LA CICALA E LA FORMICA #ETUCHENEPENSI - Molise Web giornale online molisano

La cicala e la formica #ETuCheNePensi

di Cinzia Venditti

Cari miei, la colpa è tutta delle maestre. Quando ci raccontavano la storiella della cicala e la formica, io dall'ultimo banco già a sei anni facevo il tifo per la povera cicala.
Va bene che la cicala non fece nulla tutta l'estate mentre la formica lavorò duro per mettersi da parte tutto quel popò di provviste per l'inverno, però cavoli che stronza. Poteva pure darne un po' alla cicala, che fine ha fatto "porgi l'altra guancia", o "fai del bene e scordatelo"? Ma poi, formica cara, che ci dovevi fare mai con tutta quella roba da mangiare tu? Non avevi paura che ti venisse la cellulite? Non temevi la prova costume? No, magari sei pure di quelle maledette che mangiano e non ingrassano, doppiamente stronza, e doppiamente ti odio.

Insomma, diciamocelo chiaro, la cicala era una gran sfaticata, ma chi l’ha detto che bisogna lavorare per forza? Il lavoro nobilita l’uomo sì, ma anche il riposo. Noi formiche che ci alziamo alle 6 di mattina per andare a ‘faticare’, pensiamo di essere tanto migliori di chi, invece, si sveglia ogni dì e deve solo decidere come disporre del proprio tempo? Forse siamo solo più sfortunati, o semplicemente più poveri, ma immaginate quanto sarebbe bello aprire gli occhi e avere come unico pensiero quello di scegliere come impiegare le ore libere.
Insomma, noi formiche siamo mi sa anche un po’ invidiose.

Che poi, non è vero che la cicala non ha fatto nulla, ti pare facile cantare tutta l'estate? Non avresti mai raccolto tutte quelle provviste, formica, senza quel melodico cicalio di sottofondo, credimi. Uno pensa sia facile, mettersi su un ramo e cantare tutto il giorno. Nossignora, è difficilissimo, è un'arte sopraffina quella di bivaccare tutto il tempo, ci vuole un certo stile anche per essere nullafacenti, la noia è una forma d'arte diceva Bukowski (che sono sicura simpatizzasse come me per la cicala). Innanzitutto bisogna avere una voce quantomeno orecchiabile, bisogna andare a tempo, bisogna essere intonati, non bisogna steccare. Poi è necessario saper scegliere i pezzi, ce n'è uno per ogni momento e non va bene per altri: ogni attimo ha la sua canzone.
Non si fanno playlist a caso, così come gira, quindi immagina la fatica che faceva 'sta cicala.


Allora, mia cara formichina, va bene la morale della favola, l'impegno e la costanza, io sono d'accordo (e ahimé purtroppo praticante), ma tu ci rosichi troppo; va bene imparare a faticare, il senso del dovere, il “se non lavoro non mangio”, ma così che fine fanno le canzoni? Va bene lavorare sodo per poi raccogliere i frutti, ma lasciati dire una cosa: CHE PALLE!

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