6 aprile 2009, ore 3,32: terremoto dell'Aquila. Il Molise pianse i suoi morti

La notte era buia e senza vita.  

Un boato ! Tutto si muoveva. Urla e pianti facean contorno al rumore di crolli e calcinacci che scricchiolavano sotto la terra che ancora barcollante, ansimava di dolore nel ritirar le cuoia , sapendo di essere, in quel momento, dannata carnefice.

Il frastuono delle sirene, della gente che iniziò da subito a scavare a mani nude tra le macerie che sommergevan corpi in attesa e corpi ormai inermi e privi di dimensionalità vitale, il live motive.

“ Forza è qui… Lo vedo… Eccone un altro… Vi prego ! Aiutatemi a tirali fuori! “ le urla concitate di un uomo sulla cinquantina che in pigiama e scalzo, minò il fragore che copriva ogni altro rumore. Nonostante il frastuono egli si sentiva benissimo e riuscendo ad attirare a se l’attenzione, favorì un nugolo di interventi.

Si scavò per giorni e giorni. Speranza e morte! Dolore e gioie! Distruzione eterna e senza limiti di ragioni umane.

Nulla fu come prima. Corpi coperti da teli bianchi o di fortuna che iniziarono a sfuggire alla logica del pallottoliere. Corpi, per lo più giovani.

La Casa dello studente, accartocciata su se stessa rigurgitava vittime e lacrime non più salate.

L’orologio della Prefettura segnava le ore della morte e mai più, ha smesso di farlo. 

309 morti, circa 1600 feriti di cui 200 gravissimi ricoverati negli ospedali di TeramoAvezzanoChietiPescaraAnconaRomaRietiFoligno e Terni, circa 65.000 gli sfollati, alloggiati momentaneamente in tendopoli, auto, alberghi lungo la costa adriatica.

Tra le vittime si registra il decesso di Giovanna Berardini che avrebbe dovuto dare alla luce sua figlia Giorgia il giorno seguente al terremoto e invece morì nella sua casa in via Fortebraccio insieme al marito e al figlio; per questo motivo, non è raro trovare nel conteggio delle vittime anche il nome della nascitura e, di conseguenza, un numero totale di 309 morti. 

Numerose le persone estratte vive dalle macerie, anche dopo molte ore dalla scossa principale, tra cui Marta Valente, 24 anni di Bisenti, studentessa di Ingegneria, salvata dopo 23 ore, Eleonora Calesini, 21 anni di Mondaino, estratta dopo 42 ore, nonché Maria D'Antuono, 98 anni di Tempera, trovata viva dopo 30 ore, che ha dichiarato di aver trascorso il tempo lavorando all'uncinetto. 

Anche il Molise ha contribuito a render ancor più disumano l’evento. Ha contribuito lasciando il ricordo duro, nudo di 6 vittime di cui 4 studenti. Bojano, Carovilli, Isernia, Forlì del Sannio, Capracotta, piansero, ed ancora piangono, i loro concittadini, amici e studenti in cerca di una vita migliore, di una gioia che viene solo dallo studio, dalla cultura.

Giovani che avrebbero migliorato la loro e la nostra qualità della vita. Giovani come Danilo Ciolli di Carovilli, Vittorio Tagliente e Michele Iavanillo di Isernia, Elvio Romano di Bojano. Ad essi vanno computati come numeri da pallottoliere Ernesto Sferra e Luana Paglione.  

La morte di giovani che dispersi per giorni hanno messo a dura prova la fede, le menti ed i battiti dei cuori di tutti noi.

Genitori che sino alla sera erano li, a discutere del futuro dei loro figli, e poi dopo qualche ora, tutto svanì nelle lancette ferme di quell’orologio che ancora segna l’inesorabile orario, che mai più, potrà essere un orario qualsiasi.

3,32, quasi la perfezione, che la morte ha scelto per agire e sparigliare le vite sorridenti di giovani che avevan in comune la grazia del sorriso e la serietà di studenti modelli, come se fossero loro , dei modelli da seguire. L’incredibile sequenza di scosse successive parean grida di dolore che elevate al cielo, scoppiavan in un pianto senza fine. Dolore e preghiera iniziarono a fare a pugni ma la mano di un Dio maggiore, ebbe a placare il pianto e render meno dolorosa la sofferenza che tracimò in silenzio di rassegnazione e di grande passione di Gesù, da poco Risorto.

Quel momento è ancora vivido, forte, stampato li sul quadrante di un orologio che ha segnato la morte, ma per fortuna, ancora non ha sconfitto la Vita. 

I morti vivono in noi e noi con loro possiamo ancora farcela a dichiarare guerra l’indecente forza distruttrice dell’uomo che si serve della natura per lavarsene le mani e dichiararsi perennemente Ponzio Pilato.

Oggi è il giorno della Memoria nel dolore, e non del Dolore per la Memoria.

di Maurizio Varriano