al concorso internazionale “Giovani Talenti Di Chitarra Jazz” (Torino 2007), il premio “Miglior Chitarrista” al “Tuscia Jazz Contest”, il 1° Premio al concorso “Il Genio Di Eddie Lang”(Isernia)( la commissione era presieduta da Jim Hall) e il 1° Premio al “Premio Internazionale Massimo Urbani” conseguito a Camerino nel Giugno 2013.

 Da un po’ di tempo si esibisce stabilmente con Renzo Arbore e i suoi Swing Maniacs con i quali ha registrato la sigla del programma televisivo “Oggi Qui.. Domani Là’” andato in onda su RAI5.

Mi piacerebbe continuare all’infinito, perché i musicisti veri, quelli che hanno l’esigenza di suonare, non di mettersi in mostra, sono infiniti come la musica che li segna per la vita, ma rischierei di dilungarmi troppo su concetti che forse annoierebbero il quisque che mi legge e che potrebbe, poi, convincersi di essere diventato esperto del campo.

Preferisco chiuderla qui, dopo aver stabilito che “non è tutt’oro quel che riluce!

Alcune persone, disonestamente o inconsapevolmente, e mi piace pensare che quest’ultima sia l’ipotesi più attendibile, tendono ad assolutizzare il succo della loro conoscenza, ma la loro conoscenza, come la mia o come la vostra che leggete, è limitata a quello che è il perimetro circoscritto della nostra visione, che sarà anche unica perché nostra, ma è assolutamente parziale e, per questo, limitata.

La vita, come l’informazione, del resto, o come anche la musica, è legata alla prospettiva, ma questa è una rispetto alla molteplicità delle visioni possibili, per cui è meglio non dare nulla per scontato, altrimenti ci prenderemmo una sonora bastonata in fronte appena svoltato l’angolo.

Mi si perdoni questo guizzo di esuberanza perché, in fondo, “solo i pesci del mio acquario mi hanno visto nudo!

Comunque, vista l’esiguità dello spazio, non riesco a narrarvi di altri personaggi molisani che conosco e, vi garantisco, sono innumerevoli e ognuno dotato di pregi unici, ma non mancherà occasione nei prossimi numeri già in cantiere.
A presto amici!


di Lino Rufo