ACCADDE OGGI 14 APRILE #ALMANACCO - Molise Web giornale online molisano

Accadde Oggi 14 aprile #almanacco

Oggi 14 aprile la Chiesa festeggia Sant’Alfonso di Siviglia, mercedario

1205 – Battaglia di Adrianopoli tra i bulgari e i crociati
1865 – USA: assassinio del presidente Abramo Lincoln; colpito da un colpo di pistola mentre assisteva ad una rappresentazione teatrale, morirà il giorno seguente
1894 – USA: Thomas Alva Edison effettua una dimostrazione del cinetoscopio, apparecchio precursore di un proiettore cinematografico
1900 – Nasce l’Unione Ciclistica Internazionale
1912 – Oceano Atlantico: il transatlantico RMS Titanic in viaggio inaugurale urta contro un iceberg; affonderà nelle prime ore del 15 aprile
1928 – Milano: decolla il dirigibile Italia, al comando di Umberto Nobile diretto al Polo Nord
1931 – Le Cortes depongono re Alfonso XIII e proclamano la seconda repubblica spagnola
1942 – Seconda guerra mondiale: un idrovolante giapponese bombarda la città di San Diego in California
1945 – Seconda guerra mondiale: Imola viene liberata dagli alleati
1962 – Francia: Georges Pompidou diviene primo ministro
1975 – A Milano viene rapito l’ingegnere Carlo Saronio da Fronte Armato Rivoluzionario Operaio. Richiesto un riscatto di 5 miliardi di lire, la famiglia paga solo 470 milioni. Saronio non sarà liberato e verrà trovato morto nel 1979
1981 – USA: lo space shuttle Columbia supera il primo test di volo
1982 – Roma: ha inizio il primo processo a carico dei presunti responsabili del sequestro Moro. L’udienza si tiene nell’aula bunker del Foro Italico
1986 – Gli Stati Uniti bombardano la Libia ritenuta responsabile di favorire il terrorismo contro cittadini americani
1991 – La nave Amoco Milford Haven naufraga al largo di Arenzano (GE), perdendo il suo carico di petrolio e provocando un disastro ecologico
2002 – Venezuela: dopo tre giorni di imponenti manifestazioni popolari contro il golpe dell’11 aprile Hugo Chávez riassume i poteri presidenziali
2003 – Washington: il consorzio pubblico internazionale annuncia il completamento della mappatura del genoma umano
2004-Iraq: Fabrizio Quattrocchi, uno dei quattro ostaggi italiani in mano ai ribelli, viene ucciso con un colpo alla nuca
USA: Ariel Sharon, primo ministro israeliano, annuncia durante un incontro con il presidente statunitense George W. Bush un piano per il ritiro da buona parte della striscia di Gaza e parte della Cisgiordania
2008 – La coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi vince le elezioni politiche
2012 – Piermario Morosini, centrocampista del Livorno, muore per un malore nella partita di Pescara-Livorno
2016 – Il Terremoto di Kumamoto colpisce la città di Kyūshū in Giappone
2018 – In Siria un attacco aereo da parte di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti colpisce i siti legati alla produzioni o allo stoccaggio di armi chimiche del dittatore Bashar al-Assad

Nati

Ritchie Blackmore (1945)
Robert Doisneau (1912)
Miriam Leone (1985)
Silvio Muccino (1982)
Vinnie Moore (1964)

Morti

Simone De Beauvoir (1986)
George Frideric Handel (1759)
Gianni Rodari (1980)

Sono un Italiano, adesso potete anche uccidermi. “Vi faccio vedere come muore un Italiano.” Con queste parole muore Fabrizio Quattrocchi. Oggi il ricordo è davvero tutto per lui ed il suo gesto.

Fabrizio Quattrocchi (Catania9 maggio 1968 – Iraq14 aprile 2004) è stato una guardia di sicurezza privata italiana. È noto per essere stato rapito e ucciso in Iraq, dove lavorava per una compagnia di sicurezza, e per essere stato perciò insignito di una medaglia d'oro al valor civile alla memoria.

Nato a Catania ma cresciuto a Genova, svolse il servizio di leva nell'Esercito italiano, raggiungendo il grado di caporal maggiore, e prestò servizio nel 1987 come caporale istruttore nel 23º Battaglione fanteria "Como" di stanza a Como, reparto poi sciolto nel 1996.

Congedatosi, Quattrocchi continuò a esserr impegnato, fino al 2000, nell'attività di famiglia, una panetteria nel quartiere di San Martino, non lontano dall'omonimo ospedale, coi genitori, il fratello e la sorella. Dopo la morte del padre cedettero l'esercizio. Venuta meno la principale fonte di sostentamento, Quattrocchi, appassionato di arti marziali e praticante il taekwondo, brevettato paracadutista, prese a seguire corsi di addestramento per prepararsi al lavoro di guardia del corpo e addetto alla sicurezza nei locali notturni, secondo quanto in seguito dichiarato dal fratello e dalla fidanzata.

Per un periodo seguì corsi di addestramento e lavorò per Ibsa, società di sicurezza e investigazioni, successivamente liquidata, della quale erano titolari Roberto Gobbi e Spartaco Bertoletti, che fu rappresentante in Italia di un'analoga società internazionale, di nome IBSSA (simile a quello della società genovese), con sede a Budapest e centro operativo in Israele. Nell'ottobre 2003 fu ingaggiato come bodyguard in occasione della visita del ministro Claudio Scajola al Salone Nautico di Genova.

Secondo Gobbi, Fabrizio Quattrocchi si sarebbe recato in Iraq in seguito all'accettazione (ottobre 2003) del suo curriculum da parte di un non meglio individuato "mercenario genovese" impegnato nel reclutamento per l'Iraq, per conto di un'azienda del Nevada, la DTS, per istruire personale locale alle tecniche di sicurezza e proteggere manager, magistrati, strutture d'interesse strategico, quali gli oleodotti. La partenza per il paese in guerra era avvenuta nel novembre del 2003, per un compenso mensile – sempre secondo quanto dichiarato dal Gobbi alla stampa – variabile (a seconda delle condizioni di rischio) tra i seimila e i novemila dollari.

L'unica testimonianza giornalistica nota e diretta sull'attività svolta in Iraq da Fabrizio Quattrocchi è offerta dal periodico di approfondimento televisivo della RTSI (Radio Televisione della Svizzera Italiana) Falò che, nel programma andato in onda il 14 maggio 2004, ha presentato un ampio servizio (circa 39 minuti) in esclusiva dedicato alle "guardie di sicurezza private" operanti in Iraq e nel resto del mondo.

L'inchiesta giornalistica – curata in origine dalla Televisione Svizzera francese e mai ritrasmessa in Italia, benché diffusa in italiano dalla RTSI e contenente le uniche immagini disponibili di Fabrizio Quattrocchi libero in Iraq – è stata realizzata direttamente nel paese arabo, e si chiude con un'ampia sezione (circa otto minuti) dedicata alla Presidium Corporation, la compagnia di sicurezza italiana presso la quale operava Quattrocchi. Le immagini, girate qualche tempo prima del rapimento di Quattrocchi, sono state riprese nella zona di Baghdad a bordo o nei pressi di un fuoristrada Galloper bianco impiegato dalla Presidium.

Il capo squadra, Paolo Simeone, appare nel video accompagnato da una persona identificata come Luigi e dallo stesso Quattrocchi, che compare armato in diverse inquadrature mentre sorveglia la scena dell'intervista realizzata dalla televisione svizzera e poi mentre i tre si esercitano, in una zona extraurbana, al tiro con il fucile.

Fabrizio Quattrocchi, che durante le riprese ha accompagnato con Simeone e Luigi i giornalisti svizzeri, viene definito nel servizio come il più discreto tra gli interlocutori da essi incontrati durante la loro inchiesta in Iraq. Quattrocchi appare con un giubbotto antiproiettile indossato su una maglietta dello stesso colore di quella visibile nelle immagini diffuse dai suoi rapitori prima del suo assassinio. La trasmissione è basata su una puntata del primo programma di approfondimento giornalistico della TSR1, televisione della Svizzera Romanda, trasmessa il 13 maggio 2004, dal titolo Guerriers à louer (Guerrieri in affitto), della durata di circa 59'.

Quattrocchi fu preso in ostaggio a Bagdad il 13 aprile 2004, insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, da miliziani del gruppo autoproclamatosi Falangi Verdi di Maometto, mai identificati.

Il paese arabo, occupato militarmente dagli Stati Uniti d'America già un anno dopo lo scoppio della guerra d'Iraq e da una coalizione internazionale nel 2003, era tutt'altro che pacificato. Pur non partecipando alle prime fasi del conflitto che aveva condotto in breve tempo (1º maggio 2003) al dissolversi dell'esercito iracheno e alla caduta di Saddam Hussein, l'Italia aveva accettato di far parte della cosiddetta coalizione dei volenterosi guidata da Stati Uniti e Gran Bretagna e, a seguito delle risoluzioni ONU 1483, 1500 e 1511 del 22 maggio 2003, era presente in Iraq dal 15 luglio dello stesso anno con oltre 3 000 militari in un'operazione di mantenimento della pace denominata Antica Babilonia.

A seguito dell'operazione militare, erano giunte in Iraq anche decine di migliaia di guardie, assunte da numerose compagnie private (contractors), sia statunitensi sia di altri Paesi, per affiancare gli eserciti regolari nelle operazioni di controllo del territorio e per la protezione del personale e delle installazioni civili e militari. Gli Stati Uniti, la forza capofila della coalizione, avevano fornito alle guardie le apposite credenziali e le avevano dotate delle armi, nel quadro di una vasta operazione di esternalizzazione delle proprie attività sul territorio iracheno.

Per questo stato di cose, la situazione dei rapiti fu subito ritenuta delicata e pericolosa.

Il reclutatore dei quattro rapiti, Giampiero Spinelli, socio della Presidium Corporation, individuato come responsabile del loro invio in Iraq, è stato indagato dalla magistratura italiana per il reato previsto dall'art. 288 del c.p. e poi assolto con formula piena.

I rapitori lanciarono all'Italia un ultimatum: chiesero al governo il ritiro delle truppe dall'Iraq e le scuse per alcune frasi che avrebbero offeso l'Islam. L'ultimatum fu rifiutato. Cupertino, Agliana e Stefio furono liberati l'8 giugno 2004, dopo 58 giorni di prigionia.

A seguito di una trattativa condotta anche tramite la Croce Rossa Italiana in Iraq, un intermediario, con il quale erano entrati in contatto esponenti del consiglio degli ʿulamāʾ sunniti, il 21 maggio 2004 nei pressi dell'ospedale gestito a Baghdad dalla CRI trovava dei resti umani che venivano attribuiti a Fabrizio Quattrocchi. La conferma sarebbe arrivata il 23 maggio dalle analisi sul DNA condotte in loco dal RIS dei Carabinieri e ripetute l'indomani, dopo il trasferimento in Italia, presso l'istituto di medicina legale dell'università di Roma. Un'ulteriore conferma dell'identità del cadavere si sarebbe avuta il 27 maggio da un supplemento d'indagine autoptica richiesto dai familiari.

Dall'autopsia emergeva che il corpo dell'ucciso sarebbe stato quasi certamente abbandonato e attaccato da animali, unica spiegazione plausibile per il fatto che il cadavere fosse del tutto ossificato a soli 40 giorni dalla morte. Tale tesi era inoltre supportata dalla mancanza di gran parte del [4] cranio, delle braccia e delle costole e dalle profonde lacerazioni degli indumenti. A gettare un'ombra sulla versione ufficiale – che ha sempre parlato di un singolo colpo alla testa come causa della morte – fu la notizia, emersa dalle dichiarazioni degli anatomopatologi incaricati, che i colpi sarebbero stati due, uno al torace e l'altro alla testa.

Dopo i funerali, celebrati il 29 maggio nella cattedrale di Genova, Quattrocchi venne sepolto nel cimitero di Staglieno.

«Quando gli assassini gli stavano puntando la pistola contro, questo ragazzo ha cercato di togliersi il cappuccio e ha gridato: adesso vi faccio vedere come muore un italiano. E lo hanno ucciso. È morto così: da coraggioso, da eroe»

(Franco Frattini, 15 aprile 2004)

Non sono tuttora completamente chiari i motivi per cui i rapitori decisero di uccidere Fabrizio Quattrocchi, lasciando in vita i suoi colleghi, ma si conoscono i suoi ultimi momenti di vita, registrati su video. Nel giugno del 2004 il quotidiano londinese Sunday Times pubblicò un'intervista con un iracheno, il cui nome di battaglia è Abu Yussuf, dichiaratosi membro del gruppo di rapitori dei quattro italiani. Yussuf dichiarò di aver girato personalmente il video dell'uccisione dell'italiano.

Secondo Yussuf, Quattrocchi, ormai consapevole del suo destino, avrebbe chiesto perché intendevano ucciderlo. «Per chiedere al governo italiano di ritirare le truppe», sarebbe stata la risposta. L'italiano avrebbe replicato: «È inutile, il mio governo non tratterà mai con voi per salvare le nostre vite». I rapitori allora lo costrinsero a inginocchiarsi in una fossa, bendato e con le mani legate.

Il racconto di Yussuf prosegue: «Quattrocchi mi disse: "Tu che parli italiano concedimi un desiderio, toglimi la benda e fammi morire come un italiano"» – Maurizio Agliana, collega di prigionia di Quattrocchi, confermò in seguito l'effettiva presenza tra i rapitori di almeno una persona in grado di capire e parlare un minimo di italiano– «Voleva guardarci negli occhi mentre gli sparavamo». Ma mentre reiterava la richiesta di togliere la benda, l'ostaggio fu colpito mortalmente alla testa. Secondo Yussuf «Quattrocchi fu ucciso con la sua pistola, ma con una pallottola irachena». Successivamente, un video dell'uccisione fu spedito alla tv del Qatar Al Jazeera, che si è sempre rifiutata di mandarlo in onda sostenendo che fosse «troppo macabro», nonostante la stessa emittente avesse già trasmesso ripetutamente scene di vittime di guerra e filmati di esecuzioni.

Stando alla versione di Yussuf, per liberare gli altri tre ostaggi furono pagati 4 milioni di dollari. La versione ufficiale della liberazione di Cupertino, Agliana e Stefio parla invece di un blitz incruento da parte delle truppe americane.

Solo nel gennaio 2006 il TG1 della Rai ricevette un filmato relativo all'uccisione di Quattrocchi e lo trasmise parzialmente, interrompendone la riproduzione un attimo prima del momento degli spari «per rispetto della sensibilità della famiglia e dei telespettatori». Nel suo blog il giornalista del TG1 Pino Scaccia ne riferisce il contenuto completo:

«Fabrizio Quattrocchi è inginocchiato, le mani legate, incappucciato. Dice con voce ferma: "Posso toglierla?" riferito alla kefiah. Qualcuno gli risponde "no". E allora egli tenta di togliersi la benda e pronuncia: "Adesso vi faccio vedere come muore un italiano". Passano secondi e gli sparano da dietro con la pistola. Tre colpi. Due vanno a segno, nella schiena. Quattrocchi cade testa in giù. Lo rigirano, gli tolgono la kefia, mostrano il volto alla telecamera, poi lo buttano dentro una fossa già preparata. "È nemico di Dio, è nemico di Allah", concludono in coro i sequestratori.»

(Pino Scaccia, 9 gennaio 2006, descrivendo il filmato dell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi)

Subito dopo la trasmissione del filmato, l'allora direttore del TG1 Clemente Mimun intervistò in diretta il compagno di prigionia Maurizio Agliana e la sorella di Fabrizio, Graziella Quattrocchi.

Sul video diffuso dal TG1 furono sollevati dubbi anche a seguito della testimonianza di Margherita Boniver, allora sottosegretario di Stato agli Affari esteri, la quale sostenne che il filmato originale pervenuto ad Al Jazeera – e da lei visto nel maggio 2004, durante una visita in Qatar – fosse «diverso» da quello mandato in onda nel 2006.

Il 27 settembre 2007 la procura della Repubblica presso il tribunale di Bari ha richiesto il rinvio a giudizio per Giampiero Spinelli e per Salvatore Stefio – quest'ultimo rapito con Quattrocchi – in quanto ritenuti responsabili di «arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero» reato punito ai sensi dell'art. 288 del codice penale italiano nei confronti di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Fabrizio Quattrocchi. 

Per lo Spinelli il GIP di Bari aveva deciso, sulla base del medesimo reato, il divieto di espatrio per sei mesi, ma il provvedimento era stato annullato, il 18 ottobre 2007, dal tribunale del riesame.

Il 17 aprile 2008 il GUP di Bari ha rinviato a giudizio Spinelli e Stefio, mantenendo invariato il capo d'accusa. Il processo è iniziato il 31 luglio 2008, avanti alla Corte d'Assise di Bari, e si è concluso il 16 luglio 2010 con la piena assoluzione degli imputati con la formula "perché il fatto non sussiste".

Nel 2007 la famiglia di Quattrocchi protestò con la produzione del film 2061 - Un anno eccezionale, poiché nella pellicola l'attore Diego Abatantuono, prima di essere fucilato assieme ai suoi compagni, pronuncia la battuta: «Fategli vedere come muore un patriota», sottolineata da un fragoroso peto, essa fu considerata un riferimento alle parole «Vi faccio vedere come muore un italiano» pronunciate da Fabrizio Quattrocchi prima di morire e il presunto accostamento fu considerato dalla famiglia Quattrocchi inaccettabile e di cattivo gusto. In merito, il regista e sceneggiatore del film Enrico Vanzina negò di aver mai avuta l'intenzione di parodiare Quattrocchi. 

La destra italiana, in particolare Alleanza Nazionale, assurse Quattrocchi a simbolo di eroismo per la sua ostentazione di fierezza nazionale, chiedendo il conferimento di una decorazione alla memoria. 

Con decreto del 13 marzo 2006, su proposta del Ministro dell'interno Giuseppe Pisanu, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì a Fabrizio Quattrocchi la medaglia d'oro al valor civile. 

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'oro al valor civile

 

«Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l'Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l'onore del suo Paese. »
— Iraq, 14 aprile 2004

  • Le città di Milano, Perugia e di Assisi hanno dedicato una via a Fabrizio Quattrocchi. Analoghe decisioni sono state prese da altri comuni (RomaTriesteFirenze e Genova), anche se ancora la via non è stata assegnata.
  • La città di Castellabate ha dedicato una via a Fabrizio Quattrocchi. 
  • Il comune di Brugnato ha deciso di intitolare un ponte a Fabrizio Quattrocchi. 
  • La sorella di Fabrizio Quattrocchi gli ha intitolato un'associazione sportivo-culturale che si propone di promuovere e sviluppare principi di solidarismo alla pratica e alla difesa delle libertà civili, in modo particolare dei bambini.
  • In memoria di Fabrizio, poco dopo il suo assassinio, l'imprenditore Flavio Briatore assegnò un vitalizio all'anziana madre, ufficialmente stabilito da atto notarile.
  • Oriana Fallaci ha dedicato il suo libro "La forza della ragione" a Fabrizio Quattrocchi e agli "Italiani ammazzati dal Dio-Misericordioso-e-Iracondo".
  • Il comune di Vagli Sotto ha eretto in onore di Fabrizio Quattrocchi una statua marmorea che lo raffigura situata nel Parco dell'Onore e del Disonore, posta nella parte dedicata all'Onore.

Il conferimento della medaglia al valor civile, avvenuto durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006, suscitò vive proteste da parte dei congiunti dei militari italiani morti negli attentati di Nāṣiriya, non insigniti di una decorazione di pari prestigio.

Tra questi, Maria Cimino, madre del caporalmaggiore scelto Emanuele Ferraro, dell'esercito italiano, la quale ha protestato verso il presidente della Repubblica Ciampi per la disparità di trattamento riservato a Fabrizio Quattrocchi e ai caduti di Nassiriya. Analoga protesta è giunta dal figlio del brigadiere dei Carabinieri Domenico Intravaia, caduto nell'attentato di Nassiriya, e da Paola Cohen Gialli, vedova del maresciallo dei Carabinieri Enzo Fregosi, ucciso nell'attentato del 12 novembre 2003, la quale ha dichiarato:

«Non ho nulla contro Quattrocchi, anzi. A noi non interessa il lato finanziario della vicenda perché non vogliamo la medaglia d'oro per ottenere il vitalizio, ma per avere un riconoscimento perenne a chi è morto mentre serviva il proprio Paese e contribuiva a far rinascere la democrazia in Iraq. Ai nostri carabinieri non è stato dato niente e a Quattrocchi la medaglia d'oro. È un'assurdità»

 

La concessione della Medaglia d'oro al valor militare è tuttavia prevista limitatamente a "coloro i quali, per compiere un atto di ardimento che avrebbe potuto omettersi senza mancare al dovere ed all'onore, abbiano affrontato scientemente, con insigne coraggio e con felice iniziativa, un grave e manifesto rischio personale in imprese belliche", e come tale non è stata considerata applicabile alle vittime dell'attentato di Nāṣiriya. La concessione della Medaglia d'oro al valore civile è invece prevista per "premiare atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore", un contesto che è stato considerato pertinente alle circostanze della morte di Quattrocchi.

I congiunti dei militari caduti a Nassirya hanno percepito come insufficiente e artificiosa la "Croce d'Onore alle vittime di terrorismo" loro attribuita, una decorazione istituita nel 2005. La Croce d'Onore è presente tra le decorazioni elencate presso il sito del Quirinale dedicato alle onorificenze italiane, con l'elenco dei nomi degli insigniti.

Solidarietà alla posizione dei familiari dei caduti di Nassiriya fu espressa anche da esponenti politici e da giornalisti, come Giuliana Sgrena (che affermò che Quattrocchi non meritava alcuna onorificenza) e da Rosa Villecco, vedova di Nicola Calipari e deputata dei Democratici di Sinistra, che in un'intervista televisiva con Mario Adinolfi dichiarò che Quattrocchi "si è trovato" in Iraq per problemi di disoccupazione qui in Italia e non è la stessa cosa di chi era lì a servire lo Stato, ecco perché il rammarico dei parenti delle vittime di Nassiriya è comprensibile" e, riguardo alla famosa frase pronunciata in punto di morte, "viene caricata di significati, ma non è lì la dignità di un Paese". Per quanto riguarda il conferimento dell'onorificenza, infine, la signora Villecco affermò che "La destra attualmente ha bisogno di creare eroi, ma è sbagliato servirsi di un ragazzo che era semplicemente andato a cercarsi un lavoro".