ACCADDE OGGI 13 APRILE #ALMANACCO - Molise Web giornale online molisano

Accadde Oggi 13 aprile #almanacco

Oggi 13 aprile la Chiesa festeggia Sant’Albertino da Montone, abate
1111 – Enrico V è incoronato imperatore del Sacro Romano Impero
1769 – James Cook arriva a Tahiti, era partito oltre un anno prima dall’Inghilterra
1791 – Rivoluzione francese: Papa Pio VI dichiara non dovuto il giuramento di fedeltà di preti e religiosi al regime
1848 – Il Parlamento siciliano decreta la decadenza dei Borbone delle Due Sicilie dal trono dell’isola
1863 – Caprera, nell’isola del suo esilio volontario a nord della Sardegna, il generale Giuseppe Garibaldi, ancora costretto a letto dalla ferita alla gamba, riceve 37 visitatori
1870 – Viene fondato il Metropolitan Museum Art di New York
1873 – Accade il massacro di Colfax, dove più di 60 afroamericani vengono uccisi
1895 – A Boscoreale, paesino alle falde del Vesuvio si ritrovano i resti della villa romana di Lucio Erennio Floro, sepolta dall’eruzione del 79. I reperti, venduti all’asta, alla morte dell’acquirente andranno al museo del Louvre di Parigi
1941 – Seconda guerra mondiale: viene firmato a Mosca il patto di non aggressione tra URSS e Giappone
1943 – Seconda guerra mondiale: radio Berlino annuncia il ritrovamento di fosse comuni nelle foreste di Katyn presso Smolensk, in URSS. Anni dopo si confermerà trattarsi di circa 15.000 ufficiali polacchi uccisi dalla polizia segreta di Stalin
1944 – Siglato un patto di non aggressione tra Unione Sovietica e Nuova Zelanda
1945 – Seconda guerra mondiale: le truppe tedesche sterminano più di 1000 prigionieri della prigione di Gardelen, Germania
1948 – Le forze arabe compiono il massacro del convoglio medico di Hadassah.
1960 – Gli USA lanciano il Transit 1-B
1966 – Iraq: il presidente Abd el Salam Aref muore precipitando con l’elicottero durante una tempesta di sabbia
1972 – Guerra del Vietnam: comincia la battaglia di An Loc
1986 – Papa Giovanni Paolo II visita la Tempio Maggiore di Roma: è la prima volta nella storia che un papa entra in una sinagoga
1987 – Portogallo e Cina firmano un trattato secondo cui Macao sarebbe tornato alla Cina nel 1990 – Unione Sovietica, in linea con la Perestrojka, Michail Gorbačëv ammette la verità sul Massacro di Katyn’
1997 – Tiger Woods diventa è il golfista più giovane a vincere il The Masters
2003 – Guerra in Iraq: ritrovati e liberati i prigionieri USA. La città di Tikrit, da cui proviene la famiglia di Saddam, resta ancora in mano al regime
2017 – Gli USA lanciano la più grande arma non-nucleare nella provincia di Nangarhar, Afghanistan.Istanbul, Primo congresso dei democratici islamici, a cui partecipano tra gli altri il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan e il Ministro degli Esteri giordano Marwan Muasher
Stati Uniti d’America: emissione del francobollo commemorativo di Henry Mancini

Nati

1808 – Antonio Meucci

1906 – Samuel Beckett

Morti

2000 – Giorgio Bassani

2002 – Alex Baroni

Oggi vi porteremo a ricordare Antonio Meucci.

Antonio Santi Giuseppe Meucci (Firenze13 aprile 1808 – New York18 ottobre 1889) è stato un inventore italiano, celebre per lo sviluppo di un dispositivo di comunicazione vocale accreditato da diverse fonti come il primo telefono, il cosiddetto telettrofono.

Il brevetto del telefono fu ufficialmente intestato per la prima volta ad Alexander Graham Bell, che è anche noto nella cultura popolare mondiale e nella comunità scientifica internazionale come l'inventore dell'apparecchio. Una risoluzione approvata dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d'America l'11 giugno 2002 ha chiesto di riconoscere il lavoro e i contributi di Meucci verso l'invenzione del telefono, pur non accreditandolo ufficialmente come suo brevettatore. Numerose enciclopedie, soprattutto italiane, accreditano Meucci come l'inventore del telefono, solo in tempi recenti l'opinione maggioritaria internazionale gli riconosce in maniera crescente questo merito.

Meucci non si limitò solo all'invenzione del telettrofono, ma propose numerose innovazioni tra cui le candele steariche, oli per vernici e pitture, bevande frizzanti, condimenti per pasta e riso, una tecnica per ottenere pasta cellulosica di buona qualità.

Antonio Meucci nasce a Firenze, nel popoloso quartiere di Borgo San Frediano, cura di Cestello, in Via Chiara n. 475 (oggi Via de' Serragli n.44), alle cinque del mattino di mercoledì 13 aprile 1808. Il 16 maggio 1996 è stata apposta una lapide, a cura del Comune di Firenze per ricordare la morte di Meucci. Era il primogenito del trentaduenne Amadigi di Giuseppe Meucci, e della ventiduenne Maria Domenica di Luigi Pepi. Il giorno dopo, il neonato, primo di 9 figli, ricevette il battesimo al Battistero di S. Giovanni.

Il 27 novembre 1821, all'età di tredici anni e mezzo, Antonio Meucci fu ammesso all'Accademia di Belle Arti, alla scuola di Elementi di Disegno di Figura, dove studiò per sei anni oltre alle materie base, la chimica e la meccanica (che comprendeva tutta la fisica allora conosciuta, compresa acustica ed elettrologia), introdotte nell'Accademia durante l'occupazione francese. 

All'età di 14 anni trova il suo primo impiego, grazie al padre Amadigi che, essendo custode di presidenza del Buon Governo, si rivolse ai suoi superiori per far concedere un posto al figlio permettendo così di far fronte alle numerose spese della famiglia. Il 3 ottobre 1823 il capo delle guarnigioni preposte alle porte di Firenze ricevette la seguente comunicazione:

«Sig. Gio. Boldrini, capo dei Portieri Mlto Ill. Sig. Sped. 3 ottobre 1823

La prevengo che in rimpiazzo dei due vacanti posti di Portiere soprannumero, sono stati nominati Luigi Ficini e Antonio Meucci, con gli obblighi e condizioni annessi al determinato posto. Ella ne farà occorrenti partecipazioni.»

Il 12 maggio 1824, dopo aver fatto domanda per ricoprire il posto di aiuto portiere su consiglio del padre e aver aspettato 7 mesi circa, Antonio fu destinato alla Porta di S. Niccolò.

Un anno circa dopo la promozione ad aiuto portiere, ai primi di aprile del 1825 Antonio trovò un lavoro extra per la preparazione e il lancio dei fuochi d'artificio, presso l'impresario Girolamo Trentini, per festeggiare il parto imminente della Granduchessa Maria Carolina di Sassonia. Tutto andò bene per le prime due serate, ma la terza, il 4 aprile 1825, ci fu un incidente in seguito al quale risultarono ferite 8 persone. I risultati dell'inchiesta mandarono Antonio Meucci, Giuseppe Franci e Vincenzo Andreini alla Ruota Criminale, che concesse loro il beneficio del dubbio. Ma il 4 giugno dello stesso anno Antonio fu incarcerato[7] in seguito alla caduta accidentale in un fosso del collega Luigi Ficini, che si fratturò una gamba. Fu accertata la negligenza di Meucci, che aveva dimenticato di inchiodare la porta che stava davanti al fosso. L'incidente con i fuochi non aiutò l'esito della condanna, che prevedeva una durata di otto giorni, di cui i primi tre a pane e acqua. Grazie al padre che scrisse una lettera di supplica al Buon Governo, Antonio fu scarcerato tre giorni prima del previsto.

All'inizio del 1826 si fece trasferire alla Porta di S. Gallo, più vicina a casa, ma il 2 maggio 1829 fu nuovamente incarcerato, per essersi invaghito della figlia del trattore che corrispondeva apertamente, ma che aveva rifiutato più di una volta altri giovani, tra cui Gaetano del Nibbio, anche lui portiere alla Porta di S. Gallo. Essendo una certa Teresa Paoletti gelosa di questa relazione, del Nibbio ne approfittò per infierire su Antonio provocandolo con insulti feroci, facendogli piantare in asso il servizio. Nibbio poté accusarlo di abbandono dal posto di lavoro, rivelando la tresca amorosa. Meucci fu quindi incarcerato dal 2 maggio 1829 al 1º giugno 1829 e sospeso dalla paga con condanna delle spese e con l'impossibilità di trattare con le donne coinvolte.

Fu poi imprigionato altre 2 volte, la prima per aver parlato con una delle donne per cui era stato imprigionato, e la seconda per essere arrivato in ritardo al lavoro. Il 13 luglio 1830 ottenne le dimissioni , ma successivamente tentò di farsi riassumere come aiuto portiere scrivendo una supplica al Buon Governo. Antonio si affiliò alla carboneria e prese parte ai moti dal 1831 al 1833, anno in cui trascorse tre mesi di galera insieme a Francesco Domenico Guerrazzi.

Secondo Carlo Lucarelli: "Aveva 23 anni quando, infervorato per i moti insurrezionali del '31 che stavano scuotendo l'Italia, strappò le foto del Granduca di Toscana Leopoldo II sotto gli occhi della polizia".

Date le dimissioni, Meucci trovò lavoro per qualche serata in vari teatri tra cui il Teatro della Quarconia, l'Alfieri e il Goldoni. Dato che aveva già lavorato saltuariamente da ragazzo al Teatro della Pergola come aiutante degli attrezzisti, provò anche qui e il custode gli consigliò di tornare verso fine ottobre 1833 per incontrare l'impresario Alessandro Lanari e gli disse che il primo macchinista Artemio Canovetti cercava proprio una persona che avesse frequentato l'accademia e che si intendeva di meccanica. Infatti, il Teatro della Pergola era un prodigio della tecnica teatrale; inoltre dietro questo teatro agiva un gruppo di carbonari che teneva i contatti con Genova per appoggiare l'azione di Giuseppe Mazzini.

Nel luglio del 1834 Meucci era diventato, oltre che aiuto attrezzista, anche uomo di fiducia di Lanari, come provato da 4 lettere scambiate tra i due, conservate presso la Biblioteca Nazionale di Firenze[10]. Il lavoro al Teatro della Pergola costituì per Antonio un'esperienza di altissima professionalità. In questo teatro si faceva un po' di tutto, dalla meccanica alla chimica, dall'ottica all'elettricità e in generale tutta la fisica, oltre alle arti figurative.

Fu proprio nel teatro che Antonio mise a frutto la preparazione tecnica ricevuta in Accademia. In un piccolo sgabuzzino assegnatogli impiantò il suo primo laboratorio; qui costruì un telefono acustico per comunicare tramite un'imboccatura dal piano del palcoscenico alla graticcia di manovra, posta a circa 18 metri di altezza, grazie a un tubo acustico che correva incassato nel muro.

Questa innovazione di Meucci apportata al teatro fu gradita a tutto il personale e particolarmente ai soffittisti, non tanto per il bisogno di trasmettere gli ordini in silenzio, quanto più per permettere di lavorare in sicurezza e con facilità.

Fu qui che conobbe Maria Matilde Ester Mochi, con cui si sposò il 7 agosto 1834 nella chiesa di S. Maria Novella. I due chiesero di essere dispensati dalle pubblicazioni del loro matrimonio, evitando in questo modo di svelare il domicilio di Antonio, dati i suoi problemi con la giustizia.

A quel tempo l'opera italiana era forse al culmine della celebrità in tutto il mondo e molti impresari stranieri venivano in Italia per scritturare le compagnie italiane. Don Francisco Marty yTorrens, impresario teatrale proveniente dall'Avana, pensò che avrebbe potuto mettere insieme una troupe in Italia, farla debuttare e recitare per un paio di stagioni al Teatro Principal, il più importante teatro dell'Avana, ed utilizzarla, successivamente, per dar prestigio al nuovo Gran Teatro de Tacón, quando ne fosse stata ultimata la costruzione.

Scritturò ben 81 persone, per i più svariati ruoli e ad ogni livello, con un contratto di 5 anni, tra cui Antonio Meucci e la moglie Ester. Ester sarebbe stata assunta come direttrice della sartoria del teatro e Antonio avrebbe assunto le funzioni di ingegnere, macchinista e disegnatore scenico. Inoltre avrebbero potuto alloggiare, a costruzione ultimata, in uno degli appartamenti che erano previsti nelle dipendenze del nuovo teatro. L'offerta fu accettata di buon grado dai coniugi Meucci, indotti ad abbandonare Firenze anche a causa dei problemi avuti con la giustizia e che, tra l'altro, non gli permisero di ottenere il passaporto, costringendoli quindi a lasciare il Granducato più o meno clandestinamente.

Don Francisco noleggiò un brigantino sardo denominato Coccodrillo al porto di Livorno omologato per il trasporto di merci, ma che poteva essere facilmente adattato al trasporto di passeggeri. Per quella nave il capitano non era tenuto a depositare la lista dei passeggeri alla capitaneria in quanto, formalmente, non avrebbe dovuto averne. Così dava notizia della partenza da Livorno della troupe di Don Francisco il Giornale di Commercio del Porto-Franco di Livorno del 7 ottobre 1835: 

«il dì 5 Per l'AVANA, Brig. Sardo il Coccodrillo, capit. Bartolommeo Lombardo con div. Articoli»

Come si può vedere, nessuna menzione degli 81 passeggeri; al contrario, così dava notizia dell'arrivo il giornale El Noticioso y Lucero dell'Avana, il 17 dicembre 1835: 


 

(IT)

«Porto dell'Avana i biglietti degli ingressi di Livorno in solo 72 giorni, 81 passeggeri della compagnia dell' Opera italiana.»

I quindici anni all'Avana furono per i coniugi Meucci i più felici e redditizi della loro vita. Il contratto era previsto per 5 anni rinnovabili ed era compreso, oltre al salario, anche l'alloggio e il personale di servizio gratuito. Qui Antonio ebbe modo di parlare con Don Manuel Pastor, ingegnere capo tecnico e meccanico e ispettore delle fortificazioni dell'isola.

Data la scarsa cultura nel settore della chimica, Pastor consultò Meucci sul problema dell'acqua in relazione agli inconvenienti che si stavano verificando al nuovissimo acquedotto Fernando VII, costruito sotto la sua direzione. L'intervento di Antonio mirò a risolvere i problemi relativi alla durezza dell'acqua e alla presenza di inquinanti vari che i filtri meccanici non riuscivano a trattenere. Il problema venne risolto con costanti analisi chimiche e successive aggiunte calibrate di sostanze adeguate come la soda.

Questo intervento lo portò ad avere un tale successo che, nel 1885, Domenico Mariani al processo Bell/Globe disse: udii da molti spagnuoli che egli era un grande inventore; aveva inventato i filtri dell'acqua.

Nella primavera del 1838, ultimati i locali della dipendenza del Gran Teatro, Antonio e la moglie vi si trasferirono. Qui Meucci aveva a disposizione un ampio laboratorio-officina per gli attrezzi ed il macchinario del teatro e Ester aveva a disposizione un ampio laboratorio di sartoria teatrale. Antonio era affascinato dalla chimica e una delle prime tecniche che provò fu la conservazione dei corpi defunti. Infatti, con lo sviluppo della navigazione oltre oceanica, la conservazione dei corpi dei defunti assunse una rilevanza commerciale notevole, soprattutto per l'esigenza di riportare in patria, in buono stato di conservazione, salme di persone decedute nel nuovo mondo. Si trattava dunque di un buon affare che, dati gli investimenti fatti nell'acquisto di costosi materiali e attrezzature, non andò a buon fine.

Agli inizi del 1842 Antonio si interessò alla lettura di alcuni libri che trattavano di galvanostegia, cioè della ricopertura elettrochimica, tramite apposite batterie, con oro o argento di oggetti di metalli meno pregiati come ferro, ottone o rame. Nell'ottobre del 1843, venne mandato dalla Spagna un nuovo governatore, Leopoldo O'Donnell, che per risparmiare tempo e denaro sulle forniture dell'esercito spagnolo, stipulò un contratto con Meucci della durata di circa 4 anni, per galvanizzare tutto ciò che veniva richiesto, compresi alcuni oggetti privati. Antonio Meucci fu il primo ad introdurre la galvanostegia in America.

La popolarità di Meucci all'Avana aumentò a tal punto che, il 16 dicembre 1844 gli fu dedicata una serata d'onore al Gran Teatro de Tacón, il quale, dopo un violento uragano e una breve riapertura, venne ristrutturato grazie alla direzione generale dei lavori affidata proprio ad Antonio Meucci. Egli introdusse un nuovo complesso di sipari e un nuovo sistema di ventilazione da lui concepito, installando anche una nuova macchina importata dagli Stati Uniti con la quale si poteva alzare e abbassare il palco in pochi minuti. Si dice anche che Antonio sia stato vicino agli insorti, aiutando con denaro la rivoluzione del 48'.

Fu nel corso di esperimenti di elettroterapia che Antonio Meucci scoprì, nel 1849, la trasmissione della voce per via elettrica, divenendo così, in assoluto, il primo pioniere del telefono elettrico della storia. Antonio diede subito al suo sistema il nome di "telegrafo parlante", ribattezzato successivamente telettrofono.

Essendo il teatro Tacón inattivo dal 1º febbraio 1848 ed essendo scaduto il contratto con O'Donnell, Antonio non aveva molto da fare, se si eccettua la galvanizzazione di oggetti per privati. Accadde che alcuni suoi amici medici, discutendo con lui dei sistemi terapeutici elettrici di Mesmer, sui quali Meucci si era documentato, gli chiesero di farne una verifica su alcuni pazienti, per lo più affetti da reumatismi.

Durante il processo Bell/Globe Antonio così ne riferì:

«Avendo trascorso il trattato di magnetismo animale di Mesmer mi venne l'idea di applicare e farne esperimenti, applicando la elettricità per le persone malate per ordine di qualche amico dottore che teneva per vedere se era giusto quello che diceva detto Mesmer; e nel tempo che non aveva molto da fare mi dedicava pure a dar delle scosse a diverse persone che erano impiegate da me – negri – e qualche volta a mia consorte; nello stesso tempo avevo collocato dal mio laboratorio ad una terza stanza un conduttore elettrico e prodotta elettricità per una serie di batterie Bunsen che riteneva nel mio laboratorio. Un giorno si presentò una persona da me conosciuta che era malata di reumatismi alla testa. Allora lo collocai nella terza stanza, gli misi in mano i due conduttori che comunicavano alla batteria, che alla fine detti conduttori tenevano un utensile, isolato dal conduttore, di sughero, della forma che qui descrivo; di sopra al detto sughero una linguetta metallica saldata al conduttore di filo di rame isolato che passava nell'interiore di detto sughero e comunicava colla batteria. Nel mio laboratorio, dove io riteneva uno strumento equale a quello che lui teneva nella mano gli ordinai di mettersi la linguetta metallica nella bocca onde essendo in comunicazione con me del fluido elettrico, desiderava sapere ove era la sua malattia. Mi misi lo stesso utensile al mio orecchio. Al momento che la persona malata s'introdusse la linguetta alle labbra ricevette una scarica e diede un grido. Io ottenni nello stesso momento al mio udito un suono. Interruppi l'operazione e per prevenire il caso della scarica elettrica che aveva ricevuto la persona mi venne l'idea di rimediare a tal caso. Presi i due utensili, quello che teneva nella mano l'individuo e il mio, e li foderai con un cartoccio di cartone onde rendere isolata la linguetta dal contatto con la carne; ordinai all'individuo malato che ripetesse l'operazione fatta anteriormente, che non avesse alcun timore di essere più offeso dall'elettricità e che parlasse pure liberamente dentro al cartoccio. Lui lo fece immediatamente. Lui mise il suo cartoccio alla bocca e io misi il mio all'orecchio. Al momento che il suddetto individuo parlò ricevetti il suono della parola, non distinta, mormorio, suono inarticuolato. Feci ripetere differenti volte nella stessa giornata. Di poi riprovai in differenti giorni e ottenni lo stesso risultato. Da questo momento fu la mia immaginazione e riconobbi che avevo ottenuto la trasmissione della parola umana per mezzo di filo conduttore unito con diverse batterie per produrre l'elettricità, a cui diedi il nome immediatamente di “Telegrafo parlante”. Questo fu circa la fine del '49 al '50 onde rilasciai i miei esperimenti su detto oggetto, riservandoli al mio arrivo a New York, che dovevo lasciare l'Avana dal '50 al '51. Io aveva una quantità immensa di batterie, circa 60»

Meucci dichiarò inoltre, sempre durante il processo Bell/Globe, di aver effettuato il primo esperimento con tutte le 60 batterie e, dato che ogni batteria produceva circa 1,9 volt di tensione, si può concludere che la prima scarica arrivava a un totale di 114 volt, mentre nei successivi esperimenti dichiarò di aver ridotto il voltaggio al solo utilizzo di 4 o 6 pile, quindi un voltaggio compreso tra i 7,6 e 11,4 volt circa.

L'espressione mi misi lo stesso utensile al mio orecchio non deve intendersi, almeno per quella prima volta, al fatto che Meucci accostò deliberatamente il suo strumento all'orecchio, ma che udì provenire il grido dallo strumento accidentalmente vicino al suo orecchio, dato che tale strumento era tenuto nella mano sinistra in modo tale da poter spostare il morsetto tra le varie batterie permettendo così la regolazione di tensione necessaria ai fini terapeutici. Quindi, se Meucci non avesse seguito l'assurda prescrizione di Mesmer e di Bertholon di porsi in comunicazione elettrica con il paziente (molto probabilmente ai fini di regolare la tensione al voltaggio più opportuno), non avrebbe scoperto il suo telegrafo parlante.

Nel 1850 veniva a scadere il terzo rinnovo del contratto dei coniugi Meucci con Don Francisco, al quale, a sua volta, scadeva la concessione governativa per la gestione in esclusiva degli spettacoli teatrali all'Avana. Molti amici di Meucci gli consigliarono, specie dopo aver ascoltato il racconto degli esperimenti da lui eseguiti, di spostarsi verso New York, perché all'epoca non c'era miglior terreno per sfruttare il suo ingegno. Inoltre, vi era la concreta possibilità che il governatore fosse venuto a sapere dei soldi inviati a Garibaldi, cosa non molto preoccupante data la buona fama di Antonio, ma comunque da non sottovalutare.

Il 23 marzo 1850, tutti i componenti dell'Opera Italiana, insieme alla famiglia al completo dell'impresario che aveva pensato bene di dedicarsi ad organizzare spettacoli negli Stati Uniti, dato il crescente interesse per l'opera degli americani, partirono per Charleston. Antonio non partì con loro, molto probabilmente a causa della morte della figlia, avvenuta a ridosso della progettata partenza. Tale notizia risulterebbe da un'unica fonte ritenuta attendibile, il "The Sun", che così riporta nel necrologio di Antonio Meucci pubblicato il 19 ottobre 1889: "In 1850 Meucci come to New York from Cuba, where his only child, a girl of 6, had just died". Il fatto che non fossero nati figli dalla coppia nei 10 anni antecedenti, potrebbe essere spiegato dalla grave forma di sifilide contratta da Antonio all'età di 21 anni, la quale avrebbe potuto indurre un certo grado di sterilità.

Domenica 7 aprile 1850, il Diario de la Marina dava la notizia della partenza prossima dei coniugi Meucci. La partenza della Norma, una nave americana, fu fissata in un primo momento per il 16 di aprile, ma partì invece martedì 23 aprile 1850.

L'allontanamento dall'Avana giovò anche alla moglie Ester, data la notevole presenza di umidità dannosa per la sua salute.

Il 1º maggio 1850 i coniugi Meucci sbarcarono a New York, stabilendosi quasi subito a Clifton, un piccolo quartiere nell'isola di Staten Island, dove rimasero fino alla morte. Qui nello stesso anno Meucci visitò con Giuseppe Garibaldi la Loggia massonica "Tompkins". Antonio acquistò un cottage (oggi trasformato nel Garibaldi-Meucci Museum) e aprì una fabbrica di candele steariche, secondo un progetto di sua concezione. Garibaldi, anch'esso giunto a New York, venne ospitato da Meucci tra il 1850 e il 1853, come possiamo constatare dalle sue Memorie in cui scrive:

«Antonio si decise a stabilire una fabbrica di candele e mi offrì di aiutarlo nel suo stabilimento. Lavorai per alcuni mesi col Meucci, il quale non mi trattò come un lavorante qualunque, ma come uno della famiglia, con molta amorevolezza»

La fabbrica, sebbene fosse la prima del suo genere nelle Americhe, non ebbe molto successo e Antonio la trasformò successivamente in una fabbrica di birra lager, molto richiesta nella zona. Anche quest'ultimo tentativo non andò a buon fine, a causa di un certo J. Mason, a cui Meucci aveva affidato la direzione amministrativa e commerciale.

Il 13 novembre 1861, il cottage dei coniugi Meucci, con tutto il contenuto, venne venduto all'asta, ma fortunatamente il compratore gli consentì di abitarci senza pagare alcun affitto. Da quel momento la loro situazione economica continuò a peggiorare ulteriormente.

Nel 1854 la moglie Ester fu costretta a letto da una grave forma di artrite reumatoide, che la rese permanentemente invalida, fino alla morte, avvenuta il 21 dicembre 1884. Antonio per poter comunicare con la moglie, al secondo piano del loro cottage, mise a frutto la sua scoperta dell'Avana del 1849 e realizzò un collegamento telefonico permanente tra la camera da letto e la cantina, poi di qui al suo laboratorio esterno.

Successivamente, dal 1851 al 1871, Meucci provò sul collegamento più di trenta telefoni di tipi diversi di sua concezione. Riuscì ad ottenere un primo soddisfacente risultato tra il 1858 e il 1860, usando un nucleo magnetico permanente, una bobina e un diaframma, ma fu solo tra il 1864 e il 1865 che ne riuscì a realizzare uno praticamente perfetto.

Questo telefono aveva tutti i requisiti di uno moderno; era infatti stato risolto il problema del diaframma in pelle, sostituito con uno interamente in metallo che poteva essere bloccato lungo tutta la circonferenza grazie a una scatola da barba il cui coperchio venne forato per ricavarne un cono acustico, e pure risolti i problemi riguardanti la comunicazione a lunga distanza, che i laboratori Bell avrebbero individuato molti anni più tardi. Nello stesso anno, fu data dalla stampa la notizia dell'invenzione di un telefono da parte del valdostano Innocenzo Manzetti. Antonio in questa occasione rivendicò la sua priorità, con una lettera inviata al direttore del Commercio di Genova il 13 ottobre 1865 e che venne pubblicata il 1º dicembre. Inoltre, il 30 luglio 1871, alla già disagiata situazione economica, si aggiunse un'ulteriore sciagura a causa dell'esplosione del traghetto Westfield, che collegava New York a Staten Island, e che rese Meucci infermo per molti mesi. Ciononostante, ancora convalescente, si impegnò con tutte le sue forze per rendere operativa la sua invenzione.

Il 12 dicembre 1871, Meucci fondò con tre italiani la Telettrofono Company, il cui obiettivo primario era quello di effettuare tutti i necessari esperimenti per la realizzazione del Telettrofono. Il contratto prevedeva inoltre di estendere le attività della società in ogni stato d'Europa e del mondo, nei quali la Telettrofono Company si proponeva di ottenere brevetti, di formare società affiliate e di concedere licenze. Tuttavia la compagnia si dissolse nel giro di un anno e, fallito il precedente tentativo del 1860 di proporre la sponsorizzazione dell'invenzione a qualche imprenditore italiano, il 28 dicembre 1871 Antonio Meucci depositò presso l'Ufficio Brevetti statunitense, a Washington, il caveat n. 3335 dal titolo Sound Telegraph in cui descriveva la sua invenzione, in attesa di trovare i 250$ per depositare un brevetto regolare.

Nell'estate del 1872, Antonio Meucci si rivolse al Vice Presidente Mr. Edward B. Grant dell'American District Telegraph Co. di New York, del quale erano consulenti Alexander Graham Bell ed Elisha Gray, affinché gli fosse concesso di sperimentare il suo telettrofono nelle linee telegrafiche di quella compagnia. Poiché Grant, dopo aver promesso il suo aiuto, tergiversava con pretesti vari, dopo due anni Meucci richiese la restituzione delle descrizioni e dei disegni consegnati, ma gli fu risposto che erano stati smarriti. Nel dicembre 1874, Antonio non riuscì più a trovare qualcuno che gli prestasse i 10$ necessari per pagare la tassa annuale di mantenimento del suo caveat e pertanto, esso decadde il 28 dicembre 1874, secondo quanto previsto dalla legge brevettuale statunitense di quel tempo. Tuttavia, alcuni critici hanno messo in dubbio tale aspetto della vicenda, poiché Meucci fu in grado di brevettare altre invenzioni (non correlate al telefono) al costo di 35$ l'una negli anni 1872, 1873, 1875 e 1876.

Massone, insignito del 33º grado del Rito scozzese antico ed accettato, l'8 agosto 1888 presiedette a New York, per delega del Gran maestro del Grande Oriente d'Italia Adriano Lemmi, l'iniziazione a vista di un diplomatico italiano.

Venerdì 18 ottobre 1889 alle ore 9:40 antimeridiane, Antonio Meucci morì nella sua casa di Clifton, Staten Island, poco prima che la società Globe Telephone Company presentasse la sua sentenza, ancora fiducioso nel pieno riconoscimento della sua invenzione. Le sue ceneri si trovano al Garibaldi-Meucci Museum di New York, assieme alla tomba della moglie Ester. 

Oltre al "trasferimento elettrico della voce", Meucci inventò e brevettò molti altri strumenti basati su processi chimici e meccanici. Fu titolare e depositario di ben 22 brevetti, tra cui:

  • Bevande frizzanti a base di frutta e vitamine, che Meucci trovò utili durante il suo ricovero causato dalle ustioni subite per l'esplosione del Westfield ferry (US Patent No. 122,478). 
  • Condimento per pasta e altri cibi in accordo con Roberto Merloni, General Manager della STAR, Agrate - Milano (US Patent No. 142,071). 
  • Fogli di carta bianca e resistenti, a cui si interessarono molti giornali dell'epoca.
  • Nuovo modo di fabbricare candele, ancora oggi usato.
  • Oli per vernici e pitture.

Dopo Johann Philipp Reis (1860), il mancato rinnovo di 10 dollari del caveat da parte di Meucci a causa delle sue difficoltà economiche permise a Bell nel marzo del 1876 di presentare la domanda di brevetto per un telefono del tutto simile al suo.

Appena venne a conoscenza che Bell aveva ottenuto il brevetto del telefono, Antonio Meucci reclamò in ogni sede ed in ogni occasione la sua priorità. Tale priorità si fondava sul fatto che la sua invenzione era di dominio pubblico nell'area di New York e pertanto, secondo la legge vigente, il brevetto Bell non costituiva una "nuova ed utile arte... non prima conosciuta o usata in questo paese...".

Essendo Antonio Meucci un rispettato esponente della comunità degli immigrati italiani di New York e una persona ben veduta da tutti, furono in molti a chiedere al governo degli Stati Uniti di annullare i due brevetti Bell sul telefono. In data 29 settembre 1885, La Globe Telephone Co. di New York acquisì i diritti di Antonio Meucci e inoltrò una petizione al Procuratore Generale degli Stati Uniti sostenendo la priorità di Antonio Meucci nell'invenzione del telefono. La stampa americana diede molto rilievo all'azione della Globe Telephone Company, parteggiando apertamente per Antonio Meucci.

La Compagnia Bell, che deteneva i brevetti, giocando d'anticipo, il 10 novembre 1885 citò in giudizio la Globe e Meucci dinanzi alla Corte Distrettuale di New York, per infrazione di brevetto. Il Governo degli Stati Uniti avviò una serie di udienze pubbliche presso il Ministero degli Interni, presieduto da Lucius Q. C. Lamar, per accertare la fondatezza delle varie petizioni.

Il 22 dicembre 1885, gli assistenti di H. L. Muldrow e G. A. Jenks, redigono un rapporto conclusivo, in cui affermano, di aver raccolto prove sufficienti in favore di Antonio Meucci. Il 13 gennaio 1887, il Governo degli Stati Uniti cita in giudizio la Compagnia Bell nello stato del Massachusetts, dove la stessa aveva la sua sede legale. Mentre tale processo è in corso, la Compagnia Bell ottiene dalla Corte Distrettuale di New York una vittoria locale sulla Globe Telephone e su Meucci, grazie ad una sentenza del giudice William J. Wallace, emessa il 19 luglio 1887, secondo la quale Meucci avrebbe realizzato telefoni "meccanici" e non elettrici. Questa sentenza fu definita dallo storico italo-americano Giovanni Schiavo uno dei più lampanti errori giudiziari negli annali della giustizia americana.

La Globe ricorse in appello e, successivamente, il caso venne rimandato alla Corte Suprema di Washington DC. Qui, il 12 novembre 1888, l'Onorevole William H. H. Miller, annullò la sentenza della Corte Distrettuale del Massachusetts e riaffermò definitivamente la liceità dell'azione del Governo degli Stati Uniti. Fiduciosi in un esito favorevole all'azione del Governo contro la Compagnia Bell, la Globe Telephone Co. abbandona l'appello alla sentenza di primo grado della Corte Distrettuale di New York. Il processo "Stati Uniti contro Bell venne rinviato varie volte fino al 1897, quando, essenzialmente per evitare al Governo degli Stati Uniti di aumentare ulteriormente i già enormi costi sopportati fino a quel momento, fu chiuso senza vincitori né vinti.

Christopher Beauchamp, chiedendosi chi ha inventato il telefono, dice che la concessione dei diritti di brevetto lungi dall'essere una mera questione di curiosità scientifica ... divenne la chiave per controllare l'intero settore telefonico, ma che in realtà questa è una questione di più ampio interesse storico".

Successivamente, un'indagine più completa ed approfondita di G.Schiavo, mostrò in modo inequivocabile l'infondatezza e le irregolarità del processo. Il giudice della corte suprema D.R. Massaro, invitò l'ingegnere Basilio Catania (esperto di telecomunicazioni ed ex direttore generale del centro di ricerca CSELT) a presentare in una conferenza pubblica all'Università di New York le prove da lui rinvenute. La Giunta Comunale di New York approvò dunque all'unanimità una risoluzione che raccomandava al Congresso di riconoscere la priorità di Antonio Meucci.

L'11 giugno 2002 la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha passato una risoluzione chiedendo di riconoscere "la vita e i risultati", oltre che il suo contributo nell'invenzione del telefono. L'interpretazione della risoluzione è controversa perché non lo si accredita come vero e proprio inventore del telefono, ma come avente dato un contributo.

Al Senato degli Stati Uniti nessuna mozione simile è stata messa al voto.

  • Pochi giorni dopo la morte di Meucci, fu posto nel prato antistante il suo cottage un piccolo ceppo con la scritta: “Antonio Meucci - The Inventor of the Telephone” sul cui fianco destro furono fissati i suoi due telefoni del 1854 e del 1864 e gli schemi elettrici dei più importanti modelli realizzati, mentre sul colmo venne posata la maschera di morte, circondata da una ghirlanda d'alloro.
  • Il 16 settembre 1923 venne inaugurato un monumento ad Antonio Meucci al Garibaldi-Meucci Museum. L'iniziativa fu presa dal Capitano Cuomo Cerulli e dalla comunità italiana residente negli Stati Uniti per interessamento del Generale Guglielmotti. Scolpito da Ettore Ferrari, con il marmo offerto dal comune di Roma e con il bronzo — proveniente dai cannoni austriaci catturati a Vittorio Veneto — offerto dal Ministero della Guerra, il monumento fu trasportato per nave dall'Italia a New York e di qui all'attuale ubicazione. Le ceneri di Meucci, gelosamente custodite fino allora da un fervente garibaldino, furono poi sistemate in un'urna sotto il busto del monumento.
  • Nel 1932 Guglielmo Marconi, incaricò il dr. Francesco Moncada di effettuare una approfondita indagine su Antonio Meucci. Grazie a questa relazione, Marconi poté dare incarico alle Officine Galileo di ricostruire, in 4 esemplari (oggi al museo della Rai di Torino, ex museo Sirti), le due versioni più importanti dei telefoni realizzati da Meucci, datate rispettivamente 1857 e 1867, e di inviarne una coppia alla esposizione internazionale “Un secolo di Progresso”, tenutasi a Chicago nel marzo 1933. Data l'attenzione che Guglielmo Marconi mostrò per il compatriota, le Poste italiane ritennero opportuno, in occasione del primo centenario (1965) della Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (UIT), l'emissione di un francobollo commemorativo in cui venivano ricordate le due glorie italiane Marconi e Meucci.
  • Il 16 maggio 1996 viene apposta una lapide sulla casa natale di Antonio Meucci (in Via de' Serragli 44) e congiuntamente nel cortile del Gran Teatro de Tacón, nel punto dove Meucci aveva il suo laboratorio.
  • Il 28 maggio 2002, a Roma, è stato proclamato il Meucci Day. In tale occasione, nell'Aula Magna del Ministero delle Comunicazioni, si è tenuta la cerimonia celebrativa in suo onore, ricordando il grande uomo che ha reso possibile le telecomunicazioni ma che non ha mai avuto riconoscimenti nel corso della sua vita.
  • Gli eredi dell'ing. Basilio Catania hanno lasciato alla Fondazione Marconi l'archivio Catania-Meucci. L'archivio contiene carte note e quelle non ancora divulgate che hanno permesso all'ing. Catania di ottenere dalla Corte Suprema di Washington DC la riabilitazione completa dello studioso italiano, che fu dunque dichiarato “inventore del telefono”. Si è così portato a compimento il disegno avviato da Guglielmo Marconi, che per primo sollevò la questione della paternità dell'invenzione del telefono a livello internazionale, sostenendo l'opera di Meucci.